Siracide

P. Emmanuele da S. Marco

Il libro detto del Siracide presso i Greci ha il titolo di Sapienza di Gesù, figlio di Sirac, mentre l'A. più esattamente è chiamato Gesù, figlio di Eleazaro, figlio di Sirac ( 50,27 ).

Ricorrono inoltre di continuo i titoli sapienza di Sirac o, semplicemente, Sirac e ancora la Sapienza che può tutto, cioè, che insegna tutte le virtù; presso i rabbini: Libro ( proverbi ) di Ben Sira.

Il Prologo riferisce che il nipote dell'A. ha preparato la versione greca del libro in Egitto, dove era arrivato il 38° anno del re Euergete II.

Sotto questo nome può intendersi Tolomeo Fiscone, Euergete II ( 171-117 a. C. ).

La versione, quindi, sarebbe stata fatta dopo il 132.

Il nipote deve essere emigrato ancora giovane ; il nonno, al contrario, deve avere scritto il libro prima di diventare vecchio.

La composizione dovrebbe cosi essere avvenuta intorno al 180.

Parecchie indicazioni sulla costanza, nelle prove, la preghiera appassionata per la distruzione dei nemici pagani ( 36,1-22 ) e la situazione critica del sacerdozio danno un fondamento all'opinione secondo la quale la persecuzione religiosa sira sotto Antioco IV Epifane ( 175-164 ) era alle porte ma non ancora infieriva.

L'opera del sommo sacerdote Simone II ( 219-199 a. C. ) è nel vivo ricordo dell'A. ( 50,1-23s ).

Il libro può essere datato tra il 180-171.

Le condizioni religiose e culturali del tempo anteriore ai Maccabei riflettono l'ellenismo.

I Tolomei d'Egitto ( i Lagidi ), che nel in sec. avevano fatto pesare la loro potenza sulla Palestina e ancora più i Seleucidi di Siria, che succedettero loro nel dominio, erano animati dall'eguale premura di imporre la formazione e la cultura greca.

Il popolo giudaico, già condannato all'impotenza, corse il pericolo di soccombere alle attrattive della propaganda pagana.

Gesù di Sirac, cosmopolita ma fermo credente e istruito nella letteratura patria, volle scrivere un libro a carattere sapienziale, ossia un testo per la pratica filosofica della vita, raccolto dai tesori della religione e della tradizione, dallo studio della Scrittura e della storia d'Israele.

Il contenuto, come in tutti i Libri sapienziali, non ha una disposizione rigorosa.

Ricorre spesso la trattazione degli stessi temi; intimi rapporti e collegamenti di pensiero si lasciano spesso rilevare tra le varie sezioni.

Come in Pr 1, anche in Sir. c'è l'elogio della sapienza ( 1,1-30 ), riportata soggettivamente al timor di Dio e oggettivamente al libro della legge.

Questo accordo fondamentale serve a molti come principio di divisione della materia in dieci sezioni principali, con un inno festivo per la celebrazione della sapienza personificata.

Intramezzate, poi, si trovano idee e dottrine adatte a svariate situazioni; inoltre critiche dei costumi contemporanei.

Dal c. 44 e ss c'è l'elogio dei Padri, che celebra le grandi figure storione d'Israele: da Enoch al sommo sacerdote Simone.

Il Siracide è un vero conoscitore della legge; in 38,24-39,11 egli delinea la figura ideale di uno scriba, la cui opera spirituale prevale su qualunque lavoro manuale.

A lui, appassionato viaggiatore, non erano sconosciute le ideologie dei popoli stranieri e, soprattutto, del popolo greco, non le accettava, ma le usava per approfondire le proprie.

Nei confronti di Prov. e di Eccle. diminuiscono sempre più le massime di pura prudenza e di morale utilitaria per cedere il posto a quelle che devono ispirare una condotta specificatamente religiosa e morale.

Di qui, i temi sulla preghiera, il sacrificio, la beneficenza, la prontezza al soccorso, la moderazione, la pudicizia, la continenza, sono tra i più belli.

Sono rappresentate con fondamentale precisione le forme letterarie di Prov. e di Sal.

Sebbene il Siracide sia strettamente imparentato con Prov. e ne subisca l'influsso, ci sono differenze degne di nota.

In Prov. abbiamo una raccolta di detti; qui abbiamo massime di esperienza, che solo un erudito poteva comporre in un vasto complesso.

Poesia alla maniera di Sal. sono gli inni alla sapienza, al governo divino nel mondo, alla grandezza del creatore e ai predecessori celebri.

Nell'ultimo c. segue un salmo di ringraziamento ( però non da tutti accettato ) a forma di litania; dopo 51,1-12, che forma la conclusione come in Prov., un acrostico alfabetico ( 51,13-30 ).

L'attuale Bibbia ebraica non comprende il Siracide ma Girolamo conobbe il testo ebraico di Eccli.

Poi non si è saputo più nulla almeno per il mondo cristiano.

Il Siracide è spesso citato nel Talmud.

Dal 1896 al 1900 e, ultimamente, nel 1930, furono ritrovati in tutto cinque frammenti ebraici, dell'XI o XII secolo nella gheniza ( ripostiglio ) di una sinagoga del Cairo: questi frammenti contengono quasi due terzi del Siracide ebraico.

Il testo ebraico è guasto per le molte libertà che nei suoi riguardi si permisero gli amanuensi e i revisori.

Il testo greco è anch'esso non sempre sicuro ma nel complesso è assai utile, insieme con la versione siriaca, per la ricostruzione dell'originale.

Sebbene il Siracide non appartenesse al canone giudaico delle Sacre Scritture, esso era citato nei circoli rabbinici.

Il Cristianesimo lo ha accettato; esistono allusioni facilmente individuabili, nel N. T., specialmente in Giac. e in altri scritti delle prime generazioni cristiane.

Gli antichi Padri latini lo hanno allineato con i cinque libri sapienziali attribuiti a Salomone dandogli il nome di Ecclesiastico che si trova per la prima volta presso Cipriano ( 258 ).

Il concilio di Trento ha equiparato i libri deuterocanonici a quelli protocanonici, e così il Siracide con i suoi lunghi 51 cc. prende posto tra le testimonianze della rivelazione dell'A. T.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Libro del Siracide

Card. Gianfranco Ravasi

Mio nonno Gesù fu spinto a scrivere

Facciamo l'elogio dei nostri antenati

Don Luca Mazzinghi

Nuove risposte al problema del male


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