Sul battesimo contro i Donatisti

Indice

Libro V

10.12 - Se il battesimo di Giovanni rimette i peccati

Pongo, pertanto, una questione: se con il battesimo di Giovanni si rimettevano i peccati, che cosa ha potuto donare in più il battesimo di Cristo a quelli che l'apostolo Paolo ha imposto di farsi battezzare col battesimo di Cristo, dopo il battesimo di Giovanni? ( At 19,3-5 )

Se invece con il battesimo di Giovanni i peccati non si rimettevano, erano forse migliori di Giovanni, al tempo di Cipriano, quelli che rapivano i fondi con astuta frode, come egli dice, che, raddoppiando le usure,102 accrescevano il capitale, e che tuttavia, se battezzavano, operavano la remissione dei peccati?

Oppure si operava perché li abbracciava l'unità della Chiesa? E che?

Non era nell'unità Giovanni, questo amico dello Sposo, ( Gv 3,29 ) precursore della via del Signore e battezzatore del Signore in persona?

Chi è così pazzo da dirlo? Di conseguenza, benché io creda che Giovanni abbia battezzato nell'acqua della penitenza ( Mt 3,11 ) per la remissione dei peccati, in modo che ai suoi battezzati erano rimessi i peccati nella speranza, di fatto è nel battesimo del Signore che essa avveniva; come la resurrezione che si attende alla fine è avvenuta in noi nella speranza.

L'Apostolo lo dice: Egli ci ha risuscitati con lui e ci ha fatto sedere nei cieli con lui; ( Ef 2,6 ) e ancora: È nella speranza che siamo stati salvati. ( Rm 8,24 )

In effetti, sebbene Giovanni stesso dica: Io vi battezzo con l'acqua della penitenza per la remissione dei peccati, ( Mt 3,11 ) vedendo il Signore dice: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. ( Gv 1,29 )

Tuttavia, perché nessuno sostenga che anche col battesimo di Giovanni si rimettevano i peccati, e che è solo una santificazione più completa che è stata concessa, col battesimo di Cristo, a quelli ai quali Paolo ordinò di farsi ribattezzare, contro questa opinione non mi accanisco.

11.13 - Perché dopo Giovanni si è battezzato e perché …

Dobbiamo infatti esaminare un problema che riguarda in modo particolare la nostra questione: quale che sia la natura del battesimo di Giovanni, poiché è evidente che esso appartiene all'unità di Cristo, perché dopo Giovanni, che era santo, si dovette battezzare e dopo i vescovi avari, no?

Di sicuro nessuno nega che nel campo del Signore Giovanni era il buon grano e, se non si può dire di più, quello che produce il cento per uno; così nessuno dubita che l'avarizia, che è idolatria, ( Col 3,5 ) nella messe del Signore è considerata paglia.

Perché, allora, dopo il frumento si battezza e dopo la paglia non si battezza?

Ora, se Paolo ha battezzato dopo Giovanni, perché era migliore di Giovanni, perché Cipriano non ha battezzato dopo i suoi colleghi usurai, dei quali era incomparabilmente migliore?

E se Cipriano non ha battezzato dopo tali colleghi, in quanto essi erano con lui nell'unità, neppure Paolo avrebbe dovuto battezzare dopo Giovanni, perché stavano nella stessa unità.

Oppure gli ingannatori e i rapaci appartengono all'unica colomba, ( Ct 6,8 ) mentre non vi appartiene colui al quale si manifestò la potenza del Signore Gesù Cristo mediante lo Spirito Santo disceso in forma di colomba? ( Mt 3,16; Gv 1,33 )

Tutt'altro: Giovanni vi appartiene intimamente, questi malvagi, invece, che dovranno essere separati dal frumento in occasione di qualche scandalo o nell'ultima vagliatura, non vi appartengono affatto.

Eppure dopo Giovanni si è battezzato e dopo costoro non si battezza.

E per qual motivo, se non perché il battesimo, che Paolo ordinò loro di ricevere non era quello dato da Giovanni?

Ne consegue che anche nell'unità della Chiesa, il battesimo di Cristo, sia pure dato da un ministro usuraio, non si può ripetere; quanto al battesimo di Giovanni, anche quelli che lo ricevevano da Giovanni in persona, dovevano poi battezzarsi col battesimo di Cristo.

