Cerimoniale dei Vescovi

Indice

Parte II - La messa

Capitolo I - La messa stazionale del Vescovo diocesano

Premesse

119. La principale manifestazione della Chiesa locale si ha quando il vescovo, come grande sacerdote del suo gregge, celebra l'eucaristia soprattutto nella chiesa cattedrale, circondato dal suo presbiterio e dai ministri, con la partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio.

Questa messa, chiamata stazionale, manifesta l'unità della Chiesa locale e la diversità dei ministeri attorno al vescovo e alla sacra eucaristia.83

Quindi ad essa siano convocati quanti più fedeli è possibile, i presbiteri concelebrino con il vescovo, i diaconi prestino il loro servizio, gli accoliti e i lettori esercitino le loro funzioni.84

120. Questa forma di messa sia osservata soprattutto nelle maggiori solennità dell'anno liturgico, quando il vescovo confeziona il sacro crisma e nella messa vespertina in Cena Domini,85 nelle celebrazioni del santo fondatore della Chiesa locale o del patrono della diocesi, nel giorno anniversario dell'ordinazione del vescovo, nelle grandi assemblee del popolo cristiano, nella visita pastorale.

121. La messa stazionale sia in canto, secondo le norme stabilite nel "Messale Romano"86

122. È opportuno che i diaconi siano di norma almeno tre, uno che presti servizio al vangelo e all'altare, due che assistano il vescovo.

Se vi sono più diaconi, si distribuiscono vicendevolmente i vari ministeri, e almeno uno di loro si prenda cura della partecipazione attiva dei fedeli.

Ma se non possono essere presenti veri diaconi, allora è opportuno che i loro compiti siano espletati da presbiteri i quali, rivestiti dei paramenti sacerdotali, concelebrano con il vescovo anche nel caso in cui siano tenuti a celebrare un'altra messa per il bene pastorale dei fedeli.

123. Nella chiesa cattedrale, se è presente il capitolo, è opportuno che tutti i canonici concelebrino con il vescovo la messa stazionale,87 senza tuttavia escludere gli altri presbiteri.

I vescovi per caso presenti e i canonici non concelebranti siano rivestiti dell'abito corale.

124. Quando, per evenienze particolari, un'ora canonica non può essere congiunta alla messa stazionale col vescovo e al capitolo incombe l'obbligo del coro, esso celebri quell'ora a tempo opportuno.88

125. Bisogna preparare:

a) In presbiterio al posto loro proprio:

- il "Messale Romano";

- il "Lezionario";

- i libretti per i concelebranti;

- il testo della preghiera universale, sia per il vescovo, sia per il diacono;

- il libro dei canti;

- un calice di sufficiente grandezza, coperto da un velo;

- la palla per il calice;

- il corporale;

- i purificatoi;

- un bacile, la brocca dell'acqua e un asciugamano;

- il vaso dell'acqua da benedire, quando essa si usa nell'atto penitenziale;

- il piattello per la comunione dei fedeli;

b) in un luogo adatto:

- il pane, il vino e l'acqua ( e altri doni );

c) nel secretarium:

- il libro dei vangeli;

- il turibolo e la navicella con l'incenso;

- la croce da portare in processione;

- sette ( o almeno due ) candelieri con le candele accese;

e inoltre:

- per il vescovo:

un bacile, la brocca dell'acqua e un asciugamano;

l'amitto, il camice, il cingolo, la croce pettorale, la stola, la dalmatica, la casula ( il pallio, per il metropolita ), lo zucchetto, la mitra, l'anello, il pastorale;

- per i concelebranti:

gli amitti, i camici, i cingoli, le stole, le casule;

- per i diaconi:

gli amitti, i camici, i cingoli, le stole, le dalmatiche;

- per tutti gli altri ministri:

gli amitti, i camici, i cingoli; oppure le cotte da indossare sopra la veste talare, oppure altre vesti legittimamente approvate.

Le vesti sacre siano del colore della messa che viene celebrata, o di colore festivo89

L'ingresso del Vescovo e i preparativi

126. Dopo essere stato accolto, come è indicato più sopra al n. 79, il vescovo, aiutato dai diaconi assistenti e dagli altri ministri, che hanno indossato le sacre vesti prima del suo arrivo, depone nel secretarium la cappa o la mozzetta e, secondo l'opportunità, anche il rocchetto, lava le mani, e riveste l'amitto, il camice, il cingolo, la croce pettorale, la stola, la dalmatica e la casula.

