Numeri

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Luigi Moraldi

Il quarto libro del Pentateuco, secondo l'uso comune anche a tutti gli altri, nel testo ebraico è designato con una delle espressioni iniziali che qui corrisponde alla quarta parola: nel deserto.

In italiano, come in tutte le lingue moderne, il titolo è preso dalle versioni latine che a loro volta tradussero quello della versione greca: Numeri.

Nel presente caso, tuttavia, il termine greco non equivale propriamente a numeri ma a censimenti.

Sebbene non sia stato scelto a questo scopo, il titolo ebraico corrisponde maggiormente al libro.

In modo generale, il libro riprende gli eventi della storia d'Israele dagli ultimi giorni passati al Sinai ( Es 19) fino alla vigilia dell'ingresso in Palestina.

Num. si presenta come una miscellanea di sezioni narrative e legislative, e l'elemento da cui scaturisce l'unità è anzitutto l'inquadramento geografico e, in grado inferiore, la successione cronologica.

Non c'è unità di soggetto: le singole sezioni sono unite in modo piuttosto meccanico.

La concatenazione del libro con i due antecedenti è invece molto stretta e si può riassumere così: Es 1-18: dall'Egitto al Sinai; Es 19 - Lv - Nm 10,10: al Sinai ( alleanza, organizzazione religioso-sociale-cultuale ), Nm 10,11-36,13: dal Sinai alle rive del Giordano.

Come la prima parte ( Nm 1,1-10 ) di Num. è intimamente connessa con Es.-Lev., così l'ultima sezione della terza parte ( Nm 33,50-36,13 ) è - sotto un certo aspetto - connessa con Deut.

Num. si può dividere in quattro parti.

I Al Sinai 1 - 10,10.

Sezione narrativa ( cc. 1-4 ).

Sezione legislativa ( 5-6,27 ).

Sezione mista ( 7-10,10 ).

II In cammino verso Kadesh 10,11-20,21.

Sezione narrativa ( 10,12-14,45 ).

Sezione legislativa ( 15-19,22).

Sezione narrativa ( 20,1-21 ).

III Da Kadesh alle steppe di Moab 20,22-22,1.

IV Nelle steppe di Moab 22,2-36,13.

Sezione narrativa ( 22,2-27,23 ).

Sezione legislativa ( 28-30,17 ).

Sezione mista ( 31-36,13 ).

Num. è attribuito quasi esclusivamente alla tradizione sacerdotale e di questa ha tutte le caratteristiche linguistiche, stilistiche e ideologiche, nelle sezioni narrative e legislative.

Alla stessa tradizione ci si riferisce quindi sia per la concezione generale e particolare dell'opera, sia per la attuale veste letteraria, sia per l'epoca approssimativa della sua composizione ( l'introduzione a Lev. ).

Come già si constatò altrove, ponendo in un periodo alquanto tardivo la definitiva composizione attuale, si riconosce che essa rappresenta il risultato di una attività della scuola o circoli sacerdotali dei secoli anteriori, che non è una composizione di getto ed ex novo ma dimostra strati, fonti, usi ecc. diversi e che manifestano divergenze, affinità ecc. da cui appare che l'opera è dovuta a molte mani e a molte generazioni.

Si ritiene che i concetti fondamentali e che caratterizzano la composizione nel suo insieme, l'aspetto definitivo di molte sue leggi e sezioni narrative rivelano un ripensamento, uno sviluppo, e uno stato di cose più tardivo del periodo in cui sono inquadrati gli eventi.

Come tutto ciò - che pur non è una sentenza definitiva ma una ipotesi di lavoro risultante in parte da investigazioni dei secoli scorsi e in parte da indagini moderne e suffragata oggi dai migliori studi critici - non contenga alcuna finzione e concordi con il fatto certo che sostanzialmente il Pentateuco, e quindi anche Num., è mosaico, fu già esposto nelle due precedenti introduzioni.

Per l'indole del libro oltre l'aspetto composito, è sommamente importante tenere presente la visione di Israele ormai compatto, organizzato con leggi proprie, culto proprio e personale addetto, con il proprio santuario e la presenza santificante del Dio dell'alleanza; censimenti, l'istituzione dei Leviti, la sistemazione dell'accampamento, la marcia ordinata sotto la guida dell'arca e della nube ecc. sono conseguenze dei grandi eventi passati, della meta a cui si è diretti, della santità somma del Dio che - guida - dimora col suo popolo.