12.14 - … dopo Cristo non si battezza

Del resto, anche io potrei, prendendo sempre le parole del beato Cipriano, volgere l'attenzione degli ascoltatori ad una specie di miracolo, se dicessi: Giovanni, ritenuto il più grande dei profeti; Giovanni, ripieno della grazia di Dio fin dal seno materno; Giovanni, sorretto dallo spirito e dalla virtù di Elia; che non è stato avversario del Signore, ma suo precursore e annunciatore; che ha annunciato il Signore non solo con le parole, ma lo ha mostrato allo sguardo; che ha battezzato quel Cristo, nel cui nome vengono battezzati gli altri,103 non ha meritato di battezzare in modo che non fosse necessario battezzare nuovamente, dopo di lui, quanti erano stati battezzati da lui, e dopo gli avari, gli ingannatori, i rapaci e gli usurai, nessuno penserà che bisogna battezzare qualcuno nella Chiesa?

Non è forse vero che, quando io faccio questa osservazione cattiva, mi si risponde: Perché la credi una cosa indegna, come se Giovanni è stato disonorato e l'avaro onorato?

Del resto non c'era da ripetere il battesimo di Colui del quale proprio Giovanni dice: Questi è Colui che battezza nello Spirito Santo. ( Gv 1,33 )

Infatti, qualunque ministro lo impartisca, il battesimo è sempre di Colui del quale è stato detto: Questi è Colui che battezza.

Ma neppure il battesimo di Giovanni è stato ripetuto, quando l'apostolo Paolo ha ordinato a quanti erano stati battezzati da Giovanni, di farsi battezzare in Cristo.

In realtà, essi dovettero ricevere dallo Sposo stesso, ciò che non avevano ricevuto dall'amico dello Sposo, ( Gv 3,29 ) di cui il suo amico aveva detto: Questi è Colui che battezza nello Spirito Santo.

13.15 - Sul battesimo di Cristo

In realtà, se il Signore Gesù avesse voluto, avrebbe potuto dare il potere sul suo battesimo a uno o ad alcuni dei suoi servi più autorevoli, che già aveva resi suoi amici e ai quali ha detto: Non vi chiamerò più servi, ma amici, ( Gv 15,15 ) di modo che, come Aronne era stato indicato sacerdote ( Nm 17,8 ) con una verga fiorita, così nella sua Chiesa, dove sono avvenuti molti e più grandi miracoli, sarebbero stati indicati, per mezzo di un segno, i ministri dotati di più eccelsa santità e i dispensatori dei misteri; e questi soltanto avrebbero dovuto battezzare.

Ma se lo avesse fatto, benché conferitogli dal Signore, il battesimo sarebbe stato considerato di quei servi, come l'altro di Giovanni.

Perciò, Paolo ringrazia il Signore di non avere battezzato nessuno di quelli che, avendo dimenticato, diciamo così, il nome nel quale erano stati battezzati, si dividevano sui nomi degli uomini. ( 1 Cor 1,12-15 )

In effetti, poiché il battesimo dato da un ministro spregevole, vale tanto quanto quello dato da un apostolo, si ammette, di conseguenza, che esso non è né dell'uno e né dell'altro, ma di Cristo.

Questo, Giovanni attesta di averlo appreso, per quanto riguarda il Signore, per mezzo dell'apparizione della colomba.

In effetti io non vedo proprio in quale altro senso egli ha detto: E io non lo conoscevo. ( Gv 1,33 )

Se infatti non lo avesse mai conosciuto, non gli avrebbe detto, vedendolo venire al suo battesimo: Sono io che devo essere battezzato da te. ( Mt 3,14 )

Che senso ha, allora, questo suo discorso: Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui.

E io non lo conoscevo, ma chi mi ha mandato a battezzare nell'acqua, mi disse: Colui sul quale vedrai discendere dal cielo lo Spirito e fermarsi su di lui, quegli è colui che battezza nello Spirito Santo? ( Gv 1,32-33 )

Certamente la colomba era discesa sul battezzato.

