Filocalia

1. - Ad Anatolio: Testi sulla vita ascetica

1. Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di se stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell'essere, creato ed increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.

2. Il regno dei cieli è lo stato dell'anima libera dagli impulsi passionali, accompagnato dalla conoscenza oggettiva delle realtà create.

3. Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità.

La latitudine di questa conoscenza è proporzionata allo sviluppo essenziale della mente singola, ed è segnata dalla vita eterna che le conferisce un senso di perfetta beatitudine.

6. Le divagazioni mentali son placate dalla lettura dei libri sacri, dal non indulgere alla sonnolenza fisica, dalla preghiera.

La lussuria bruciante è domata dalla fame, dal lavoro manuale, e dal vivere solitario.

L'agitata inquietudine è calmata dal canto dei salmi, dalla magnanimità e dal cuore misericordioso.

Ciascun rimedio produce il suo effetto se usato tempestivamente e con discrezione.

Il rimedio inopportuno e indiscreto è di breve durata; ciò che dura poco è dannoso, non utile.

7. Quando l'istinto si mostra bramoso di varietà di cibi, confinalo a pane e acqua; diverrà grato anche di una sottile fetta di pane.

La sazietà porta al desiderio di cibi raffinati; la fame considera benedizione un po' di pane.

9. Contro il corso ordinario della natura è la coesistenza della vita e della morte; ugualmente non è possibile che l'amore possa coesistere con la ricchezza.

L'amore cristiano non solo distrugge l'avidità del possesso, ma la stessa nostra vita legata al tempo.

10. Chi riesce a fuggire i piaceri esteriori, è una torre inespugnabile al demone del risentimento; esso nasce dalla privazione di un piacere, attuale o atteso.

Rimanendo attaccati a qualche bene esteriore, il nemico è sempre in vantaggio e su noi getta i suoi lacci per provocare in noi il risentimento, dove sa che il nostro cuore è ancora attaccato.

11. L'ira e la perfidia agitano il cuore; la misericordia e la non violenza lo placano.

13. Quando l'agitazione turba il nostro animo, il demonio ci presenta la solitudine come unico scampo, dove, lontane le occasioni dell'inquietudine, saremo liberi dalla disposizione al turbamento.

Se invece in noi si accende l'incontinenza, il demone ci riempie di amore per la convivenza umana, sussurrandoci le parole di crudele e selvaggio se ne rimaniamo fuori.

La tentazione è sottile, bramando il tuo istinto dei contatti fisici, ti suggerisce di cercare rapporti fisici.

Nel primo e nel secondo caso agisci sempre nel senso contrario.

15. La passione dell'ira, secondo il suo valore originale, ci è stata data per condurre una lotta senza quartiere contro i demoni, e combattere ogni forma di piacere peccaminoso.

Gli Angeli, risvegliando in noi il gaudio spirituale e facendolo pregustare, ci aiutano a rivolgere le forze del nostro centro irascibile contro gli spiriti del male.

Questi ultimi, affatturandoci con l'incantesimo delle bramosie sensibili, ci spingono ad usare le energie dell'irascibile per combattere gli uomini, e ciò è contro natura.

La mente, in questo caso, rimane stordita e ottenebrata, e tradisce le energie sante che sono in noi.

16. Sii vigilante, durante l'ira, a non respingere un fratello da te; sarai perseguitato dal demone della tristezza e nell'ora della preghiera il ricordo ti sarà d'inciampo.

18. Quando il demone dello scoramento ci assale, dividiamo in due la nostra anima; ad una parte attribuiamo il compito del consolatore, all'altra quello di chi viene consolato.

Gettiamo il germe della speranza in noi, cantando il salmo di David: " Perchè sei triste anima mia?

Perchè mi dai turbamento?

Spera in Dio, lo voglio ringraziare, è il Salvatore del mio volto " ( Sal 42,5 ).

19. Durante la tentazione non uscire dalla tua cella, inventando speciosi pretesti.

Rimani in essa e sopporta affrontando coraggiosamente gli assalitori, in particolar modo il demone dello scoramento, il più gravoso di tutti, ma che, in compenso, più di ogni altro rende l'anima esperta.

Se fuggi od eviti la pugna, rimarrai immaturo, pavido e sempre pronto alla fuga.

