Discorsi sul Vecchio Testamento

Indice

Contro i Manichei

Sulle parole del profeta Aggeo: "Mio è l'oro e mio è l'argento"

1 - Secondo i manichei Vecchio e Nuovo Testamento si oppongono
3 - Dio distribuisce sapientemente le ricchezze
4 - Il vero padrone dell'oro e dell'argento
6 - L'iniquo mammona del Vangelo
7 - Nessuna creatura è di per sé cattiva
8 - Le ricchezze caduche e le ricchezze del cristiano
9 - Il tesoro nascosto nel campo
10 - Verrà il Desiderato da tutte le genti
11 - La gloria della casa di Dio rifulgerà alla fine
13 - L'esegesi manichea è viziata da orrore

1 - Secondo i manichei Vecchio e Nuovo Testamento si oppongono

I manichei calunniano il profeta Aggeo e, mossi da invidia, lo accusano perché in persona di Dio abbia affermato: Mio è l'oro e mio l'argento. ( Ag 2,9 )

Essi s'ingegnano con accanimento a mettere a confronto il Vangelo con l'antica Legge per far apparire che i libri dell'una Scrittura contrastano e sono in opposizione con quelli dell'altra.

Per riuscire nell'intento pongono la questione in questi termini: Nel profeta Aggeo - dicono - sta scritto: Mio è l'oro e mio l'argento, mentre il nostro Salvatore nel Vangelo chiamò lo stesso denaro una specie di iniquità, ( Lc 16,9 ) e il beato Apostolo, scrivendo a Timoteo sull'uso da farsene, diceva: Radice di tutti i mali è l'avarizia, desiderando la quale molti hanno rinnegato la fede e si sono cacciati in molteplici dolori. ( 1 Tm 6,10 )

In questi termini pongono la questione, o meglio così accusano le antiche Scritture, preannunziatrici del Vangelo, servendosi del Vangelo stesso da loro preannunziato.

Se si trattasse infatti solo di porre una questione, forse farebbero delle ricerche e, attraverso queste ricerche, forse giungerebbero a trovare [ la verità ].

2 - Perché mai nella loro miseria non comprendono il motivo per cui il Signore parlando in Aggeo diceva: Mio è l'oro e mio l'argento? ( Ag 2,9 )

Lo fa perché colui che si rifiuta di mettere a parte l'indigente delle cose che ha, all'udire il precetto che gli impone di compiere l'opera di misericordia, comprenda che Dio gli comanda di donare cose che non sono di proprietà di colui che riceve il comando ma di proprietà di Dio stesso.

In tal modo colui che stende qualcosa al bisognoso non pensi che elargisca del suo, sicché non abbia a gonfiarsi per la vanità e la superbia ma si consolidi in quella virtù chiamata misericordia.

Dice: Mio è l'oro e mio l'argento; non è vostro, o ricchi della terra.

E se è così, perché esitate a dare al povero parte di ciò che è mio? ovvero perché vi inorgoglite se date del mio?

3 - Dio distribuisce sapientemente le ricchezze

Vuoi vedere come l'oro e l'argento siano cose che appartengono al Giudice giusto?

Da tali cose l'avaro è tormentato; dalle stesse il misericordioso è arricchito.

La divina giustizia distribuisce i suoi beni, ed ecco ne vengono alla luce le opere buone e ne vengono puniti i peccati.

Difatti l'oro, l'argento e ogni possesso di beni terreni è una palestra per la benevolenza e un tormento per la cupidigia.

Distribuendo tali beni a noi uomini, Dio in essi rivela quali cose sappia disprezzare l'anima per la quale le vere ricchezze sono colui che [ tutto ] dona.

Nessuno infatti può manifestamente apparire capace di disprezzare una cosa se non quando ne è venuto in possesso.

Chi non ne possiede, può - è vero - disprezzarla; ma se la disprezzi realmente o solo finga di disprezzarla lo conosce soltanto Dio che scruta i cuori. ( Sap 1,6 )

Quanto agli uomini, perché possano imitarne le opere, il pensiero del disprezzatore lo si vede solo dalle mani del donatore.

Se è vero però che Dio concede tali beni anche ai cattivi, mostra in essi come, negli stessi beni che egli elargisce, si tormenti l'animo di colui a cui sia diventato di poco pregio il datore di così grandi doni.

