L'anima e la sua origine

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Libro III

9.12 - Il sesto errore di Vittore

Non voler credere, né dire, né insegnare che " i bambini, prevenuti dalla morte prima d'esser battezzati, possono giungere all'indulgenza dei peccati originali ", se vuoi essere cattolico.

Gli esempi che t'ingannano, o quello del ladrone che confessò il Signore sulla croce, ( Lc 23,43 ) o quello di Dinocrate, fratello di santa Perpetua, non ti giovano affatto a sostenere la sentenza di questo errore.

Quanto appunto a quel ladrone, sebbene si sia potuto contare per giudizio divino tra quelli che si purificano con la confessione del martirio, ignori tuttavia anche se sia stato battezzato.

Per omettere che si crede possibile sia stato bagnato dall'acqua sgorgata con il sangue dal fianco del Signore, crocifisso com'era accanto a lui, e sia stato lavato da un tale battesimo più che santo, che diresti se era stato battezzato in carcere, come anche in seguito durante la persecuzione alcuni lo poterono ottenere di nascosto?

E se lo fosse stato prima d'essere arrestato?

Non è che le leggi dello Stato gli potessero concedere il perdono quanto alla morte corporale perché aveva ricevuto da Dio la remissione dei peccati.

E se si era buttato al delitto e alla delinquenza del latrocinio dopo esser stato battezzato e ricevé il perdono delle colpe commesse da battezzato, non come privo del battesimo, ma come penitente?

Questo è certo: la sua pietà apparve tanto sincera, al Signore nel suo animo e a noi nelle sue parole.

Se sostenessimo che si sono dipartiti da questa vita senza il battesimo quanti non ci risultano battezzati dalle Scritture faremmo torto agli stessi Apostoli, dei quali, al di fuori dell'apostolo Paolo, ( At 9,18 ) ignoriamo quando siano stati battezzati.

Ma se possiamo ritenere battezzati gli stessi Apostoli per quello che disse il Signore al beato Pietro: Chi ha fatto il bagno,non ha bisogno di lavarsi, ( Gv 13,10 ) che pensare degli altri dei quali non leggiamo nemmeno questo: Barnaba, Timoteo, Tito, Sila, Filemone, degli stessi evangelisti Marco e Luca, di altri senza numero che lungi da noi dubitare siano stati battezzati, benché non lo leggiamo?

Quanto a Dinocrate, ragazzo di sette anni, un'età in cui i fanciulli quando vengono battezzati rendono già il Simbolo e rispondono da sé alle interrogazioni, non so perché non ti sia sembrato possibile che dopo il battesimo sia stato ricondotto dall'empio suo padre ai sacrilègi dei pagani e si sia trovato per questo in mezzo alle pene, dalle quali fu liberato per le preghiere della sorella.

Non hai infatti letto nemmeno di lui che o non sia mai stato cristiano o sia morto catecumeno.

Per quanto, il racconto dove hai letto di lui non è in quel canone delle Scritture, da dove devono esser prese le testimonianze in questioni di tale importanza.

10.13 - Il settimo errore di Vittore

Non voler credere, né dire, né insegnare così: " Quelli che il Signore ha predestinati al battesimo possono esser sottratti alla sua predestinazione e morire prima che si compia in essi quanto l'Onnipotente ha predestinato ", se vuoi esser cattolico.

Non so infatti quale potere si dia in queste parole contro il potere di Dio ad eventi che con il loro irrompere repentino impediscano d'avverarsi a ciò che Dio ha predestinato.

In quanto grande gorgo d'empietà risucchi l'errante questo errore non c'è bisogno di sottolinearlo, perché a un uomo prudente e pronto a correggersi deve bastare un rapido ammonimento.

Queste sono precisamente le tue parole: " Diciamo che bisogna tenere conto di questi bambini che, predestinati al battesimo, sono prevenuti dal tramonto della vita presente prima che rinascano nel Cristo".

