Apostolicam actuositatem

I fini dell'apostolato dei laici

8 L'azione caritativa

Sebbene ogni esercizio di apostolato nasca e attinga il suo vigore dalla carità, tuttavia alcune opere per natura propria sono atte a diventare vivida espressione della stessa carità; e Cristo Signore volle che esse fossero segni della sua missione messianica ( Mt 11,4-5 ).

Il più grande dei comandamenti della legge è amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi ( Mt 22,37-40 ).

Cristo ha fatto proprio questo precetto della carità verso il prossimo e lo ha arricchito di un nuovo significato, avendo identificato se stesso con i fratelli come oggetto della carità e dicendo: « Ogni volta che voi avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me » ( Mt 25,40 ).

Egli infatti, assumendo la natura umana, ha legato a sé come sua famiglia tutto il genere umano in una solidarietà soprannaturale ed ha stabilito che la carità fosse il distintivo dei suoi discepoli con le parole: « Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri » ( Gv 13,35 ).

La santa Chiesa, come fin dalle sue prime origini, unendo insieme l'« agape » con la cena eucaristica, si manifestava tutta unita nel vincolo della carità attorno a Cristo, così, in ogni tempo, si riconosce da questo contrassegno della carità, e mentre gode delle iniziative altrui, rivendica le opere di carità come suo dovere e diritto inalienabile.

Perciò la misericordia verso i poveri e gli infermi con le cosiddette opere caritative e di mutuo aiuto, destinate ad alleviare ogni umano bisogno, sono da essa tenute in particolare onore.3

Oggi che i mezzi di comunicazione sono divenuti più rapidi, le distanze tra gli uomini quasi eliminate e gli abitanti di tutto il mondo resi membri quasi di una unica famiglia, tali attività ed opere sono divenute molto più urgenti e devono prendere di più le dimensioni dell'universo.

L'azione caritativa ora può e deve abbracciare tutti assolutamente gli uomini e tutte quante le necessità.

Ovunque vi è chi manca di cibo, di bevanda, di vestito, di casa, di medicine, di lavoro, di istruzione, dei mezzi necessari per condurre una vita veramente umana, ovunque vi è chi afflitto da tribolazioni e da malferma salute, chi soffre l'esilio o il carcere, la carità cristiana deve cercarli e trovarli, consolarli con premurosa cura e sollevarli porgendo loro aiuto.

E quest'obbligo si impone prima di tutto ai singoli uomini e popoli che vivono nella prosperità.4

Affinché tale esercizio di carità possa essere al di sopra di ogni critica e appaia come tale, si consideri nel prossimo l'immagine di Dio secondo cui è stato creato, e Cristo Signore, al quale veramente è donato quanto si dà al bisognoso;

si abbia estremamente riguardo della libertà e della dignità della persona che riceve l'aiuto;

la purità di intenzione non macchiata da ricerca alcuna della propria utilità o desiderio di dominio;5

siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avvenga che offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia;

si eliminino non soltanto gli effetti ma anche le cause dei mali;

l'aiuto sia regolato in tal modo che coloro i quali lo ricevono vengano, a poco a poco, liberati dalla dipendenza altrui e diventi sufficienti a se stessi.

I laici dunque abbiano in grande stima e sostengano, nella misura delle proprie forze, le opere caritative e le iniziative di « assistenza sociale », private pubbliche, anche internazionali, con cui si porta aiuto efficace agli individui e ai popoli che si trovano nel bisogno, e in ciò collaborino con tutti gli uomini di buona volontà.6

Indice

3 Giovanni XXIII, Enc. Mater et Magistra
4 Giovanni XXIII, Enc. Mater et Magistra
5 Giovanni XXIII, Enc. Mater et Magistra
6 Pio XII, Alloc. alla « Pax Romana M.I.I.C. », 25 aprile 1957: AAS 49 (1957), pp. 298-299;
e specilamente Giovanni XXIII, alla Conferenza del Consiglio della « Food and Agriculture Organisation » (F.A.O.), 10 novembre 1959: AAS 51 (1959), pp. 856, 866