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Lettera 127

Scritta sulla fine del 410.

Agostino esorta Armentario a mantenere il voto di continenza, considerando anche la brevità di questa vita ( n. 1 ), per amor della quale i mondani sopportano tanti gravi dolori ( n. 2 ) e offendono spesso Dio, la sorgente stessa della vita ( n. 3 ), mentre il mondo dev'essere disprezzato essendo un impaccio per chi vuole arrivare alla vita eterna ( n. 4 ).

Se vuol essere beato, Armentario si pieghi al soave giogo di Cristo ( n. 5 ) e renda a Dio quanto gli ha promesso ( n. 6 ) mettendo in pratica i suoi comandamenti ( n. 7-8 ) e non sia inferiore nella virtù alla propria consorte ( n. 9 ).

Agostino saluta nel Signore Armentario e Paolina, distinti signori e figli giustamente stimati e amati

1 - Osservare i voti fatti a Dio

L'illustre mio figlio Ruferio, vostro parente, mi ha riferito il voto che avete fatto al Signore.

Benché la notizia m'abbia riempito di gioia, mi fa temere a un tempo che l'antico insidiatore, Satana, che fin dall'origine guarda di malocchio le anime buone, vi suggerisca un'altra idea; ho perciò creduto opportuno esortare brevemente la tua Carità, egregio signore e figlio giustamente onorevole e amabile, acciocché consideri ciò che si legge nelle Sacre Scritture: Non tardare a convertirti al Signore, né rimandare di giorno in giorno, ( Sir 5,8 ) e acciocché tu intraprenda senz'altro e abbia cura di compiere ciò che ben sai di aver promesso con voto a Colui che esige i debiti e mantiene le promesse.

Difatti sta scritto anche questo: Fate voto e scioglietelo al Signore Dio vostro. ( Sal 76,12 )

Del resto, anche se tu non ti fossi obbligato con un voto, quale altro suggerimento ti si sarebbe dovuto dare o quale offerta migliore potrebbe fare l'uomo che restituire se stesso a Colui dal quale fu creato?

Soprattutto se si pensi che Dio per amor nostro diede una prova così grande e luminosa del suo amore, da mandare il proprio Figlio unigenito a morire per noi. ( 1 Gv 4,9 )

Non resta dunque altro se non che si compia ciò che disse l'Apostolo: che Cristo è morto per far si che coloro che vivono non vivano più per sé, ma per Colui che è morto per essi ed è risorto, ( 2 Cor 5,15 ) salvo che meriti ancora di essere amato questo mondo consunto da tante rovine sino a perdere anche l'apparenza della seduzione.

Quanto perciò sono da lodare e da esaltare quelli che non si sono degnati di brillare in mezzo alla felicità del mondo, altrettanto sono da biasimare e da accusare quelli a cui piace andare in rovina col mondo che va in rovina.

2 - Quante sofferenze per allungare questa misera vita!

Se per la vita medesima che un giorno o l'altro dovrà finire si affrontano le fatiche, i pericoli, i disastri di questa vita transitoria non con lo scopo di allontanarne del tutto la fine, ma di differirla un poco, quanto più seriamente bisogna affrontare le presenti sciagure per la vita eterna, dove la natura non si premunisce contro la morte con trepidazione né la codardia la teme vigliaccamente né la sapienza la sopporta con fortezza.

Per nessuno ci sarà più la morte poiché essa non esisterà più.

La vita eterna ti annoveri dunque fra i suoi innamorati.

Non vedi quanti spasimanti ha questa vita miserabile e povera e quanto li asservisce a se stessa?

Spesso, turbati dai pericoli a cui la vita è soggetta, vi pongono termine tanto più presto proprio per la paura che termini e, mentre evitano la morte, la affrettano a guisa di chi si getta in un fiume per esserne travolto, nel tentativo di sfuggire ad un brigante o ad una belva.

Quando la tempesta infuria, i marinai gettano in mare a volte anche gli alimenti; e per sopravvivere si disfanno dei mezzi per vivere, per non terminare presto la vita che si trascorre persino in mezzo ai travagli.

Con quante pene si ottiene di prolungare le pene!

Ma quando la morte comincia a sovrastare, allora si cerca di evitarla per temerla più a lungo.

Difatti, in mezzo a tanti accidenti della fragilità umana, quante specie di morte si temono, mentre quando una sola di esse verrà, non v'è certo da temere le altre?

E nondimeno se ne fugge una sola perché si abbia paura di tutte.

Da che dolori lancinanti sono tormentati coloro che vengono curati e operati dai medici!

Forse per non morire? Nient'affatto, ma solo per morire un po' più tardi.

Si sopportano molti tormenti sicuri, perché si aggiungano alla vita solo pochi giorni malsicuri.