Ora, mentre egli veniva a farsi battezzare, Giovanni gli aveva detto: Sono io che devo essere battezzato da te. ( Mt 3,14 )

Dunque, già lo conosceva. Che cosa vuol dire, allora: Io non lo conoscevo, ma Colui che mi mandò a battezzare in acqua, mi disse: Colui sul quale vedrai scendere lo Spirito dal cielo e posarsi su di lui, questi è Colui che battezza nello Spirito Santo, ( Gv 1,33 ) dato che è successo dopo che è stato battezzato se non che, in un senso lo conosceva e nell'altro non lo conosceva?

Egli conosceva, è evidente, lo Sposo, il Figlio di Dio, dalla cui pienezza tutti avrebbero ricevuto; ( Gv 1,16 ) ma poiché da questa pienezza egli aveva ricevuto il potere di battezzare, tanto che il suo si sarebbe chiamato battesimo di Giovanni, egli non sapeva se poi il Signore lo avrebbe dato anche agli altri, oppure ne avrebbe avuto uno tutto suo, ma tale che chiunque lo avesse dato, o un ministro di grazia più elevata o uno di grazia meno elevata, o un ministro che produce il centuplo o il sessanta o il trenta; o il frumento o la paglia, riconoscessero tutti che esso non era altro che di Cristo.

Questo, Giovanni lo ha appreso dallo Spirito disceso nella forma di una colomba e posatosi su Cristo.

14.16 - Se si può battezzare dopo gli eretici

Quindi, noi troviamo che gli Apostoli hanno detto: La mia gloria, ( 1 Cor 9,15 ) naturalmente, nel Signore, e: Il mio ministero, ( Rm 11,13 ) la mia prudenza, ( Ef 3,4 ) il mio Vangelo, ( 2 Tm 2,8 ) naturalmente conferito e donato dal Signore, mentre non troviamo che un Apostolo abbia mai detto: Il mio battesimo.

La gloria, infatti, non è uguale in tutti, e non tutti amministrano in modo uguale e non tutti sono dotati di uguale prudenza.

Ma anche nell'evangelizzare c'è chi opera bene e chi meno bene, e quindi si può dire che, anche nella dottrina della salvezza, c'è chi è più dotto e chi lo è meno.

Viceversa non si può dire che uno sia battezzato di più e un altro di meno, non importa se egli è stato battezzato da uno inferiore o da uno superiore.

Inoltre, poiché sono ben note le opere della carne, cioè: le fornicazioni, le immondezze, le lussurie, le idolatrie, i venefici, le inimicizie, le contese, le emulazioni, le animosità, i dissensi, le eresie, le invidie, le ubriachezze, le ingordigie ed altre simili, ( Gal 5,19-21 ) se ci stupiamo a sentir dire: Dopo Giovanni si è battezzato e dopo gli eretici non si è battezzato, perché non stupirsi a sentir dire: Dopo Giovanni si è battezzato e dopo gli invidiosi no, se è vero che proprio Cipriano, nella lettera Sulla gelosia e l'invidia, attesta che gli invidiosi sono partigiani del diavolo?

E che nella Chiesa gli invidiosi sono stati annunciatori di Cristo fin dal tempo degli Apostoli, non lo rivela proprio Cipriano, citando l'apostolo Paolo, come noi abbiamo già dimostrato?104

15.17 - Sul battesimo di Giovanni

Che dunque il battesimo di Giovanni non era uguale al battesimo di Cristo, credo di averlo chiarito abbastanza.

Ne consegue che non è possibile trarre da esso nessuna prova per sostenere che dopo gli eretici bisogna battezzare, poiché dopo Giovanni si è battezzato, dato che Giovanni non era un eretico e che se ha potuto avere un battesimo che, datogli da Cristo, anche se non era quello di Cristo, è perché aveva la carità di Cristo.

Ma neppure si può trarre la prova per sostenere che l'eretico può avere il battesimo di Cristo e la perversità del diavolo, così come, nella Chiesa, si può avere il battesimo di Cristo e la gelosia del diavolo.

15.18 - Segue l'argomentazione di Agostino

" A più forte ragione infatti bisogna battezzare l'eretico, dato che Giovanni non era un eretico, eppure dopo di lui si è battezzato ".105

" Già - potrebbe dire un altro - a maggior ragione dopo l'ubriaco bisogna battezzare, visto che Giovanni era sobrio, eppure dopo di lui si è battezzato ".106

E che risposta gli daremo? Non l'abbiamo.

