Summa Teologica - I

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Articolo 1 - Se a Dio convenga un nome

In 1 Sent., d. 1, expos.; d. 22, q. 1, a. 1; In Div. Nom., c. 1, lect. 1, 3

Sembra che nessun nome convenga a Dio.

Infatti:

1. Dionigi [ De div. nom. 1 ] dice che « Di lui non c'è né nome né opinione ».

E nella Sacra Scrittura [ Pr 30,4 ] è detto: « Come si chiama? Qual è il nome di suo figlio, se lo sai? ».

2. Ogni nome si dice o in astratto o in concreto.

Ora, i nomi concreti, [ implicando composizione ], non convengono a Dio, poiché egli è semplice; e neppure gli convengono i nomi astratti, poiché non indicano qualcosa di perfetto e di sussistente.

Quindi di Dio non può dirsi alcun nome.

3. I nomi [ sostantivi ] indicano una sostanza determinata da una qualità; i verbi e i participi invece includono l'idea di tempo; i pronomi poi comportano un'indicazione [ di ordine spaziale e sensibile ], oppure una relazione.

Ora, nulla di tutto ciò può convenire a Dio: poiché egli è senza qualità e senza accidente alcuno, e fuori del tempo; e non cade sotto i sensi in modo che lo si possa mostrare, né può essere indicato in modo relativo, poiché i [ termini ] relativi si richiamano a nomi, participi e pronomi dimostrativi detti in antecedenza.

Quindi Dio non può in alcun modo essere da noi nominato.

In contrario:

Si legge nella Scrittura [ Es 15,3 ]: « Il Signore è prode in guerra, si chiama Signore ».

Dimostrazione:

Come dice Aristotele [ Periherm. 1,1 ], le parole sono segni dei concetti, e i concetti sono immagini delle cose.

E così appare chiaro che le parole si riferiscono alle cose indicate, mediante [ però ] il concetto della mente.

Per cui noi possiamo nominare una cosa a seconda della conoscenza intellettuale che ne abbiamo.

Ora, si è già dimostrato [ q. 12, aa. 11,12 ] che Dio non può essere visto da noi in questa vita nella sua essenza, ma è da noi conosciuto mediante le creature per via di causalità, di eminenza e di rimozione.

Conseguentemente può essere nominato da noi [ con termini desunti ] dalle creature; non però in maniera tale che il nome da cui è indicato esprima l'essenza di Dio quale essa è allo stesso modo in cui il termine uomo esprime nel suo significato proprio la natura dell'uomo [ quale essa è ]; poiché questo termine ci dà dell'uomo la definizione, che ne esprime l'essenza: infatti l'idea espressa dal nome è la definizione.

Analisi delle obiezioni:

1. Si dice che Dio non ha nome o che è al disopra di ogni denominazione perché la sua essenza è al disopra di tutto ciò che noi possiamo concepire o esprimere a parole riguardo a Dio.

2. Siccome noi arriviamo alla conoscenza di Dio mediante le creature, e da esse derivano le denominazioni, per conseguenza i nomi che attribuiamo a Dio lo esprimono in un modo che [ propriamente ] conviene alle creature materiali, la cui conoscenza ci è connaturale, come si è detto [ q. 12, a. 4 ].

E poiché tra queste creature gli enti perfetti e sussistenti sono composti, mentre la loro forma non è qualcosa di completo e di sussistente, ma piuttosto un costitutivo, ne segue che tutti i nomi che noi imponiamo per esprimere un essere completo e sussistente sono termini concreti, come conviene ai composti; i nomi invece che vengono dati per indicare forme semplici non esprimono un essere sussistente, ma ciò per cui una cosa è: come « bianchezza » significa ciò per cui un oggetto è bianco.

Poiché dunque Dio è insieme semplice e sussistente, gli attribuiamo dei nomi astratti per indicarne la semplicità, e dei nomi concreti per designarne la sussistenza e la perfezione: né gli uni né gli altri però esprimono il suo proprio modo di essere, come neppure il nostro intelletto, in questa vita, lo conosce così come egli è.

3. Indicare una sostanza specificata da una qualità equivale a indicare il supposito con la natura o la forma determinata nella quale sussiste.

Come quindi si danno a Dio dei nomi concreti per indicarne la sussistenza e la perfezione, come si è detto [ ad 2 ], così gli si attribuiscono dei nomi che ne indicano l'essenza qualificata.

Quanto poi ai verbi e ai participi significanti il tempo, si dicono di Dio per la ragione che l'eternità include tutti i tempi: come infatti non possiamo né concepire né esprimere le realtà semplici e sussistenti se non nella maniera dei composti, così non possiamo intendere ed esprimere a parole la semplice eternità se non nella maniera delle realtà temporali: e ciò per la connaturalità del nostro intelletto con le realtà composte e temporali.

I pronomi dimostrativi poi sono detti di Dio per indicarlo quale oggetto dell'intelligenza, non quale oggetto dei sensi: dal momento infatti che cade sotto la nostra intelligenza, cade anche sotto la nostra designazione.

Per cui al modo stesso in cui applichiamo a Dio dei nomi, participi e pronomi dimostrativi, così lo possiamo anche designare con dei pronomi relativi.

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