Compendio Dottrina sociale della Chiesa

L'amore e la formazione di una comunità di persone

221 La famiglia si propone come spazio di quella comunione, tanto necessaria in una società sempre più individualistica, nel quale far crescere un'autentica comunità di persone490 grazie all'incessante dinamismo dell'amore, che è la dimensione fondamentale dell'esperienza umana e che trova proprio nella famiglia un luogo privilegiato per manifestarsi: « L'amore fa si che l'uomo si realizzi attraverso il dono sincero di sé: amare significa dare e ricevere quanto non si può ne comperare ne vendere, ma solo liberamente e reciprocamente elargire ».491

Grazie all'amore, realtà essenziale per definire il matrimonio e la famiglia, ogni persona, uomo e donna, è riconosciuta, accolta e rispettata nella sua dignità.

Dall'amore nascono rapporti vissuti all'insegna della gratuità, la quale « rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda ».492

L'esistenza di famiglie che vivono in tale spirito mette a nudo le carenze e le contraddizioni di una società orientata prevalentemente, se non esclusivamente, da criteri di efficienza e funzionalità.

La famiglia, che vive costruendo ogni giorno una rete di rapporti interpersonali, interni ed esterni, si pone invece come « prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all'insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell'amore ».493

222 L'amore si esprime anche mediante una premurosa attenzione verso gli anziani che vivono nella famiglia: la loro presenza può assumere un grande valore.

Essi sono un esempio di collegamento tra le generazioni, una risorsa per il benessere della famiglia e dell'intera società: « Non solo possono rendere testimonianza del fatto che vi sono aspetti della vita, come i valori umani e culturali, morali e sociali, che non si misurano in termini economici o di funzionalità, ma offrire anche un contributo efficace nell'ambito lavorativo e in quello della responsabilità.

Si tratta, infine, non solo di fare qualcosa per gli anziani, ma anche di accettare queste persone come collaboratori responsabili, con modalità che rendano ciò veramente possibile, come agenti di progetti condivisi, in fase sia di programmazione, sia di dialogo o di attuazione ».494

Come dice la Sacra Scrittura, le persone « nella vecchiaia daranno ancora frutti » ( Sal 92,15 ).

Gli anziani costituiscono un'importante scuola di vita, capace di trasmettere valori e tradizioni e di favorire la crescita dei più giovani, i quali imparano così a ricercare non soltanto il proprio bene, ma anche quello altrui.

Se gli anziani si trovano in una situazione di sofferenza e dipendenza, non solo hanno bisogno di cure sanitarie e di un'assistenza appropriata, ma, soprattutto, di essere trattati con amore.

223 L'essere umano è fatto per amare e senza amore non può vivere.

Quando si manifesta nel dono totale di due persone nella loro complementarità, l'amore non può essere ridotto alle emozioni e ai sentimenti, ne, tanto meno, alla sua sola espressione sessuale.

Una società che tende sempre più a relativizzare e a banalizzare l'esperienza dell'amore e della sessualità esalta gli aspetti effimeri della vita e ne oscura i valori fondamentali: diventa quanto mai urgente annunciare e testimoniare che la verità dell'amore e della sessualità coniugale esiste là dove si realizza un dono pieno e totale delle persone con le caratteristiche dell'unità e della fedeltà.495

Tale verità, fonte di gioia, di speranza e di vita, rimane impenetrabile e irraggiungibile fintanto che si rimane chiusi nel relativismo e nello scetticismo.

224 Di fronte alle teorie che considerano l'identità di genere soltanto come prodotto culturale e sociale derivante dall'interazione tra la comunità e l'individuo, prescindendo dall'identità sessuale personale e senza alcun riferimento al vero significato della sessualità, la Chiesa non si stancherà di ribadire il proprio insegnamento: « Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale.

La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientale al bene del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare.

L'armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto ».496

E questa una prospettiva che fa considerare doverosa la conformazione del diritto positivo alla legge naturale, secondo la quale l'identità sessuale indisponibile, perché è la condizione oggettiva per formare una coppia nel matrimonio.

225 La natura dell'amore coniugale esige la stabilità del rapporto matrimoniale e la sua indissolubilità.

La mancanza di questi requisiti pregiudica il rapporto di amore esclusivo e totale proprio del vincolo matrimoniale, con gravi sofferenze per i figli e con risvolti dannosi anche nel tessuto sociale.

La stabilità e l'indissolubilità dell'unione matrimoniale non devono essere affidate esclusivamente all'intenzione e all'impegno delle singole persone coinvolte: la responsabilità della tutela e della promozione della famiglia come fondamentale istituzione naturale, proprio in considerazione dei suoi vitali e irrinunciabili aspetti, compete piuttosto all'intera società.

La necessità di conferire un carattere istituzionale al matrimonio, fondandolo su un atto pubblico, socialmente e giuridicamente riconosciuto, deriva da basilari esigenze di natura sociale.

L'introduzione del divorzio nelle legislazioni civili ha alimentato una visione relativistica del legame coniugale e si è ampiamente manifestata come una « vera piaga sociale ».497

Le coppie che conservano e sviluppano i beni della stabilità e dell'indissolubilità « assolvono ... in modo umile e coraggioso, il compito loro affidato di essere nel mondo un "segno" - un piccolo e prezioso segno, talvolta sottoposto anche a tentazione, ma sempre rinnovato - dell'instancabile fedeltà con cui Dio e Gesù Cristo amano tutti gli uomini e ogni uomo ».498

226 La Chiesa non abbandona a se stessi coloro che, dopo un divorzio, si sono risposati.

La Chiesa prega per loro, li incoraggia nelle difficoltà di ordine spirituale che incontrano e li sostiene nella fede e nella speranza.