In tal modo egli fornisce ai buoni occasione di compiere opere buone, mentre tormenta i cattivi col timore dei danni.

Pertanto, se a tutt'e due vengono a mancare l'oro e l'argento, i primi conservano le ricchezze celesti e ne provano gioia nel cuore; quanto agli altri, invece, la loro casa resterà vuota di beni temporali e la loro coscienza ancora più vuota di beni eterni.

4 - Il vero padrone dell'oro e dell'argento

L'oro e l'argento li possiede [ realmente ] colui che sa ben servirsi dell'oro e dell'argento.

Difatti anche fra gli uomini si dice di uno che sa possedere qualcosa quando sa farne buon uso.

Per cui uno che non fa delle cose un uso conforme a giustizia non le possiede a buon diritto.

E se uno non possiede una cosa a buon diritto, se afferma che è sua non parla da legittimo possessore, ma chi parla in lui è la malizia d'uno sfacciato usurpatore.

Ecco invece un uomo che non dice senza motivo appartenergli una qualche cosa: egli non se n'è impossessato per una bramosia ingiusta e irragionevole ma la domina con sapientissimo potere e con giustissima moderazione.

Con quanta maggiore veracità e proprietà non dirà Dio che sono suoi l'oro e l'argento, avendoli egli creati con generosissima bontà e amministrandoli con giustissimo dominio, al segno che senza il suo cenno e la sua autorizzazione né i cattivi avrebbero l'oro e l'argento per essere condannati di avarizia né li avrebbero i buoni per usarne a misericordia!

Nessun uomo tuttavia può disporre che tali metalli ci siano, come nessuno può distribuirli e ordinarli in modo che uno li abbia e un altro no.

5 - Se al contrario l'oro e l'argento fossero dati solo ai cattivi, giustamente li si reputerebbe cattivi; come, se fossero dati solo ai buoni, li si reputerebbe sommi beni.

Viceversa, se mancassero solo ai cattivi, la povertà sembrerebbe un grande castigo; mentre, se mancassero solo ai buoni, la povertà sembrerebbe il colmo della felicità.

Ora, se vuoi sapere che l'oro può aversi insieme con la bontà, ecco che l'hanno anche i buoni; se vuoi sapere che questi buoni non sono tali in forza dell'oro [ che hanno ], ecco che anche i cattivi ce l'hanno.

Inoltre, se vuoi sapere come la povertà non sia lo stesso che miseria, ecco che ci sono dei poveri che sono beati; ( Mt 5,3 ) se vuoi sapere come la povertà non sia lo stesso che beatitudine, ecco che ci sono dei poveri che sono miseri.

Dio dunque, che è il creatore e il governatore delle cose create, ha distribuito fra gli uomini l'oro e l'argento in modo che apparisse che sono creature buone per loro natura e nella loro specie, sebbene non siano il bene sommo né il bene grande [ per eccellenza ].

Nell'ordine e grado in cui sono collocati debbono mostrare quanto sia meritevole di lode il Creatore dell'universo; e [ a livello umano ] la loro abbondanza non deve favorire l'orgoglio dei buoni né la loro scarsità deprimerli; mentre invece, riguardo ai cattivi, sono destinati ad accecarli quando loro si concedono e a tormentarli quando loro si sottraggono.

6 - L'iniquo mammona del Vangelo

In una parola, una cosa creata a lode del Creatore e perché costituisse una prova per i buoni e un castigo per i cattivi, nessuno può ragionevolmente vituperarla.

Ed è proprio conforme a verità che Dio la dica sua, non solo per averla creata con munificentissima bontà ma anche perché la distribuisce con misura sommamente provvidente.

Se pertanto il Signore nel Vangelo chiama cose di questo genere iniquo mammona, vuol farci intendere che c'è un altro mammona, cioè altre ricchezze che solo i buoni e i giusti possono possedere, per cui quelle che vengono chiamate iniquo mammona ( Lc 16,9 ) sono ricchezze cui l'iniquità ha imposto appunto il nome di ricchezze.

