Sulle eresie

46 1 - I Manichei

Trassero origine da un certo persiano di nome Mani.

I suoi discepoli tuttavia, quando cominciarono a predicare in Grecia la sua folle dottrina, preferirono chiamarlo Manicheo, per evitare l'omonimia con il termine greco che indica la pazzia.

Per la stessa ragione alcuni tra loro, quelli che erano un po' più dotti e proprio per questo più mendaci, raddoppiarono la " N " e lo chiamarono Mannicheo, come se egli fosse il largitore della manna.

46.2 - Codesto eretico ha congiunto due principi diversi e contrari e, in pari tempo, eterni e coeterni, cioè che sarebbero esistiti da sempre; ed ancora sentenziò che ci sarebbero due nature e, più precisamente, sostanze, cioè quella del bene e quella del male, seguendo gli altri eretici antichi.

La lotta e la mescolanza vicendevole di queste due sostanze, la separazione del bene dal male, e la dannazione eterna del bene che non si sarà potuto separare dal male sono le dottrine che costoro professano e sulle quali cianciano diffusamente; tuttavia, elencare in questa mia opera tutte le loro affermazioni sarebbe un lavoro oltremodo lungo.

46.3 - In conseguenza, poi, di codesti loro stolti ed empi favoleggiamenti sono costretti a dire che le anime buone sono di quella natura che è propria di Dio: infatti ritengono che esse devono venir liberate dalla mescolanza che hanno con le anime cattive, cioè di natura contraria.

46.4 - Essi sostengono dunque che il mondo fu creato dalla natura buona, ovvero dalla natura di Dio, ma che fu costituito di una mistura di bene e male che si originò quando queste due nature presero a combattersi.

46.5 - Dicono pure che non solo le potenze di Dio eseguono la purgazione e la liberazione dal bene da male in tutto il mondo e da tutti i suoi elementi, ma che la compiono anche i loro Eletti per mezzo degli alimenti che mangiano.

Infatti ritengono che in questi alimenti, come lo è nell'intero mondo, si trova mescolata la sostanza di Dio, e, quindi, credono, che essa venga liberata dentro i loro Eletti in virtù di quel genere di vita, che fa gli Eletti dei Manichei più santi e più pregiati dei loro Uditori.

Infatti questi eretici hanno voluto che la loro chiesa fosse formata da queste due categorie: cioè da quella degli Eletti e da quella degli Uditori.

46.6 - Invero ritengono che in tutti gli altri uomini, e perfino nei loro stessi Uditori, la parte della sostanza buona e divina, sopra menzionata, la quale è trattenuta nei cibi e nelle bevande, mescolata e legata ad essi, si trovi imprigionata più strettamente e con maggior inquinamento; ciò vale soprattutto per le persone che generano figli.

Tutte le porzioni di luce, liberate in qualsiasi parte del mondo, sono, quindi, restituite al regno di Dio, come alla loro propria sede, per mezzo di certe navi, che, come essi pretendono, sono la luna e il sole.

Ed infatti affermano che pure queste navi sono formate da pura sostanza di Dio.

46.7 - Dicono che è sostanza di Dio anche codesta luce fisica che viene a contatto con gli occhi degli esseri animati mortali, e non solo quella delle sopraddette navi, dove, a loro dire, essa è purissima, ma lo è anche quella di tutti gli altri corpi luminosi, dove, secondo essi, è trattenuta dalla mescolanza [ con il male ] e, quindi, come credono, deve essere liberata.

Attribuiscono, infatti, i cinque elementi, ognuno dei quali generò un suo proprio principe, alla stirpe delle tenebre, e danno a questi elementi i seguenti nomi: fumo, tenebre, fuoco, acqua, vento.

Nel fumo sono nati gli animali bipedi, dai quali, come essi credono, traggono origine gli uomini; nelle tenebre sono nati i serpenti, nel fuoco i quadrupedi, nell'acqua gli animali natanti, nel vento i volatili.

Per debellare questi cinque elementi cattivi sarebbero stati mandati dal regno e dalla sostanza di Dio altri cinque elementi, e, nella guerra che ne seguì, si sarebbero mescolati l'aria al fumo, la luce alle tenebre, il fuoco buono al fuoco cattivo, il vento buono al vento cattivo.

Riguardo, poi, alle sopraddette navi, cioè i due astri luminari del cielo, fanno questa differenza, così che dicono che la luna è fatta di acqua buona, e il sole di fuoco buono.

46.8 - E su quelle navi, poi, ci sarebbero sante potenze che prendono forme maschili per sedurre le femmine della stirpe avversaria, e, di nuovo, forme femminili per sedurre i maschi, sempre della stirpe avversaria.

E dopo che la concupiscenza di queste entità nemiche è stata eccitata in seguito al detto adescamento, fuggirebbe la luce che tenevano mescolata alle loro membra, e questa verrebbe accolta dagli angeli della luce per essere purificata, e, una volta, purificata, sarebbe caricata su quelle navi per essere riportata al regno loro proprio.

46.9 - In forza di tale situazione o, piuttosto, per un non so quale necessità imposta dalla loro detestabile falsa religione, i loro Eletti sono costretti a prendere, se si può così chiamare, un'eucaristia cosparsa di seme umano, affinché anche da questo, come dagli altri cibi che costoro prendono, sia purificata la anzidetta sostanza divina che è in essi.

Ma questi eretici affermano di non fare un tale rito, e dicono che lo fanno non so quali altri, spacciandosi per Manichei.

Però come sai, essi furono smascherati nella chiesa di Cartagine, mentre tu vi eri già in qualità di diacono, allorché alcuni ve ne vennero condotti per ordine del tribuno Orso, che a quel tempo soprintendeva alla prefettura imperiale.

Qui, quella ben nota adolescente di nome Margherita rivelò codesta nefanda sconcezza, e disse di essere stata violentata, sebbene non avesse ancora dodici anni, a causa di questo scellerato rito.

In quella stessa circostanza [ il tribuno ] riuscì a stento a far confessare a una certa Eusebia, manichea di professione esteriormente ascetica, di aver subìto la stessa violenza per la stessa motivazione: costei, invero, in un primo tempo aveva dichiarato di essere illibata e aveva chiesto di essere visitata da un'ostetrica.

La donna fu, dunque, visitata e si scoprì che cosa ella fosse, e ugualmente anche lei rivelò tutta quella turpissima nefandezza, nella quale, per raccogliere e impastare il seme umano di coloro che si accoppiano, viene stesa della farina sotto di loro; questa nefandezza Eusebia non l'aveva ascoltata, perché non era presente, quando la rivelò Margherita.

Ed ancora ultimamente furono trovati alcuni di loro e, condotti in chiesa, confessarono, sottoposti ad accurato interrogatorio, codesto non sacramento, ma dissacramento, come dimostrano i regesti episcopali che ci hai mandato.

