Laborem exercens

Venerabili Fratelli, diletti Figli e Figlie, salute e Apostolica Benedizione!

L'UOMO, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano ( Sal 127,2; Gen 3,17ss; Pr 10,22; Es 1,8-14; Ger 22,13 ) e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all'incessante elevazione culturale e morale della società, in cui vive in comunità con i propri fratelli.

E con la parola « lavoro » viene indicata ogni opera compiuta dall'uomo, indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalle circostanze, cioè ogni attività umana che si può e si deve riconoscere come lavoro in mezzo a tutta la ricchezza delle azioni, delle quali l'uomo è capace ed alle quali è predisposto dalla stessa sua natura, in forza della sua umanità.

Fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso ( Gen 1,26 ) nell'universo visibile, e in esso costituito perché dominasse la terra ( Gen 1,28 ), l'uomo è perciò sin dall'inizio chiamato al lavoro.

Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature, la cui attività, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l'uomo ne è capace e solo l'uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra.

Così il lavoro porta su di sé un particolare segno dell'uomo e dell'umanità, il segno di una persona operante in una comunità di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura.

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