Da parte loro queste persone, in quanto battezzate, possono e anzi devono partecipare alla vita ecclesiale: sono esortate ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia e della pace, a educare i figli nella fede, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio.

La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a coloro che, pentiti, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio.499

Agendo in tal modo, la Chiesa professa la propria fedeltà a Cristo e alla Sua verità; nello stesso tempo si comporta con animo materno verso questi suoi figli, specialmente verso coloro che, senza loro colpa, sono stati abbandonati dal loro coniuge legittimo.

Con ferma fiducia essa crede che anche quanti si sono allontanati dal comandamento del Signore, ed in tale stato tuttora vivono, potranno ottenere da Dio la grazia della conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità.500

227 Le unioni di fatto, il cui numero è progressivamente aumentato, si basano su una falsa concezione della libertà di scelta degli individui501 e su un'impostazione del tutto privatistica del matrimonio e della famiglia.

Il matrimonio non è un semplice patto di convivenza, bensì un rapporto con una dimensione sociale unica rispetto a tutte le altre, in quanto la famiglia, provvedendo alla cura e all'educazione dei figli, si configura come strumento primario per la crescita integrale di ogni persona e per il suo positivo inserimento nella vita sociale.

L'eventuale equiparazione legislativa tra la famiglia e le « unioni di fatto » si tradurrebbe in un discredito del modello di famiglia, che non si può realizzare in una precaria relazione tra persone,502 ma solo in un'unione permanente originata da un matrimonio, ovvero dal patto tra un uomo e una donna, fondato su una reciproca e libera scelta che implica la piena comunione coniugale orientata verso la procreazione.

228 Un problema particolare collegato alle unioni di fatto è quello riguardante la richiesta di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, sempre più oggetto di pubblico dibattito.

Soltanto un'antropologia rispondente alla piena verità dell'uomo può dare una risposta appropriata al problema, che presenta diversi aspetti sia sul piano sociale che ecclesiale.503

Alla luce di tale antropologia si rivela « quanto sia incongrua la pretesa di attribuire una realtà "coniugale" all'unione fra persone dello stesso sesso.

Vi si oppone, innanzi tutto, l'oggettiva impossibilità di far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita, secondo il progetto inscritto da Dio nella stessa struttura dell'essere umano.

È di ostacolo, inoltre, l'assenza dei presupposti per quella complementarità interpersonale che il Creatore ha voluto, tanto sul piano fisico-biologico quanto su quello eminentemente psicologico, tra il maschio e la femmina.

È soltanto nell'unione fra due persone sessualmente diverse che può attuarsi il perfezionamento del singolo, in una sintesi di unità e di mutuo completamento psico-fisico ».504

La persona omosessuale deve essere pienamente rispettata nella sua dignità505 e incoraggiata a seguire il piano di Dio con un impegno particolare nell'esercizio della castità.506

Il doveroso rispetto non significa legittimazione di comportamenti non conformi alla legge morale ne, tanto meno, il riconoscimento di un diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, con la conseguente equiparazione della loro unione alla famiglia:507 « Se dal punto di vista legale il matrimonio tra due persone di sesso diverso fosse solo considerato come uno dei matrimoni possibili, il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune.

Mettendo l'unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri ».508

229 La solidità del nucleo familiare è una risorsa determinante per la qualità della convivenza sociale, perciò la comunità civile non può restare indifferente di fronte alle tendenze disgregatrici che minano alla base i suoi stessi pilastri portanti.

Se una legislazione può talvolta tollerare comportamenti moralmente inaccettabili,509 non deve mai indebolire il riconoscimento del matrimonio monogamico indissolubile quale unica forma autentica della famiglia.

È pertanto necessario che le pubbliche autorità, « resistendo a queste tendenze disgregatrici della stessa società e dannose per la dignità, sicurezza e benessere dei singoli cittadini, si adoperino perché l'opinione pubblica non sia indotta a sottovalutare l'importanza istituzionale del matrimonio e della famiglia ».510

È compito della comunità cristiana e di tutti coloro che hanno a cuore il bene della società riaffermare che « la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri mèmbri e della società ».511

Indice

490 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 1-8
491 Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie 11
492 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 43
493 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 43
494 Giovanni Paolo II, Messaggio alla Seconda Assemblea Mondiale sull'Invecchiamento ( 3 aprile 2002 ): AAS 94 (2002) 582;
Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 27
495 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et Spes 48;
Cat. Chiesa Cat. 1644-1651
496 Cat. Chiesa Cat. 2333
497 Cat. Chiesa Cat. 2385;
Cat. Chiesa Cat. 1650-1651;
Cat. Chiesa Cat. 2384
498 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 20
499 Il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei fedeli, proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 20
500 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 77;
Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 84
501 Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie 14;
Cat. Chiesa Cat. 2390
502 Cat. Chiesa Cat. 2390
503 Congreg. per la Dottrina della Fede, Lett. La cura pastorale delle persone omosessuali ( 1° ottobre 1986 ), 1-2
504 Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana ( 21 gennaio 1999 ), 5
505 Congreg. per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta alle proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali ( 23 luglio 1992 );
Congreg. per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana ( 29 dicembre 1975 ), 8
506 Cat. Chiesa Cat. 2357-2359
507 Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi spagnoli in visita ad limino ( 19 febbraio 1998 ), 4: AAS 90 (1998) 809-810;
Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia, matrimonio e « unioni di fatto » ( 26 luglio 2000 ), 23;
Congreg. per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali ( 3 giugno 2003 )
508 Congreg. per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali ( 3 giugno 2003 ), 8
509 Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae 71;
San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, q. 96, a. 2 ( « Utrum ad legem humanam pertineat omnia vitia cohibere » )
510 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 81
511 Santa Sede, Carta dei diritti della famiglia. Preambolo