Summa Teologica - I

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Articolo 2 - Se in Dio vi siano più di tre persone

In 1 Sent., d. 10, q. 1, a. 5; d. 33, q. 1, a. 2, ad 1; C. G., IV, c. 26; De Pot., q. 9, a. 9; Comp. Theol., cc. 56, 60

Pare che in Dio vi siano più di tre persone.

Infatti:

1. La pluralità delle persone in Dio, come si è detto [ a. prec. ], è data dalla pluralità delle proprietà relative.

Ma queste, come si è visto [ q. 28, a. 4 ], sono quattro, cioè la paternità, la filiazione, la spirazione comune e la processione.

Quindi in Dio si hanno quattro persone.

2. In Dio la natura non differisce dalla volontà più che dall'intelletto.

Ma in Dio la persona che procede come amore secondo la volontà è distinta da quella che procede come figlio per processione naturale [ o generazione ].

Quindi anche quella che procede come verbo per azione intellettuale è distinta da quella che procede come figlio per processione naturale.

E così si ha di nuovo che in Dio vi sono più di tre persone.

3. Nelle creature, quelle che sono superiori alle altre hanno anche un numero maggiore di operazioni intrinseche: l'uomo, p. es., in confronto degli animali, ha in più l'intendere e il volere.

Ma Dio è infinitamente superiore alle creature.

Quindi in lui si ha non solo la persona che procede per l'operazione della volontà e quella che procede per l'azione dell'intelletto, ma [ anche un'infinità di altre persone che procedono ] per infinite altre azioni.

Quindi in Dio vi è un numero infinito di persone.

4. Che il Padre si comunichi in modo infinito producendo una persona divina proviene dalla sua infinita bontà.

Ma anche nello Spirito Santo c'è una bontà infinita.

Quindi anche lo Spirito Santo produce una persona divina, e questa un'altra, e così all'infinito.

5. Tutto ciò che è compreso sotto un numero determinato è misurato: il numero infatti è una misura.

Ma le persone divine sono incommensurabili, come risulta da S. Atanasio [ Symb. ]: « Immenso il Padre, immenso il Figlio, immenso lo Spirito Santo ».

Quindi non sono contenute sotto il numero tre.

In contrario:

Dice S. Giovanni [ 1 Gv 5,7 ]: « Sono tre che rendono testimonianza in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo ».

E se uno domanda: « Tre che cosa? » si risponde: « Tre persone », come dice S. Agostino [ De Trin. 7, cc. 4,6; cf. 5,9 ].

Quindi in Dio ci sono solo tre persone.

Dimostrazione:

In Dio, stando a quanto abbiamo detto, si devono ammettere solo tre persone.

Si è dimostrato infatti [ a. prec. ] che più persone sono più relazioni sussistenti, tra loro realmente distinte.

Ora, tra le relazioni divine non si ha la distinzione reale se non in ragione dell'opposizione relativa.

Quindi due relazioni tra loro contrapposte devono appartenere a due persone, e se esse non sono contrapposte appartengono necessariamente alla stessa persona.

Quindi la paternità e la filiazione, essendo tra loro contrapposte, necessariamente appartengono a due distinte persone.

E così la paternità sussistente è la persona del Padre, e la filiazione sussistente è la persona del Figlio.

Le altre due relazioni invece non si contrappongono né all'una né all'altra, ma soltanto fra loro.

Quindi è impossibile che appartengano tutte e due alla medesima persona.

È quindi necessario o che una appartenga ad ambedue le suddette persone, oppure che una convenga alla prima e l'altra alla seconda.

Però non è possibile che la processione appartenga al Padre e al Figlio o anche a uno solo di loro: poiché se la persona che genera e quella che è generata procedessero dalla persona che spira, ne verrebbe che la processione dell'intelletto, che in Dio è generazione, e in base a cui si stabiliscono la paternità e la filiazione, deriverebbe dalla processione dell'amore, in base alla quale si stabiliscono la spirazione e la processione: il che contrasta con quanto fu detto sopra [ q. 27, a. 3, ad 3 ].

Resta dunque che la spirazione spetti e alla persona del Padre e a quella del Figlio, non avendo alcuna opposizione relativa né alla paternità né alla filiazione.

Di conseguenza è necessario che la processione convenga a un'altra persona, chiamata Spirito Santo, la quale, come si è detto [ q. 27, a. 4 ], procede come amore.

Quindi in Dio ci sono solo tre persone, cioè il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo.

Analisi delle obiezioni:

1. Sebbene le relazioni in Dio siano quattro, tuttavia una di esse, cioè la spirazione, non è attribuita separatamente alla persona del Padre e a quella del Figlio, ma conviene a tutte e due insieme.

E così, sebbene sia una relazione, tuttavia non viene detta proprietà, poiché non conviene a una persona soltanto, e neppure relazione personale, cioè costitutiva di una persona.

Invece le tre relazioni di paternità, filiazione e processione sono dette proprietà personali, in quanto costituiscono le persone: poiché la paternità è la persona del Padre, la filiazione è la persona del Figlio e la processione è la persona dello Spirito Santo procedente.

2. Ciò che procede intellettualmente come verbo [ mentale ] procede per via di somiglianza, allo stesso modo di ciò che procede per generazione; e per questo si è detto sopra [ q. 27, a. 2; q. 28, a. 4 ] che la processione del Verbo divino è la stessa generazione naturale.

L'amore invece, in quanto amore, non procede come simile al principio da cui procede ( sebbene in Dio l'amore, in quanto divino, sia coessenziale ): perciò in Dio la processione dell'amore non viene detta generazione.

3. L'uomo, essendo più perfetto degli altri animali, ha in confronto a questi un maggior numero di operazioni intrinseche solo perché la sua perfezione deriva da una complessità [ di elementi ].

Per cui gli angeli, che sono più perfetti dell'uomo, ma anche più semplici, hanno un numero minore di operazioni intrinseche: poiché non c'è in loro né l'immaginazione, né la sensazione, né altra operazione del genere.

In Dio invece non esiste realmente che una sola operazione, che è la sua stessa essenza.

Come poi in lui ci siano due processioni distinte è già stato spiegato [ q. 27, aa. 3,5 ].

4. L'argomento varrebbe se lo Spirito Santo avesse una bontà numericamente distinta da quella del Padre: perché allora sarebbe necessario che per la sua bontà producesse, come il Padre, un'altra persona divina.

Ma una e identica è la bontà del Padre e dello Spirito Santo.

E tra loro non c'è altra distinzione che quella dovuta alle relazioni personali.

Quindi quell'unica bontà conviene allo Spirito Santo come ricevuta, e al Padre come al principio da cui viene comunicata.

- Questa opposizione relativa poi non consente che con la relazione dello Spirito Santo si trovi quella di principio rispetto a un'altra persona divina: poiché è lui a procedere dalle altre persone che possono esistere in Dio.

5. Se si considerano i numeri astratti, che esistono solo nella mente, [ allora è vero che ] un numero determinato è misurato dall'unità.

Se però si considera il numero concreto delle persone divine non si può affermare che esso sia misurato: poiché, come si dirà in seguito [ q. 42, aa. 1,4 ], la grandezza delle tre persone è la medesima; ora, una cosa non viene misurata da se stessa.

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