A volte alcuni muoiono subito sopraffatti dai dolori, che affrontano proprio per timore della morte.

Così, mentre per nessun verso essi preferiscono, non già di troncare la vita per non soffrire ma soffrire per non morire, capita loro di affrontare il dolore e di cessare di vivere; non solo perché anche dopo esser guariti a prezzo di dolori terminano la vita, che anche se acquistata con tante sofferenze non può essere eterna perché è mortale, né può essere di lunga durata perché nella sua fatalità è pur breve, né per la sua breve durata è scevra di timore incerta com'è sempre; ma anche perché un giorno terminarono con dolore quella vita per cui si volle soffrire per non morire.

3 - Per la vita terrena si perde spesso l'eterna

Ma anche un altro male grande e oltremodo esecrando e orrendo ha in sé l'eccessivo amore di questa vita ed è che molti, mentre vogliono vivere un po' più a lungo, offendono gravemente Dio, presso il quale è la sorgente della vita. ( Sal 36,10 )

E mentre temono invano la fine della vita che sarà immancabile, vengono respinti dal paradiso dove si vive senza fine.

A ciò si aggiunge che questa vita piena di miserie, anche se potesse essere eterna, in nessun modo meriterebbe di paragonarsi alla vita beata sia pure brevissima.

Eppure costoro, amando una vita infelicissima e molto breve, perdono quella beatissima ed eterna, poiché vorrebbero trovare precisamente in questa, che amano male, quel bene che perdono nell'altra.

Poiché nella vita terrena non amano affatto la povertà, dato che desiderano essere beati, non ne amano neppure la brevità, poiché non desiderano che abbia fine.

Solo per il fatto che questa è vita, la si ama al punto che spesso, per amore di essa, benché misera e breve, si perde quella beata ed eterna.

4 - Il mondo va disprezzato per la vita eterna

Dopo queste considerazioni, quale grave sacrificio impone la vita eterna ai suoi amanti, quando esige di essere amata allo stesso modo che questa nostra vita è amata dai suoi innamorati?

È forse cosa degna o almeno tollerabile che, mentre si trascurano tutte le cose che si amano nel mondo per poter conservare la vita destinata dopo un breve spazio a fini re, per conservarla - dico - almeno per quel breve spazio nel mondo, non si disprezzi egualmente il mondo, per conseguire la vita che è senza fine presso Colui dal quale fu creato il mondo?

Or non è molto, quando Roma medesima, sede della potenza più famosa del mondo, era devastata dall'invasione dei barbari, quante persone innamorate di questa vita temporale, pur di prolungarla nell'infelicità e riscattarla nella miseria, donarono tutti i beni che avevano in serbo non solo per renderla piacevole e bella, ma per sostentarla e proteggerla?

Certo gl'innamorati sono soliti recare molti doni alle donne che amano, per possederle; costoro invece non possederebbero la loro amata, se amandola non l'avessero resa povera, né le farebbero molti doni ma piuttosto la spoglierebbero di tutto, per non farsela portare via dal nemico.

Ma io non voglio biasimare la loro perspicacia.

Chi ignora infatti che essa sarebbe perita se non fossero stati distrutti quei beni già messi in serbò per lei?

Con tutto ciò alcuni hanno perso prima questi tesori e subito dopo l'amata; altri, pur disposti a perdere ogni bene per amore di lei, l'hanno persa prima.

Da questi esempi dobbiamo trarre monito per ricordarci quali ardenti innamorati dobbiamo essere della vita eterna, si da disprezzare, per amore di essa, ogni cosa superflua, dal momento che per questa vita transitoria furono disprezzati perfino i beni ad essa indispensabili.

5 - Ci solleva, non opprime il giogo di Cristo

Noi invece non spogliamo, come fanno quelli, la nostra amata per conservarla ma, per ottenere la vita eterna, facciamo servire la vita temporale come un'ancella più libera da impedimenti, se non la teniamo legata con vincoli di ornamenti inutili e non l'appesantiamo con fardelli di pensieri dannosi, ma porgiamo ascolto al Signore, che ci promette nel modo più veridico la vita eterna degna d'essere desiderata con ardentissimo amore e che ci grida come in un'assemblea di tutto il mondo: Venite da me, tutti voi che siete affaticati e stanchi e io vi ristorerò.

Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché sono mite e umile di cuore, e troverete pace per le anime vostre; poiché il mio giogo è soave e il mio carico è leggero. ( Mt 11,28 )

Questa lezione di santa umiltà scaccia dall'animo la vana e torbida cupidigia, avida di beni non sottoposti al nostro potere, e in qualche modo la fa esalare.