46.10 - Uno di codesti eretici, di nome Viatore, disse che coloro che compiono tali azioni sono chiamati con termine specifico Cataristi, mentre, secondo il suo dire, le altre sezioni della medesima setta manichea si dividerebbero in Mattari e in Manichei in senso stretto; però costui non poté negare che queste tre forme erano state impiantate da un unico fondatore, e che tutti sono, fondamentalmente, Manichei.

E certamente tutti i Manichei hanno in comune, senza alcun dubbio, quei libri nei quali sono scritte quelle mostruosità sulle metamorfosi dei maschi in femmine e delle femmine in maschi, al fine di adescare e di disgregare per mezzo della concupiscenza i prìncipi delle tenebre, sia quelli maschi, sia quelli femmine, affinché la divina sostanza, trattenuta in essi prigioniera, venga liberata e fugga via da loro; da ciò infatti deriva la sopraddetta sconcezza, riguardo alla quale ognuno di loro dice che non lo riguarda.

Credono, appunto, di imitare, per quanto è loro possibile, le potenze divine mettendosi a purgare una porzione del loro dio, poiché sono fermamente persuasi che essa sia trattenuta inquinata allo stesso modo che lo è nei corpi celesti, terrestri e nei semi di ogni specie, anche nel seme umano.

E, pertanto, segue che essi debbano, mangiando, liberarla anche dal seme umano così come lo fanno dagli altri semi, che prendono nell'alimentarsi.

Per questa ragione vengono anche chiamati Cataristi, cioè purgatòri, appunto perché purgano la sostanza divina con tanta diligenza da non astenersi da una così schifosa turpitudine di cibo.

46.11 - Costoro, tuttavia, non mangiano alcuna sorta di carne, ritenendo che la divina sostanza sia fuggita da tutto ciò che è morto o ucciso, e vi siano rimaste quelle quantità e qualità, che non meritano più di essere purgate nella pancia degli Eletti.

Neppure prendono mai uova, come se anche queste cessassero di vivere al momento della rottura, né si debbano assolutamente mangiare corpi morti, e della carne rimanga in vita soltanto quella parte che viene assorbita dalla farina, così che non possa morire.

Ma nel loro alimentarsi non fanno uso nemmeno del latte, nonostante che questo sia munto o succhiato dal corpo di un animale vivente: e ciò non perché ritengano che in esso non vi sia mescolato nulla della sostanza divina, ma perché la loro errata dottrina non è coerente con se stessa.

Infatti non bevono neanche vino, dicendolo essere il fiele dei prìncipi delle tenebre, benché mangino le uve.

Neppure assaggiano alcun mosto, nemmeno quello appena spremuto.

46.12 - [ I Manichei ] credono che le anime dei loro Uditori passino negli Eletti o, attraverso una via corta e, perciò, più felice, nei cibi mangiati dai loro Eletti, così che ormai purgate, di poi non passino più in alcun altro corpo.

Invece riguardo alle altre anime credono che esse passino nel bestiame e in ogni specie di esseri che per mezzo delle radici è fisso e alimentato nella terra.

Infatti ritengono che le erbe e gli alberi siano viventi in tal grado da far loro credere che la vita insita in essi, percepisca e soffra, quando viene danneggiata, e che nessuno possa, quindi, svellere o strappare alcuna loro parte, senza procurar loro sofferenza.

Per tal motivo ritengono un sacrilegio purgare un campo anche dai rovi.

Di conseguenza costoro, nella loro demenza, accusano l'agricoltura, che fra tutte le attività lavorative è la più innocente, come colpevole di numerosi omicidi.

Credono, poi, che tali colpe vengano perdonate ai loro Uditori, solo perché costoro procurano da questa il sostentamento per il loro Eletti, così che la già menzionata sostanza divina, purificatasi nella loro pancia, impetra a quelli il perdono, essendo offerta da quelli per essere purgata.

Pertanto i loro Eletti, poiché personalmente non fanno alcun lavoro nei campi, né raccolgono frutti e neppure strappano mai una foglia, aspettano che tutti questi generi alimentari siano forniti al loro bisogno dai loro Uditori, e, pertanto, cotali individui vivono, secondo la stolta credenza di questi eretici, degli innumerevoli e gravi omicidi altrui.

Esortano, inoltre, i loro stessi Uditori a non uccidere gli animali, quando vogliono mangiar carne, affine di non offendere i principi delle tenebre, tenuti prigionieri nelle regioni celesti, poiché, dicono, da costoro ha origine ogni specie di carne.

46.13 - Li esortano, pure, ad evitare nelle loro relazioni coniugali, il concepimento e la generazione, affinché la divina sostanza, che entra in loro attraverso gli alimenti, non sia imprigionata dai vincoli della carne nella prole.

Così infatti credono che le anime arrivino in ogni specie di carne, cioè attraverso i cibi e le bevande.

Di qui costoro condannano, senza alcuna esitazione, il matrimonio e, per quanto possono, lo proibiscono, per il fatto stesso che vietano di concepire, fine cui tende l'unione matrimoniale.

46.14 - Asseriscono che Adamo ed Eva nacquero da genitori che erano i prìncipi del fumo, dopoché il loro padre, di nome Saclas, aveva divorato i feti di tutti i suoi colleghi; e pertanto egli, quando si unì con sua moglie, incatenò nella carne della sua prole, come in un catena saldissima, tutta la divina sostanza che si trovava ad essere mescolata in quelli.

46.15 - Riguardo a Cristo, poi, affermano che egli è stato il serpente menzionato nella nostra sacra Scrittura; e da questo, dicono costoro, sono stati illuminati, così che hanno potuto aprire i loro occhi alla conoscenza e a distinguere il bene e il male; quello, poi, venne quale Cristo alla fine dei tempi, per liberare le anime, non i corpi; e non esistette in una vera carne, ma ostentò una parvenza di carne, per trarre in inganno i sensi umani, e in tal modo poter simulare non solo la morte, ma anche la resurrezione; il Dio, che, per mezzo di Mosè, dette la Legge e parlò nei Profeti, non è il vero Dio, ma uno dei prìncipi delle tenebre.

Poiché ritengono falsificati gli scritti dello stesso Nuovo Testamento, li leggono in modo da accettare solo quello che vogliono, e da rifiutare quanto non vogliono; ed essi, poi, antepongono alcuni scritti apocrifi, come se questi contenessero l'intera verità.

46.16 - La promessa fatta da Nostro Signore Gesù Cristo riguardo allo Spirito Santo, ( Gv 16,7 ) dicono essersi compiuta nel loro eresiarca Manicheo.

Perciò costui nelle sue lettere si qualifica apostolo di Gesù Cristo, appunto perché Gesù Cristo avrebbe promesso di inviare lui, e sopra di lui avrebbe inviato lo Spirito Santo.

Per questo motivo anche Manicheo ebbe dodici discepoli in corrispondenza al numero degli Apostoli, ed ancor oggi i Manichei mantengono questo numero.