Salvo a dire che ai battezzati da Giovanni è stato dato il battesimo di Cristo, che essi non avevano; in quelli, invece, in cui c'è il battesimo di Cristo, quali che siano le loro perversità, non si può fare in modo che non vi sia il battesimo di Cristo.

15.19 - Giovanni ricevette da Cristo ciò che donò

Non è vero, quindi, che l'eretico ha potuto ottenere un diritto sul battesimo, perché ha battezzato per primo,107 ma perché ha battezzato con un battesimo non suo.

Ma anche se non ha avuto il diritto di battezzare, tuttavia ciò che ha dato è di Cristo e ciò che ha ricevuto è di Cristo.

Molte cose, infatti, si danno contro il diritto, ma non per questo si considerano o nulle o non date.

In effetti, neanche chi rinuncia al secolo a parole e non a fatti riceve legittimamente il battesimo, eppure lo riceve.

E che questa gente sia anche nella Chiesa, Cipriano lo ricorda per i suoi tempi e noi lo esperimentiamo e ne gemiamo.

15.20 - Può il battesimo essere separato dalla Chiesa?

Sorprende poi sentir dire che battesimo e Chiesa non possono assolutamente trovarsi separati e divisi tra di loro.108

Se infatti il battesimo rimane nel battezzato, senza che possa separarsene, perché un battezzato si può separare dalla Chiesa e il battesimo no?

Ora, che nel battezzato il battesimo rimane per quanto l'abisso della sua cattiveria e la voragine dei peccati, in cui precipita, possano essere profondi, fino alla rovina dell'apostasia, egli non è senza battesimo, e per questo a chi fa penitenza e ritorna, esso non viene ridato perché si giudica che non poteva esserne privo.

Ora, che un battezzato possa separarsi dalla Chiesa, chi può dubitarne?

Veramente è da qui che sono uscite tutte le eresie che, sotto l'appellativo cristiano, ingannano la gente.

16.20 - Risposta alla domanda

Quindi, se è evidente che nel battezzato c'è il battesimo, quando un battezzato si separa dalla Chiesa, è certo che il battesimo che è in lui si separa con lui.

Di conseguenza, non tutti quelli che hanno il battesimo, hanno anche la Chiesa, come non tutti quelli che hanno la Chiesa, hanno anche la vita eterna.

Ora, se noi diciamo che non hanno la Chiesa se non quelli che osservano i comandamenti di Dio, ammettiamo che vi sono molti, che hanno il battesimo e non hanno la Chiesa.

16.21 - L'eretico non possiede la primogenitura sul battesimo

Perciò non è l'eretico il primo a possedere il battesimo;109 egli infatti lo ha ricevuto dalla Chiesa e non ha potuto perderlo separandosene e benché noi diciamo che egli non ha più la Chiesa, ammettiamo, tuttavia che ha il battesimo.

Così, non rinuncia alla primogenitura,110 per attribuirla all'eretico, chi dice che l'eretico ha portato con sé ciò che non darà legittimamente, anche se ciò che dà è legittimo, e ciò che non ha legittimamente, anche se ciò che ha è legittimo.

Ora, la primogenitura consiste solo nella condotta santa e nella vita buona, e ne partecipano tutti quelli dai quali è formata, come da membra, la Sposa senza macchia né ruga, ( Ef 5,27 ) cioè la colomba ( Ct 6,8 ) che geme la malvagità in mezzo a molti corvi.

A meno che, visto che Esaù perse la primogenitura per la voglia di lenticchie, ( Gen 25,29-34 ) non si debbano considerare possessori della primogenitura gli ingannatori, i rapaci, gli usurai, i gelosi, gli ubriaconi ed altri malvagi come quelli che erano nella Chiesa di allora, e che Cipriano deplorò nei suoi scritti.111

Di conseguenza, o avere la Chiesa non equivale a possedere la primogenitura nelle cose divine o, se chiunque ha la Chiesa possiede anche la primogenitura non hanno la Chiesa tutti gli iniqui che sembrano dentro e che, come nessuno di noi nega, hanno e danno il battesimo.

In effetti, chi oserebbe dire che essi hanno la primogenitura sui misteri divini, se non chi non ha nessun senso del divino?

17.22 - La finale della lettera di Cipriano

Dopo avere esaminati e discussi tutti gli aspetti della lettera di Cipriano, siamo ormai arrivati alle pacifiche parole poste come conclusione.