Quindi uno dei diaconi gli impone la mitra.

All'arcivescovo invece, prima che riceva la mitra, viene imposto dal primo diacono il pallio.

Frattanto i presbiteri concelebranti e gli altri diaconi che non prestano servizio al vescovo, indossano le loro vesti.

127. Quando tutti sono pronti, l'accolito turiferario si avvicina al vescovo ed egli, mentre uno dei diaconi gli presenta la navicella, mette l'incenso nel turibolo, benedicendolo con un segno di croce.

Il vescovo quindi riceve il pastorale dal ministro.

Uno dei diaconi prende il libro dei vangeli e con riverenza lo porta chiuso durante la processione di ingresso.

I riti iniziali

128. Mentre si eseguisce il canto di ingresso, si svolge la processione dal secretarium al presbiterio secondo questo ordine:

- il turiferario con il turibolo fumigante;

- un altro accolito che porta la croce, con l'immagine del crocifisso rivolta verso la parte anteriore, in mezzo ai sette, o almeno ai due accoliti che portano i candelabri con le candele accese;

- i chierici a due a due;

- il diacono che porta il libro dei vangeli;

- gli altri diaconi eventualmente presenti a due a due;

- i presbiteri concelebranti a due a due;

- il vescovo che procede da solo, con mitra e portando con la mano sinistra il pastorale, mentre con la mano destra benedice;

- un poco dietro al vescovo, i due diaconi che lo assistono;

- infine gli accoliti che prestano servizio per libro, la mitra e il pastorale.

Se la processione passa davanti alla cappella del ss. Sacramento non si fa alcuna sosta né alcuna genuflessione90

129. La croce portata in processione viene collocata lodevolmente presso l'altare, in modo che sia la croce stessa dell'altare, diversamente venga riposta; i candelabri siano collocati presso l'altare o sulla credenza o vicino in presbiterio; il libro dei vangeli viene deposto sull'altare.

130. Tutti, entrando in presbiterio, fanno a due a due una profonda riverenza all'altare, i diaconi e i presbiteri concelebranti salgono all'altare e lo baciano, quindi vanno al loro posto.

131. Il vescovo, giunto davanti all'altare, consegna il pastorale al ministro e, deposta la mitra, fa una profonda riverenza all'altare con i diaconi e gli altri ministri che lo accompagnano.

Quindi sale all'altare e lo bacia insieme ai diaconi.

Poi, dopo che l'accolito, se è necessario, ha messo nuovamente incenso nel turibolo, incensa l'altare e la croce, mentre due diaconi lo accompagnano.91

Dopo l'incensazione dell'altare, il vescovo, accompagnato dai ministri, si reca alla cattedra per la via più breve.

Due diaconi stanno da una parte e dall'altra presso la cattedra, in modo da essere pronti a servire il vescovo; qualora invece mancassero i diaconi, assistono due presbiteri concelebranti.

132. Quindi il vescovo, i concelebranti e i fedeli, stando in piedi, fanno il segno della croce, mentre il vescovo rivolto verso il popolo dice: Nel nome del Padre.

Poi il vescovo, stendendo le mani, saluta il popolo dicendo: La pace sia con voi, o un'altra tra le formule proposte nel messale.

Quindi lo stesso vescovo, o un diacono o uno dei concelebranti, può introdurre i fedeli alla messa del giorno con brevissime parole.92

Poi il vescovo invita all'atto penitenziale, che conclude dicendo: Dio onnipotente abbia misericordia di noi.

Il ministro, se è necessario, sostiene il libro davanti al vescovo.

Quando si usa la terza formula dell'atto penitenziale, le invocazioni sono proclamate dal vescovo stesso o da un diacono o da un altro ministro idoneo.

133. Di domenica, al posto del consueto atto penitenziale, si compie lodevolmente la benedizione e l'aspersione dell'acqua.93

Dopo il saluto il vescovo, stando in piedi alla cattedra, rivolto verso il popolo e avendo davanti a se il vaso con l'acqua da benedire tenuto da un ministro, invita il popolo alla preghiera e, dopo una breve pausa di silenzio, proclama l'orazione di benedizione.

