Salmi

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Ugo Gallizia

I salmi sono di facile lettura: poche decine di nomi propri, per lo più familiari; allusioni storiche che in genere si riferiscono a fatti notissimi; scarse indicazioni geografiche; non molti riferimenti a costumi antichi; in modo che un essenziale commento erudito potrebbe stare in poche pagine.

Tutto questo, perché il Salterio è un libro dell'anima; suo tema è la vita, il dolore, la morte, il male, la conoscenza e l'amore di Dio.

Così che il problema della lettura è di ricreare nell'anima le immagini dell'antica poesia e immedesimarsi nei sentimenti degli autori: problema di raccoglimento e docilità.

I salmi, nella Bibbia ebraica e latina, sono attualmente numerati dall'1 al 150; nel testo ebraico e nelle versioni che, come questa, sono condotte su di esso, dal 10 al 146 la numerazione è superiore di un'unità a quella della Bibbia latina.

Questo avviene per la ragione che l'ebraico sdoppia il Sal 9 in 9 e 10 e viceversa compone in un salmo solo il 146 e 147 del latino.

Attualmente, il Salterio è ripartito in cinque libri divisi tra di loro da una breve espressione di lode a Dio ( = dossologia ) che si trova dopo i Sal 41; Sal 72; Sal 89; Sal 106.

In un tempo più antico la divisione anziché in cinque dovette essere in tre parti; lo si rileva notando che nella parte centrale del Salterio ( Sal 42-89 ) al nome di Jahve, regolarmente usato nella prima ( Sal 1-42 ) e nella terza ( Sal 90-150 ), viene sostituito il nome Dio.

All'interno di queste collezioni sono venute a conglobarsi, come ciottoli entro un conglomerato, raccolte più antiche.

Per es., nel I libro ( Sal 1-42 ) tutti, salvo i due primi e il Sal 32, sono intitolati a David; nel II ( Sal 42-72 ), gli autori sono una corporazione di poeti musicisti del tempio ( i figli di Korakh ) oppure di David; nel III libro ( Sal 73-89 ) gli autori sono ancora i figli di Korakh o un altro insigne musicista-poeta di stirpe levitica: Asaf o ancora David.

Molti salmi sono preceduti da titoli così antichi che già gli Ebrei di Alessandria, che nel il sec. a. C. tradussero i Salmi dall'ebraico in greco, ignoravano il significato di parecchi termini; per cui anche le traduzioni moderne sono soltanto congetturali.

I titoli talora consistono in una qualifica del salmo, con una indicazione dell'autore: per es. Salmo di David; Preghiera di David; Istruttivo di David.

Altre volte contengono didascalie musicali: al capo dei cori ( o capomusica ); per strumenti a corda; per la gittea ( strumento musicale ); per voci di soprano; per l'ottava ( bassa ).

In alcuni casi è indicata, con le prime parole di un canto, la melodia sulla quale doveva esser eseguito il salmo: sopra La colomba dei terebinti lontani; sopra Non distruggere; sopra Giglio del testimonio; su Gigli.

Parecchi titoli forniscono dati per l'inquadratura storica del componimento.

In genere, tali indicazioni hanno notevole valore per la grande antichità dei titoli, siccome però non fanno parte del testo ispirato, possono essere soggetti a ragionevole critica.

Gli studi recenti hanno riconosciuto che, di solito, un dato contenuto ( celebrazione innica, lamento, meditazione sapienziale, ringraziamento ) determina la struttura letteraria del salmo, mediante una successione fissa di motivi e il ritorno di formule.

Per es., una « lamentazione individuale » come Sal 54, comincerà con una invocazione che enuncia il tema; seguirà l'esposizione del caso o lamentazione; in terzo luogo, un'espressione di fiducia; in quarto luogo, la preghiera; infine, la promessa di ringraziamento e di lodi.

Non già che tutti i salmi con lo stesso tema abbiano rigorosamente la medesima struttura; parecchi sono assai più complessi del 54, altri mancano di alcuni motivi; in altri, certi motivi sono ripetuti.

E, in genere, il vivo amato religioso avviva gli schemi e le formule, togliendo loro ogni inerzia di ripetizione meccanica.

Comunque, tenere nel debito conto il genere letterario, facilita la interpretazione e la ricostituzione esatta del testo, aiutando a scoprire eventuali danneggiamenti di esso avvenuti durante la tradizione.

Per questa ragione, molti notevoli commenti di questi ultimi decenni presentano i salmi non secondo il tradizionale ordine numerico ma li aggruppano secondo i generi letterari.

Ecco i « generi » più comunemente riconosciuti:

lamentazioni individuali, nelle quali un malato o perseguitato si rivolge per aiuto a Dio.

È il gruppo più numeroso ( circa 38 salmi );

salmi di fiducia, una decina, con situazioni analoghe a quelle delle lamentazioni, ma con l'accento posto sulla espressione della fiducia in Dio; lamentazioni pubbliche, nelle quali è la comunità che chiede scampo da gravi pericoli di guerra o persecuzione ( una decina );

ringraziamenti, sia in persona della comunità che di singoli ( una decina );

inni, che celebrano Dio creatore dell'universo, fondatore o soccorritore della nazione ( una ventina );

salmi per il re o per la capitale ( una ventina );

salmi per Jahve, re di Israele ( mezza dozzina );

salmi sapienziali, i cui temi preferiti sono il problema del male, i patimenti dei giusti, i trionfi dei malvagi ( una ventina ).