La giustizia per contro conosce l'esistenza di altre ricchezze, che adornano l'uomo interiore, ( Rm 7,22 ) come dice l'apostolo Pietro: Colui che è ricco agli occhi di Dio. ( 1 Pt 3,4 )

Queste meritano il nome di ricchezze giuste poiché vengono concesse come retribuzione a meriti buoni e giusti; meritano il nome di ricchezze veraci, poiché chi le possiede non si trova nell'indigenza.

Quanto alle altre, cioè alle ricchezze ingiuste, esse sono così non perché siano rei d'ingiustizia l'oro e l'argento ma perché è ingiusto chiamarle ricchezze, in quanto non liberano dall'indigenza.

Anzi, tanto più l'uomo arderà di miseria quanto più le ama e ne vorrebbe di più abbondanti.

Come sarebbero ricchezze quelle che più crescono e più cresce la miseria? quelle che a chi le ama quanto più diventano copiose tanto meno arrecano sazietà ma accendono la cupidigia?

Sei tu convinto che ricco è colui che ha meno esigenze quando dispone di meno cose?

In effetti, noi vediamo certuni che, avendo poco denaro, si allietano per modesti profitti.

Che se invece col passar del tempo il gruzzolo effettivo di oro e di argento comincia ad ingrossare - parlo ovviamente delle ricchezze false - li vedrai rifiutare le offerte minute.

Li crederesti ormai sazi; ma ciò è falso.

Infatti l'aumento del denaro non ottura le fauci all'avarizia ma le dilata; non le bagna ma le infuoca.

Rifiutano il bicchiere perché vorrebbero dissetarsi in un fiume.

Ma in questo caso è da definirsi più ricco o più povero colui che, avendo smaniato d'avere qualcosa per non trovarsi in povertà, in tanto possiede di più in quanto non vuol contentarsi del meno?

7 - Nessuna creatura è di per sé cattiva

Ma questo non è colpa dell'oro o dell'argento.

Supponi, per esempio, che un uomo misericordioso trovi un tesoro.

Forse che, sospinto da misericordia, non ci offrirà ospitalità ai pellegrini, non ci sfamerà gli affamati, vestirà i nudi, soccorrerà i bisognosi, riscatterà i prigionieri, costruirà le chiese, ristorerà i languenti, pacificherà i litiganti, accoglierà i naufraghi, curerà gli ammalati, distribuendo qui in terra beni materiali per ritrovarsi, nascosti in cielo, i beni spirituali?

Chi compie queste opere? L'uomo misericordioso e buono.

Con che cosa le compie? Con l'oro e l'argento.

E chi intende onorare nel compiere tutto ciò? Colui che dice: Mio è l'oro e mio l'argento. ( Ag 2,9 )

Come suppongo, voi v'accorgete, fratelli, qual grande errore e quale demenza sia riversare sulle cose che si usano sregolatamente la colpa di coloro che appunto le usano male.

Se infatti si condannano l'oro e l'argento perché certi uomini viziati dall'avarizia, disprezzando i comandamenti dell'onnipotentissimo Creatore, si lasciano trascinare da riprovevole cupidigia ad ammassare beni creati, si dovrebbero condannare tutte le cose create da Dio, in quanto, al dire dell'Apostolo, certi uomini perversi le venerano e tributano il culto alla creatura anziché al Creatore, che è benedetto nei secoli. ( Rm 1,25 )

Dovrebbe pertanto detestarsi anche questo sole, che invece i manichei, non comprendendo come sia una creatura, con sicumera non cessano di venerare e d'adorare come se fosse il creatore o una qualche sua parte.

Perché non detestare questo sole, se è vero - com'è vero - che spesse volte per l'uso del sole e della luce nel costruire i suoi edifici la gente solleva liti ingiustissime?

Mi riferisco al fatto di quei tali che, per permettere che nelle loro finestre si spandano più liberi e con alquanto maggiore ampiezza i raggi del sole, spesso brigano per far demolire le case altrui, e, se qualcuno si oppone avendone il più sacrosanto dei diritti, lo perseguitano con atrocissime inimicizie.