Infatti tra i loro Eletti hanno i dodici, che essi chiamano maestri, e come tredicesimo il preside di costoro; quindi hanno settantadue vescovi, che vengono ordinati dai maestri, e, senza alcuna limitazione di numero, i presbiteri, i quali sono ordinati dai vescovi.

I vescovi hanno anche i diaconi. Tutti gli altri sono chiamati soltanto Eletti.

Ma anche tra costoro sono mandati [ in missione ] quanti sono giudicati idonei o a sostenere o a incrementare codesta eresia, dove c'è, o anche, dove non c'è, a seminarla.

46.17 - Il battesimo fatto nell'acqua non conferisce, secondo costoro, nessuna salvezza ad alcuno, né credono che si debba battezzare alcuno di quelli che essi riescono ad accalappiare.

46.18 - Fanno le loro preghiere, durante il giorno, rivolti al sole, verso qualunque punto esso stia girando; durante la notte, rivolti alla luna, se è visibile, ma se questa non si mostra, guardano verso la parte settentrionale, attraverso la quale il sole, dopo che è tramontato, ritorna ad oriente.

Pregano in piedi.

46.19 - Ascrivono l'origine dei peccati non al libero arbitrio della volontà, ma alla sostanza della stirpe avversaria, che, secondo la loro credenza, si trova mescolata nell'uomo.

Affermano che la carne, in ogni sua specie, non è fattura di Dio, ma di una mente cattiva, la quale, essendo da un principio contrario, è coeterna a Dio.

Dicono che la concupiscenza carnale, a causa della quale la carne ha desideri contrari a quelli dello spirito, ( Gal 5,17 ) non è un'infermità esistente in noi da quando la nostra natura si corruppe nel primo uomo, ma la vogliono una sostanza contraria, aderente a noi tanto che essa si distacca da noi, quando ne veniamo liberati e purgati, e, tuttavia, anche essa rimane immortalmente viva nella sua propria natura; queste due anime, o due menti, l'una buona l'altra cattiva, sono in conflitto tra loro in ogni singolo uomo, allorché la carne si erge con i suoi appetiti contro lo spirito, e lo spirito contro la carne; né in noi questa corruzione si sana, perché, come noi diciamo, un giorno non ci sarà più, ma [ secondo codesti eretici ] questa sostanza viene staccata e separata da noi, e alla fine del tempo presente, dopo che ci sarà stata la conflagrazione del mondo, continuerà a vivere entro una specie di sfera, come in un carcere eterno.

E a questa sfera dicono che sempre starà applicata e aderirà una specie di copertura e di tetto, fatto di anime, buone per quanto riguarda la loro natura, che, però, non riuscirono a purificarsi dall'inquinamento causato in loro dal contatto con la natura cattiva.

47 - Gli Ieraciti

Dei quali il fondatore riconosciuto è Ieraca, non ammettono la resurrezione della carne.

Accolgono nella loro comunione solamente i monaci e le monache e tutte le persone non coniugate.

Asseriscono che i bambini non fanno parte del regno dei cieli, poiché non hanno alcun merito acquisito per mezzo del combattimento, con il quale si vincono i vizi.

48 - I Meleziani

Prendono nome da Melezio.

Costoro, poiché ricusarono di pregare con i ravveduti, cioè con coloro che erano caduti durante la persecuzione, fecero scisma.

Adesso, poi, come è risaputo, si sono uniti agli Ariani.

49 - Gli Ariani

I quali hanno avuto origine da Ario, sono assai conosciuti perché irretiti in quel particolare errore, in base al quale non vogliono ammettere che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono di una sola e identica natura e sostanza o, per esprimersi più precisamente, essenza, termine che in greco si dice ούσία; ma [ dicono che ] il Figlio è una creatura, e lo Spirito Santo è creatura di una creatura, cioè pretendono che Egli sia stato creato personalmente dal Figlio.

Codesti eretici, però, sono meno conosciuti per l'altro loro errore, secondo il quale affermano che Cristo ha assunto soltanto la carne senza l'anima.

E su questo punto non ho trovato che mai da alcuno si sia combattuto contro di loro.

Tuttavia, anche Epifanio non ha passato sotto silenzio la verità di questa mia affermazione, e pure io, con assoluta certezza, ne sono venuto a conoscenza da alcuni loro scritti e dalle mie dispute.

Siamo anche a conoscenza che da costoro si ribattezzano i Cattolici, non so se anche i non Cattolici.

50 - Gli Audiani

Come li chiama Epifanio, sono, secondo la presentazione di questo autore, scismatici e non eretici.

Altri, invece li qualificavano Antropomorfiti, poiché costoro, pensando in modo carnale, si immaginano Dio somigliante, nell'aspetto, ad un uomo corruttibile. ( Rm 1,23 )

Tale concezione Epifanio attribuisce alla loro rozzezza, risparmiando loro l'appellativo di eretici.

Afferma, inoltre, che costoro si sono separati dalla nostra comunione, perché accusano i nostri vescovi di essere ricchi, e perché celebrano la pasqua nello stesso giorno dei Giudei.

Tuttavia, secondo l'asserzione di alcuni autori, costoro in Egitto sono in comunione con la Chiesa cattolica.

Sui Fotiniani, che Epifanio tratta a questo punto, ho già parlato diffusamente in precedenza.

51 - I Semiariani

Come li chiama Epifanio, sono coloro che asseriscono sul Figlio di essere di un'essenza simile [ a quella del Padre ], poiché questo autore non li ritiene del tutto Ariani: dal momento che gli Ariani non vorrebbero neppure dirlo simile, cosa che, invece, continuamente ripetono gli Eunominiani.

52 - I Macedoniani

Provengono da Macedonio, e sono quelli che i Greci chiamano Πνευματομ άκους, poiché sono in dissenso [ con noi ] riguardo allo Spirito Santo.

Infatti la loro professione di fede riguardo al Padre e al Figlio è ortodossa, dicendoli essere di una sola e medesima sostanza, ovvero essenza, ma non vogliono credere la stessa cosa riguardo allo Spirito Santo, asserendo che questi è una creatura.

Alcuni autori preferiscono chiamarli Semiariani, perché, in questa discussione, in parte sono d'accordo con gli Ariani, e in parte lo sono con noi; tuttavia, secondo le affermazioni di altri, costoro asserirebbero che lo Spirito Santo non è Dio, ma la divinità del Padre e del Figlio, e che quegli non avrebbe alcuna propria entità personale.

53 - Gli Aeriani

Provengono da un certo Aerio.

Costui che era un prete, si offese, come si tramanda, perché non riuscì a farsi ordinare vescovo; e caduto nell'eresia ariana, aggiunse ad essa alcune altre sue proprie proposizioni: disse che non si dovevano celebrare messe per i morti, né si dovevano osservare i digiuni fissati ufficialmente, ma che ciascuno doveva digiunare, quando voleva, per mostrare di non essere più sotto la Legge.

