Summa Teologica - I-II

Indice

Articolo 2 - Se una virtù possa essere causata in noi dalla ripetizione degli atti

Supra, q. 51, a. 2; In 2 Sent., d. 44, q. 1, a. 1, ad 6; In 3 Sent., d. 33, q. 1, a. 2, sol. 2; De Virt., q. 1, a. 9; In 2 Ethic., lect. 1

Pare che le virtù non possano essere causate in noi dalla ripetizione degli atti.

Infatti:

1. Commentando il detto di S. Paolo [ Rm 14,23 ]: « Tutto ciò che non viene dalla fede è peccato », S. Agostino [ Glossa ord. ] scrive: « Tutta la vita degli infedeli è peccato; e nulla è bene senza il sommo bene.

Dove manca la conoscenza della verità, la virtù è falsa anche nei costumi più eccellenti ».

Ora, la fede non può essere acquistata con le opere, ma è causata in noi da Dio, secondo l'affermazione di S. Paolo [ Ef 2,8 ]: « Per grazia siete salvi mediante la fede ».

Quindi non possiamo acquistare alcuna virtù con l'esercizio delle opere.

2. Il peccato, essendo il contrario della virtù, è incompatibile con essa.

Ma l'uomo non può evitare il peccato senza la grazia di Dio, poiché sta scritto [ Sap 8,21 ]: « Appresi che non avrei potuto essere continente se Dio non me lo concedeva ».

Perciò nessuna virtù può essere causata in noi dalla ripetizione degli atti, ma soltanto da un dono di Dio.

3. Gli atti che tendono alla virtù non ne raggiungono la perfezione.

D'altra parte l'effetto non può essere più perfetto della sua causa.

Quindi la virtù non può essere prodotta dagli atti che la precedono.

In contrario:

Dionigi [ De div. nom. 4. ] insegna che il bene è più potente del male.

Ma gli atti cattivi causano gli abiti dei vizi.

Quindi a più forte ragione gli atti buoni possono causare gli abiti delle virtù.

Dimostrazione:

Già sopra [ q. 51, aa. 2,3 ] abbiamo trattato in generale della produzione degli abiti dagli atti.

Parlando ora in particolare delle virtù si deve considerare, come si è già notato [ q. 55, aa. 3,4 ], che la virtù perfeziona l'uomo nel bene.

E poiché la nozione di bene abbraccia, al dire di S. Agostino [ De nat. boni 3 ], « il modo, la specie e l'ordine », o anche, come dice il libro della Sapienza [ Sap 11,20 ], « il numero, il peso e la misura », è necessario che il bene venga misurato in base a una regola.

E questa è duplice, come si è già detto [ q. 19, aa. 3,4 ], cioè la ragione umana e la legge divina.

E poiché la legge divina è una regola superiore, ha un'estensione più vasta: cosicché tutto ciò che è regolato dalla ragione umana è regolato anche dalla legge divina, ma non viceversa.

Perciò le virtù dell'uomo ordinate al bene misurato dalla regola della ragione possono essere prodotte dagli atti umani: poiché tali atti derivano dalla ragione, sotto il cui potere e regola è compreso tale bene.

- Invece le virtù che ordinano l'uomo al bene in quanto misurato dalla legge divina, e non dalla ragione umana, non possono essere causate dagli atti umani, il cui principio è la ragione, ma sono causate in noi dall'azione di Dio.

Perciò nel definire queste virtù S. Agostino [ cf. P. Lomb., Sent. 2,27 ] aggiunge: « che Dio opera in noi senza di noi ».

Analisi delle obiezioni:

1. La prima obiezioni parla delle virtù di quest'ultimo genere.

2. Le virtù infuse da Dio, specialmente se considerate nella loro perfezione, sono incompatibili con il peccato mortale.

Invece le virtù acquisite umanamente sono compatibili con qualche atto peccaminoso, anche mortale: poiché l'uso degli abiti è soggetto alla nostra volontà, come si è detto [ q. 49, a. 3, s. c. ], e con un atto peccaminoso non si distrugge l'abito di una virtù acquisita: infatti il diretto contrario dell'abito non è l'atto, bensì un altro abito.

Perciò, sebbene senza la grazia un uomo non possa evitare il peccato mortale, così da non peccare mai mortalmente, tuttavia ciò non toglie che possa acquistare un abito virtuoso mediante il quale possa astenersi ordinariamente dalle azioni cattive, specialmente da quelle che sono molto contrarie alla ragione.

- Ci sono poi dei peccati mortali che l'uomo non può evitare assolutamente senza la grazia, e sono quelli che si oppongono direttamente alle virtù teologali, infuse in noi col dono della grazia.

Ma questo punto lo esamineremo meglio in seguito [ q. 109, a. 4 ].

3. Come si è già visto [ a. 1; q. 51, a. 1 ], per natura preesistono in noi dei germi o princìpi delle virtù acquisite.

I quali princìpi sono più nobili delle virtù acquisite per mezzo di essi: come l'intelligenza dei princìpi in campo speculativo è più nobile della scienza delle conclusioni, e la rettitudine naturale della ragione è più nobile del perfezionamento dell'appetito che avviene mediante una partecipazione della ragione, perfezionamento dovuto alle virtù morali.

Così dunque gli atti umani, derivando da princìpi più alti, possono causare le virtù acquisite dell'uomo.

Indice