Ci si affanna infatti quando si ricercano ed amano molti beni, per il cui acquisto e possesso non è sufficiente la volontà, poiché non ha il potere necessario a raggiungerli.

La vita giusta, invece, noi l'abbiamo quando la vogliamo, giacché il volerla pienamente è già la giustizia, e la giustizia, per essere perfetta, non richiede altro che una perfetta volontà.

Guarda se c'è fatica, dove è sufficiente volere.

Ecco perché divinamente fu detto: Pace in terra agli uomini di buona volontà. ( Lc 2,14 )

Dov'è pace, ivi è tranquillità, ivi è il termine d'ogni desiderio e non c'è alcun motivo di penare.

Ma a far si che questa volontà sia piena, occorre che sia sana; sarà sana poi se non respingerà il medico per grazia del quale soltanto può esser risanata dal male di desideri nocivi.

Orbene, il medico è proprio Colui che ad alta voce proclama: Venite da me voi tutti che siete affaticati, e dice che il suo giogo è dolce e lieve il suo peso, poiché quando per mezzo dello Spirito Santo sarà stata diffusa la carità nei nostri cuori, ( Rm 5,5 ) si amerà certo ciò che ci verrà comandato; il giogo di Cristo non sarà duro né gravoso, se sotto quest'unico giogo quanto meno superbamente, tanto più liberamente serviremo Dio.

Questo è l'unico fardello da cui il portatore non è aggravato, ma alleviato.

Se si ama la ricchezza, venga custodita là dove non può perire; se si ama l'onore, lo si riponga là dove non è onorato se non chi lo merita; se si ama la salute, si aspiri a conseguirla là dove per essa non si teme più quando si sia ottenuta; se si ama la vita, la si acquisti là dove non è troncata da nessuna morte.

6 - Chi restituisce a Dio, si arricchisce

Rendete dunque ciò che avete offerto in voto, poiché siete voi stessi e voi vi rendete a Colui dal quale avete avuto l'esistenza; rendetegliela, ve ne scongiuro.

Ciò che rendete, lungi dall'essere diminuito con la restituzione, sarà piuttosto conservato e accresciuto.

Generoso, non povero è l'esattore e non cresce per i beni restituiti, ma fa crescere nell'intimo coloro che restituiscono.

Ne consegue che ciò che a Lui non si restituisce, perisce, laddove ciò che si restituisce si accresce per chi restituisce, anzi il restitutore medesimo trova salvezza in Colui al quale restituisce.

Sarà infatti la medesima cosa sia chi rende, sia ciò che si rende poiché un'unica cosa era ciò ch'era dovuto e il debitore.

E difatti l'uomo, per essere beato, deve se stesso a Dio e deve restituirsi a Lui, dal quale ha ricevuto l'esistenza.

Questo è il significato di ciò che dice il Signore nel Vangelo: Restituite a Cesare ciò ch'è di Cesare e a Dio ciò ch'è di Dio. ( Mt 22,21 )

Questo egli disse allorché, essendogli stata mostrata una moneta e avendo egli chiesto di chi recasse l'effige, gli fu risposto: " di Cesare ", affinché da ciò capissero che Iddio esigeva dall'uomo l'immagine propria nell'uomo stesso, come Cesare la esigeva nella moneta.

Quanto più dunque dobbiamo rendere al Signore tale immagine quando è stata promessa, dato che gli sarebbe dovuta anche se non fosse stata promessa?

7 - La legge di Dio è da ascoltare e praticare

Potrei quindi, o carissime. per quanto me lo permette quel tantinello del mio ingegno, lodare più abbondantemente il frutto del santo ideale di vita, che ho saputo essere stato promesso da voi in voto a Dio, e dimostrare quale differenza ci sia fra i cristiani che amano questo mondo e coloro che lo disprezzano, anche se gli uni e gli altri si chiamano fedeli.

Gli uni e gli altri sono stati purificati dal medesimo lavacro del sacre, fonte, iniziati e consacrati con gli stessi sacri misteri, gli uni e gli altri sono non solo uditori, ma anche predicatori del medesimo Vangelo; eppure non sono ugualmente partecipi del regno e della luce di Dio, né eredi della vita eterna, che sola è beata.

In verità Gesù, nostro Signore, stabilì non una sottile linea divisoria, ma una gran differenza non già tra gli uditori delle sue parole e coloro che non l'ascoltano, ma proprio tra coloro che l'ascoltano.

Chi ascolta - dice - le mie parole e le mette in pratica, lo assomiglierò a un saggio, che edificò la sua casa sulla roccia: cadde la pioggia, vennero addosso i fiumi, soffiarono i venti, si abbatterono contro quella casa, ma essa non rovinò poiché era fondata sulla roccia.

