Summa Teologica - I-II

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Articolo 1 - Se sia giusto dividere la grazia in grazia santificante, o gratum faciens, e grazia gratis data

C. G., III, c. 154; Comp. Theol., c. 214; In Rom., c. 1, lect. 3; In Ephes., c. 1, lect. 2

Pare che non sia giusto dividere la grazia in grazia santificante, o gratum faciens, e grazia gratis data.

Infatti:

1. Come si è visto [ q. 110, a. 1 ], la grazia è un dono di Dio.

Ora, un uomo non diviene gradito a Dio per il fatto che Dio gli dona qualcosa, ma è vero piuttosto il contrario: poiché Dio dà a qualcuno gratuitamente qualcosa proprio perché quella persona gli è gradita.

Perciò nessuna grazia è gratum faciens, o santificante.

2. Quanto viene dato senza meriti precedenti è dato gratis.

Ma anche i beni di natura sono dati all'uomo senza un merito precedente: poiché la natura è presupposta al merito.

Quindi anche la natura è data gratis da Dio.

Ora, la natura viene considerata come il contrario della grazia.

Quindi non è giusto considerare la gratuità come una differenza della grazia: poiché la si riscontra anche fuori del genere della grazia.

3. Ogni divisione va fatta per termini opposti.

Ora, anche la grazia santificante, con la quale veniamo giustificati, ci viene concessa da Dio gratuitamente, secondo le parole di S. Paolo [ Rm 3,24 ]: « Giustificati gratuitamente per la sua grazia ».

Quindi la grazia santificante non va contrapposta, nella divisione, alla grazia gratis data.

In contrario:

L'Apostolo attribuisce alla grazia queste due proprietà: rendere graditi [ o santificare ] ed essere data gratis.

Dice infatti quanto alla prima [ Ef 1,6 ]: « Ci ha resi graditi nel suo Figlio diletto ».

E quanto alla seconda [ Rm 11,6 ]: « Se è per grazia, non è per le opere; altrimenti la grazia non è più grazia ».

Si può quindi distinguere la grazia che ha soltanto una delle due proprietà da quella che le ha entrambe.

Dimostrazione:

Come scrive l'Apostolo [ Rm 13,1 ], « le cose che sono da Dio, sono ordinate ».

Ora, l'ordine delle cose consiste in questo, che alcune sono ricondotte a Dio mediante altre, come spiega Dionigi [ De cael. hier. 4,3 ].

E poiché la grazia è ordinata appunto a ricondurre l'uomo a Dio, quest'opera avviene con un certo ordine, in maniera che alcuni ritornano a Dio mediante altri.

Da qui dunque i due tipi di grazia.

C'è infatti una grazia che ricongiunge l'uomo direttamente a Dio: ed è la grazia [ santificante, o ] gratum faciens.

C'è poi un'altra grazia, mediante la quale un uomo aiuta l'altro a tornare a Dio.

E questo dono viene chiamato grazia gratis data, poiché si tratta di una facoltà superiore alla natura e ai meriti personali: non venendo però concessa per la santificazione di chi la riceve, ma affinché uno cooperi alla santificazione altrui, non viene chiamata grazia santificante.

E di essa così parla l'Apostolo [ 1 Cor 12,7 ]: « A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune », cioè per l'utilità degli altri.

Analisi delle obiezioni:

1. La grazia rende graditi non come causa efficiente, ma come causa formale: cioè per il fatto che con essa l'uomo viene giustificato, e diventa degno di essere considerato come gradito a Dio, secondo l'espressione dell'Apostolo [ Col 1,12 ]: « Ci ha resi degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce ».

2. La grazia, in quanto viene data gratuitamente, esclude il concetto di debito.

Ora, il debito può essere di due tipi.

Uno dipende dal merito, e riguarda la persona capace di compiere opere meritorie; e ad esso si applicano le parole di S. Paolo [ Rm 4,4 ]: « A chi lavora, il salario non viene calcolato come un dono, ma come un debito ».

C'è poi un altro debito che dipende dalle esigenze della natura: e in tal senso si dice che a un uomo è dovuta la ragione, e le altre facoltà riguardanti la natura umana.

Ora, in nessuno di questi due modi si parla di debito nel senso che Dio sia obbligato verso le creature, ma piuttosto in quanto la creatura deve sottomettersi a Dio affinché in essa si compia l'ordine da lui stabilito, il quale esige che tale natura abbia tali condizioni e proprietà, e che facendo quelle date opere raggiunga quei dati fini.

Nei doni naturali dunque manca il primo tipo di debito, ma non manca il secondo.

Invece nei doni soprannaturali manca l'uno e l'altro: e così questi doni rivendicano per sé in modo più particolare il nome di grazia.

3. La grazia santificante, o gratum faciens, aggiunge alla nozione di grazia gratis data qualcosa che rientra sempre nel concetto di grazia: cioè il rendere l'uomo gradito a Dio.

E così la grazia gratis data, che non ha questo compito, ritiene il nome comune: come avviene in moltissimi altri casi.

Perciò i due membri della divisione si oppongono tra loro come gratum faciens e non gratum faciens.

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