Compendio Dottrina sociale della Chiesa

Il dovere di lavorare

264 La consapevolezza della transitorietà della « scena di questo mondo » ( 1 Cor 7,31 ) non esonera da alcun impegno storico, tanto meno dal lavoro ( 2 Ts 3,7-15 ), che è parte integrante della condizione umana, pur non essendo l'unica ragione di vita.

Nessun cristiano, per il fatto di appartenere ad una comunità solidale e fraterna, deve sentirsi in diritto di non lavorare e di vivere a spese degli altri ( 2 Ts 3,6-12 ); tutti, piuttosto, sono esortati dall'Apostolo Paolo a farsi « un punto di onore » nel lavorare con le proprie mani così da « non aver bisogno di nessuno » ( 1 Ts 4,11-12 ) e a praticare una solidarietà anche materiale, condividendo i frutti del lavoro con « chi si trova in necessità » ( Ef 4,28 ).

San Giacomo difende i diritti conculcati dei lavoratori: « Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti » ( Gc 5,4 ).

I credenti devono vivere il lavoro con lo stile di Cristo e renderlo occasione di testimonianza cristiana « di fronte agli estranei » ( 1 Ts 4,12 ).

265 I Padri della Chiesa non considerano mai il lavoro come « opus servile » - tale era ritenuto, invece, nella cultura loro contemporanea -, ma sempre come « opus humanum », e tendono ad onorarne tutte le espressioni.

Mediante il lavoro, l'uomo governa con Dio il mondo, insieme a Lui ne è signore, e compie cose buone per sé e per gli altri.

L'ozio nuoce all'essere dell'uomo, mentre l'attività giova al suo corpo e al suo spirito.577

Il cristiano è chiamato a lavorare non solo per procurarsi il pane, ma anche per sollecitudine verso il prossimo più povero, al quale il Signore comanda di dare da mangiare, da bere, da vestire, accoglienza, cura e compagnia ( Mt 25,35-36 ).578

Ciascun lavoratore, afferma sant'Ambrogio, è la mano di Cristo che continua a creare e a fare del bene.579

266 Con il suo lavoro e la sua laboriosità, l'uomo, partecipe dell'arte e della saggezza divina, rende più bello il creato, il cosmo già ordinato dal Padre;580 suscita quelle energie sociali e comunitarie che alimentano il bene comune581 a vantaggio soprattutto dei più bisognosi.

Il lavoro umano, finalizzato alla carità, diventa occasione di contemplazione, si trasforma in devota preghiera, in vigile ascesi e in trepida speranza del giorno senza tramonto: « In questa visione superiore, il lavoro, pena ed insieme premio dell'attività umana, comporta un altro rapporto, quello cioè essenzialmente religioso, che è stato felicemente espresso nella formula benedettina: "Ora et labora"!

Il fatto religioso conferisce al lavoro umano una spiritualità animatrice e redentrice.

Tale parentela tra lavoro e religione riflette l'alleanza misteriosa, ma reale, che intercede tra l'agire umano e quello provvidenziale di Dio ».582

Indice

577 San Giovanni Crisostomo, Omelie sugli Atti, in Acta Apostolorum Homiliae 35, 3: PG 60, 258
578 San Basilio il grande, Regulae fusius tractatae, 42: PG 31, 1023-1027;
Sant'Atanasio di Alessandria, Vita S. Antonii, c. 3
579 Sant'Ambrogio, De obitu Valentiniani consolatio, 62: PL 16, 1438
580 Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 2: PG 7, 1210-1211
581 Teodoreto di Ciro, De Providentia, Orationes 5-7: PG 83, 625-686
582 Giovanni Paolo II, Discorso durante la visita a Pomezia ( 14 settembre 1979, 3 )