Compendio Dottrina sociale della Chiesa

Gesù uomo del lavoro

259 Nella Sua predicazione Gesù insegna ad apprezzare il lavoro.

Egli stesso, « divenuto simile a noi in tutto, dedicò la maggior parte degli anni della sua vita sulla terra al lavoro manuale, presso un banco di carpentiere »,573 nella bottega di Giuseppe ( Mt 13,55; Mc 6,3 ), al quale stava sottomesso ( Lc 2,51 ).

Gesù condanna il comportamento del servo fannullone, che nasconde sotto terra il talento ( Mt 25,14-30 ) e loda il servo fidato e prudente che il padrone trova intento a svolgere le mansioni affidategli ( Mt 24,46 ).

Egli descrive la Sua stessa missione come un operare: « Il Padre mio opera sempre e anch'io opero » ( Gv 5,17 ); e i Suoi discepoli come operai nella messe del Signore, che è l'umanità da evangelizzare ( Mt 9,37-38 ).

Per questi operai vale il principio generale secondo cui « l'operaio è degno della sua mercede » ( Lc 10,7 ); essi sono autorizzati a dimorare nelle case in cui sono accolti, a mangiare e a bere quello che viene loro offerto ( Lc 10,7 ).

260 Nella Sua predicazione Gesù insegna agli uomini a non lasciarsi asservire dal lavoro.

Essi devono preoccuparsi prima di tutto della loro anima; guadagnare il mondo intero non è lo scopo della loro vita ( Mc 8,36 ).

I tesori della terra, infatti, si consumano, mentre i tesori del ciclo sono imperituri: a questi si deve legare il proprio cuore ( Mt 6,19-21 ).

Il lavoro non deve affannare ( Mt 6,25.31.34 ): preoccupato e agitato per molte cose, l'uomo rischia di trascurare il Regno di Dio e la Sua giustizia ( Mt 6,33 ), di cui ha veramente bisogno; tutto il resto, compreso il lavoro, trova il suo posto, il suo senso e il suo valore solo se viene orientato a quest'unica cosa necessaria, che non sarà mai tolta ( Lc 10,40-42 ).

261 Durante il Suo ministero terreno.

Gesù lavora instancabilmente, compiendo opere potenti per liberare l'uomo dalla malattia, dalla sofferenza e dalla morte.

Il sabato, che l'Antico Testamento aveva proposto come giorno di liberazione e che, osservato solo formalmente, veniva svuotato del suo autentico significato, è riaffermato da Gesù nel suo originario valore: « Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! » ( Mc 2,27 ).

Con le guarigioni, compiute in questo giorno di riposo ( Mt 12,9-14; Mc 3,1-6; Lc 6,6-11; Lc 13,10-17; Lc 14,1-6 ), Egli vuole dimostrare che il sabato è Suo, perché Egli è veramente il Figlio di Dio, e che è il giorno in cui ci si deve dedicare a Dio e agli altri.

Liberare dal male, praticare fraternità e condivisione è conferire al lavoro il suo significato più nobile, quello che permette all'umanità di incamminarsi verso il Sabato eterno, nel quale il riposo diventa la festa cui l'uomo inferiormente aspira.

Proprio in quanto orienta l'umanità a fare esperienza del sabato di Dio e della Sua vita conviviale, il lavoro inaugura sulla terra la nuova creazione.

262 L'attività umana di arricchimento e di trasformazione dell'universo può e deve far emergere le perfezioni in esso nascoste, che nel Verbo increato hanno il loro principio e il loro modello.

Gli scritti paolini e giovannei, infatti, mettono in luce la dimensione trinitaria della creazione e, in particolare, il legame che intercorre tra il Figlio-Verbo, il « Logos », e la creazione ( Gv 1,3; 1 Cor 8,6; Col 1,15-17 ).

Creato in Lui e per mezzo di: Lui, redento da Lui, l'universo non è un ammasso casuale, ma un « cosmo »,574 il cui ordine l'uomo deve scoprire, assecondare e portare a compimento: « In Gesù Cristo il mondo visibile, creato da Dio per l'uomo - quel mondo che, essendovi entrato il peccato, "è stato sottomesso alla caducità" ( Rm 8,20; Rm 8,19-22 ) - riacquista nuovamente il vincolo originario con la stessa sorgente divina della Sapienza e dell'Amore ».575

In tal modo, ossia mettendo in luce, in progressione crescente, « le imperscrutabili ricchezze di Cristo » ( Ef 3,8 ) nella creazione, il lavoro umano si trasforma in un servizio reso alla grandezza di Dio.

263 Il lavoro rappresenta una dimensione fondamentale dell'esistenza umana come partecipazione non solo all'opera della creazione, ma anche della redenzione.

Chi sopporta la penosa fatica del lavoro in unione con Gesù, in un certo senso, coopera con il Figlio di Dio alla Sua opera redentrice e si mostra discepolo di Cristo portando la Croce, ogni giorno, nell'attività che è chiamato a compiere.

In questa prospettiva, il lavoro può essere considerato come un mezzo di santificazione e un'animazione delle realtà terrene nello Spirito di Cristo.576

Così raffigurato il lavoro è espressione della piena umanità dell'uomo, nella sua condizione storica e nella sua orientazione escatologica: la sua azione libera e responsabile ne svela l'intima relazione con il Creatore ed il suo potenziale creativo, mentre ogni giorno combatte lo sfiguramento del peccato, anche guadagnandosi il pane con il sudore della fronte.

Indice

573 Giovanni Paolo II, Laborem Exercens 6
574 Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis 1
575 Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis 8
576 Cat. Chiesa Cat. 2427;
Giovanni Paolo II, Laborem Exercens 27