Meditazioni per le domeniche dell'anno

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MD 57

IV domenica dopo Pentecoste
( Lc 5,1-11 )

Riusciremo sempre, se agiremo per obbedienza

1 Capita spesso che le nostre azioni non hanno il successo che ci aspettavamo perché abbiamo agito di testa nostra, regolandoci e comportandoci come la nostra mente ci suggeriva.

Questo sembra raccontare il Vangelo odierno nella persona di san Pietro che, secondo quanto dichiara a Gesù Cristo, aveva lavorato tutta la notte a pescare e non era riuscito a prendere neanche un pesce ( Lc 5,5 ).

Perché? appunto perché aveva agito di testa sua.

Così talvolta anche a voi: credete di fare il bene e non riuscite a fare niente, né per voi né per gli altri, perché, in ciò che fate, non avete altra guida e altro consigliere che la vostra volontà.

Quando si agisce così, si lavora davvero nell'oscurità della notte, perché la nostra intelligenza serve solo a farci smarrire: la luce che essa emana è, molto spesso, solo tenebra ( Mt 6,23 ).

Seguite una guida più sicura, se non volete perdervi e vanificare tutto il vostro lavoro.

2 San Pietro, che aveva lavorato invano perché aveva agito di testa sua; non appena il Maestro gli ordinò di lanciare la rete, indicandogli il luogo dove doveva gettarla ( Gv 21,6 ), si sottomise con tanta buona grazia all'ordine del Signore che sia lui che i suoi compagni presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano ( Lc 5,6 ): ecco il frutto dell'obbedienza.

Essa attira le più ampie benedizioni da parte di Dio su ciò che facciamo, ci fa ottenere tutto ciò che desideriamo e ci fa acquistare una grande facilità a fare il bene e a toccare il cuore, soprattutto se abbiamo la fortuna di lavorare per la salvezza delle anime e per pura obbedienza.

Se cadete in molti difetti, se nel vostro ministero non ottenete i frutti copiosi che ci si attenderebbe da voi, ricercatene la causa nella vostra scarsa obbedienza e nella vostra poca regolarità.

Mettete a confronto le azioni che compite sotto l'ispirazione dell'obbedienza e quelle che fate di vostra iniziativa e considerate le prime come opera di Dio, le seconde come lavoro umano.

3 Chi vive in comunità ha, rispetto ai laici, il vantaggio di poter dire, ogni giorno, a Gesù, assieme a s. Pietro: Signore è sulla tua parola che getterò le reti ( Lc 5,5 ); è perché me lo dici tu che compio questa azione e ho fiducia che la benedirai e che essa ti piacerà.

Per affermare che un'azione è fatta per obbedienza e perché piaccia a Dio, dobbiamo farla con semplicità e con il solo scopo di obbedire.

È capitato talvolta - per uno speciale progetto di Dio - che un'azione, cattiva in se stessa, diventi buona quando la facciamo per semplice obbedienza.

Poiché l'obbedienza procura un vantaggio così grande, fate in modo che sia inseparabile da tutte le vostre azioni, che sia essa a renderle degne di Dio e che vi metta in condizione di produrre frutti abbondanti nelle anime dei ragazzi che dovete guidare e far diventare buoni cristiani

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