Dove la tradizione popolare consiglia che sia conservata nella benedizione dell'acqua la mescolanza del sale, il vescovo benedice anche il sale e poi lo lascia cadere nell'acqua.

Quindi, dopo aver ricevuto dal diacono l'aspersorio, il vescovo asperge se stesso, i concelebranti, i ministri, il clero e il popolo, attraversando, se è opportuno la chiesa, accompagnato dai diaconi.

Frattanto si eseguisce il canto che accompagna l'aspersione.

Ritornato alla cattedra, il vescovo, al termine del canto, stando in piedi, con le mani allargate, proclama l'orazione conclusiva.

Quindi, quando è prescritto, si canta o si dice l'inno Gloria a Dio.

134. Dopo l'atto penitenziale si dice il Kyrie, a meno che non sia stata fatta l'aspersione o sia stata adoperata la terza formula dell'atto penitenziale, o sia stabilito diversamente dalle rubriche.

135. Il Gloria a Dio si dice secondo le rubriche.

Può essere intonato o dal vescovo o da uno dei concelebranti o dai cantori.

Mentre si canta l'inno, tutti stanno in piedi.

136. Quindi il vescovo invita il popolo alla preghiera, cantando o dicendo a mani giunte: Preghiamo; e dopo una breve pausa di silenzio, proclama, a mani allargate, l'orazione colletta, mentre un ministro gli sorregge davanti il libro.

Il vescovo congiunge le mani quando conclude l'orazione dicendo: Per il nostro Signore Gesù Cristo …, o altre parole.

Alla fine il popolo acclama: Amen.

Quindi il vescovo siede e riceve di norma la mitra da uno dei diaconi.

Anche tutti gli altri siedono; i diaconi e gli altri ministri seggano secondo la disposizione del presbiterio, tuttavia in modo tale che non sembrino godere del medesimo grado dei presbiteri.

La liturgia della parola

137. Al termine dell'orazione colletta, il lettore si reca all'ambone e, quando tutti sono seduti, proclama la prima lettura che tutti ascoltano.

Al termine della lettura si canta o si dice Parola di Dio, a cui tutti rispondono con l'acclamazione.

138. Quindi il lettore si ritira.

Tutti meditano brevemente in silenzio le parole che hanno ascoltato.

Poi il salmista o cantore, oppure lo stesso lettore, canta o dice il salmo in uno dei modi previsti.94

139. Il secondo lettore proclama la seconda lettura all'ambone, come sopra, mentre tutti stanno seduti e ascoltano.

140. Segue l'Alleluia o l'altro canto, secondo quanto richiesto dal tempo liturgico.

All'inizio dell'Alleluia, tutti si alzano, tranne il vescovo.

Dopo che si è avvicinato il turiferario, il vescovo, mentre uno dei diaconi gli presenta la navicella, mette l'incenso nel turibolo e lo benedice senza dire nulla.

Il diacono che deve proclamare il vangelo, profondamente inchinato davanti al vescovo, domanda la benedizione dicendo sottovoce: Benedicimi, o Padre.

Il vescovo lo benedice dicendo: Il Signore sia nel tuo cuore.

Il diacono fa il segno della croce e risponde: Amen.

Allora il vescovo, deposta la mitra, si alza.

Il diacono si accosta all'altare, mentre vi convengono il turiferario con il turibolo fumigante e gli accoliti con i ceri accesi.

Il diacono, dopo aver fatto l'inchino all'altare, prende con riverenza il libro dei vangeli e, omettendo il saluto all'altare, si reca all'ambone portando solennemente il libro, preceduto dal turiferario e dagli accoliti con i ceri.

141. All'ambone il diacono, saluta, a mani giunte, il popolo.

Alle parole Dal vangelo secondo, segna il libro e poi se stesso sulla fronte, sulla bocca e sul petto.

Anche tutti gli altri si segnano.

Allora il vescovo prende il pastorale.

Il diacono incensa il libro e proclama il vangelo, mentre tutti stanno in piedi e di norma rivolti verso di lui.