Dunque questi bambini predestinati al battesimo sono prevenuti dal tramonto della vita presente prima d'esser pervenuti al sacramento, e Dio predestinerebbe un evento di cui ha previsto che non si sarebbe avverato o non ha previsto che non si sarebbe avverato, cosicché sarebbe o frustrata la sua predestinazione o ingannata la sua previsione?

Tu vedi quanto grandi critiche si potrebbero fare a questo proposito, se io non mi attenessi a ciò che ho detto poco prima, ossia d'essere rapido nell'ammonirti su questo tema.

10.14 - L'ottavo errore di Vittore

Non voler credere, né dire, né insegnare questo: " Dei bambini prevenuti dalla morte prima di rinascere nel Cristo è stato scritto: Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l'inganno non ne traviasse l'animo.

Per questo lo tolse in fretta da un ambiente malvagio, perché la sua anima fu gradita al Signore; e: Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera ", ( Sap 4, 11.13-14 ) se vuoi esser cattolico.

Questo passo non riguarda affatto costoro, bensì coloro che, battezzati e viventi nella pietà, non vengono lasciati a vivere su questa terra per lungo tempo, raggiungendo essi la perfezione non con gli anni, ma con la grazia della sapienza.

Cotesto errore, per cui si pensa che questo passo si riferisca ai bambini che muoiono prima d'esser battezzati, reca un'offesa intollerabile allo stesso sacrosanto lavacro, se un bambino che avrebbe potuto esser rapito dopo il battesimo, viene rapito prima, perché la malizia non ne muti i sentimenti o perché l'inganno non ne travii l'animo, come se si riponesse nello stesso battesimo tale malizia ed inganno, per cui si perverta e si corrompa, se non viene rapito prima.

Inoltre, perché la sua anima gli era gradita il Signore l'avrebbe tolto in fretta da un ambiente malvagio così da non aspettare nemmeno per pochi istanti di adempiere in lui quanto aveva predestinato, ma da preferire di fare contro la propria predestinazione, quasi preoccupato che altrimenti fosse distrutto nel battesimo ciò che gli piaceva in un bambino non battezzato, come se un bambino morituro si perda proprio là dove si deve correre con lui perché non si perda.

Chi dunque leggendo queste parole scritte nel libro della Sapienza le crederebbe, le direbbe, le scriverebbe, le proclamerebbe come dette dei bambini morti senza il battesimo, se le soppesasse, come sarebbe necessario?

11.15 - Il nono errore di Vittore

Non voler credere, né dire, né insegnare così: " Alcuni di quei posti che il Signore disse numerosi nella casa del Padre suo sono fuori del regno di Dio ", se vuoi esser cattolico.

Non ha detto infatti nel modo in cui hai riferito tu questo testo: " Molti posti ci sono presso il Padre mio ".

Anche se l'avesse detto, quei posti non si dovrebbero intendere se non dentro la casa del Padre suo.

Ma ha detto apertamente: Nella casa del Padre mio ci sono molti posti. ( Gv 14,2 )

Chi oserà pertanto separare alcuni posti della casa di Dio dal regno di Dio, di modo che, mentre i re della terra si trovano a regnare non solo nella loro casa, non solo nella loro patria, ma in lungo e in largo anche al di là del mare, si dica del Re che ha fatto il cielo e la terra che non regna nemmeno in tutta la sua casa?

11.16 - Regno di Dio e Regno dei cieli

Ma potrai dire probabilmente che tutti i posti appartengono, sì, al regno di Dio, perché egli regna nei cieli, regna sulla terra, negli abissi, nel paradiso, nell'inferno - dove non regna infatti Dio, il cui potere è il sommo potere dovunque? -, ma che altro è il regno dei cieli, dove non possono accedere se non coloro che sono stati lavati dal lavacro della rigenerazione, in forza della sentenza vera e perentoria del Signore, ( Tt 3,5; 1 Cor 6,11; Mc 16,16 ) e altro è invece il regno della terra o delle altre parti del creato, dove possono esserci dei posti della casa di Dio, che appartengono bensì al regno di Dio, non tuttavia al regno dei cieli, dove il regno di Dio è più bello e più beato che altrove.

