Summa Teologica - III

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Articolo 4 - Se era conveniente che Cristo operasse miracoli sulle creature prive di ragione

Pare che non fosse conveniente che Cristo operasse miracoli sulle creature prive di ragione.

Infatti:

1. Gli animali bruti sono superiori alle piante.

Ma Cristo operò dei miracoli sulle piante: p. es. quando fece seccare il fico [ Mt 21,19 ].

Pare quindi che avrebbe dovuto operarli anche sugli animali.

2. Un castigo non è giusto se non c'è una colpa.

Ma non fu colpa del fico se in esso Cristo non trovò frutti quando non era il tempo [ Mc 11,13 ].

Quindi non pare giusto che egli lo abbia fatto seccare.

3. L'aria e l'acqua sono fra il cielo e la terra.

Ora, come si è spiegato sopra [ a. 2 ], Cristo operò dei miracoli nel cielo.

Perciò avrebbe dovuto farne anche nell'aria e nell'acqua: p. es. dividendo il mare, come fece Mosè, oppure un fiume, come fecero Giosuè ed Elia; e producendo tuoni nell'aria, come avvenne sul monte Sinai quando fu data legge, e come fece Elia [ 1 Re 18,45 ].

4. I miracoli rientrano nel governo del mondo da parte della provvidenza divina.

Ma quest'opera suppone sempre la creazione.

Non pare quindi giusto che Cristo nei suoi miracoli ricorresse alla creazione: p. es. quando moltiplicò i pani [ Mt 14,15ss; Mt 15,32ss ].

Quindi i suoi miracoli sulle creature prive di ragione non furono convenienti.

In contrario:

Cristo è « la sapienza di Dio » [ 1 Cor 1,24 ], della quale sta scritto [ Sap 8,1 ] che « governa con bontà eccellente ogni cosa ».

Dimostrazione:

Abbiamo già detto [ a. prec. ] che lo scopo dei miracoli di Cristo era quello di far conoscere la sua divina virtù ordinata alla salvezza degli uomini.

Ora, rientra nella virtù di Dio che a lui siano soggette tutte le creature.

Quindi era necessario che egli compisse miracoli su tutte le categorie di creature, e non solo sugli uomini, ma anche sulle creature prive di ragione.

Analisi delle obiezioni:

1. Gli animali bruti, secondo il genere, sono vicini all'uomo: per cui anche furono creati nello stesso giorno dell'uomo [ Gen 1,24ss ].

Dato quindi che Cristo aveva fatto molti miracoli sui corpi umani, non era necessario farne su quelli degli animali bruti: soprattutto perché quanto alla natura sensibile e corporea non c'è differenza tra gli uomini e gli animali, specialmente terrestri.

I pesci invece, siccome vivono nell'acqua, sono più dissimili dalla natura umana: per cui furono anche creati in un giorno diverso [ Gen 1,20ss ].

Su di essi dunque Cristo operò prodigi, sia nella pesca miracolosa [ Lc 5,4ss; Gv 21,6 ], sia nel pesce pescato da S. Pietro, nel quale questi trovò uno statere [ Mt 17,26 ].

- Il precipitarsi invece dei porci nel mare non fu un miracolo di Dio, ma un'opera compiuta dal demonio con la permissione divina.

2. Rispondiamo col Crisostomo [ In Mt hom. 67 ] che « quando il Signore opera un prodigio sulle piante o sui bruti, come quando fece inaridire il fico richiesto di frutti fuori di stagione, non vi è da cercare se ci sia stata o no giustizia: poiché chiedere ciò sarebbe un atto di estrema demenza », dato che in questi esseri non esiste né la colpa né la pena; « guarda piuttosto il miracolo e ammirane l'autore ».

Né il Creatore fa un'ingiustizia al padrone dell'albero usando a suo arbitrio di una sua creatura per la salvezza degli altri.

Anzi, secondo S. Ilario [ In Mt 21 ], « qui troviamo un altro segno della bontà di Dio.

Quando infatti volle offrirci un esempio della salvezza che ci procurava esercitò la virtù del suo potere sui corpi umani; quando invece volle fissare la norma della sua severità verso gli ostinati diede come esempio della rovina futura la distruzione di un albero ».

E lo fece su di un fico perché, come nota il Crisostomo [ l. cit. ], « essendo esso un albero molto umido, il miracolo apparisse più grande ».

3. Anche sull'acqua e sull'aria Cristo compì i miracoli che a lui si confacevano: quando cioè, come riferisce S. Matteo [ Mt 8,26 ], « comandò ai venti e al mare e si fece una grande bonaccia ».

Non era infatti conveniente che egli, venuto a portare ovunque la pace e la tranquillità, sconvolgesse l'aria e dividesse le acque.

Per cui S. Paolo [ Eb 12,18 ] dice: « Non vi siete accostati a un luogo tangibile e a un fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta ».

Tuttavia durante la sua passione « il velo si squarciò » [ Mt 27,51s ], per indicare la rivelazione dei misteri della legge; « i sepolcri si aprirono », per indicare che con la sua morte avrebbe restituito la vita ai morti; « la terra tremò e le pietre si spezzarono », per indicare che i cuori umani, duri come le pietre, si sarebbero inteneriti, e che tutto il mondo in virtù della sua passione sarebbe stato mutato in meglio.

4. La moltiplicazione dei pani non avvenne per creazione [ di nuova materia ], bensì per aggiunta di materia estranea mutata in pane.

Scrive infatti S. Agostino [ In Ioh. ev. tract. 24 ]: « Come da pochi chicchi produce le messi, così ha moltiplicato nelle sue mani i cinque pani ».

Ora, è evidente che la moltiplicazione dei chicchi di grano nelle messi avviene mediante la trasformazione di una materia già esistente.

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