20. Difficile è fuggire la suggestione della vanagloria, ogni superamento di essa è l'abbrivo di un nuovo impulso di vanagloria.

Tanto più che lo spirito del male non si mette contro ogni pensiero retto che possiamo avere, ma, alle volte, li favorisce approvandoli, nella speranza di ingannarci.

21. Chi ha raggiunto la saggezza e ne ha gustato il dolce sapore, non crede più al demone della vanagloria, anche se gli offrisse le delizie mondane.

Qual dono più grande può esistere della contemplazione?

Finchè non abbiamo raggiunta la saggezza, siamo tenaci nel l'impegno ascetico per testimoniare a Dio il nostro intento di far tutto il necessario al raggiungimento della conoscenza di Lui.

24. Gli impulsi passionali dell'anima sono provocati dalle persone con cui veniamo a contatto; quelli carnali nascono dalla carne.

Il movimento degli impulsi carnali è controllato dal dominio di sè stessi, quello delle forze dell'anima dall'amore che nasce nello spirito.

25. Non è sempre possibile l'adempiere i compiti ordinari della vita; ciascuno deve tener conto delle circostanze, e fare ciò che gli è possibile, nella misura in cui è capace.

Gli spiriti del male son ben consapevoli di questa legge.

Per impedirci di fare quanto ci è possibile, ci spingono a compiere l'impossibile.

Cosi, per esempio, dissuadono l'infermo dal ringraziare Dio e dal sopportare, con cuore lieto, ciò che è per lui un bene.

Spingono il debole ad affrontare dure astinenze, e quelli che sono gravati dall'età o dalle fatiche, a cantare i salmi rimanendo in piedi.

28. Non sempre ci è concesso di seguire le consuetudini stabilite; non sempre la regola combacia con l'opportunità; la linea da seguire è questa: cercare di adempiere con tutte le forze le prescrizioni possibili.

Anche i demoni non ignorano le regole dell'opportunità; per questo ci spingono a non fare le cose possibili e a compiere quelle impossibili.

Tentano i malati a non ringraziare Dio nell'infermità e a non tollerare con pazienza coloro che li aiutano nei loro impedimenti fisici.

Suggeriscono l'austerità, a chi ha una salute fragile e di cantare i salmi stando in piedi a quelli che sono stanchi.

36. Il segno della liberazione dalle passioni si ha quando la mente comincia a vedere la sua propria luce, quando uno non è turbato nel sogno e comprende le realtà create senza difficoltà e secondo verità.

37. Quando, durante la preghiera, uno è libero da ogni raffigurazione sensibile, vuol dire che ha raggiunto il cosciente pensare.

38. La mente che, con l'aiuto di Dio, è giunta al termine della via dell'ascesi e ha raggiunto quella della conoscenza, reagisce poco o nulla alle istigazioni della parte irrazionale dell'anima.

La via della conoscenza l'innalza e la separa da tutte le realtà sensibili.

39. L'anima libera dagli impulsi passionali, non solo non è più schiava delle cose esteriori, ma rimane imperturbata anche al loro ricordo.

41. Gran cosa è la preghiera senza distrazioni, più grande è il canto dei salmi senza divagazioni.

42. Chi ha ben radicate in se stesso le energie del bene e ne è del tutto posseduto, non rievoca più la legge, i comandamenti e le punizioni, ma le sue parole e le sue azioni sono il frutto naturale della sua trasmutazione interiore.

51. L'adempimento dei precetti non basta a purificare le potenze dell'anima, deve esser completato da una corrispondente contemplazione.

52. L'operazione degli angeli produce in noi uno stato di pace; quella dei demoni l'agitazione.

53. La liberazione dagli impulsi passionali è figlia dell'amore; la liberazione dagli impulsi passionali è il fiore della vita ascetica, che a sua volta consiste nel compimento dei comandamenti.

Il custode vigile dell'osservanza dei comandamenti è il timor di Dio, frutto del giusto credere.

Il credere è l'intimo tesoro dell'anima, ed è frequente anche in coloro che non son giunti alla fede cristiana in Dio.

55. La mente che si apparecchia alla pugna con passionalità, rischia di non vedere i piani del nemico; è simile al guerriero che combatte al buio.