Parole che non mi sazio di leggere e di ripetere spesso, tanta è la piacevolezza dell'amore fraterno che ne esala e la dolcezza della loro esuberante carità!

Egli dice: Eccoti la nostra breve risposta, fratello carissimo, secondo la nostra piccolezza: noi non ci opponiamo a nessuno, né vogliamo impedire pregiudizialmente a ciascun vescovo di fare ciò che crede, in quanto ciascuno dispone della piena libertà di decisione.

Noi, per quanto possiamo, per colpa degli eretici non intendiamo litigare coi nostri colleghi vescovi, con i quali desideriamo mantenere la concordia e la pace del Signore, soprattutto perché l'Apostolo dice: " Se poi qualcuno pensa di essere litigioso, noi questa abitudine non l'abbiamo, e neanche la Chiesa di Dio ". ( 1 Cor 11,16 )

Conserviamo, quindi, con pazienza e dolcezza, la carità dei cuori, la dignità del collegio, il vincolo della fede, la concordia del sacerdozio.

Proprio per questo abbiamo scritto anche un opuscolo su Il bene della pazienza, nei limiti della nostra mediocrità e col beneplacito e ispirazione del Signore.

Te lo inviamo come segno di reciproco affetto.112

17.23 - Elogi a Cipriano

Ci sono molte considerazioni da fare su queste parole, nelle quali risplende il fulgore della cristiana carità di un uomo che ha amato la bellezza della casa del Signore e il luogo del suo santuario! ( Sal 26,8 )

Primo, che egli non ha nascosto il suo pensiero; poi, che ha usato espressioni molto miti e pacifiche; che ha mantenuto la pace della Chiesa con quanti divergevano dalle sue idee; che ha capito che nel vincolo dell'unità c'è tanta salute; che ha amato e custodito con saggezza solo l'unità; che ha visto e capito che anche i sostenitori dell'idea contraria possono, salvando la carità, dissentire: in effetti, non avrebbe detto di voler conservare la concordia divina e la pace del Signore con i malvagi.

In verità, un uomo buono può avere uno spirito di pace verso i cattivi, ma non può mantenere con essi la pace che essi stessi non mantengono.

E infine, che non ostacolando e non impedendo a ciascun vescovo di agire come credeva, in quanto ciascuno ha piena libertà di decisione, ha dato anche a noi tutti la possibilità di discutere serenamente questi argomenti con lui.

Egli infatti è tra di noi non solo con i suoi scritti, ma anche con quella virtù che in lui ebbe il massimo vigore e non poté mai morire, la carità.

Ora io, desiderando unirmi a lui ed essere con lui una sola cosa, se non ne sarò ostacolato dall'incoerenza dei miei peccati; sostenuto dalle sue preghiere, imparerò dai suoi scritti, se ci riesco, con quanta pace e conforto il Signore ha retto, per mezzo di lui, la sua Chiesa; e, rivestito di sentimenti di umiltà per la commozione suscitata in me dal suo discorso, anche se insieme al mondo so che la mia idea è più vera, non anteporrò il mio cuore al suo neppure sulla questione in cui egli, pur avendo una opinione diversa, non si è separato dal mondo.

Più spiccata certamente fu in lui la forza della virtù - visto che questa questione, non ancora discussa, restava ancora sospesa -, e che egli, che pure aveva un'opinione diversa da molti colleghi, conservò tanto equilibrio da non rompere con il crimine di uno scisma la santa società della Chiesa di Dio.

Certo, molto più grande che se egli avesse avuto tutte le idee, non solo vere, ma anche uguali agli altri, senza la carità.

E né io gli farei piacere se, il suo ingegno, la potenza della sua parola e la ricchezza della sua dottrina, cercassi di anteporli al santo concilio di tutte le nazioni, al quale egli ha senz'altro partecipato nell'unità spirituale, soprattutto ora che vive in quella luce di verità, dove contempla con tutta certezza la verità che quaggiù cercava con grande pace.

Dall'abbondanza di questa luce, infatti, egli sorride di questi, che a noi sembrano discorsi, come di balbettii di bambini.

Là vede di quale regola di pietà ha avuto bisogno quaggiù, perché niente gli fosse più caro dell'unità nella Chiesa.

