Summa Teologica - III

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Articolo 2 - Se Cristo abbia avuto un corpo di carne, ossia terrestre

Infra, q. 31, a. 1, ad 1; In 3 Sent., d. 2, q. 1, a. 3, sol. 1; d. 4, q. 2, a. 1; C. G., IV, c. 30; Comp. Theol., c. 208; In Ioan., c. 2, lect. 1; In Hebr., c. 8, lect. 1

Pare che Cristo non abbia avuto un corpo di carne, ossia terrestre, ma celeste.

Infatti:

1. L'Apostolo [ 1 Cor 15,47 ] dice che « il primo uomo tratto dalla terra è di terra; il secondo uomo venuto dal cielo, è celeste ».

Ma il primo uomo, cioè Adamo, quanto al corpo venne dalla terra, come risulta dalla Scrittura [ Gen 2,7 ].

Quindi anche il secondo uomo, cioè Cristo, quanto al corpo venne dal cielo.

2. Sta scritto [ 1 Cor 15,50 ]: « La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio ».

Ma il regno di Dio è principalmente in Cristo.

In lui dunque non c'è né la carne né il sangue, bensì piuttosto un corpo celeste.

3. A Dio dobbiamo sempre attribuire l'ottimo.

Ma di tutti i corpi il più nobile è il corpo celeste.

Cristo dunque dovette assumere un tale corpo.

In contrario:

Il Signore [ Lc 24,39 ] ha affermato: « Un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho ».

Ma la carne e le ossa non sono formate con la materia dei corpi celesti, bensì con gli elementi inferiori.

Quindi il corpo di Cristo non fu un corpo celeste, ma di carne e di terra.

Dimostrazione:

Le medesime ragioni con le quali si è dimostrato [ a. prec. ] che il corpo di Cristo non doveva essere apparente chiariscono anche perché non doveva essere celeste.

Primo, perché come la realtà della natura umana di Cristo non si salverebbe se il suo corpo, secondo l'opinione dei Manichei, fosse immaginario, così non si salverebbe neppure se, con Valentino, lo ritenessimo celeste.

Essendo infatti la forma dell'uomo una certa realtà naturale, esige una determinata materia, ossia la carne e le ossa, che vanno poste nella definizione dell'uomo, come insegna il Filosofo [ Met. 7,11 ].

Secondo, ciò contrasterebbe anche con la verità di quanto Cristo compì nel suo corpo.

Se infatti il Figlio di Dio avesse assunto un corpo celeste, essendo questo impassibile e incorruttibile, come dimostra Aristotele [ De caelo 1,3 ], non sarebbero state vere la sua fame, la sua sete, la sua passione e la sua morte.

Terzo, con ciò verrebbe pregiudicata anche la veracità divina.

Se infatti il Figlio di Dio si fosse presentato agli uomini come avente un corpo di carne e terrestre mentre aveva invece un corpo celeste, la sua manifestazione sarebbe stata falsa.

Da cui le parole del De Ecclesiasticis Dogmatibus [ 2 ]: « Il Figlio di Dio nacque traendo la carne dal corpo della Vergine, non già portandola con sé dal cielo ».

Analisi delle obiezioni:

1. In due sensi si dice che Cristo venne dal cielo.

Primo, a motivo della natura divina: non perché la natura divina abbia cessato di essere in cielo, ma perché cominciò a esistere sulla terra in un modo nuovo, cioè secondo la natura assunta, come risulta dalle parole evangeliche [ Gv 3,13 ]: « Nessuno è mai salito al cielo fuorché il Figlio dell'Uomo che è disceso dal cielo ».

Secondo, a motivo del corpo: non perché la stessa sostanza del corpo di Cristo sia discesa dal cielo, ma perché il suo corpo venne formato per virtù celeste, cioè dallo Spirito Santo.

Per cui S. Agostino [ Dial. LXV quaest. 4 ], spiegando il passo citato di S. Paolo, scrive: « Dico che Cristo è celeste perché non fu concepito da seme umano ».

E alla stessa maniera si esprime S. Ilario [ De Trin. 10 ].

2. Nel testo riferito le parole « carne e sangue » non indicano la sostanza della carne e del sangue, ma la loro corruzione.

E questa non ci fu in Cristo come [ conseguenza della ] colpa.

Ci fu tuttavia temporaneamente come pena, affinché egli compisse l'opera della nostra redenzione.

3. Proprio questo ridonda alla massima gloria di Dio: l'avere egli tanto sublimato un corpo debole e terreno.

Per cui negli atti del Concilio di Efeso [ 2,1 ] è riferito questo brano di S. Teofilo: « Come i migliori artisti non solo si fanno ammirare esercitando la loro abilità sulle materie preziose, ma si rendono ancora più lodevoli usando anche del vilissimo fango e della terra informe, così l'ottimo di tutti gli artisti, il Verbo di Dio, non venne tra noi prendendo la materia preziosa di un qualche corpo celeste, ma nel fango mostrò la grandezza della sua arte ».

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