Diceva, inoltre, che il prete non doveva distinguersi dal vescovo per nessuna diversità.

Alcuni autori dicono che costoro, come gli Encratiti ossia Apotactiti, non ammettono alla loro comunione se non coloro che fanno professione di continenza e quanti hanno rinunciato al mondo sì da non possedere più nulla di proprio.

Tuttavia, Epifanio afferma che essi non si astengono dagli alimenti di carne; Filastrio, invece, attribuisce loro anche questa astinenza.

54 - Gli Aeziani

Prendono nome da Aezio, e i medesimi sono chiamati anche Eunomiani da Eunomio, discepolo di Aezio, e sotto questa denominazione sono più conosciuti.

Ed invero Eunomio, ferratissimo nell'arte del sofisticare, ha difeso questa eresia con una certa acutezza e notorietà, affermando che il Figlio è dissimile dal Padre in tutto e per tutto, e che lo Spirito Santo lo è dal Figlio.

Si dice anche che codesto eretico è stato tanto nemico dei buoni costumi, che giunse a dichiarare che né misfatti, né perseveranza in qualsivoglia peccato possono recare danno ad alcuno, se costui condivide la fede, quella cioè che era asserita da quell'eretico.

55 - Apollinare ha fondato gli Apollinaristi

Costoro sono diventati dissenzienti dalla Cattolica, poiché dicono, come gli Ariani, che Cristo Dio ha assunto solamente la carne senza l'anima.

In questa polemica, benché confutati dalle attestazioni del vangelo, hanno detto che all'anima di Cristo mancava la mente, in virtù della quale l'anima dell'uomo è ragionevole, ma al posto di essa c'era in lei la persona del Verbo.

Riguardo, poi, alla carne di Lui, come è noto, si sono fatti tanto discordi dalla retta fede, che sono giunti a dire che la sopraddetta carne e il Verbo sono di una sola e medesima sostanza.

Infatti con somma pertinacia sostengono che il Verbo è diventato carne, cioè che alcunché del Verbo si è cambiato e mutato in carne, e che, pertanto, la carne non fu presa dalla carne di Maria.

56 - Gli Antidicomariti

Sono eretici che prendono il loro nome dalla circostanza che si oppongono alla verginità di Maria al punto da ritenere che, dopo la nascita del Cristo, si unì con suo marito.

57 - Quale ultima eresia Epifanio ricorda quella dei Messaliani

Parola presa dalla lingua siriaca; in greco essi sono detti Εύχίται: sono stati chiamati così dal verbo " pregare ".

Invero pregano tanto, che la cosa sembra incredibile a quanti la sentono, allorché si parla di costoro.

Infatti le parole del Signore: Bisogna sempre pregare e mai cessare, ( Lc 18,1 ) e quelle dell'Apostolo: Pregate senza interruzione, ( 1 Ts 5,7 ) le quali vanno intese, assai ragionevolmente, nel senso che in nessun giorno si devono tralasciare i tempi stabiliti per la preghiera, codesti eretici le osservano tanto oltre misura, che, per questo motivo, si è ritenuto di doverli annoverare tra gli eretici.

Tuttavia, alcuni autori dicono che costoro raccontino non so quali fantasticherie e ridicolaggini da favole, e cioè che si vedrebbe uscire una scrofa con i suoi porcellini dalla bocca dell'uomo, quando viene purificato, e che in lui entrerebbe, sempre sotto forma sensibile, un fuoco che non lo brucerebbe.

Con codesti eretici Epifanio congiunge gli Eufemiti, i Martiriani e i Sataniani, e pone tutti costoro insieme con i sopraddetti, come se formassero una sola eresia.

Sugli Euchiti si dice che, secondo il loro parere, non è lecito ai monaci fare alcun lavoro a sostentamento della loro vita, e che fanno la professione di monaci con la condizione di tenersi del tutto liberi da ogni lavoro.

Il sopra menzionato Epifanio, vescovo di Cipro, ha, dunque, condotto fino a costoro il suo scritto sulle eresie.

Questo autore è stimato dai Greci come uno dei loro maestri, ed è lodato da molti, rinomati per la santità della loro fede cattolica.

Io, però, nel recensire gli eretici non ho seguito il suo metodo, ma l'ordine della serie.

Infatti ho messo alcune notizie tratte da altri autori, le quali egli non mise nel suo, e non ve ne ho messe altre, che egli vi mise.

Pertanto ho trattato alcuni punti più ampiamente di lui, in altri, poi, ho dato prova di una brevità pari [ alla sua ], regolando ogni punto secondo che esigeva il piano del lavoro da me concepito.

Parimenti il citato autore ha distinto dalle ottanta eresie le venti, che, in base alle sue ricerche, calcolò essere sorte prima della venuta del Signore, e raccolse le restanti sessanta eresie, sorte dopo l'ascensione del Signore, in cinque libri molto brevi, e fece che tutte insieme formassero i sei libri dell'intera sua opera.

Io, invece, secondo la tua richiesta, mi sono proposto di menzionare quelle eresie, che, dopo la glorificazione di Cristo insorsero contro la dottrina di Cristo, includendovi anche quelle che si camuffarono sotto il nome di Cristo.

Dall'opera del ricordato Epifanio ne ho prese per il mio libro cinquantasette, riportandone due sotto un solo [ numero ], quando non mi è stato possibile trovare una loro differenza; e, di nuovo, quando il sopra citato autore ha voluto fare di due eresie una sola, io le ho catalogate separatamente, ciascuna sotto il proprio numero.

Però mi rimangono ancora da menzionare sia le eresie che ho trovato in altri autori, sia quelle che ricordo io stesso.

Ora, dunque, aggiungo quelle che ha citato Filastrio, ma non Epifanio.

58. Metaginsmoniti

Possono denominarsi tutti coloro che professano il Mentangismo, in quanto asseriscono che il Figlio si trova dentro il Padre, come un vaso è dentro un altro vaso, ritenendoli, con una concezione carnale, come due corpi, sì che il Figlio entri nel Padre come un vaso minore entra in un vaso maggiore.

Di qui il sopraddetto errore ha preso anche la sua denominazione, e, pertanto, con termine greco è detto μεταγγηισμός; in questa lingua, infatti vaso si dice άγγεϊον; però l'entrare di un vaso in un altro non può esprimersi con vocabolo latino, come in greco è stato possibile dire con μεταγγηισμός.

59 - I Seleuciani o, meglio, gli Ermiani

Discendono dai fondatori Seleuco o, meglio, Ermia.

Codesti eretici dicono che la materia elementare, della quale è fatto il mondo, non è stata fatta da Dio, ma è coeterna a Dio.

Neppure attribuiscono a Dio l'anima, come a suo Creatore, ma pretendono che gli angeli siano i creatori delle anime, fatte di fuoco e di spirito.

Riguardo al male, ora dicono che esso viene da Dio, ora dalla materia.

