La Chiesa

C 90

Giacomo, fratello del Signore

Rif.


  La presenza di Giacomo, fratello del Signore, nella Chiesa primitiva è particolarmente importante per l'ecclesiologia.  
  La sua figura e il suo compito si oppongono, se così si può dire, a quelli di san Pietro.  
  Giacomo è capo della Chiesa di Gerusalemme; Pietro, capo della Chiesa di Roma.  
  Giacomo rappresenta l'elemento dinastico del potere: è « fratello del Signore » e il titolo del sangue ( anche se non ha creduto al Signore durante la sua vita ) gli darebbe il diritto all'autorità.  
  Pietro, invece,
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  riceve la sua autorità non dal sangue e dalla carne, ma dallo Spirito.  
  L'opposizione « Giacomo-Pietro » è particolarmente importante per la concezione dell'autorità nella Chiesa: essa non è fondata sul legame con Cristo secondo la carne, ma sul legame con lo Spirito di questo Cristo.  

Testi

Rilievi

Rif.


Mt 13,55
Mt 12,46-48
Gv 7,5
Giacomo è uno dei « fratelli » del Signore, cioè un suo parente prossimo.  
Come tale, condivide la diffidenza dei « fratelli del Signore » riguardo alla vocazione di Cristo.  

1 Cor 15,7
Cristo risorto appare prima a suo fratello Giacomo.  
Non è impossibile che solo in questo momento Giacomo abbia veramente deciso di seguire il Signore e di diventare suo apostolo.  

At 1,13-14
Da allora, egli si trova con gli apostoli per pregare e ricevere lo Spirito Santo.  
Non ricava più la sua missione dalla carne e dal sangue, ma dallo Spirito.  

At 12,17
At 15,13-21
At 21,18
Gal 1,9
Egli gioca un ruolo preponderante nella comunità di Gerusalemme e di conseguenza ( finché Gerusalemme è considerata come centro della della Chiesa ) in tutta la Chiesa.  
Si noti che egli ebbe un'influenza decisiva al concilio di Gerusalemme, che aprirà la Chiesa alle nazioni.  

  Ha lasciato una lettera in cui rivela il suo temperamento e i suoi legami col giudaismo:  
Gc 1,9-10
Gc 2,1-9
Gc 4,13-16
Gc 5,1-6
a) l'opposizione ricchi-poveri ( che la comunità di Gerusalemme ben conosce ),  
Gc 2,14-26
Gal 2,6
Gal 3,6ss
b) reazione in favore delle opere ( la comunità di Gerusalemme viveva troppo di escatologismo, attendendo il ritorno del Signore nell'ozio ); si notino le sfumature apportate alla dottrina di Paolo;  
Gc 3-4
Gc 1,19-27
c) preoccupazione ( parallela a quella di Paolo in 1 Cor. ) di equilibrare l'uso dei carismi nella comunità;  
Gc 1,6-7.17
Gc 4,4-5
d) preoccupazione di esigere una fedeltà totale ed esclusiva a Dio.  
Non « divisione », né « esitazione », né « adulterio »;  
Gc 5,7-11
Gc 1,1-12
e) conclusione: la pazienza nell'attesa del ritorno.  

Mt 10,2-3
At 12,2
Nulla permette di dire che si tratti dello stesso Giacomo, figlio di Alfeo, né, a fortiori, di Giacomo, figlio di Zebedeo.  

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