Finito il vangelo, porta da baciare il libro al vescovo, che in segreto dice: La parola del vangelo, oppure lo stesso diacono bacia il libro dicendo in segreto le medesime parole.

Infine il diacono e gli altri ministri ritornano al loro posto.

Il libro dei vangeli viene portato alla credenza o in un altro luogo adatto.

142. Allora, mentre tutti stanno seduti, il vescovo tiene l'omelia, convenientemente con mitra e pastorale e seduto in cattedra, a meno che non sia più adatto un altro luogo, così ossa essere visto e ascoltato comodamente da tutti.

Finita l'omelia, si può osservare di silenzio secondo l'opportunità.

143. Terminata l'omelia, se a questo punto non si deve celebrare un qualche rito sacramentale o di consacrazione o di benedizione secondo quanto stabilito dal "Pontificale" o "Rituale Romano" , il vescovo depone la mitra e il pastorale, si alza e, secondo le rubriche, viene cantato o detto il simbolo mentre tutti stanno in piedi.

Alle parole E per opera dello Spirito Santo, tutti si inchinano; si inginocchiano invece nelle feste della natività e della annunciazione del Signore.95

144. Terminato il simbolo, il vescovo stando in piedi alla cattedra, a mani giunte, invita i fedeli con una monizione alla preghiera universale.

Quindi, uno dei diaconi o un cantore, o un lettore, o un altro, dall'ambone, o da altro luogo conveniente, annunzia le intenzioni, mentre il popolo partecipa secondo il proprio ruolo.

Alla fine il vescovo, con le mani allargate, conclude la preghiera con una orazione.

La liturgia eucaristica

145. Terminata la preghiera universale, il vescovo siede con mitra.

Ugualmente siedono i concelebranti e il popolo.

A questo punto si eseguisce il canto all'offertorio, che si protrae almeno fino a quando i doni sono stati deposti sull'altare.

I diaconi e gli accoliti pongono sull'altare il corporale, il purificatoio, il calice e il messale.

Quindi vengono portate le offerte.

È opportuno che i fedeli manifestino la loro partecipazione portando il pane e il vino per la celebrazione eucaristica e altri doni con i quali sovvenire alle necessità della Chiesa e dei poveri.

Le offerte dei fedeli sono accolte dai diaconi o dal vescovo in un luogo opportuno.

Il pane e il vino vengono portati dai diaconi all'altare, gli altri doni invece in un luogo adatto già predisposto.

146. Il vescovo si reca all'altare, depone la mitra, riceve dal diacono la patena con il pane e la tiene un poco alzata, con entrambe le mani, sull'altare, recitando in segreto l'apposita formula.

Quindi depone la patena con il pane sopra il corporale.

147. Frattanto il diacono infonde nel calice il vino e un po' d'acqua, dicendo in segreto: L'acqua unita al vino.96

Poi presenta il calice al vescovo, il quale lo tiene un poco alzato, con entrambe le mani, sopra l'altare, recitando in segreto la formula stabilita.

Quindi lo depone sopra il corporale e il diacono, secondo l'opportunità, lo copre con la palla.

148. Poi il vescovo, inchinato in mezzo all'altare, dice in segreto Umili e pentiti.

149. Quindi si avvicina al vescovo il turiferario, e, mentre il diacono presenta la navicella, il vescovo mette l'incenso nel turibolo e lo benedice; poi egli stesso riceve il turibolo dal diacono e, accompagnato dal diacono, incensa le offerte,97 nonché l'altare e la croce, come all'inizio della messa.

Ciò compiuto, tutti si alzano e il diacono, ponendosi a lato dell'altare, incensa il vescovo che sta in piedi e senza mitra, quindi i concelebranti e poi il popolo.

Si eviti che l'ammonizione Pregate, fratelli, e l'orazione sulle offerte siano proclamate prima del termine dell'incensazione.

150. Dopo che il vescovo ha ricevuto l'incensazione, mentre sta in piedi a lato dell'altare senza mitra, si accostano a lui i ministri con la brocca dell'acqua, il bacile e l'asciugamano.

Il vescovo si lava e si asciuga le mani.