Non ammettono che il Salvatore sieda assiso nella sua carne alla destra del Padre, ma sostengono che se ne sia spogliato e l'abbia collocata nel sole, prendendone motivo dal Salmo, dove si legge: Nel sole ha posto la sua tenda. ( Sal 19,6 )

Negano inoltre il paradiso percettibile ai sensi, non accolgono il battesimo dato con acqua, non ritengono che ci sarà la resurrezione futura, ma che essa si operi ogni giorno mediante la generazione dei figli.

60 - I Proclinianiti

Si sono fatti seguaci di costoro ed hanno aggiunto che Cristo non è venuto nella carne.

61 - I Patriciani

Denominati da Patricio, affermano che la sostanza della carne umana non è opera di Dio, ma è stata creata dal diavolo, e ritengono che la si debba fuggire e detestare tanto, che alcuni di codesti eretici, come è risaputo, si sono voluti liberare della loro carne, dandosi perfino la morte.

62 - Gli Asciti

Prendono il loro nome dall'otre: in greco, infatti, otre si dice άσκός.

Si racconta che costoro si mettano a girare intorno ad un otre gonfiato e chiuso, schiamazzando di essere loro gli otri nuovi del vangelo, riempiti di vino nuovo.

63 - I Passalorinchiti

Si fanno tanta premura del silenzio da sovrapporre alle loro narici e alle loro labbra il dito, per non comandare nemmeno con il suono della voce il divieto di parlare, allorché credono di dovere starsene zitti.

Di qui viene il nome che è stato loro dato: infatti in greco πάτταλος significa palo e ρύγνος naso.

Per qual motivo coloro che hanno coniato questo nome [ per codesti eretici ] abbiano preferito indicare il dito con palo, non lo so, poiché in greco dito si dice δάκτυλος; e, quindi, codesti eretici senz'altro si potrebbero denominare Dactilorinchiti, usando un appellativo molto più chiaro.

64 - Gli Acquari

Prendono il nome dall'usanza di mettere nel calice del sacramento eucaristico l'acqua quale oblazione, e non materia [ del vino ], offerta da tutta la Chiesa.

65 - I Colutiani

Vengono da un certo Coluto.

Costui diceva che Dio non è datore di mali, contraddicendo così l'affermazione della Scrittura: Io, Dio, sono il creatore dei mali. ( Is 45,7 )

66 - I Floriniani

Vengono da Florino.

Costui, al contrario [ dell'eretico precedente ], affermava che Dio aveva creato i mali, contraddicendo l'affermazione della Scrittura: Dio fece tutte le cose, ed, ecco, tutte erano molto buone. ( Gen 1,31 )

E, pertanto, codesti due eretici, benché facessero affermazioni contrarie tra loro, entrambi, tuttavia, si opponevano alla parola divina.

Infatti Dio crea il male, infliggendo castighi meritatissimi, cosa che Coluto non riusciva a vedere, però non creando nature e sostanze cattive, in quanto sono nature e sostanze, e su questo punto Florino era in errore.

67 - Filastrio menziona un'eresia senza darne né il fondatore, né il nome.

Codesta eresia afferma che anche dopo la resurrezione dei morti questo nostro mondo rimarrà nello stesso stato, nel quale ora si trova, e che non dovrà cambiare sì da esserci un cielo nuovo e una terra nuova ( Is 65,17; 2 Pt 3,13; Ap 21,1 ) come promette la sacra Scrittura.

68 - Un'altra eresia è quella di coloro che camminano sempre a piedi nudi, basata su quanto il Signore disse a Mosè: Sciogli i calzari dai tuoi piedi, ( Es 3,5; Gs 5,15 ) e sul fatto che il profeta Isaia, come si legge, camminava a piedi nudi. ( Is 20,2 )

[ Codesta pratica ] è, perciò, un'eresia, poiché costoro non camminano in tal modo, per affliggere il loro corpo, ma perché interpretano in questo senso le parole di Dio.

69.1 - I Donaziani o, meglio, Donatisti

Sono coloro, che hanno fatto, in un primo tempo, scisma a causa di Ceciliano, il quale venne ordinato vescovo della Chiesa di Cartagine contro la loro volontà, accusandolo di crimini non dimostrati e, soprattutto, di essere stato ordinato da traditores delle sacre Scritture.

Ma dopo che la causa, a lui fatta, fu discussa e conclusa, e fu palese che essi erano colpevoli di falso, si rafforzò il loro caparbio dissenso, ed essi mutarono il loro scisma in eresia, ritenendo che la Chiesa di Cristo, in conseguenza dei crimini di Ceciliano, siano essi veri, o siano falsi, cosa, quest'ultima, che apparve più evidente ai giudici, era andata distrutta in tutta la terra, dove, invece, secondo la promessa divina, la Chiesa è destinata a rimanere; e pertanto essa sarebbe rimasta nella fazione di Donato, che è in Africa, essendosi estinta nelle altre parti della terra, per essere stata contagiata dalla comunione [ con Ceciliano ].

Hanno, inoltre, l'ardire, di ribattezzare i Cattolici, e con ciò hanno dato una maggiore conferma di essere eretici, dal momento che l'intera Chiesa cattolica ha definito di non annullare la comunione di battesimo, neppure nel caso degli eretici.

69.2 - Dai documenti pervenutici sappiamo che l'iniziatore di questa eresia è stato Donato.

Costui, venuto dalla Numidia, creò una divisione tra i fedeli di Cristo nei riguardi di Ceciliano, e, aggregati a sé alcuni vescovi del suo stesso partito, ordinò vescovo di Cartagine Maiorino.

Successore di questo Maiorino fu un altro Donato, sempre della stessa fazione.

Codesto con la sua eloquenza rafforzò tanto questa eresia, che molti credono che codesti eretici si chiamino Donatisti a causa di lui.

Ci restano i suoi scritti, nei quali risulta che egli anche sulla Trinità non ha avuto una concezione cattolica, ma ha ritenuto il Figlio minore rispetto al Padre, e lo Spirito Santo minore rispetto al Figlio, benché della medesima sostanza.

Tuttavia, la folla dei Donatisti non ha posto attenzione a questo suo errore riguardante la Trinità, né tra di loro si trova facilmente alcuno che sappia di questa sua professione [ di fede ].

69.3 - Nella città di Roma codesti eretici sono chiamati Montenses: ad essi dalla nostra Africa [ i Donatisti ] sono soliti mandare il vescovo; oppure i vescovi donatisti africani partono da qui alla volta di Roma, nel caso che abbiano deciso di ordinarne uno là.

69.4 - In Africa fanno parte di questa eresia anche coloro che vengono chiamati Circoncellioni, una razza di uomini rozza e di una violenza assai malfamata, poiché non solo perpetrano immani delitti sugli estranei, ma non hanno riguardo neppure di se stessi in questa loro pazza ferinità.