Se dunque un potente per l'uso del sole opprime ingiustamente e barbaramente un debole, lo spoglia dei beni, lo caccia in esilio o lo fa condannare a morte, forse che questo è colpa del sole, che quel tizio desidera godersi più copiosamente, o non è piuttosto colpa della cattiveria dell'uomo che voleva usarne malamente?, dell'uomo che, mentre desidera acquistarsi uno specchio più ampio di luce temporale per contentare gli occhi del corpo, non apre la stanza interiore del cuore alla luce dell'onestà?

8 - Le ricchezze caduche e le ricchezze del cristiano

Da questo comprendano i nostri avversari - se ne sono in grado - che non debbono prendersela con l'oro e l'argento, sebbene ci sia della gente che nella propria smodata cupidigia spesso litiga proprio a motivo dell'oro e dell'argento.

Costoro dovrebbero spostare le loro accuse e farne oggetto non la terra ma il cielo, non i metalli rilucenti ma gli astri e lo stesso sole dal momento che ci sono degli iniqui che si combattono con insanabile discordia per possedere la luce del sole.

Dovrebbero poi imparare quanta distanza vi sia fra questa luce visibile e la luce della giustizia.

Può infatti succedere che, quanto maggiore è l'avidità con cui ciascuno vuol godersi la luce di questo mondo, tanto maggiore sia ancora la cecità che lo priva della luce della giustizia.

Non c'è infatti creatura alcuna ad opera della quale l'uomo possa essere giustificato, ma dev'essere giustificato dal Creatore per poi potersi servire secondo giustizia di tutte le creature.

A tal fine lo stesso nostro Signore, sebbene da giudice giusto condanni sempre l'avarizia, tuttavia da vero maestro volle mostrare che c'è un uso retto della ricchezza terrena: ciò fece in quel passo che i manichei volevano opporre come contrastante con quanto asserisce il profeta.

Diceva: Fatevi degli amici con l'iniquo mammona, ( Lc 16,9 ) che è come se dicesse: Quel mammona che è iniquo non dev'essere il vostro mammona.

Allora potete servirvi conforme a giustizia delle cose temporali che possedete con larghezza e farvi con esse degli amici che vi accolgano nei padiglioni eterni, ( Lc 16,9 ) qualora non possedete quell'altro mammona, cioè se non vi reputate ricchi sulla base di quello.

Le vostre ricchezze, che sono le vere ricchezze, capaci di liberarvi da ogni indigenza, non debbono essere paragonate ai tesori d'indole terrena.

Tuttavia, per poter godere a buon diritto di quelle ricchezze, dovete prima cominciare a usar bene di queste, che non sono le vere ricchezze né sono le vostre ricchezze, poiché vengono chiamate ricchezze ingiuste.

Esse non tolgono la miseria, e [ solo ] gli iniqui le chiamano ricchezze; loro soli pensano che per mezzo di esse vengano liberati dall'indigenza.

Quanto a voi dovete desiderare le vere ricchezze, che sono poi le vostre ricchezze.

Ma se non sarete stati fedeli nell'amministrare l'ingiusto mammona chi vi darà la ricchezza vera?

E se non sarete stati fedeli nell'amministrare la roba altrui, chi vi affiderà della roba come vostra? ( Lc 16,11-12 )

9 - Il tesoro nascosto nel campo

Quanto poi ai manichei, è chiarissimo che essi, secondo il loro solito, sollevano calunnie contro i detti profetici.

In effetti, chiunque anche alla buona si pone a osservare il contesto di quel passo scritturale trova subito che il profeta non ha inteso parlare di quest'oro né di questo argento per il quale insipientemente impazzisce l'avarizia ma piuttosto di quell'altro, ricordato anche dall'Apostolo, dove dice: Se uno sopra il fondamento edifica oro, argento e pietre preziose. ( 1 Cor 3,12 )

Di quest'oro e di questo argento abbonda quel tesoro che il Signore stesso riferisce essere stato ritrovato in un campo ( Mt 13,44 ) da quell'uomo mirabilmente ed encomiabilmente avaro che per esso vendette tutti i suoi averi.

Difatti il profeta, prenunziando il Signore e designando secondo il costume con linguaggio figurato i tempi dell'era nuova, cioè della Chiesa, si esprime così: Ancora un poco e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e i continenti; io scuoterò tutte le nazioni.

E verrà il Desiderato da tutte le genti, e riempirò di gloria questa casa, oracolo del Signore degli eserciti.