Così si otterrebbe per un verso di non separare sacrilegamente alcune parti e alcuni posti della casa di Dio dal regno di Dio e per l'altro verso si ottiene però che non tutti i posti siano preparati nel regno dei cieli, e che nei posti che non sono nel regno dei cieli possano abitare felicemente i non battezzati ai quali Dio li abbia voluti assegnare perché siano nel regno di Dio, per quanto, non essendo stati battezzati, non possano stare nel regno dei cieli.

11.17 - I benefici del Regno di Dio

A coloro che dicono questo sembra certamente di dire il vero, perché guardano con negligenza alle Scritture e non capiscono in quale senso si dica regno di Dio, per il quale preghiamo domandando: Venga il tuo regno. ( Mt 6,10 )

Regno di Dio si dice dove regnerà beatamente ed eternamente con lui tutta la sua fedele famiglia.

Quanto infatti al potere che Dio ha su tutte le cose, egli regna certamente anche adesso.

Cos'è dunque pregare che venga il suo regno se non pregare che noi meritiamo di regnare con lui?

Sotto invece il potere di Dio staranno anche coloro che arderanno nella pena del fuoco eterno: sarà mai possibile che diciamo che anch'essi saranno per questo nel regno di Dio?

Altra cosa infatti è l'esaltazione nostra che proviene dalla munificenza del regno di Dio e altra cosa è la coercizione nostra che proviene dalla giurisprudenza del regno di Dio.

Ma perché ti apparisca chiarissimo che non si deve assegnare il regno dei cieli ai battezzati e dare altre parti del regno di Dio a chi ti è parso dei non battezzati, ascolta il Signore stesso il quale non dice: " Chi non sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno dei cieli ", ma dice: Non può entrare nel regno di Dio. ( Gv 3,5 )

Le sue parole infatti a Nicodemo su questo argomento sono le seguenti: In verità, in verità, ti dico, se uno non sarà nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio. ( Gv 3,3 )

Ecco, qui non dice: " Regno dei cieli ", ma: " di Dio ".

E avendo risposto Nicodemo: Come può un uomo nascere quando è vecchio?

Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere? ( Gv 3,4 ) il Signore, ripetendo con più chiarezza ed esplicitezza la medesima sentenza, dice: In verità, in verità, ti dico, se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio. ( Gv 3,4 )

Ecco, nemmeno qui dice " Regno dei cieli ", ma " Regno di Dio ".

Quanto aveva detto con le parole: Se uno non nasce di nuovo, lo spiega dicendo: Se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito.

Quanto aveva detto con le parole: Non può vedere, lo spiega dicendo: Non può entrare.

Quanto invece aveva detto con le parole: " Regno di Dio ", lo ripete senza usare un'espressione diversa.

Né ora dobbiamo chiederci e discutere se il regno di Dio e il regno dei cieli siano da intendersi con qualche differenza tra loro o siano una sola e medesima realtà chiamata con nomi diversi.

Basta questo: non può entrare nel regno di Dio chi non è stato lavato dal lavacro della rigenerazione.

Separare poi dal regno di Dio alcuni soggiorni preparati nella casa di Dio quanto sia fuori dalla via della verità penso che ormai tu lo capisca.

Perciò, quanto alla tua opinione che alcuni posti dei molti che il Signore ha detto trovarsi nella casa del Padre suo saranno occupati anche da certe persone non rinate dall'acqua e dallo Spirito, ti esorto, se permetti, perché tu mantenga la fede cattolica, a non indugiare nel correggerla.

12.18 - Il decimo errore di Vittore

Non voler credere, né dire, né insegnare che " si deve offrire il sacrificio dei cristiani per coloro che sono usciti dal corpo senza il battesimo ", se vuoi esser cattolico.

Nemmeno di quel sacrificio dei giudei, che tu hai ricordato dal libro dei Maccabei, ( 2 Mac 12,39-46 ) dimostri che fu offerto per soldati che erano usciti dal corpo senza esser stati circoncisi.