Prima di mettere in rilievo qualche aspetto dottrinale del libro è indispensabile ricordare che esso è parte di un tutto.

Si è già notato all'inizio la sua intima relazione con Es.-Lev.

Il valore della parte non si giudica rettamente se non in connessione con il tutto.

Anche dal punto di vista della dottrina si sente quella mancanza di unità sottolineata precedentemente.

Non è quindi possibile sintetizzare le idee fondamentali o riassumere in termini generali il valore religioso del libro.

La stessa divisione delle sezioni narrative da quelle legislative è normalmente assai imprecisa.

Il che è dovuto anche al notevole accento religioso di cui sono investite le narrazioni.

Così i censimenti, la disposizione delle tribù intorno alla Dimora, la loro marcia ordinata a schiere e squadre, la funzione dell'arca e della nube, le narrazioni riguardanti i Leviti, ecc. che in linea generale presentano la comunità santa in cammino verso l'eredità del proprio Dio.

L'interpretazione di queste narrazioni si avvantaggerà molto dalla lettura di Ez. e della seconda parte di Is.: sotto una profonda luce religiosa profetica sono rivalutate le antiche tradizioni d'Israele; esse offrono molta materia di riflessione anche alla vita di un cristiano e presentano vari aspetti che preludono alla ecclesiologia del N. T.

Venendo ad aspetti religiosi più particolari, rileviamo: l'accento posto sulla cura che Dio ha del popolo guidandolo e correggendolo ( 10,29; 11,12; 14,7s; 24,5s e 22-24 ); la disciplina divina appare in specie nei fatti narrati in 11,1-3 e 13-14, e la guida nei testi dove è detto che Egli cammina innanzi al popolo ( 10,33 ), combatte le loro battaglie ( 10,35; 21,14 ) e da loro la vittoria ( 21,1ss );

il non meno vigoroso accento con cui è presentata ripetutamente l'ingratitudine e la incomprensione d'Israele ( 11-14; 16,20 ) per cui la giustizia e la fedeltà di Dio esigono la grande condanna della generazione infedele; in questa reciprocità di relazioni tra il Dio dell'alleanza e il popolo, non si può tralasciare ne sottovalutare la grande figura di Mosè guida e legislatore, intercessore per il popolo ( 11,10-15 ), adirato contro il popolo ( 20,1-13 ), sottomesso ( 12,3 ), fiducioso ( 10,29ss ), in intima fedeltà verso Dio ( 12,6-8 ), attaccato e generoso sempre verso il suo popolo ( 11,27ss; 12 ): unico nel suo genere anche tra i profeti, la sua condotta e la sua morte hanno così numerosi aspetti perenni e profondi e si sono impresse talmente nei posteri che senza di lui Israele è incomprensibile.

Tra le leggi di Num., alcune sono supplementi di altre contenute in Lev. ( 5,5-8; Lv 6,1-7 ) o Es. ( 9,6-14; Es 12 ), altre sono probabilmente anteriori ( 15,1-15; Lv 1-5 ), e altre gli sono esclusive ( nazireato, prova della gelosia, acqua lustrale, voti delle donne, benedizione liturgica, rapporti tra sacerdoti e Leviti, legge sulle donne eredi, città levitiche e città rifugio ecc.).

È particolarmente significativo che le conseguenze più terribili siano effetto di mancanza di fede in Dio ( 14; 20,1ss ) e che i due avvenimenti siano al centro del dramma della peregrinazione nel deserto.

Come gli eventi narrati abbiano influito in altri libri dell'A. T. si può vedere almeno parzialmente nell'introduzione a Es.

Nel N. T. si hanno in specie questi riferimenti : serpente di bronzo ( Gv 3,14s ), l'episodio di Khorakh ( 2 Tm 2,19; Gd 11 ), il ciclo di Balaam ( 2 Pt 2,15ss; Ap 2,14; Gd 11 ); e da Ebr.: la fedeltà di Mosè ( Eb 3,2.5 ), l'incomprensione del popolo ( Eb 3,7-4,13 ), il rito dell'acqua lustrale ( Eb 9,13ss ), le decime pagate ai Leviti ( Eb 7,5 ).

Probabili sono pure i riferimenti: 1 Cor 10,3ss e Nm 20,11; Mt 9,36 e Nm 27,17; Gv 6,31 e Nm 11,7ss

Ad eccezione degli antichissimi tratti poetici e di qualche testo nel ciclo di Balaam, in complesso nel testo ebraico il libro ci è giunto in ottimo stato.

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Don Federico Tartaglia

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