Mio è l'oro e mio l'argento, oracolo del Signore degli eserciti.

 Grande sarà alla fine la gloria di questa casa, più grande che non agli inizi, oracolo del Signore degli eserciti.

E in questo luogo io spanderò la pace, oracolo del Signore degli eserciti. ( Ag 2,7-10 )

10 - Verrà il Desiderato da tutte le genti

Se costoro rifiutassero d'essere quei cani o porci ai quali ci è vietato di dare le cose sante e di gettare le perle, ( Mt 7,6 ) ma chiedendo desiderassero ricevere, cercando trovare e picchiando avere la porta aperta, ( Mt 7,7 ) forse potrebbero anche senza l'aiuto di interpreti con la sola guida dello Spirito Santo comprendere rettamente quanto [ ivi ] detto.

Comprenderebbero certamente, senza alcuna caligine, che si riferisce al nuovo popolo ( cioè al popolo cristiano, di cui è sommo sacerdote Gesù, Figlio di Dio ( Eb 10,21 ) ) almeno quel passo dov'è detto: Ancora un poco, e io scuoterò il cielo e la terra, e scuoterò tutte le nazioni.

E verrà il Desiderato da tutte le genti. ( Ag 2,7-8 )

Questo verso, dove il profeta dice: E verrà il Desiderato da tutte le genti, fu pronunziato in riferimento all'ultima, cioè alla seconda, venuta del Signore, quando verrà nel suo splendore. ( Mt 16,27 )

La prima volta infatti, quando venne nella sua carne mortale ad opera di Maria Vergine, non era ancora desiderato da tutte le genti, in quanto queste non avevano ancora creduto.

Da quando invece la semente del Vangelo è stata sparsa fra tutte le genti, ( Mc 13,10; Lc 24,47 ) in tutte le genti si è acceso il desiderio di lui.

In tutte le genti ci sono e ci saranno dei suoi eletti che con tutto il cuore gli dicano nell'orazione: Venga il tuo regno. ( Mt 6,10 )

Ma quella prima venuta servì a seminare la misericordia che precedeva il giudizio; nel giudizio viceversa, che si farà alla seconda venuta, risplenderà la [ pienezza della ] gloria.

In un primo tempo bisognava che si muovesse il cielo, e ciò fu quando l'angelo lo annunziò alla Vergine che doveva concepirlo, quando la stella accompagnò i magi ad adorarlo, e ancora quando gli angeli lo rivelarono ai pastori.

Occorreva che si muovesse la terra, e fu quando fu turbata dai suoi miracoli; che si muovesse il mare, e fu quando il mondo presente cominciò a fremere per le persecuzioni; che si muovessero i continenti, e fu quando coloro che avevano creduto in lui cominciarono ad aver fame e sete della giustizia. ( Mt 5,6 )

Occorreva finalmente che si muovessero tutte le nazioni, e fu quando il suo Vangelo cominciò a diffondersi velocemente per ogni dove.

Allora finalmente sarebbe venuto il Desiderato da tutte le genti; ( Ag 2,8 ) come, a quel che attesta il profeta, ha da venire.

Allora questa casa, cioè la Chiesa, sarà riempita di gloria.

11 - La gloria della casa di Dio rifulgerà alla fine

Continuando soggiunge: Mio è l'argento e l'oro. ( Ag 2,9 )

Col nome di oro nel linguaggio figurato si indicano tutte le specie della sapienza, e le parole del Signore, parole caste, sono argento purificato della terra, purificato sette volte. ( Sal 12,7 )

Ogni argento e oro di questa sorta non è roba degli uomini ma del Signore, per cui, se la casa sarà riempita di gloria, chi si gloria si glori nel Signore. ( 2 Cor 10,17 )

Ora sacerdote grande ( Eb 10,21 ) che abita in questa casa è il nostro Signore Gesù Cristo.

Egli per offrire una via di ritorno all'uomo che per superbia era uscito fuori del paradiso si degnò mostrargli in se stesso la via dell'umiltà.

Lo attesta quando nel Vangelo esclama: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore. ( Mt 11,29 )

Ebbene, affinché nessuno nella sua casa, che è la Chiesa, se fosse riuscito a sentire o a parlare con sapienza, si inorgoglisse quasi volendo far mostra di risorse proprie, vedete con quanto efficace medicina gli si dice dal Signore Dio: Mio è l'oro e mio l'argento.

