La croce di Cristo

La gloria della croce di Cristo, con particolare riferimento al Vangelo di San Giovanni

- Trono: scranno da cui si regna.

Trono di gloria: scranno su cui poggia la manifestazione profonda di Dio con splendore e potenza.

Gloria non indica mai una realtà ( umana o divina ) in se stessa, bensì quanto si manifesta e si propone.

Ed ecco perché la gloria non è solo descritta in termini di potenza, forza, stabilità, vittoria, ma anche simultaneamente con termini e immagini di luce, splendore e bellezza".

- L'uomo è costantemente alla ricerca di una gloria propria, che crede trovare in se stesso o negli altri uomini, chiudendosi in tal modo alla gloria che viene dall'unico Dio ( Gv 5,44 ).

L'uomo preferisce la gloria nel mondo all'amore di Dio ( Gv 12,43 ), e questa è la condanna.

Perché si impone una scelta fra le due cercare la gloria di Dio significa non parlare per conto proprio ( Gv 7,18 ): significa rinunciare a sé per manifestare il Padre, appunto come il Cristo che non cercò la propria gloria ( Gv 8,50 ) e non l'accettò dagli uomini ( Gv 5,41 ).

- La gloria di Dio " risplende sul volto del Cristo " ( 2 Cor 4,3-6 ).

Solo in Gesù è avvenuta la vera e propria manifestazione della gloria di Dio "con splendore, luminosità, fascino tali da farsi scorgere e imporsi ".

Diversi testi della tradizione sinottica scorgono la gloria del Cristo nel ritorno del Figlio dell'uomo alla parusia ( Mc 13,26; Mt 8,20; Mt 25,31; Mt 19,28 ).

Ma nel vangelo c'è un dato nuovo: " che il Figlio doveva soffrire " ( Lc 24,26 ).

E questo fa sì che la gloria della parusia sia già implicitamente legata alla passione.

Questo è " il punto che rinnova profondamente il concetto di gloria ".

È una gloria che si raggiunge attraverso la croce.

Gesù, in cammino verso la croce è in realtà il Signore.

- Questi interventi sono come riassunti e portati a compimento in Cristo: in lui è apparsa la manifestazione ultima e definitiva della gloria; per questo la nuova alleanza può dirsi superiore all'antica ( 2 Cor 3,7-11 ).

Sulla via di Damasco " Paolo incontrò il Cristo glorioso, ma è la gloria di colui che fu crocifisso ".

Per gloria di Dio Paolo intende il kabod Jahve, cioè gli interventi salvifici di Dio nella storia ( Col 1,27 ).

- Anche il NT è attento al tema della gloria dei credenti.

È detto che essi " vedranno Dio faccia a faccia " ( 1 Cor 10,12 ).

Vedranno nel senso di vera condivisione e partecipazione: il Salvatore " trasfigurerà il nostro corpo di miseria, conformandolo al suo corpo di gloria " ( Fil 3,21 ).

La via della gloria è però sempre quella croce.

Soffriamo con lui per essere con lui glorificati ( Rm 8,17 ).

Si tratta di una gloria che si manifesta nelle fede e che non appare nella potenza e nella sapienza del mondo, bensì nella debolezza della fede e della croce ( 1 Cor 2,7-8 ).

È una gloria che sta nella croce, debolezza e stoltezza, eppure potenza di Dio e sapienza.

Possiamo interamente gloriarci nella speranza della gloria di Dio ( Rm 5,2 ).

- La gloria è la realtà più profonda di Gesù.

La gloria che si manifesta in Cristo è l'amore.

È noto che Giovanni per indicare la croce/risurrezione/ascensione adopera alle volte il verbo " innalzare ", già usato in Is 52,13 per il Servo, Giovanni gioca nel duplice significato del verbo, alludendo in tal modo alla croce che è appunto un innalzamento e insieme dandocene una interpretazione: la croce non è sconfitta, ma vittoria; non morte, ma ascesa al Padre.

" Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell'uomo ".

Nel momento dell'innalzamento che ha come elemento, non unico ma certo primo e fondamentale, la croce, avverrà la manifestazione piena di Gesù, soprattutto come " trasparenza del Padre ".

" Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che io sono, e che nulla faccio da me, ma parlo come il Padre mi ha insegnato " ( Gv 8,28 ).

Nella tradizione sinottica la gloria del Figlio dell'uomo è rimandata alla parusia, così il giudizio e il raduno universale: Giovanni la vede invece già sulla croce: qui avviene il giudizio e il grande raduno degli uomini " ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.

Io quando sarò elevato da terrà, attirerò tutti a me " ( Gv 12,31-32 ).

Tutta la tradizione biblica ci ha insegnato che gloria è il mistero di Dio che si manifesta, e che - se pure velato - si manifesta con splendore e forza vittoriosa.

Gesù è appunto colui che manifesta il mistero di Dio.

E lo manifesta nella sua completa obbedienza, in forza della quale il Cristo diviene la perfetta trasparenza del Padre.

Questo vale per tutto il ministero di Gesù, ma soprattutto per la croce: qui il mistero di Dio, che è amore, appare in tutta la sua pienezza, il suo splendore e la sua forza.

Non è un paradosso affermare che la gloria si manifesta sulla croce, se per gloria si intende la manifestazione del mistero profondo di Dio, la sua realtà ultima, che è appunto l'amore.

Si noti come sulla croce appare non solo la profondità dell'amore di Dio ( in tal caso il concetto di gloria non sarebbe completo ), ma anche il suo splendore e la sua forza vittoriosa, sia perché l'amore vi appare ostinato, forte, capace di morire, sia perché la croce è connessa alla risurrezione.

Se la croce è la glorificazione del Padre, è anche per lo stesso motivo la glorificazione del Figlio: qui egli appare pienamente obbediente, trasparente al Padre, appunto la posizione del Verbo nella Trinità.

In altre parole, la croce/risurrezione è la trascrizione storica della gloria posseduta dal Padre e dal Figlio " prima che il mondo fosse ": una realtà di amore reciproco, di dono da parte del Padre e di incondizionata accoglienza da parte Figlio.

- Il cap. 17 è illuminante anche per comprendere la gloria del Cristo nel tempo della Chiesa.

Non si parla solo della gloria del Padre e del Figlio, ma pure della gloria ( Gv 17,22-24 ) del discepolo, e della relazione fra le due.

La dimensione ecclesiale della gloria era già accennata qua e là nei cc. precedenti.

Alla glorificazione del Cristo sono legati i doni che costituiscono la chiesa, cioè la effusioni dello Spirito ( Gv 7,39 ) e la capacità da parte del discepolo di comprendere nel profondo la storia di Gesù: " Sulle prime i suoi discepoli non compresero, ma quando Gesù fu glorificato si ricordarono di queste cose... " ( Gv 12,16 ).

La glorificazione di Gesù crea la possibilità di comprendere.

E difatti lo Spirito glorifica il Figlio nel tempo della chiesa, continuando quel movimento di dipendenza e di comunicazione che già fu del Cristo: egli comunicherà fedelmente le sue parole: " Egli mi glorificherà perché prenderà del mio per comunicarvelo " ( Gv 16,14 ).

La vita cristiana che in forza della fede può compiere opere come quelle del Cristo ( Gv 14,13 ) e che, soprattutto, si manifesta nell'opera più grande, che è l'amore ( Gv 15,8 ), la sequela e il martirio ( Gv 21,19 ), glorifica il Padre e il Figlio, l'uno nell'altro ".

- Gesù si è glorificato nei discepoli ( Gv 17,10 ) e ha dato loro la gloria ricevuta dal Padre ( Gv 17,22 ), chiamandoli a contemplare e la sua propria gloria ( Gv 17,24 ).

Dunque la comunità ecclesiale partecipa alla gloria del Cristo, che abbiamo visto manifestarsi nell'obbedienza e nell'amore: la chiesa diviene luogo della gloria nella misura che si rende trasparente all'amore.

La gloria del Cristo è la trascrizione storica dell'amore trinitario, ed ecco perché la chiesa diviene luogo della gloria nella misura che si pone come comunione e unità.

Nel c. 17 l'unità appare come il modo storico ed ecclesiale di manifestazione della gloria del Padre e del Figlio.

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