Compendio Dottrina sociale della Chiesa

Agire con prudenza

547 Il fedele laico deve agire secondo le esigenze dettate dalla prudenza: è questa la virtù che dispone a discernere in ogni circostanza il vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo.

Grazie ad essa si applicano correttamente i principi morali ai casi particolari.

La prudenza si articola in tre momenti: chiarifica la situazione e la valuta, ispira la decisione e da impulso all'azione.

Il primo momento è qualificato dalla riflessione e dalla consultazione per studiare l'argomento richiedendo i necessari pareri; il secondo è il momento valutativo dell'analisi e del giudizio sulla realtà alla luce del progetto di Dio; il terzo momento, quello della decisione, si basa sulle precedenti fasi, che rendono possibile il discernimento tra le azioni da compiere.

548 La prudenza rende capaci di prendere decisioni coerenti, con realismo e senso di responsabilità nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni.

La visione assai diffusa che identifica la prudenza con l'astuzia, il calcolo utilitaristico, la diffidenza, oppure con la pavidità e l'indecisione, è assai lontana dalla retta concezione di questa virtù, propria della ragione pratica, che aiuta a decidere con assennatezza e coraggio le azioni da compiere, divenendo misura delle altre virtù.

La prudenza afferma il bene come dovere e mostra il modo con cui la persona si determina a compierlo.1146

Essa è, in definitiva, una virtù che esige l'esercizio maturo del pensiero e della responsabilità, nell'obiettiva conoscenza della situazione e nella retta volontà che guida alla decisione.1147

Indice

1146 Cat. Chiesa Cat. 1806
1147 L'esercizio della prudenza comporta un itinerario formativo per acquisire le necessario qualità: la « memoria » come capacità di ritenere le proprie esperienze passate in modo obiettivo, senza falsificazioni ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 49, a. 1 );
la « docilitas » ( docilità ), che è capacità di lasciarsi istruire e di trarre vantaggio dall'esperienza altrui sulla base dell'autentico amore per la verità ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 49, a. 3 );
la « solertia » ( solerzia ), cioè l'abilità nell'affrontare gli imprevisti agendo in modo obiettivo, per volgere ogni situazione al servizio del bene, vincendo le tentazioni di intemperanza, ingiustizia, viltà ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 49, a. 4 ).
Queste condizioni di tipo conoscitivo consentono di sviluppare i presupposti necessari al momento decisionale: la « providentia » ( previdenza ), che è capacità di valutare l'efficacia di un comportamento in vista del conseguimento del fine morale ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 49, a. 6 ), e la « circumspectio » ( circospezione ) ovvero la capacità di valutazione delle circostanze che concorrono a costituire la situazione nella quale va effettuata l'azione ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 49, a. 7 ).
La prudenza si specifica, nell'ambito della vita sociale, in due forme particolari: la prudenza « regnativa », ovvero la capacità di ordinare ogni cosa al massimo bene della società ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 50, a. 1 ), e la prudenza « politica » che porta il cittadino ad obbedire, eseguendo le indicazioni dell'autorità ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 50, a. 2 ), senza compromettere la propria dignità di persona ( cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, qq. 47-56 )