In tal modo si realizzerà ciò che viene dopo, e cioè che la gloria di questa casa sarà grande più alla fine che non agli inizi. ( Ag 2,10 )

La casa degli inizi infatti, cioè i cittadini della Gerusalemme terrena, come dice l'Apostolo, ignorando la giustizia di Dio e volendo stabilire la propria, non si assoggettarono alla giustizia di Dio. ( Rm 10,3 )

Osservate se costoro, mentre dicono di loro proprietà l'oro e l'argento, siano riusciti a raggiungere la gloria eterna promessa alla casa che esisterà ai tempi della fine.

Tuttavia, siccome il profeta dice: Grande sarà la gloria di questa casa alla fine più che non agli inizi, ( Ag 2,10 ) dimostra con ciò stesso che nemmeno agli inizi fu del tutto priva di gloria.

Di lei infatti parlava anche l'Apostolo quando diceva: Se infatti ciò che viene eliminato è rivestito di gloria, molto più sarà glorioso ciò che rimane. ( 2 Cor 3,11 )

12 - L'ultimo verso, con cui si chiude il presente oracolo profetico, suona: E in questo luogo darò la pace, oracolo del Signore degli eserciti. ( Ag 2,10 )

Cos'è quell'in questo luogo se non come un mostrare a dito una realtà, diciamo così, terrena?

Cosa infatti può essere racchiuso in un luogo se non ciò che è corporeo?

Non è quindi assurdo intendervi la resurrezione del corpo, che avverrà alla fine.

Con essa raggiungerà il termine la beatitudine perfettissima, quando la carne non avrà più desideri contrastanti con quelli dello spirito né lo spirito desideri contrastanti con quelli della carne.

In effetti, questo corpo corruttibile si rivestirà d'incorruzione e questo corpo mortale si rivestirà d'immortalità. ( 1 Cor 15,53 )

Non ci sarà più un'altra legge che si ribelli alla legge della mente, ( Rm 7,23 ) poiché in questo luogo darò la pace, oracolo del Signore degli eserciti.

13 - L'esegesi manichea è viziata da orrore

Cosa infatti dicano i profeti riguardo al disprezzo dell'oro e dell'argento terreni, che è così sordo nei confronti della parola divina da ignorarlo?

Loro, per ingannare gli uomini, ricavano la testimonianza dall'Apostolo, dove dice: Radice poi di tutti i mali è l'avarizia, appetendo la quale alcuni fecero naufragio nella fede e si cacciarono in molti dolori, ( 1 Tm 6,10 ) quasi che sia facile trovare un libro delle sacre Scritture del Vecchio Testamento dove non si ritenga come colpa l'avarizia e non la si condanni con adeguata esecrazione.

Ma poiché ora la questione viene mossa circa l'oro e l'argento, perché non ascoltare la voce del profeta che dice: Ma il loro oro e il loro argento non li potrà liberare nel giorno dell'ira del Signore? ( Ez 7,19 )

Se uno assetato [ di verità ] ascoltasse magari queste sole parole e se le cacciasse dentro le midolla della sua anima, non si estranierebbe totalmente dalle attrattive della falsa felicità e si abbandonerebbe all'abbraccio di Dio, spogliandosi dell'uomo vecchio per rivestirsi di immortalità? ( Ef 4,22 )

Ma perché intrattenerci più a lungo su una questione come questa?

Credo che ormai sia noto alla vostra Carità come la setta dei manichei tratta con gli inesperti sulla base non della verità ma dell'inganno.

Le Scritture non le recitano tutte a tutti, ma preferiscono quelle del Nuovo Testamento a quelle del Vecchio.

Essi fanno cernita di frasi che dimostrano esser come fra loro in contrasto per ingannare la gente impreparata.

Ora nello stesso Nuovo Testamento non c'è o lettera dell'Apostolo o libro del Vangelo su cui non si possa fare lo stesso [ lavoro ], cioè mostrare, sulla base di certe frasi, come un libro sia in contrasto con se stesso, se non viene trattato tutto intero il suo contesto con la massima diligenza e attenzione possibili da parte del lettore.

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