Infatti sono soliti suicidarsi con vari generi di morte, e soprattutto gettandosi in un precipizio, nell'acqua e nel fuoco; parimenti a commettere tale folle gesto cercano di indurre quante persone possono dell'uno e dell'altro sesso, e per farsi uccidere dagli altri, minacciano a questi, talvolta, perfino la morte, se non vogliono farlo.

Ma tali persone sono sgradite alla maggioranza dei Donatisti, i quali però non si sentono contaminati dalla loro comunione, anzi, nella loro demenza, rinfacciano all'intero mondo cristiano un crimine, commesso da Africani sconosciuti.

69.5 - Anche tra costoro si sono avuti molti scismi; da loro si sono separati altri e poi altri, così da formare gruppi diversi, tuttavia del loro distacco non si sono accorti i Donatisti rimasti.

Però l'ordinazione, avvenuta a Cartagine, di Massimiano in contrapposizione a Primiano, fatta da circa cento vescovi, seguaci del suo stesso errore, e la sua condanna, in base a terribili incriminazioni, pronunciata dai rimanenti trecentodieci [ vescovi ], ed estesa ai dodici che avevano partecipato all'ordinazione di lui anche con la loro presenza fisica, li costrinse a sapere che anche al di fuori della Chiesa c'è la possibilità di dare il battesimo di Cristo.

Infatti hanno accolto [ nella loro comunione ] alcuni di questi scismatici e con quelli anche le persone che essi avevano battezzato, mentre erano fuori della chiesa donatista, conservando a ciascuno i grandi senza affatto ripetere il battesimo su alcuno.

Neppure hanno desistito dall'intentare contro di loro cause, affine di farli ravvedere, ricorrendo alle pubbliche autorità; né, inoltre, hanno temuto di contaminare la loro comunione per effetto dei crimini di quelli, crimini oltremodo gonfiati dalla sentenza pronunciata dal loro concilio.

70.1 - I Priscillianisti

Che Priscilliano ha fondato nella Spagna, seguono soprattutto le dottrine degli Gnostici e dei Manichei, mescolandole fra loro, benché altro sudiciume da altre eresie sia confluito in loro, come in una fogna, orrida nella sua mistura.

A fine, però, di occultare le contaminazioni e le turpitudini, hanno tra i loro placiti anche queste parole: " Giura e spergiura, ma non tradire il segreto ".

Codesti eretici dicono che le anime sono della medesima natura e sostanza, che ha Dio; esse discendono [ dall'empireo ] passando attraverso sette cieli e vari principati, disposti a gradini, per dedicarsi sulla terra come ad una gara volontaria; ed incappano nel principe del male, dal quale, come essi pretendono, è stato fatto questo mondo, e da questo principe sono seminate nei vari corpi di carne.

Sostengono, inoltre, che gli uomini sono vincolati alle stelle, le quali ne decretano il destino, e che lo stesso nostro corpo è disposto in modo corrispondente ai dodici segni zodiacali, come affermano coloro che comunemente sono chiamati Matematici, e, così, collocano l'Ariete nella testa, il Toro nel collo, i Gemelli nelle spalle, il Cancro nel petto, e, elencando per nome gli altri segni zodiacali, arrivano alle piante dei piedi, che essi assegnano ai Pesci, perché questo segno è nominato per ultimo dagli astrologi.

Questa eresia ha voluto tener coperte dal segreto queste e le altre sue dottrine fantastiche, insulse, sacrileghe, la cui enumerazione sarebbe troppo lunga.

70.2 - Anche questa eresia rifugge dal mangiar carne, ritenendola immonda; e così provoca dissenso tra i coniugi, ai quali essa è riuscita a far credere questa malsana dottrina, cioè fa dissentire i mariti dalle mogli che non vogliono accettarla, e le mogli dai mariti che non vogliono accettarla.

Ed infatti attribuiscono la formazione di ogni specie di carne non al Dio buono e vero, ma agli angeli del male; in ciò sono più subdoli perfino dei Manichei, perché [ i Priscillianisti ] non ripudiano alcun testo delle Sacre Scritture Canoniche, leggendole tutte unitamente agli apocrifi e prendendole come testi probativi, ma, mediante l'interpretazione allegorica, piegano nel senso che loro aggrada, ogni affermazione dei Libri Sacri atta a demolire il loro errore.

Riguardo a Cristo professano l'eresia di Sabellio, dicendo che Egli è nella sua stessa identità non solo Figlio, ma anche Padre e Spirito Santo.

71 - Filastrio dice che vi sono altri eretici i quali non prendono cibo insieme con altre persone.

Però non spiega se tengono questa usanza con la gente che non è della medesima setta o anche fra di loro stessi.

Dice ancora che codesti hanno una dottrina ortodossa sul Padre e sul Figlio, ma che riguardo allo Spirito Santo non professano la cattolica, poiché lo ritengono creato.

72 - Filastrio racconta che da un certo Retorio ha avuto origine un'eresia di strabiliante assurdità: essa, infatti, afferma che tutti gli eretici camminano per la strada retta e professano la verità: ma tale dottrina è tanto assurda, che, a mio parere, è inimmaginabile.

73 - Un'altra eresia è quella che dice che in Cristo patì la divinità, allorché la carne di Lui veniva inchiodata sulla croce.

74 - Un'altra eresia è quella che asserisce la triformità di Dio, così che una certa parte di Lui è Padre, un'altra Figlio, e un'altra Spirito Santo, cioè sarebbero porzioni di un solo Dio quelle che formano codesta trinità, come se Dio risultasse completo solo per queste tre sue parti, né fosse perfetto in se stesso, né in quanto Padre, né in quanto Figlio, né in quanto Spirito Santo.

75 - Vi è un'altra eresia che afferma che l'acqua non è stata creata da Dio, ma è sempre esistita, coeterna a Lui.

76 - Un'altra eresia dice che il corpo umano, non l'anima, è immagine di Dio.

77 - Un'altra eresia dice che vi sono innumerevoli mondi, come ritennero certi filosofi pagani.

78 - Un'altra eresia dice che la anime dei malfattori si cambiano in dèmoni e in ogni sorta di animali, conformemente ai meriti che esse hanno.

79 - Un'altra eresia crede che con la discesa di Cristo agli Inferi vennero liberati tanto gli uomini senza fede come anche tutti gli altri.

80 - Un'altra eresia, poiché non è capace di comprendere che il Figlio è sempiterno per nascita, pensa che quella natività abbia avuto inizio in un tempo.

Tuttavia, codesta eresia, volendo professare il Figlio coeterno al Padre, ritiene che quegli esistesse già in Lui, prima di nascere da Lui, cioè che quegli esistette sempre; ma non sempre esistette come Figlio, ma incominciò ad essere Figlio dal momento della sua nascita da Lui [ il Padre ].

Sono queste le eresie che ho deciso di riprendere dall'opera di Filastrio e riportare nella mia.

Egli ne menziona anche altre, ma, quanto a me, non è giusto definirle eresie.

