Contro Fausto manicheo

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Libro III

1 - Fausto narra di essere giunto a negare la nascita di Cristo perché impressionato dalle discordanze fra due Evangelisti nell'elaborarne la genealogia

Fausto. Accetti dunque la generazione di Cristo?

Per quanto mi concerne ho tentato a lungo di convincermi di questa realtà, quale ch'essa sia, che cioè Dio è nato; assai colpito però dal dissenso fra due grandissimi Evangelisti autori di una genealogia, Luca e Matteo, ( Mt 1,1-17; Lc 3,23-38 ) rimasi incerto su quale soprattutto seguire.

Ritenevo infatti possibile, non essendo io un indovino, che dicesse il vero quello che io ritenevo che mentisse e che mentisse quello che io ritenevo che dicesse il vero.

Lasciato dunque da parte il contrasto fra i due, per me senza fine, mi volsi a Giovanni e a Marco.

Né si può dire che il mio procedimento sia stato squilibrato dal momento che sono passato da due a due, da evangelisti a personaggi che si dichiarano dello stesso nome.

Nel frattempo ho avuto modo di apprezzare a ragion veduta ciò che essi affermano all'inizio dei loro scritti, dal momento che non tirano in causa né Davide, né Maria, né Giuseppe.

Giovanni, volendo indicare il Cristo, dice che " in principio ci fu il Verbo, che il Verbo era presso Dio e che Dio era il Verbo ", ( Gv 1,1 ) Marco ci parla del Vangelo di Gesù Cristo figlio di Dio, ( Mc 1,1 ) quasi volesse criticare Matteo che lo aveva considerato figlio di Davide ( e sempre che i due non abbiano annunciato un Cristo diverso ).

Questo è dunque il motivo per il quale non accetto la nascita di Cristo.

Quanto a te, se sei così bravo da togliermi di mezzo questo contrasto, fa in modo che concordino fra loro.

Se ci riuscirai mi darò comunque per vinto, benché anche in tal caso non risulterà giusto che Dio, il Dio dei Cristiani, sia nato da un utero.

2 - Non è lecito senza un esaustivo approfondimento accusare di falsità gli esperti di sacra Scrittura

Agostino. Oh se avessi letto il Vangelo con passione e pietà e avessi preferito fare negli Evangelisti una diligente indagine sulle parti che ti creavano problemi per la loro apparente contraddittorietà, anziché condannarle senza riflessione!

Avresti potuto almeno considerare, a proposito dell'apertissima contraddizione in cui quasi a prima vista ci si imbatte, che se in essa non si celasse qualcosa di importante, sarebbe potuto difficilmente avvenire che si desse generalmente nel mondo a quelle parti una così grande autorità da piegare gli ingegni di tanti coltissimi uomini.

Non c'è nulla di straordinario a rilevare quello che tu hai rilevato, che cioè sono diversi i progenitori di Cristo secondo la carne ricordati da Luca rispetto a quelli che troviamo in Matteo.

È un fatto che entrambi introducono Giuseppe, Matteo alla fine e Luca all'inizio della serie, quel Giuseppe che meritò anch'egli, in considerazione del suo santo e verginale matrimonio con la madre di lui, di essere chiamato padre di Cristo, sì che è in forza della sua dignità di maschio che, divergendo da lui o convergendo verso di lui, si dipanano le generazioni.

Non c'è nulla di straordinario a rilevare quello che tu hai rilevato, che cioè diverso è in Luca e Matteo il padre di Giuseppe, diverso il nonno e pure diversi, risalendo fino a Davide, tutti gli altri progenitori.

Pensi dunque che una così aperta e manifesta diversità sia sfuggita a tanti attentissimi commentatori delle sacre Scritture, tutti uomini dotati di acutissimo ingegno e di grande cultura?

Tutti quelli di lingua latina sono, è vero, piuttosto pochi, ma i greci è impossibile contarli e quel contrasto l'hanno certamente osservato.

Che c'è di più facile o chi, per poco che osservasse, non riuscirebbe ad accorgersi di situazioni siffatte?

Considerando però con senso di pietà l'eminenza di una così grande autorità, credettero che ivi si celasse qualcosa che sarebbe stato concesso a chi lo richiedesse, ma negato ai violenti, trovato da chi ne facesse ricerca, ma sottratto ai detrattori, aperto a coloro che bussano ( Mt 7,7 ) ma chiuso agli oppositori; quegli uomini invece hanno chiesto, hanno cercato, hanno bussato, ma hanno ricevuto, hanno trovato, sono entrati.

3.1 - Il dissenso fra Matteo e Luca nell'indicare il nome del padre di Giuseppe si giustifica facilmente ove si consideri come il vincolo dell'adozione fosse tutt'altro che estraneo agli usi degli antichi

Tutta la questione sta in questo, come Giuseppe abbia potuto avere due padri.

Se si dimostra che questo poté avvenire non c'è alcun motivo di credere che qualcuno di questi evangelisti abbia detto il falso nell'enucleare le diverse generazioni.