Secondo l'opportunità, uno dei diaconi toglie l'anello al vescovo, che si lava poi le mani mentre dice in segreto: Lavami, Signore.

Dopo aver asciugato le mani e aver rimesso l'anello, il vescovo torna in mezzo all'altare.

151. Il vescovo, rivolto verso il popolo, allargando e congiungendo le mani, invita il popolo alla preghiera dicendo: Pregate, fratelli.

152. Dopo la risposta Il Signore riceva, il vescovo, a mani allargate, canta o dice l'orazione sulle offerte.

Alla fine il popolo acclama: Amen.

153. Poi il diacono prende lo zucchetto del vescovo e lo consegna al ministro.

I concelebranti si avvicinano all'altare e si dispongono attorno ad esso, in modo tale tuttavia da non essere di impedimento all'esecuzione dei riti, e che l'azione sacra possa essere vista bene dai fedeli.

I diaconi stanno in piedi dietro ai concelebranti, così che, quando ve ne fosse bisogno, uno di loro possa prestare servizio al calice o al messale.

Nessuno tuttavia rimanga fra il vescovo e i concelebranti, o fra i concelebranti e l'altare.

154. Allora il vescovo inizia con il prefazio la preghiera eucaristica.

Allargando le mani canta o dice: Il Signore sia con voi.

Mentre prosegue: In alto i nostri cuori, alza le mani; e, a mani allargate, soggiunge: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio.

Dopo che il popolo ha risposto: È cosa buona e giusta, il vescovo prosegue il prefazio; terminatolo, stando a mani giunte, canta, insieme ai concelebranti, ai ministri e al popolo: Santo.

155. Il vescovo prosegue la preghiera eucaristica secondo quanto stabilito ai nn. 171-191 di "Principi e norme per l'uso del Messale Romano" e secondo le rubriche contenute nelle singole preghiere.

Le parti che vengono recitate insieme da tutti i concelebranti, a mani allargate, devono essere pronunciate in modo che i concelebranti le proferiscano sottovoce e che la voce del vescovo possa essere udita chiaramente.

Nelle preghiere eucaristiche I, II e III, dopo le parole: il nostro Papa N., soggiunge: e me indegno tuo servo; invece nella preghiera eucaristica IV, dopo le parole: del tuo servo e nostro Papa N., soggiunge: di me indegno tuo servo.

Se il calice e la pisside sono coperti, il diacono, prima dell'epiclesi, li scopre.

Uno dei diaconi mette l'incenso nel turibolo e a ciascuna elevazione incensa l'ostia e il calice.

I diaconi, dall'epiclesi fino alla elevazione del calice, restano in ginocchio.

Dopo la consacrazione il diacono, secondo l'opportunità, copre nuovamente il calice e la pisside.

Dopo che il vescovo ha detto: Mistero della fede, il popolo proferisce l'acclamazione.

156. Le intercessioni particolari, soprattutto nella celebrazione di alcuni riti sacramentali o di consacrazione o di benedizione, si compiano secondo la struttura di ciascuna preghiera eucaristica, usando i testi proposti nel messale o negli altri libri liturgici.98

157. Nella messa crismale, prima che il vescovo dica: Per Cristo nostro Signore tu, o Dio, crei e santifichi sempre nella preghiera eucaristica I, o prima che dica la dossologia Per Cristo, con Cristo e in Cristo nelle altre preghiere eucaristiche, si compie la benedizione dell'olio degli infermi, come è previsto nel pontificale, a meno che non sia stata fatta per motivi pastorali dopo la liturgia della parola.

158. Alla dossologia finale della preghiera eucaristica, il diacono, stando di fianco al vescovo, tiene il calice elevato, mentre il vescovo alza la patena con l'ostia, finché il popolo non abbia acclamato con l'Amen.

La dossologia finale della preghiera eucaristica è proclamata dal solo vescovo o da tutti i concelebranti insieme al vescovo.

159. Terminata la dossologia della preghiera eucaristica, il vescovo, a mani giunte, dice la monizione prima del Padre nostro, che poi tutti cantano o dicono; il vescovo e i concelebranti tengono le mani allargate.

160. Il Liberaci o Signore è detto dal solo vescovo, a mani allargate.

I presbiteri concelebranti, proclamano insieme al popolo l'acclamazione finale: Tuo è il regno.