Riguardo a quelle che ho descritto senza dare loro un nome, anche egli le ha ricordate senza nome di sorta.

81 - I Luciferiani

Hanno avuto origine da Lucifero, vescovo di Cagliari, e di loro si parla spesso, tuttavia, né Epifanio, né Filastrio li hanno inclusi tra gli eretici.

A mio parere, gli autori citati credettero che codesti avevano creato solo uno scisma e non un eresia.

In un autore, il cui nome non ho trovato scritto nel suo opuscolo, ho letto inclusi tra gli eretici i Luciferiani, in questi termini: " I Luciferiani, dice questo autore, pur conservando in tutto la verità cattolica, cadono nel seguente errore, veramente insensato: dicono che l'anima è generata in conseguenza di un travasamento, e dicono che la stessa è fatta di carne ed è della stessa sostanza della carne ".

È, dunque, una questione estranea, e non mi sembra che si debba trattare ora se il citato autore abbia creduto e sia stato obiettivo nel credere di dover annoverare i Luciferiani tra gli eretici per il fatto che fanno le affermazioni citate sull'anima - se pur veramente le fanno -, oppure, sia che facciano le affermazioni dette, sia che, di fatto, non le facciano, rimangano tuttavia eretici, proprio perché, con temerità caparbia, si sono mantenuti saldi nel loro dissenso.

82 - I Giovinianisti

Nell'autore citato ho trovato anche i Giovinianisti che io già conoscevo.

Questa eresia ha avuto origine nel nostro tempo, allorché eravamo giovani, per opera di un certo Gioviniano monaco.

Costui, come i filosofi stoici, diceva che tutti i peccati sono uguali, che l'uomo, dopo che ha ricevuto il lavacro della rigenerazione, non può peccare, che né i digiuni, né l'astinenza da alcuni cibi avranno qualche merito.

Annullava la verginità di Maria, affermando la perdita dell'integrità nel parto.

Metteva, inoltre, la verginità delle donne consacrate a Dio e la continenza maschile, professata dai devoti che scelgono la vita del celibato, sullo stesso livello di meriti, che ha il matrimonio vissuto castamente e fedelmente.

Di qui è accaduto, come è risaputo, che nella città di Roma, dove costui insegnava, alcune vergini consacrate, già inoltrate negli anni, sono passate a nozze, dopo averlo sentito parlare.

Tuttavia, costui né aveva moglie, né voleva averla, e si metteva a sostenere che questa sua scelta non era fatta per avere un qualche maggior merito davanti a Dio, valevole nel regno della vita eterna, ma a causa dei condizionamenti imposti alla vita presente, cioè per non sottostare alle molestie causate dal matrimonio.

Codesta eresia è stata, però, prontamente soffocata e distrutta, e non poté neppure giungere ad ingannare alcun sacerdote.

83 - Arabici

Quando con grande attenzione ho fatto le mie ricerche nella Storia di Eusebio, alla quale Rufino nella sua traduzione in latino ha aggiunto due libri riguardanti anche il tempo successivo, non vi ho trovato alcuna eresia, che non avessi già letto nei sopra citati autori, all'infuori di quella che Eusebio ricorda nel libro sesto, riferendo che essa era nata in Arabia.

Poiché non ne ha menzionato alcun fondatore, possiamo quindi denominare codesti eretici come gli Arabici.

Costoro asseriscono che l'anima muore e si dissolve unitamente al suo corpo, e che alla fine del mondo risorgono ambedue.

Eusebio però dice che essi furono molto presto ricondotti alla retta fede dalla disputa di Origene, che si trovava lì e discuteva con loro.

È tempo ormai di menzionare le eresie, che non abbiamo trovato presso i citati autori, ma che ci sono venute alla mente in qualsiasi modo.

84 - Gli Elvidiani

I quali hanno avuto origine da Elvidio, impugnano tanto la verginità di Maria, che giungono a sostenere che ella, dopo Cristo, abbia partorito ancora altri figli, avuti da Giuseppe, suo marito.

Mi meraviglia però che Epifanio abbia chiamati questi eretici Antidicomariti, tralasciando di menzionare Elvidio.

85 - I Paterniani

Credono che le parti inferiori del corpo umano non sono state fatte da Dio, ma dal diavolo; e poiché danno licenza a commettere tutte le turpitudini che derivano da quelle parti, vivono con somma libidine.

Alcuni autori chiamano codesti eretici anche Venustiani.

86 - I Tertullianisti

Hanno origine da Tertulliano, del quale si leggono molti libri, scritti con straordinaria eloquenza.

Costoro divennero a poco a poco fino al nostro tempo sempre meno numerosi, e poterono sopravvivere nelle loro ultime rimanenze nella città di Cartagine.

Mentre io mi trovavo lì, alcuni anni fa, avvenimento che, come penso, anche tu ricordi, [ costoro ] si sono dissolti del tutto.

Infatti quei pochissimi che erano rimasti, sono passati alla Cattolica ed hanno consegnato alla Cattolica la loro basilica, la quale è, tuttora, ben nota.

Tertulliano, dunque, come lo attestano i suoi scritti, dice senza dubbio che l'anima è immortale, però sostiene che essa sia un corpo, e non solo lo sia essa, ma anche Dio stesso.

Tuttavia, è risaputo che egli non è stato dichiarato eretico per questo suo modo di parlare.

Si potrebbe, infatti, opinare che egli chiami, in qualche modo, corpo la natura e la sostanza divina per se stessa, senza ritenerla però un corpo fatto di parti, alcune maggiori, altre minori secondo una possibile o necessaria valutazione, come lo sono tutte quelle sostanze che in senso proprio chiamiamo corpi, nonostante che egli riguardo all'anima abbia avuto una concezione del genere.

Ma, come ho detto, sarebbe stato possibile ritenere a suo riguardo che egli asserisca la corporeità di Dio per poter affermare che Dio non è un nulla, non una vacuità, non una qualità del corpo o dell'anima, ma che Egli è dovunque per intero e non è frazionato da nessuno spazio locale, e, tuttavia, perdura nella sua natura e sostanza senza alcuna alterazione.

Dunque non per questo suo modo di parlare Tertulliano è diventato eretico, ma perché, quando passò ai Catafrigi, che in un periodo precedente aveva completamente confutato, incominciò a condannare anche le seconde nozze dichiarandole uno stupro, in contrasto con l'insegnamento dato dagli apostoli; ( 1 Tm 4,3 ) e in seguito si separò anche da questi eretici e si mise a diffondere le sue congreghe.

Questo stesso personaggio dice chiaramente che le anime degli uomini [ che furono ] molto malvagie si trasformerebbero in dèmoni.

87 - Abeliani

Nelle nostre campagne, cioè nel territorio di Ippona c'è una certa eresia [ tra la gente ] contadina, o, più esattamente, ci fu: infatti, essa, venuta meno a poco a poco, era rimasta in una sola piccola borgata, nella quale gli abitanti erano, senza dubbio, assai pochi, ma tutti erano dell'idea detta.

