Matteo

Matteo ( in greco Maththaios o Matthàios, dall'aramaico Mattai, a sua volta dall'ebraico Mattatyah, "dono di JHWH" ) è nominato nell'elenco dei dodici apostoli ( Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,15; At 1,13 ).

Solo il Vangelo di Matteo lo qualifica come pubblicano ( Mt 10,3 ), cioè appaltatore delle imposte per conto dei romani, e presenta la sua chiamata mentre è al banco delle imposte ( Mt 9,9 ).

Gli altri Vangeli sinottici denominano questo pubblicano Levi, ( Lc 5,27-28 ) figlio di Alfeo ( Mc 2,13-14 ).

La tradizione antica gli attribuisce il primo Vangelo canonico.

Tradizioni non controllate lo vogliono, dopo il 42, evangelizzatore in diverse regioni ( Persia, Siria, Macedonia ).

La sua morte, di cui non si conoscono le circostanze, sarebbe avvenuta in Etiopia.

Vangelo di ...

Il primo Vangelo canonico porta fin dagli antichi manoscritti la titolatura "secondo Matteo".

Esso è stato il Vangelo più apprezzato e utilizzato nella Chiesa antica per la sua completezza e per la
ricchezza dei suoi insegnamenti, accorpati in grandi discorsi.

L'autore e il suo ambiente

La notizia più antica l'abbiamo da Papia ( metà del sec. II ): Matteo avrebbe scritto un Vangelo in lingua ebraica ( o aramaica ).

Tale notizia trova eco in Ireneo, Tertulliano, Origene e Gerolarno, il quale identifica Matteo con il pubblicano Levi.

È difficile attribuire validità storica alla notizia di Papia di una prima stesura in ebraico del Vangelo di Matteo.

Per quanto riguarda Matteo/Levi si può forse riconoscere all'apostolo un ruolo nella formazione della tradizione giudeo-cristiana confluita nell'attuale Vangelo o nella fondazione della comunità per cui il Vangelo è stato scritto.

Il Vangelo che possediamo è stato scritto direttamente in greco e non è una versione dall'ebraico: lo conferma la presenza di una terminologia, di forme stilistiche e di giochi di parole possibili solo alla lingua greca.

L'autore verosimilmente è un giudeo-cristiano della seconda o terza generazione, il quale conosce il greco, è forse familiarizzato con il mondo rabbinico e comunque legato a una tradizione che aveva assimilato le parole di Gesù dentro l'orizzonte di concetti, di categorie e di problematiche caratteristiche del mondo giudaico.

Nel contempo egli è anche segnato ormai da un orizzonte universalistico che lo distanzia dal giudaismo.

L'ambiente in cui opera l'autore è fondamentale per comprendere meglio la sua fisionomia e la finalità del Vangelo.

L'autore del Vangelo di Matteo e la sua comunità sembrano essere in lotta su due fronti.

Da una parte, Matteo si rivolge a un fronte interno, costituito forse da carismatici ( Mt 7,21 ), che hanno un'intensa vita religiosa ( Mt 7,22 ), ma non osservano, o addirittura rifiutano, l'interpretazione della Legge data da Gesù e perciò commettono iniquità ( Mt 7,23 ).

Contro costoro Matteo fa valere la continuità dell'autorità della Legge, che non è stata abolita ma portata a compimento da Gesù ( Mt 5,17-20 ).

C'è sicuramente un altro fronte esterno, costituito dal giudaismo che, dopo la distruzione del Tempio nel 70, tentava di ricompattarsi attorno alla Legge e alle sue interpretazioni offerte dai rabbini farisei.

Con questo giudaismo Matteo ha probabilmente ormai rotto i ponti ed è in aperta polemica.

Lo si comprende dalle invettive contro "scribi e farisei" ( Mt 23,1-36 ) e dall'estraneità che esprime nei confronti delle "loro sinagoghe" ( Mt 4,23; Mt 9,35; Mt 10,17; Mt 13,54; Mt 23,34 ).

Il conflitto tra comunità di Matteo e giudaismo si gioca attorno all'autentica interpretazione della Legge che esprime la volontà di Dio.

Per il giudaismo l'interpretazione e quella data dalla tradizione e dalle sentenze dei rabbini.

Per Matteo il vero e definitivo interprete della Legge è Gesù, così che la sua parola ( Mt 7,24-27 ) e l'osservanza di tutti i suoi comandamenti ( Mt 28,19-20 ) sono divenute il fondamento per la comunità dei discepoli.

Luogo e data di composizione

C'è un certo consenso nell'individuare il luogo di composizione del Vangelo di Matteo in Antiochia di Siria, una città dove si parlava il greco ed esistevano parecchie sinagoghe.