Che si parli di due padri non deve meravigliare né si tratta di un'assurdità dal momento che potrebbe trattarsi di due nonni e di due bisnonni e di due trisavoli e così via fino a giungere a Davide di cui erano figli sia Salomone, che rientra nell'ordine seguito da Matteo, sia Natan, inserito nella serie di Luca.

Alcuni rivolgono la loro attenzione al fatto intuitivo che un uomo non può nascere dal rapporto carnale fra due maschi e ritengono pertanto insolubile la questione.

Non si accorgono che secondo una consuetudine assai diffusa e di facilissima comprensione il nome di padre non spetta solo a colui dal quale un uomo è stato generato, ma anche a chi l'avesse adottato.

3.2 - L'istituto dell'adozione non fu certo estraneo alle costumanze degli antichi e si dà anche il caso di donne che adottarono dei figli non nati dal loro seno.

È il caso di Sara, che adottò i figli di Agar, ( Gen 16,1 ) e di Lia che adottò quelli della sua schiava; ( Gen 30, 9ss ) la figlia del Faraone adottò Mosè ( Es 2, 9ss ) e lo stesso Giacobbe adottò i suoi nipoti, figli di Giuseppe. ( Gen 48,5 )

Gli scritti degli apostoli attestano la grande importanza assunta nel mistero della nostra fede dal nome stesso di adozione.

L'apostolo Paolo parlando dei privilegi dei Giudei dice: Hanno ricevuto da Dio l'adozione a figli, a loro è stata manifestata la sua gloria, con loro ha stipulato un patto e ha dato loro la legge; essi sono i Patriarchi e da loro è derivato nella carne il Cristo che è benedetto nei secoli al di sopra di tutte le cose. ( Rm 9,4-5 )

E ancora: Noi stessi gemiamo nel nostro intimo in attesa dell'adozione a figli di Dio e della redenzione del nostro corpo. ( Rm 8,23 )

In un altro passo leggiamo: Quando venne la pienezza dei tempi Dio inviò il suo figlio generato da donna sotto la legge per redimere coloro che si trovavano sotto la legge e perché noi ricevessimo l'adozione a figli. ( Gal 4,4-5 )

Da queste e consimili testimonianze risulta con sufficiente evidenza quale mistero sottenda all'adozione.

Dio ha infatti un unico figlio che ha generato della sua sostanza e del quale si dice: Avendo la forma di Dio non ha ritenuto segno di tracotanza essere pari a Dio. ( Fil 2,6 )

Per quanto ci concerne non ci ha generati della sua sostanza.

Siamo solo una sua creatura ch'egli ha creato e non generato.

Pertanto, per farci diventare a modo suo fratelli di Cristo, ci ha adottati.

Questa modalità attraverso la quale Dio ci ha fatto nascere con la sua parola e la sua grazia perché fossimo suoi figli, pur non essendo nati da lui, ma solo da lui creati e formati, prende il nome di adozione.

Di qui le parole di Giovanni: Diede loro la potestà di divenire figli di Dio. ( Gv 1,12 )

È dunque accertato che presso i nostri antenati e nelle Scritture l'istituto dell'adozione era pratica ampiamente diffusa.

Perché quindi giungere a tal punto di empietà e di follia da accusare di falsità gli Evangelisti per aver fornito due genealogie diverse, quasi che non potessero essere vere entrambe?

Perché invece non riflettere, esaminare e accertare con quanta frequenza secondo un costume diffuso nel nostro mondo, un uomo possa aver avuto due padri essendo stato generato e reso uomo dall'uno secondo la carne ed essendo stato quindi adottato, quando era già uomo, per volontà di un altro?

Se non si addice a questo secondo il nome di padre, allora anche noi non siamo nel giusto quando diciamo: Padre nostro che sei nei cieli, ( Mt 6,9 ) rivolgendoci a colui di cui non condividiamo per nascita la sostanza, ma per la cui grazia, misericordia e volontà siamo stati adottati, come ci insegnano gli apostoli nella loro perfetta fedeltà al vero.

Abbiamo nella stessa persona un Dio, un Signore e un Padre: un Dio, perché siamo stati creati da lui ( anche se sono stati degli uomini a generarci ), un Signore, poiché gli siamo sottomessi, un Padre perché siamo nati una seconda volta essendo stati da lui adottati.

3.3 - Fu facile ai più eminenti studiosi delle sacre Scritture riflettere e scoprire nelle differenti genealogie esposte dai due evangelisti in che senso Giuseppe poté avere due padri aventi ciascuno una serie diversa di progenitori.

Questo potreste constatarlo anche voi, se non vi accecasse l'incontenibile desiderio di polemizzare.

Ad altre questioni e ad altre scoperte sono giunti gli studiosi di cui s'è detto analizzando in dettaglio le narrazioni in esame: trattasi però di materia lontanissima dal vostro grado di comprensione.

Tuttavia, pur se condizionati dall'errore di Mani, basterebbe che voi leggeste senza pregiudizi per comprendere ciò che suole avvenire nelle vicende umane, che cioè un uomo generi un figlio nella carne e un altro decida di adottarlo e che conseguentemente una stessa persona abbia due padri.

