Spiegazione del metodo di orazione

I tre atti che si riferiscono a noi

276 Conclusi questi tre atti, conviene passare ai tre successivi che si riferiscono a noi e cioè:

- un atto di confusione

- uno di contrizione

- e uno di applicazione

Atto di confusione

277 Si fa un atto di confusione riconoscendo dinanzi a Dio quanto dobbiamo confonderci e vergognarci di non aver fatto, finora, molta attenzione, o di non avercela messa quanto avremmo dovuto, per entrare nella pratica di questa virtù; riflettendo anche sulle principali occasioni, che abbiamo avuto di poterlo fare, per provare maggior confusione.

278 Lo potremo fare così:

a. Come debbo sentirmi confuso, stando dinanzi a te, o Dio, soprattutto se considero quanto poco mi sono applicato sinora a umiliarmi e ad accettare le umiliazioni, nonostante i prodigiosi esempi che mi hai dato su questa santa virtù.

b. Il motivo è che non vi ho pensato molto, ovvero che, se sono ancora un criminale, è perché ho sempre provato un segreto disprezzo per le tue umiliazioni e vilipendi come se fosse una cosa indegna di te o di me.

c. Ho omesso tante volte di praticare l'umiltà, pur avendone avuto tante belle occasioni, che tu mi davi per il mio bene.

È mai possibile che mentre il Signore del cielo e della terra si umilia fino al punto di lavare i piedi a uomini poveri e miseri, ( Gv 13,1-6 ) io, sventurato peccatore che non sono altro, ( Rm 7,24; Gen 2,7 ) uomo da niente, impastato di terra e di fango, non voglio abbassarmi, mi infastidisco a fare qualsiasi favore al mio prossimo, perché il mio orgoglio crede di essere umiliato.

Ho mancato in questa e in quella circostanza …

Ho fuggito le umiliazioni e il disprezzo in tante circostanze …

d. O Dio! quanto mi vergogno di essermi comportato così.

Atto di contrizione

279 L'atto di contrizione si fa chiedendo perdono a Dio delle colpe che abbiamo commesso contro questa virtù e prendendo una ferma decisione di essere, in avvenire, più fedeli a praticarla.

280 Ci si può regolare così:

a. Monsignore Gesù, dal più profondo del cuore - contrito e umiliato alla tua presenza - ( Sal 51,19 ) ti chiedo umilissimamente perdono delle colpe che ho commesso contro la pratica di una virtù; che prediligi e che gradisci tanto e che a me è tanto necessaria e proficua.

b. Per i meriti della tua santa umiltà, concedimi il tuo perdono, te ne supplico o adorabile Salvatore, e io ti prometto che, con il tuo aiuto, sarò più fedele a praticarla.

Atto di applicazione

281 L'atto di applicazione si fa applicando a se stesso la virtù: considerando dinanzi a Dio il grande bisogno che abbiamo di entrare nella sua pratica; facendo attenzione alle occasioni in cui si può e si deve farlo; prendendo a questo scopo i mezzi adatti e particolari.

282 Può farsi nel modo seguente:

a. Mio Dio riconosco, alla tua santa presenza, il grande bisogno che ho di entrare nella pratica della santa umiltà e delle umiliazioni, tanto più che sono molto orgoglioso.

b. Ma, oltre a questo, deve farmi una grande impressione l'esempio che mi dai tu, Signore.

Ma come! il Signore degli angeli e degli uomini, prostrato davanti a povere creature lava i loro piedi sporchi e infangati e li asciuga, ( Gv 13,1-6 ) compiendo il compito di uno schiavo!

Perché hai fatto questo. Signore?

È per insegnarmi ciò che debbo fare.

c. L'hai dichiarato tu stesso subito dopo averlo fatto, dicendo: Capite ciò che ho fatto?

Voi mi chiamate Maestro e Signore e avete ragione, perché lo sono.

E allora, io che sono Maestro e Signore ho lavato i piedi a voi, perché voi dovete lavarveli gli uni gli altri.

Vi ho dato l'esempio perché facciate come ho fatto io. ( Gv 15,12-15 )

E come se dicesse: Se io, che sono il Signore di tutte le cose, mi sono abbassato fino a lavarvi i piedi, voi non dovete fare difficoltà a scambiarvi, gli uni gli altri, i servizi più bassi e più umili.

Considerando un Dio che si è umiliato, dovete superare il vostro orgoglio.

d. Perché, come hai detto tu stesso, il servo non è più grande del suo padrone, né il discepolo lo è più del suo maestro, ( Gv 13,16 ) e aggiungi ancora: beati voi se capite queste cose, purché le mettiate in pratica. ( Gv 13,17 )

e. E dunque per istruirmi, Signore, che ti sei umiliato.

E per impegnarmi a umiliarmi e a non vergognarmi a servire gli altri, anche in ciò che c'è di più umiliante e di più basso, o almeno a superare la vergogna.

f. All'esempio hai aggiunto la promessa che sarò felice se ne profitterò.

g. Certo, amabile Salvatore, chi può rifiutare di arrendersi ad attrattive e a ragioni così emozionanti?

Il tuo esempio e le promesse che fai mi rapiscono il cuore.

Voglio umiliarmi, Signore, per riuscire ad imitarti e a raggiungere la felicità, secondo quanto hai promesso.

Voglio, dunque, abbassarmi assieme a te e per il tuo amore.

h. Oggi chiederò di farmi compiere i servizi più umilianti, soprattutto ciò che mi ripugna…

Se me lo concedono, riuscirò a mortificarmi molto; se mi dessero quell'incarico, se mi chiedessero di fare questa o quella penitenza o quella mortificazione… so che mi ripugneranno molto.

Per il tuo santo amore, o Dio, chiederò e pregherò che lo facciano fare proprio a me, perché solo così riuscirò a essere umile.

i. Benedici questi propositi, te ne supplico, o Dio, e rendili efficaci con la tua santa grazia.

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