Dopo aver raggiunto l'impassibilità, è facile conoscere le mire dell'avversario.

56. Il termine della via ascetica è l'amore; il compimento della conoscenza è la partecipazione consapevole alla pienezza del mistero dell'Essere.

Il punto di partenza di ambedue è la fede e la contemplazione delle realtà create.

Gli spiriti del male che assalgono la sfera passionale dell'anima, sono i nemici della via ascetica: quelli che attaccano le potenze della mente, sono gli avversari di ogni verità e della contemplazione.

59. L'avanzare nella via ascetica, porta la diminuzione degli istinti passionali; l'avanzare nella via della contemplazione, abolisce l'ignoranza.

Le passioni possono col tempo esser distrutte, ma l'ignoranza solo parzialmente scomparirà.

60. Il bene ed il male che incontriamo nella vita possono aiutare le buone o le cattive energie in noi.

È l'opera del giusto discernimento l'usare il bene e il male per accrescere le prime e vanificare le seconde.

61. Il nostro saggio maestro, Gregorio Nisseno, insegna che l'anima è tripartita.

Quando le buone energie si sviluppano nella sfera mentale si ha il giusto discernimento, la sagacia e la saggezza.

Quando si sviluppano nella parte concupiscibile, si ha la castità, l'amore vero, la padronanza di sè.

Quando nella sfera irascibile, si ha il coraggio e la pazienza.

Quando si sviluppano in tutta l'anima, si ha la rettitudine.

Compito del giusto discernimento è il combattere le forze ostili, vigilare sulle virtù, sradicare i vizi e il trattare opportunamente le cose indifferenti;

la sagacia ordina con rettitudine tutto ciò che serve al nostro scopo;

la saggezza contempla, in tutti i loro aspetti, le creature corporee ed incorporee.

la castità guarda con occhio puro le creature, specialmente quelle che ci agitano con raffigurazioni contro la ragione;

l'amore ci manifesta l'immagine divina, conforme all'Archetipo, in ogni essere umano, anche quando lo spirito del male cerca di degradare qualcuno davanti a noi;

la padronanza di sè ci fa rifiutare con gioia ogni delizia del palato.

la pazienza e il coraggio allontanano il timore dei nemici e fanno sopportare volenterosamente le afflizioni.

la rettitudine custodisce l'armonia e la concordia di tutte le parti dell'anima.

65. Tre forme di pensiero si oppongono a quelle suggerite dai demoni, e le debellano quando cercano di stabilirsi nella mente.

Il pensiero angelico; il pensiero umano diretto verso il raggiungimento di ciò che è meglio; il naturale pensiero umano che cerca il compimento delle opere di amore e di rispetto.

Il pensiero retto è contrastato da due forme di pensiero: quella che viene dagli spiriti del male e l'altra che nasce dalla nostra volontà orientata verso il male.

C'è stato un tempo nel quale non esisteva il male, e verrà un tempo in cui il male sarà consumato.

Il germe delle energie buone è inestinguibile.

Son convinto di questo dal ricco Epulone del Vangelo ( Lc 16,28 ), il quale, pur essendo condannato all'inferno, ebbe pensieri di misericordia verso i suoi fratelli: e la misericordia è il più squisito germe delle energie del bene.

70. Quando la mente depone il vecchio uomo e si riveste del nuovo che è la grazia, vede la sua realtà durante la preghiera simile a zaffiro o al colore del cielo azzurro che nella Sacra Scrittura è chiamato la Dimora di Dio e che fu veduto dagli Anziani sul monte Sion ( Es 14,10 ).

71. La mente non vede la Dimora di Dio in sè stesso finchè non riesce a sorpassare tutte le raffigurazioni delle realtà materiali e create.

Il potere di andare oltre ad esse le è dato dalla liberazione raggiunta da ogni istinto passionale che la tenga avvinta agli oggetti sensibili ed ai pensieri che da essi scaturiscono.

La liberazione suddetta si ottiene mediante le energie di bene che sono in noi, e attraverso la semplificazione dei pensieri ottenuta con la contemplazione.

Anche tutto questo deve essere superato quando appare la luce che, durante la preghiera, contrassegna la Dimora di Dio.

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