4 - Su alcune oscure formule misteriche contenute nelle due genealogie

Perché inoltre Matteo incomincerebbe da Abramo procedendo in linea discendente fino a Giuseppe, mentre Luca incomincerebbe da Giuseppe per risalire non fino ad Abramo, ma fino a Dio che ha creato l'uomo e gli ha dato la sua legge, offrendogli la possibilità, se credente, di divenire figlio di Dio?

E perché il primo ha enumerato all'inizio del libro le varie generazioni, mentre il secondo lo ha posto al momento del battesimo ricevuto dal Signore, che ci ha salvati, da parte di Giovanni? e che significato ha il numero delle generazioni assunto da Matteo che dice ottenersi moltiplicando per tre il numero quattordici, mentre dal calcolo si ottiene un numero minore di una unità?

Il numero delle generazioni poi adottato da Luca, e che viene ricordato al momento del battesimo, ammonta a settantasette, numero che lo stesso Signore applica alla remissione dei peccati quando dice: Non soltanto fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. ( Mt 18,22 )

In nessun modo potreste fare una ricerca al riguardo se non ascoltando un cattolico, e non un cattolico qualsiasi, ma uno che sia dedito allo studio delle Scritture divine e quanto più esperto possibile, oppure qualora che voi stessi, una volta corretti del vostro errore, con l'amore proprio dei cattolici chiediate per ricevere, cerchiate per trovare, battiate perché vi sia aperto.

5 - Fausto volgendosi ad una sola coppia di evangelisti e abbandonando l'altra finì con offendere maggiormente i primi

Una volta dunque risolta, ricorrendo alla distinzione fra paternità naturale e paternità per adozione, la difficoltà incontrata a proposito delle due diverse genealogie - il nodo della discussione riguardava infatti la doppia paternità di Giuseppe - il nostro Fausto si volse senza frutto a due degli evangelisti e si allontanò dagli altri due, finendo così col recare maggior offesa a quelli ai quali si era rivolto che a quelli dai quali si era allontanato.

I santi - è evidente - non amano i loro devoti se scoprono che costoro disprezzano i loro amici.

Godono infatti di restare uniti e in Cristo sono una cosa sola.

E se sostengono cose diverse o le espongono in modo diverso, dicono tutti la verità senza contraddirsi, sempre che il lettore si accosti ad essi con spirito di pietà e li legga con docilità e non prenda un atteggiamento polemico fonte di rissa, ma faccia la sua ricerca con cuore sincero, fonte di edificazione.

Il fatto dunque di aver creduto che i diversi evangelisti abbiano introdotto nella loro narrazione le generazioni di padri che, nel genere umano, possono essere stati due per ogni singolo uomo non è credenza aliena dalla verità.

Se dunque gli evangelisti sono in accordo fra loro, come aveva promesso Fausto, ritenetevi comunque sconfitti.

6 - Come è possibile che Dio, il Dio dei Cristiani, sia nato da un utero di vergine

Vi fa forse ancora difficoltà ciò ch'egli aggiunse: " Benché neppure così sarà cosa degna credere che Dio, e il Dio dei Cristiani, sia nato da un utero ", come se noi credessimo che la stessa natura divina sia scaturita da un utero di donna!

Non ho forse appena ricordato la testimonianza dell'Apostolo là dove dice dei Giudei: I loro padri, dai quali discende Cristo secondo la carne, colui che è al di sopra di tutto, il Dio benedetto nei secoli? ( Rm 9,4 )

Cristo dunque, Signore e Salvatore nostro, vero figlio di Dio secondo la divinità e vero figlio dell'uomo secondo la carne, non è nato da donna per il fatto di essere sopra ogni cosa il Dio benedetto nei secoli, ma a causa di quella infermità che ha ricevuto da noi, in modo di morire in essa per noi e di risanarla in noi; non è nato da donna in forma di Dio, trovandosi nella quale non avrebbe ritenuto una violenza essere uguale a Dio; è nato invece sotto forma di servo ricevendo la quale si è annientato; ( Fil 2,6-7 ) e non s'è detto che s'è annientato per nessun'altra ragione se non per aver ricevuto la forma di servo senza perdere quella di Dio.

Permanendo infatti senza mutamento quella natura per la quale in forma di Dio è uguale al Padre, ricevette la nostra mutevolezza per mezzo della quale potesse nascere da una vergine.

Voi invece, mentre considerate con orrore che la carne di Cristo venga affidato all'utero di una vergine, avete affidato la stessa divinità di Dio non soltanto agli uteri umani, ma anche a quelli dei cani e dei porci.

Non volete credere che la carne di Cristo sia stata concepita una volta sola nell'utero di una vergine nel quale Dio non solo non fu prigioniero, ma rimase immutato; andate però dicendo che persino una parte di Dio, la sua divina natura, è legata, oppressa, imbrattata nei semi maschili e negli uteri femminili nonché nel concepimento di tutti gli uomini e di tutte le bestie, in tutte le terre e in tutte le acque ed a tutte le ore, e aggiungete che quella natura divina non poté essere mai del tutto liberata.

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