Là contempla con indicibile diletto, quanto sia provvidenziale e misericordioso il disegno con cui il Signore ha scelto le cose stolte del mondo, per guarire le nostre ferite, per confondere i sapienti; ( 1 Cor 1,27 ) e per collocare negli ordini della sua Chiesa tutti i membri con grande sapienza, così che gli uomini non potessero dire che è stato per il loro ingegno e per la loro scienza, che ancora non sapevano da chi l'avevano avuta in dono, che sono stati scelti come collaboratori al suo Vangelo, e quindi non si gonfiassero di pestifera superbia.

Oh! come gioisce Cipriano, con quanta più serenità egli contempla in quella luce, che per la piena salvezza dell'umanità è stato stabilito che vi siano degli errori che si possono giustamente criticare; anche se essi si trovano negli scritti pii e cristiani degli oratori, ma non in quelli dei pescatori!

Io, della gioia di quest'anima santa, ho la totale certezza; e non oso assolutamente pensare né dire che i miei scritti siano esenti da ogni errore.

E né al suo parere, per cui credette che quanti venivano dagli eretici dovessero essere accolti in modo diverso da come si accoglievano in passato, come egli attesta, o da come si accolgono ora, secondo la ragionevole consuetudine, confermata da un concilio plenario di tutto il mondo cristiano,113 io antepongo un mio parere, ma quello della santa Chiesa cattolica, che egli tanto amò e predilesse; nella quale portò con pazienza una grande quantità di frutti; della quale non seguì la consuetudine universale, ma rimase nella sua universalità; di cui non abbandonò mai la radice, ma, pur essendo già fruttuoso, fu potato dal celeste agricoltore perché lo fosse di più; ( Gv 15,1 ) per la cui pace e salvezza, onde evitare che con la zizzania si sradicasse anche il frumento, da una parte redarguì con la libertà della verità i molti mali di quelli che stavano con lui nell'unità, e dall'altra li sopportò con la virtù della carità.114

18.24 - Morti all'esterno e all'interno

Perciò egli stesso ci insegna, con grande eloquenza, che molti uomini, morti nei loro delitti e nei loro peccati, benché non appartenenti alla società di Cristo, né alle membra dell'unica colomba ( Ct 6,8 ) innocente e semplice - che se fosse solo essa a battezzare, gli altri certamente non potrebbero battezzare - in apparenza sembrano dentro, vi si battezzano e battezzano; e che in loro, benché morti, vive però il battesimo di Colui che più non muore e che la morte più non dominerà. ( Rm 6,9 )

Ora, visto che anche nella Chiesa vi sono dei morti, e non nascosti - in effetti Cipriano non ne avrebbe parlato tanto -, e che essi non fanno parte della colomba viva o non vi fanno ancora parte; e visto che fuori vi sono dei morti che ancora più chiaramente non vi appartengono o ancora non vi appartengono, e che nessun uomo può ricevere la vita da uno che non l'ha,115 è evidente che quanti, nella Chiesa, si fanno battezzare da questi morti, se si accostano al battesimo con una sincera conversione del cuore, ricevono la vita da colui al quale appartiene il battesimo.

Se invece rinunciano al mondo a parole e non a fatti116 come quelli che, testimone Cipriano, sono anche nella Chiesa, non ricevono la vita neppure loro, se non si convertono.

Eppure hanno il vero battesimo, anche se non si convertono.

Quindi anche i morti che si trovano fuori della Chiesa, benché non abbiano né diano la vita, hanno però il battesimo vivo, che giova alla loro vita solo se si convertono alla pace.

Anche questo è evidente.

Indice

102 Cypr., De lapsis 6
103 Cypr., Ep. 73, 25, 1
104 Cypr., Ep. 73, 24, 3
105 Cypr., Ep. 73, 24. 3
106 Cypr., Ep. 73, 25, 2
107 Cypr., Ep. 11, 1
108 Cypr., Ep. 73, 25, 2
109 Cypr., Ep. 73, 25, 2
110 Cypr., Ep. 73, 25, 3
111 Cypr., De lapsis 6
112 Cypr., Ep. 73, 26
113 Cypr., Ep. 73, 23
114 Cypr., De lapsis 6; Ep. 11, 1
115 Cypr., Ep. 71, 1, 3
116 Cypr., Ep. 11, 1