Inoltre questo Vangelo è citato per la prima volta da Ignazio di Antiochia ed era molto utilizzato nel II sec. da comunità cristiane in qualche modo legate alla Siria.

La data della sua stesura è collocata generalmente dopo il 70, dal momento che Matteo sembra conoscere la distruzione di Gerusalemme ( Mt 22,7; Mt 23,37-38 ).

Se di fatto Matteo ha già rotto i ponti con il giudaismo, si può pensare con maggiore precisione a una datazione dopo l'85, poiché in quell'anno pare si debba collocare la scomunica nei confronti delle comunità cristiane da parte del giudaismo ufficiale.

La struttura del Vangelo di Matteo

Il Vangelo e segnato all'inizio e alla fine da una richiamo che rappresenta il filo tematico di tutta la narrazione: l'annuncio della nascita dell'Emmanuele "che significa Dio con noi" ( Mt 1,22-23 ), e la promessa del Risorto "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" ( Mt 28,20 ).

Il racconto evangelico è perciò incentrato sull'essere-con-noi di Dio in Gesù, come offerta di alleanza a Israele che lo rifiuta e poi alla comunità dei discepoli, che in ogni tempo lo accoglie e mette in pratica la sua parola.

La struttura e l'articolazione devono tener conto dei cinque grandi discorsi che caratterizzano il Vangelo di Matteo.

La prima sezione ( Mt 1,1-4,22 ) è un solenne prologo a tutta la storia: raccoglie i racconti dell'infanzia ( Mt 1-2 ) e la preparazione al ministero ( Mt 3,1-4,22 ).

Gesù è presentato fin dalla genealogia ( Mt 1,1-17 ) come "figlio di Davide, figlio di Abramo", colui che compie la promessa della venuta del Messia della stirpe di Davide e dell'alleanza di Dio con Abramo aperta a tutti i popoli.

Egli è il figlio di Dio ( Mt 3,17 ), fedele nelle prove ( Mt 4,1-11 ).

Nella seconda sezione ( Mt 4,23-9,35 ) Gesù, Messia, insegna e guarisce.

Porta a compimento la Legge e illumina con autorità la volontà di Dio nel discorso della montagna ( Mt 5-7 ); guarisce il popolo da tutti i dolori e le infermità con una serie di dieci miracoli ( Mt 8,1-15.16-17; Mt 8,23-9,8; Mt 9,19-34 ).

Nella terza sezione ( Mt 9,36-12,50 ) Gesù manda i dodici discepoli a Israele per continuare la sua opera ( Mt 10,1-4; Mt 11,1 ), dopo averli istruiti nel discorso missionario ( Mt 10,5-42 ).

I capp. 11-12 illustrano la diversa reazione di fronte all'insegnamento di Gesù e dei suoi discepoli.

Nella quarta sezione ( Mt 13,1-17,27 ), mentre in alcuni momenti cresce l'opposizione ( Mt 14,1-12; Mt 15,1-20; Mt 16,1-4 ), Gesù si dedica alla formazione dei discepoli, nel discorso in parabole ( Mt 13 ), e restringe sempre più a loro il proprio ministero ( per esempio: Mt 14,22-33; Mt 16,16-19; Mt 17,24-27 ).

Nella quinta sezione ( Mt 18,1-22,45 ) dopo il discorso sull'umiltà contro lo scandalo e sul perdono ( Mt 18 ) e gli insegnamenti ai discepoli dei capp. 19-20, Gesù, giunto a Gerusalemme, entra in polemica con le autorità ( Mt 21,23-27; Mt 22,15-46 ).

Nell'ultima sezione ( Mt 23,1-28,20 ), al rimprovero contro i capi del giudaismo ( Mt 23 ) fa riscontro il grande discorso escatologico rivolto ai discepoli ( Mt 24-25 ) perché perseverino, siano pronti per il ritorno del Signore e portino i frutti della giustizia cristiana.

Il racconto della Passione ( Mt 26-28 ) e i racconti pasquali sulla Risurrezione ( Mt 28 ) culminano nell'incontro con gli undici discepoli; Gesù proclama loro il suo potere "in cielo e in terra" e li invia ad ammaestrare tutte le genti, con la promessa di essere presente fino alla fine del mondo ( Mt 28,16-20 ).

Lungo tutta la storia narrata, dunque, Gesù Messia vede crescere l'incomprensione del suo popolo, ma anche l'accoglienza della comunità dei discepoli, che egli forma per mandarli dopo la Pasqua ad annunciare il Vangelo a tutte le genti: un impegno che anche la comunità di Matteo sente di dover fare proprio.

Schedario biblico

Matteo C 87