Nella quale tua sentenza, tanto nuova e proferita da te contro l'autorità e la disciplina di tutta la Chiesa, hai usato perfino un verbo insolentissimo, dicendo: " Decreto senz'altro che si offrano per essi assidue oblazioni e continui sacrifici da parte di santi sacerdoti ", e così tu, laico, ti sei messo non al di sotto dei sacerdoti di Dio nell'imparare, non alla pari di essi almeno nel cercare, ma al di sopra di essi nel decretare come un censore.

Butta via, o figlio, questi atteggiamenti.

Non è così che si cammina sulla via che l'umile Cristo insegnò esser lui stesso, e nessuno con questo tumore di superbia entra per la sua porta stretta. ( Gv 14,6; Mt 7,13; Lc 13,24 )

13.19 - L'undicesimo errore di Vittore

Non credere, né dire, né insegnare così: " Alcuni di quelli che emigreranno da questa vita senza il battesimo del Cristo, non vanno per ora nel regno dei cieli, ma nel paradiso, poi invece alla risurrezione dei morti raggiungeranno anche la beatitudine del regno dei cieli ", se vuoi esser cattolico.

Questo infatti non ha osato concederlo a costoro nemmeno l'eresia pelagiana, la quale pur crede che i bambini non contraggano il peccato originale, mentre tu al contrario, benché confessi come cattolico che nascono con il peccato, tuttavia, non so per quale novità di un'opinione ancora più errata, asserisci che senza il battesimo della salvezza ricevono e l'assoluzione da questo peccato con il quale nascono, e l'ammissione nel regno dei cieli.

Né rifletti quanto in questa causa tu pensi peggio di Pelagio.

Costui, temendo appunto la sentenza del Signore che non permette ai non battezzati l'ingresso nel regno dei cieli, non osa mandarci i bambini, sebbene li creda liberi da ogni peccato.

Tu al contrario disprezzi tanto quello che il Signore ha detto: Se uno non sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio, ( Gv 3,5 ) che, a parte l'errore per cui osi separare il paradiso dal regno di Dio, a certuni, che come cattolico credi nascere rei di peccato e che sono morti senza il battesimo, non dubiti di promettere e l'assoluzione di quel reato e per giunta il regno dei cieli.

Quasi che tu possa essere un vero cattolico nel sostenere contro Pelagio il peccato originale, se sarai un nuovo eretico nell'abbattere contro il Signore la sua sentenza sul battesimo.

Noi, o carissimo, non vogliamo che tu sia vincitore degli eretici in tal modo che un errore vinca un altro errore e, peggio ancora, che un errore maggiore vinca un errore minore.

Tu dici infatti: " Se qualcuno non si contentasse eventualmente di credere che alle anime del ladrone e di Dinocrate sia stato concesso provvisoriamente e temporaneamente il paradiso, poiché secondo lui ci sarà ancora per essi nella risurrezione il premio del regno dei cieli, sebbene a ciò si opponga quella solenne sentenza del Principe: Chi non sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito Santo, non entrerà nel regno, si abbia nondimeno in questa parte anche il mio non ostile consenso, atteso che si tratta d'amplificare l'effetto e l'affetto della misericordia e della prescienza divina ".

Queste sono le tue parole, dove confessi di consentire con chi dice che ad alcuni non battezzati è conferito temporaneamente il paradiso, così che resti ad essi di ricevere il premio del regno dei cieli nella risurrezione, contro la sentenza del nostro Principe per la quale è stabilito che non entrerà in quel regno chi non sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito Santo.

Pelagio, temendo di violare questa sentenza principesca, nemmeno di quegli stessi che non credette rei di peccato credette che potessero entrare nel regno dei cieli senza il battesimo: tu viceversa e confessi che i bambini sono rei di peccato originale, e tuttavia li assolvi senza il lavacro della rigenerazione, e li ammetti nel paradiso, e permetti che entrino in seguito anche nel regno dei cieli.