Scaglionati attraverso quasi un millennio ( da David ai Maccabei ), i salmi riflettono le fortunose vicende della storia esterna e il progresso della rivelazione e della fede in Israele.

I salmi sono il dialogo di un millennio tra Jahve e il suo popolo.

Con lui i salmisti giubilano, si dolgono, ricordano le antiche promesse, vagheggiano le sublimi speranze.

Nessuna delle paurose catastrofi nazionali, nessuna sciagura privata valse a incrinare in quei poeti ispirati la saldezza della fede e della fiducia.

Dio vi è adorato, celebrato, supplicato, esplorato; mai per un attimo lo sguardo dei salmisti si distoglie per considerare una realtà terrena al di fuori della prospettiva divina.

Anche là dove la rivelazione è ancora incompiuta, come per la vita d'oltretomba, la fede dei salmisti in Dio fonte di vita è così potente da far presentire che un giorno essa dovrà sorpassare i limiti del tempo e giungere all'ultima chiarezza.

Attraverso il Salterio, come in uno spaccato dell'intera Bibbia, si possono seguire le linee del progresso che dalla religione mosaica porta al Vangelo, soprattutto l'affermarsi della universalità del regno di Dio, il delinearsi della figura del Messia.

La religione condiziona la poesia.

Nessuna traccia nei salmi del voluttuoso accarezzamento di forme e colori che caratterizza la poesia classica, e nemmeno compiacenti indugi su aggettivazioni superficiali.

Il mare, se mai, è profondo; mai azzurro.

A ciò contribuisce senza dubbio la scarsità di aggettivi del lessico ebraico ma più ancora l'austerità dei poeti e il loro guardare l'universo « controluce », sullo sfondo di Dio.

La poesia dei salmi è quindi una poesia del grande, del profondo, della totalità.

Formidabili teofanie, visioni del cosmo, dell'intera umanità o di tutto Israele davanti a Dio sono quadri frequenti nei salmi.

Tale però è la ricchezza della loro gamma poetica che non vi manca la gentilezza e la grazia.

Dal paesaggio pastorale di prati verdi e acque di Sal 23 attraverso le scene idilliche di parecchi dei graduali ( Sal 120-134 ), si giunge alla delicata figurazione del bambino quietamente assopito sul seno materno ( Sal 131 ).

Un confronto con altra poesia religiosa o almeno mitologica contemporanea ( inni vedici, inni omerici ) mostra che i salmi, come poesia di fede e di preghiera, si trovano a un'altezza irraggiungibile.

Questo spiega come essi, dopo aver risuonato per secoli sulle labbra dei fedeli e nei cori dei Leviti ebrei, furono amati da Gesù che con parole tratte da essi espresse la sua angoscia e la sua confidenza durante l'agonia della croce.

La Chiesa li prese come tesoro suo e da due millenni li ripete « in unione di quella divina intenzione » con la quale Gesù offrì « lodi al Padre » sulla terra.

Girolamo che per tre volte attese a dar voce latina ai salmi, dalla Palestina scriveva a Marcella: Dovunque ti rivolga, il contadino all'aratro canta l'alleluia; il mietitore alleggerisce la sua fatica coi salmi; il vignaiolo mentre pota con la sua roncola canta qualcosa di David.

E, allo stesso tempo, Giovanni Crisostomo descriveva l'universalità dell'uso dei salmi : Se noi celebriamo le vigilie in Chiesa, David viene primo e ultimo e in mezzo; se di buon mattino cerchiamo melodie di inni, David è ancora primo e ultimo e in mezzo; se facciamo lutto per i trapassati, se le vergini in casa siedono al telaio, ancora David è primo e ultimo e in mezzo.

O meraviglia! Molti che appena conoscono i primi rudimenti delle lettere sanno il Salterio a memoria.

Agostino a Cassiciaco, aspettando di tornare a Milano per il battesimo ( Conf. IX, 4 ) : Leggevo i tuoi cantici fedeli … e come me ne infiammavo, come mi accendevo a recitarli, se avessi potuto, per tutta la faccia della terra, contro la gonfiezza della superbia umana…

E, per terminare con una voce italiana, fu Dante a delineare la più suggestiva immagine di quello che nella Cristianità sia il Salterio.

Egli, che nelle chiese della sua Firenze e dell'esilio aveva cantato nel coro cristiano la « teodia » del « cantor dello Spirito Santo », che ha dato parole di salmi alle voci angeliche del Purgatorio e alle danze celestiali, quando volle rappresentare in sintesi allegorica l'umanità che esce dal male e dall'infelicità per entrare nel mondo delle speranze immortali, agli spiriti approdanti alla riva del Purgatorio sul vasello snelletto e leggero, fece cantare il salmo In exitu Israel de Aegypto.

Così il Salterio è il canto dell'umanità e dell'anima, nel suo varco verso l'eternità.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Libro dei Salmi

Padre Alessandro Coniglio

Introduzione al libro dei salmi

Card. Gianfranco Ravasi

Eremo solitario o rumori della strada

Signore fino a quando te ne starai a guardare

I cocchio e il mantello di Jahve

Di te ha sete l'anima mia in una terra arida

Padre Matteo Munari

La donna nei salmi

Padre Peater Aston

Salmi imprecatori: contesto biblico e uso liturgico

Padre Alberto Mello

Il salterio come libro della vita

La conclusione dossologica del Salterio

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