Tutti costoro adesso sono stati ricondotti all'ortodossia e sono diventati cattolici, né vi è rimasto alcuno di quella setta.

Erano chiamati Abeloim, secondo la riflessione del nome in lingua Punica.

Alcuni dicono che codesti eretici abbiano avuto la loro denominazione dal figlio di Adamo, il cui nome era Abele; noi, pertanto, li potremmo chiamare Abeliani oppure Abeloiti.

Non si univano alle loro mogli, però non era loro permesso dalla dottrina della loro setta di vivere senza moglie.

Maschi e femmine quindi coabitavano, facendo la professione di continenza, e adottavano un fanciullo e una fanciulla, i quali poi sarebbero stati i loro successori nel seguire il medesimo patto di convivenza matrimoniale.

Alla morte dei singoli membri, se ne sostituivano altri, solo badando che ai due morti di sesso differente succedessero in quella convivenza familiare altre due.

Quando poi fosse morto uno degli adottanti, gli adottivi servivano a quell'unico sopravvissuto fino alla sua morte.

Però alla morte di codesto anche essi adottavano allo stesso modo un fanciullo e una fanciulla.

Né a codesti eretici mancò mai l'ambiente, donde potessero prendere le loro adozioni, poiché i loro vicini, in ogni parte, mettevano al mondo bambini e davano volentieri i loro figli poveri, per la speranza che essi avessero l'eredità altrui.

88.1 - In questo nostro tempo c'è l'eresia dei Pelagiani

L'ultima fra tutte, proveniente dal monaco Pelagio.

Celestio ha seguito tanto codesto suo maestro, che i loro seguaci sono designati anche come Celestiani.

88.2 Costoro sono ostili alla grazia di Dio: per mezzo di essa noi, infatti, siamo stati predestinati all'adozione di figli di Lui per mezzo di Gesù Cristo; ( Ef 1,5 ) e per mezzo di essa veniamo strappati dal potere delle tenebre, affinché crediamo in Lui e siamo trasferiti nel suo regno, ( Col 1,13 ) e riguardo a ciò Gesù ha detto: Nessuno viene a me, se non gli viene dato dal Padre mio; ( Gv 6,66 ) e per mezzo di essa la carità viene riversata dentro i nostri cuori, ( Rm 5,5 ) così che la fede agisce sotto l'impulso dell'amore. ( Gal 5,6 )

Costoro sono tanto ostili alla grazia, che credono che l'uomo può mettere in pratica tutti i precetti di Dio senza il suo aiuto.

Se una tale affermazione fosse vera, il Signore avrebbe detto evidentemente invano: Senza di me non potete far nulla. ( Gv 15,5 )

Infine Pelagio, rimbrottato dai suoi confratelli di non assegnare parte alcuna all'aiuto dato dalla grazia di Dio per l'adempimento dei suoi precetti, cedette alle loro rimostranze, ma solo fino a questo punto, che non antepose la grazia al libero arbitrio, ma, con l'astuzia da miscredente la subordinò ad esso: disse, infatti che essa è data agli uomini unicamente al fine che essi, mediante la grazia, possano più facilmente adempiere i precetti; precetti che essi sono tenuti ad osservare, mediante il libero arbitrio: dono che la nostra natura ha ricevuto da Dio, senza alcun merito precedente da parte di essa; ed, invero, costoro sono d'avviso che essa lo ha ricevuto soltanto a questo fine, cioè che noi, con l'aiuto di Dio datoci attraverso la sua Legge e il suo insegnamento, apprendiamo quel che dobbiamo fare e quel che dobbiamo sperare, ma non perché noi, in virtù del dono dello Spirito Santo, siamo messi in grado di fare quanto abbiamo appreso essere nostro dovere fare.

88.3 E con ciò costoro vengono ad ammettere che da Dio ci è data la scienza, per opera della quale viene cacciata l'ignoranza; ma rifiutano di ammettere che ci sia data la carità, in virtù della quale si vive piamente: e, pertanto evidentemente si ha, che mentre la scienza, la quale senza la carità fa insuperbire, sarebbe dono di Dio, non sarebbe dono di Dio proprio la carità, la quale edifica, facendo in modo che la scienza non porti alla superbia. ( 1 Cor 8,1 )

88.4 Costoro giungono, di fatto, a distruggere anche le preghiere che fa la Chiesa, sia quelle per gli infedeli e per quanti sono renitenti alla dottrina di Dio, fatte per la loro conversione, sia quelle per i fedeli, fatte affinché si accresca la loro fede e rimangono perseveranti in Lui.

Codesti eretici, invero, sostengono che gli uomini non ricevano queste mozioni da Dio direttamente, ma le abbiano da se stessi, in quanto che, secondo le loro affermazioni, la grazia di Dio, ad opera della quale siamo liberati dall'empietà, ci viene data proporzionalmente ai nostri meriti.

Pelagio, però, nel processo fattogli dai vescovi della Palestina, per timore di esservi condannato, fu costretto a condannare codesta sua proposizione.

Tuttavia, egli nei suoi scritti posteriori la professa apertamente.

88.5 Giungono perfino alla bestemmia di dire che la vita dei giusti su questo mondo non ha assolutamente alcun peccato, e che la Chiesa di Cristo, in questa sua condizione mortale, risulta formata da costoro, così da essere completamente senza macchia e ruga, ( Ef 5,27 ) come se non fosse la Chiesa di Cristo colei che in tutto il mondo grida a Dio: Rimetti a noi i nostri debiti. ( Mt 6,12 )

88.6 Affermano ancora che i bambini, discendenti per via di generazione da Adamo, non contraggono, in conseguenza di questo loro primo modo di nascere, l'infezione prodotta dall'antica colpa mortifera.

Asseriscono, infatti, con tanta risolutezza che i bambini nascono senza un qualsiasi legame con il peccato commesso all'origine, che non c'è assolutamente nulla che debba venir loro rimesso, mediante una loro seconda nascita; ma dicono che sono battezzati solo al fine di essere adottati mediante la rigenerazione e, così, venire ammessi al regno di Dio, cioè essi sono trasferiti da una buona condizione ad un'altra migliore, senza però che vengano, mediante il sopraddetto rinnovamento, liberati da un qualche male dovuto ad un debito antico.

Ed infatti promettono anche a quei bambini, che non sono battezzati, una propria sorta di vita, la quale sebbene vissuta fuori del regno di Dio è, pur tuttavia, eterna e beata.

88.7 Costoro dicono che lo stesso Adamo, anche se non avesse peccato, sarebbe morto fisicamente, e, pertanto, non è morto per effetto della colpa, ma a causa della qualità della sua natura.

Ci sono ancora altre affermazioni di costoro contro la dottrina della Chiesa, che però sono comprese, tutte o quasi tutte, in queste che abbiamo esposte.

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