Chi invece ascolta le mie parole ma non le mette in pratica, lo assomiglierò a uno stolto, che edificò la sua casa sull'arena: cadde la pioggia, vennero addosso i fiumi, soffiarono i venti, si abbatterono contro quella casa e cadde, e avvenne una grande rovina. ( Mt 7,24; Lc 6,47 )

Ascoltare quelle parole significa dunque edificare. In questo sono alla pari gli uni e gli altri, ma nel mettere o non mettere in pratica ciò che ascoltano sono tanto diversi, quanto un edificio basato sulla solidità della roccia è diverso da quello, che, privo di fondamenta, è travolto dalla facile mobilità dell'arena.

Ecco perché, chi non ascolta, non si procaccia un bene più sicuro poiché, non edificando nulla, resta senza alcun riparo e si espone molto più facilmente ad essere travolto, trascinato e sbattuto via dalle piogge, dai fiumi, dai venti.

8 - Felice chi per voto s'impegna al meglio

Potrei anche, secondo le mie deboli forze, distinguere nei loro ordini e meriti quei medesimi che siedono alla destra nel regno dei cieli e mostrare quale differenza esiste tra la vita coniugale dei padri e delle madri di famiglia, che procreano figli e che nondimeno sono religiosi e timorati di Dio, e la vita che voi avete offerto in voto a Dio, qualora adesso tu dovessi essere esortato a fare quel voto; ma, dal momento che l'hai già fatto e ti sei già vincolato, non ti è più lecito fare diversamente.

Prima che tu fossi vincolato dal voto, eri libero d'essere in un grado inferiore, quantunque non ci sia motivo di rallegrarsi d'una libertà che affranca da un debito che si paga con profitto.

Ma ora, poiché la tua sposa è vincolata presso Dio, non t'invito a un grande atto di giustizia, ma cerco di distoglierti da una grande ingiustizia.

Se infatti non adempirai il voto, non rimarrai nella condizione in cui saresti rimasto, se non ti fossi obbligato con un simile voto; in tal caso saresti rimasto in una condizione inferiore, ma non peggiore: ora invece sarai tanto più infelice - Dio non voglia - se verrai meno alla fede data a Dio, quanto più sarai felice, se manterrai l'impegno.

Non devi nemmeno pentirti, per questo, d'esserti vincolato con un voto, ma piuttosto devi rallegrarti che non t'è più lecito ciò che ti sarebbe stato lecito con tuo danno.

Inizia ad agire senza paura e adempi coi fatti la promessa: ti aiuterà Lui stesso, che esige i tuoi voti.

Felice la necessità che ci costringe a cose migliori.

9 - Armentario emuli la virtuosa consorte

Uno solo potrebbe essere il motivo valido, per cui non solo non ti esorterei, ma ti sconsiglierei anche dall'adempiere il voto, se cioè per caso la tua consorte rifiutasse di assumersi con te l'impegno per la debolezza dell'animo o della carne.

Voti come questi non devono essere contratti dalle persone coniugate se non col mutuo consenso e, qualora si sia agito con troppa precipitazione, è piuttosto necessario correggere la temerità, anziché mantenere la promessa.

Neppure Dio esige un bene di altri che uno ha promesso con voto, ma al contrario vieta che si usurpino i diritti altrui.

Poiché su questo argomento fu rivelato per bocca dell'Apostolo il pensiero di Dio: Non la moglie ha potere assoluto sul suo corpo, ma il marito; allo stesso modo neanche il marito ha potere assoluto sul suo corpo, ma la moglie. ( 1 Cor 7,4 )

Col termine " corpo " volle indicare il sesso.

Ma dacché sento dire che essa è talmente disposta a dedicare a Dio la sua continenza che l'unico ostacolo sarebbe se fosse costretta dal diritto coniugale a renderti ciò che ti è dovuto, rendete a Dio ciò a cui entrambi vi siete obbligati con voto, affinché a onore di Lui sia osservata scrupolosamente l'astensione di entrambi dal pretendere i propri diritti.

Se la continenza è una virtù, come lo è, perché mai dovrebbe essere maggiormente disposto verso di essa il sesso debole, dal momento che la virtù sembra piuttosto aver tratto il suo nome da vir ( uomo ),1 come suona l'etimologia del vocabolo?

Non voler dunque tu, che sei uomo, rifuggire dalla virtù che la tua donna è disposta ad abbracciare.

Il vostro consenso sia un'offerta da presentare all'altare celeste del Creatore e, dopo aver vinta la concupiscenza, il vincolo d'amore sia tanto più forte quanto più è santo.

Auguriamoci di poterci rallegrare di voi per la grazia abbondante di Cristo, esimi signori e figli giustamente lodevoli e amati.

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1 Cicer., Tusc. 2, 18, 43