161. Quindi il vescovo proclama l'orazione: Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli; al termine, rivolto verso il popolo, annunzia la pace dicendo: La pace del Signore sia sempre con voi.

Il popolo risponde: E con il tuo spirito.

Secondo l'opportunità, uno dei diaconi invita alla pace, dicendo rivolto verso il popolo: Scambiatevi un segno di pace.

Il vescovo dà la pace almeno ai due concelebranti a lui più vicini, poi al primo dei diaconi.

Tutti poi si scambiano vicendevolmente un segno di pace e di benevolenza secondo le consuetudini locali.99

162. Il vescovo inizia la frazione del pane e alcuni fra i presbiteri concelebranti la proseguono; frattanto si ripete l'Agnello di Dio quante volte è necessario per accompagnare la frazione dei pane.

Il vescovo mette nel calice un frammento, dicendo in segreto: Il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice.

163. Dopo aver detto in segreto l'orazione prima della comunione, il vescovo genuflette e prende la patena.

I concelebranti si avvicinano, uno dopo l'altro, al vescovo, genuflettono e ricevono da lui con riverenza il corpo di Cristo, e tenendolo con la mano destra a cui pongono sotto la mano sinistra, ritornano al loro posto.

Tuttavia i concelebranti possono restare al loro posto e ricevere lì il corpo di Cristo.

Quindi il vescovo prende l'ostia e, tenendola un poco elevata sopra la patena, dice, rivolto verso il popolo: Ecco l'Agnello di Dio e prosegue con i concelebranti e il popolo dicendo: O Signore, non sono degno.

Mentre il vescovo si comunica al corpo di Cristo, ha inizio il canto di comunione.

164. Il vescovo, dopo essersi comunicato al sangue del Signore, consegna il calice ad uno dei diaconi e distribuisce la comunione ai diaconi e ai fedeli.

I concelebranti si accostano all'altare e si comunicano al sangue, mentre i diaconi che prestano servizio detergono il calice con il purificatoio dopo che ciascun concelebrante si è comunicato.100

165. Terminata la distribuzione della comunione, uno dei diaconi si comunica al sangue che è rimasto, porta il calice alla credenza e lì, o subito o dopo la messa, lo purifica e lo riordina.

Un altro diacono invece, o uno dei concelebranti, ripone nel tabernacolo le particole consacrate rimaste, e purifica alla credenza la patena o la pisside sopra il calice, prima che esso sia purificato.

166. Quando il vescovo, dopo la comunione, è ritornato alla cattedra, riprende lo zucchetto e, qualora fosse necessario, lava le mani.

Mentre tutti stanno seduti si può osservare per un certo tempo il sacro silenzio o eseguire un cantico di lode o un salmo.

167. Poi il vescovo, in piedi alla cattedra mentre un ministro gli sorregge il libro, oppure rivolto all'altare con i diaconi, canta o dice: Preghiamo e, con le mani allargate, proclama l'orazione dopo la comunione, a cui si può premettere un breve spazio di silenzio, a meno che non sia già stato osservato subito dopo la comunione.

Alla fine della orazione il popolo acclama: Amen.

I riti di conclusione

168. Terminata l'orazione dopo la comunione, si diano, se occorre, brevi avvisi al popolo.

169. Infine il vescovo riceve la mitra e, allargando le mani, saluta il popolo dicendo: Il Signore sia con voi, a cui il popolo risponde: E con il tuo spirito.

Uno dei diaconi può rivolgere l'invito: Inchinatevi per la benedizione, o un altro espresso con parole simili.

Il vescovo impartisce la benedizione solenne proclamando la formula adatta fra quelle presenti nel messale, nel pontificale o nel rituale romano.

Mentre proclama le prime invocazioni o la preghiera, tiene le mani distese sopra il popolo, e tutti rispondono: Amen.

Quindi riceve il pastorale,101 dice: Vi benedica Dio onnipotente e, facendo tre volte il segno di croce sul popolo, aggiunge: Padre e Figlio e Spirito Santo.

Il vescovo può impartire la benedizione anche con le formule proposte più sotto ai nn. 1120-1121.