14.20 - Esortazione di Agostino a Vittore perché sia fedele ai propri propositi

Questi e simili errori, se anche altri ne troverai nei tuoi libri, più attento e più libero di me, correggili subito senza più nessun indugio, se porti dentro di te un animo cattolico, cioè se hai premesso con sincerità quello che hai detto, ossia " che quanto alla possibilità che si approvino le affermazioni che avresti fatte neppure tu credevi a te stesso, e stai sempre attento a non difendere nemmeno la propria sentenza, qualora appaia non approvabile, e ti sta a cuore di seguire piuttosto pareri che siano più buoni e più veri, condannando il tuo proprio giudizio ".

Dimostra adesso, o carissimo, che non hai fatto falsamente queste promesse, cosicché della tua indole non solo ingegnosa, ma anche cauta, pia, modesta, goda la Chiesa cattolica, e non divampi da una litigiosa ostinazione una ereticale alienazione.

Questo è per te il momento di dimostrare con quanta sincerità d'animo, dopo queste tue buone parole che ho ricordate, abbia subito soggiunto: " Come infatti è segno d'ottima volontà e di lodevole disposizione la facilità a lasciarsi condurre ad opinioni più vere, così è segno di giudizio malvagio ed ostinato non volersi piegare prontamente alle indicazioni della ragione ".

Dimostra dunque d'avere ottima volontà e lodevole disposizione, làsciati condurre con facilità ad opinioni più vere, e non essere di giudizio malvagio ed ostinato, così da non volerti piegare prontamente alle indicazioni della ragione.

Se queste promesse le hai fatte con libertà interiore, se non le hai fatte risuonare soltanto esteriormente sulle tue labbra, ma le hai sentite interiormente e genuinamente nel tuo cuore, tu nel bene tanto grande della tua correzione avresti in odio anche gli indugi.

Non ti è bastato appunto dire che " è segno di un giudizio malvagio ed ostinato non volersi piegare alle indicazioni della ragione ", ma hai aggiunto: " prontamente ", per indicare così quanto sia riprovevole chi non compie mai questo bel passo, se chi lo compie con ritardo ti sembra condannabile con tanta severità da meritare d'esser dichiarato di giudizio malvagio ed ostinato.

Ascolta dunque te stesso e goditi, tu principalmente e massimamente, i frutti delle tue parole, per volgerti con la gravità della mente alla via della ragione, più svelto di quanto fosti nell'allontanartene con meno scienza e con poca prudenza per uno sbandamento di giovinezza.

14.21 - Agostino esorta Vittore a correggere subito almeno gli undici errori principali

Sarebbe troppo lungo fare l'analisi e la discussione di tutti i punti che voglio emendati da te nei tuoi libri o meglio in te stesso, e renderti conto almeno brevemente delle singole correzioni da apportare.

Né questa sia tuttavia una ragione perché tu disprezzi te stesso e creda che siano degne di poca stima la tua intelligenza e la tua eloquenza.

Né piccola ho costatato essere in te la reminiscenza delle sante Scritture, ma la tua erudizione è inferiore a quello che si addiceva al tuo ingegno così grande e alla tua impresa.

Non voglio pertanto né che tu t'invanisca attribuendoti più del conveniente, né che d'altra parte ti avvilisca abbattendoti e disperandoti.

Magari potessi io leggere con te i tuoi libri e mostrarti, dialogando anziché scrivendo, i punti che sono da emendare.

Questo compito si porterebbe a termine con più facilità per mezzo di colloqui tra noi che per mezzo di scritti, e se i colloqui si dovessero scrivere, avrebbero bisogno di molti volumi.

Ma quanto a questi errori capitali, che ho voluto anche restringere dentro un determinato numero, ti ammonisco insistentemente di non rimandarne la correzione e d'allontanarli assolutamente dalla tue fede e dalla tua predicazione, perché, così capace come sei di discutere, adoperi questo dono di Dio utilmente ad edificare e non a distruggere la sana e salutare dottrina.

15.22 - Riassunto degli undici errori principali di Vittore

Sono dunque questi gli errori capitali, dei quali ho già trattato, come ho potuto, e che ricapitolerò ripetendoli brevemente.