Quando invece, a norma del diritto, imparte la benedizione apostolica, questa tiene il posto della benedizione consueta; è annunziata dal diacono e per essa si proclamano formule proprie.102

170. Dopo che è stata impartita la benedizione, uno dei diaconi congeda il popolo dicendo: La messa è finita: andate in pace; e tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.

Quindi il vescovo di norma bacia l'altare e fa ad esso debita riverenza.

Anche i concelebranti e tutti coloro che si trovano nel presbiterio salutano l'altare come all'inizio, e ritornano processionalmente al secretarium nel medesimo ordine in cui erano venuti.

Giunti al secretarium tutti, insieme al vescovo fanno riverenza alla croce.

Quindi i concelebranti salutano il vescovo e accuratamente depongono le vesti al loro posto.

Anche i ministranti salutano insieme il vescovo e depongono tutto ciò che hanno usato nella celebrazione appena compiuta; poi si tolgono le vesti.

Tutti osservino diligentemente il silenzio, rispettando la comune concentrazione d'animo e la santità della casa di Dio.

Indice

83 Cf. Conc. Vat. II, Costituzione sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 41
84 Cf. ibidem, nn. 26-28
85 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 157-158 a
86 Cf. ibidem, n. 12, n. 18, n. 19, n. 77, n. 313
Se il caso lo comporta, si faccia attenzione anche all'Ordo Cantus Missae,
Cf Messale Romano, Ordo Cantus Missae, Introduzione.
Cf. anche S. Congregazione dei riti, Istruzione Musicam sacram, n. 7, n. 16, n. 29-31, 5 marzo 1967
87 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 157
88 Cf. Liturgia delle ore, Principi e norme, n. 310
89 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 310
90 Cf. sopra al n. 71
91 Per quanto riguarda il modo di incensare l'altare, le reliquie e le immagini per caso esposte alla venerazione dei fedeli, cf. sopra i n. 93, n. 95
92 Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 29
93 Cf. ibidem, Appendice, Rito per l'aspersione dell'acqua benedetta
94 Cf. Messale Romano, Ordinamento delle letture della messa, Introduzione, n. 20
95 Cf Messale Romano, Principi e norme, n. 98
96 Il diacono può compiere la preparazione del calice, cioè l'infusione del vino e dell'acqua, alla credenza.
Cf. Messale Romano, Principi e norme, n. 133
97 Per quanto riguarda il modo di incensare le offerte, cf. sopra ai nn. 91-93
98 Le intercessioni particolari nel Messale Romano sono:
1. Nella preghiera eucaristica I:
a) Al Memento dei vivi: per i padrini, negli scrutini ( MR, Messe rituali I ) e nell'amministrazione dei battesimo ( MR, Messe rituali I )
b) « Hanc igitur »: per i battezzati ( MR, Messe rituali I ); per i neofiti ( MR, Messe rituali I ); per chi ha ricevuto il sacramento della confermazione ( MR, Messe rituali I ); per i diaconi, i presbiteri, i vescovi, nella messa di ordinazione ( MR, Messe rituali II ); per gli sposi ( MR, Messe rituali IV ); per le vergini consacrate ( MR, Messe rituali VI ); per i religiosi professi ( MR, Messe rituali VII ); nella dedicazione di una chiesa ( MR, Messe rituali VIII ).
2. Nelle altre preghiere eucaristiche: per i defunti, nelle preghiere il e III ( OM ); per i neofiti ( MR, Messe rituali I ); per le vergini consacrate ( MR, Messe rituali VI ); per i religiosi professi ( MR, Messe rituali VII ); nella dedicazione di una chiesa ( MR, Messe rituali VIII )
99 Quanto al modo di dare il bacio di pace, cf. sopra i nn. 99-103
100 Cf. Messale Romano, Principi e norme, nn. 201-206, dove sono descritti anche altri modi per distribuire la comunione sotto le due speci
101 Cf. S. Congregazione dei riti, Istruzione sulla semplificazione dei riti e delle insegne pontificali, Pontificales ritus, 21 giugno 1968, n.36: A.A.S. 60 (1968), p. 411
102 Per quanto riguarda il rito e le formule della benedizione apostolica cf. più sotto i nn. 1122-1126