Il primo è che hai detto: " Dio non fece l'anima dal nulla ma da se stesso ".

Il secondo: " Per un tempo infinito e sempre Dio dà le anime, come sempre è lui che le dà ".

Il terzo: " L'anima ha perduto a causa della carne un qualche merito che aveva prima della carne ".

Il quarto: " L'anima ripara mediante la carne la sua condizione originale e rinasce per mezzo della carne, come a causa della carne aveva meritato d'esser macchiata ".

Il quinto: " L'anima prima d'ogni suo peccato meritò d'esser peccatrice ".

Il sesto: " I bambini prevenuti dalla morte prima d'esser battezzati possono pervenire all'indulgenza dei peccati originali ".

Il settimo: " Quelli che Dio ha predestinati al battesimo, possono esser sottratti alla sua predestinazione e morire prima che sia compiuto in essi quanto ha predestinato l'Onnipotente ".

L'ottavo: " Dei bambini che prima di rinascere nel Cristo vengono prevenuti dal tramonto, è scritto: Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse l'intelligenza, ecc., come si legge nel libro della Sapienza. ( Sap 4,11 )

Il nono: " Alcuni di quei posti che il Signore disse essere nella casa del Padre suo, si trovano fuori dal regno di Dio ".

Il decimo: " Il sacrificio dei cristiani si deve offrire per coloro che sono usciti dal corpo non ancora battezzati ".

L'undicesimo: " Alcuni di coloro che emigrano da questa vita senza il battesimo del Cristo, non vanno per ora nel regno, ma nel paradiso, dopo però nella risurrezione dei morti giungono anche alla beatitudine del regno dei cieli".

15.23 - Incoraggiamento a Vittore

Per ora sono questi undici errori, grandemente e apertamente perversi e avversi alla fede cattolica, che devi subito adesso senza nessun indugio estirpare e buttare via dal tuo sentire, dal tuo parlare, dal tuo scrivere, se vuoi che noi godiamo non soltanto del tuo passaggio agli altari cattolici, ma della tua vera identità cattolica.

Perché, se questi errori si difendessero ostinatamente uno ad uno, potrebbero fare tante eresie, quante sono le opinioni che si contano in essi.

Considera perciò quanto sia orribile che si trovino tutte insieme in una sola persona queste eresie, che sarebbero condannabili anche se distribuite una per una ad altrettante persone.

Ma se tu non battaglierai a pro di esse con nessuna animosità e se anzi le sbaraglierai con il tuo parlare e con il tuo scrivere sincero, sarai verso te stesso un censore più lodevole che se tu censurassi con giusto motivo chiunque altro, e di tali errori sarai un correttore più degno d'ammirazione che se non ne fossi mai stato un portatore.

Assista il Signore la tua mente ed immetta nel tuo spirito con il suo Spirito tanta facilità d'umiltà, tanta luce di verità, tanta dolcezza di carità, tanta pace di pietà che tu voglia esser vincitore del tuo animo nella verità piuttosto che vincitore di qualsiasi tuo oppositore nella falsità.

Lungi poi da te il pensiero d'aver abbandonato la fede cattolica abbracciando questi errori, sebbene essi siano avversi alla fede cattolica, se davanti a Dio, il cui occhio non fallisce nel cuore di nessuno, hai coscienza d'aver detto con sincerità che " quanto alla possibilità che si approvino le affermazioni che avresti fatte, non credi nemmeno a te stesso, e stai sempre attento a non difendere nemmeno la propria sentenza, qualora appaia non approvabile, perché ti sta a cuore di seguire piuttosto pareri che siano più buoni e più veri, condannando il proprio giudizio ".

Cotesto è appunto un animo che, anche in detti che per ignoranza non siano cattolici, è cattolico per la stessa premeditazione e predisposizione a correggersi.

Ma terminiamo qui il presente volume e qui il lettore si riposi un poco, perché la sua attenzione si rinnovi per applicarsi da capo alle pagine che seguiranno.

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