Ezechiele

Capitolo 14

CEI 2008 - Audio Interconfessionale

Contro l'idolatria

1 Vennero a trovarmi alcuni anziani d'Israele e sedettero dinanzi a me.
Ez 20,1-4
2 Mi fu rivolta allora questa parola del Signore:
3 « Figlio dell'uomo, questi uomini hanno posto idoli nel loro cuore e tengono fisso lo sguardo all'occasione della loro iniquità appena si mostri.
Mi lascerò interrogare da loro?
4 Parla quindi e di' loro: Dice il Signore Dio: Qualunque Israelita avrà innalzato i suoi idoli nel proprio cuore e avrà rivolto lo sguardo all'occasione della propria iniquità e verrà dal profeta, gli risponderò io, il Signore, riguardo alla moltitudine dei suoi idoli,
5 per raggiungere al cuore gli Israeliti, che si sono allontanati da me a causa di tutti i loro idoli.
6 Riferisci pertanto al popolo d'Israele: Dice il Signore Dio: Convertitevi, abbandonate i vostri idoli e distogliete la faccia da tutte le vostre immondezze,
7 poiché a qualunque Israelita e a qualunque straniero abitante in Israele, che si allontana da me e innalza nel suo cuore i suoi idoli e rivolge lo sguardo all'occasione della propria iniquità e poi viene dal profeta a consultarsi, risponderò io, il Signore, da me stesso.
8 Distoglierò la faccia da costui e ne farò un esempio e un proverbio, e lo sterminerò dal mio popolo: saprete così che io sono il Signore.
9 Se un profeta si lascia sedurre e fa una profezia, io, il Signore, ho sedotto quel profeta: stenderò la mano contro di lui e lo cancellerò dal mio popolo Israele.
10 Ambedue porteranno la pena della loro iniquità.
La pena di chi consulta sarà uguale a quella del profeta,
11 perché gli Israeliti non vadano più errando lontano da me, né più si contamino con tutte le loro prevaricazioni: essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Parola del Signore ».

Responsabilità personale

12 Mi fu rivolta questa parola del Signore:
Ez 18
Ez 33,10-20
13 « Figlio dell'uomo, se un paese pecca contro di me e si rende infedele, io stendo la mano sopra di lui e gli tolgo la riserva del pane e gli mando contro la fame e sterminerò uomini e bestie; »
14 anche se nel paese vivessero questi tre uomini: Noè, Daniele e Giobbe, essi con la loro giustizia salverebbero solo se stessi, dice il Signore Dio.
Gen 18,22-23
15 Oppure se io infestassi quel paese di bestie feroci, che lo privassero dei suoi figli e ne facessero un deserto che nessuno potesse attraversare a causa delle bestie feroci,
16 anche se in mezzo a quella terra ci fossero questi tre uomini, giuro com'è vero che io vivo, dice il Signore Dio: non salverebbero né figli né figlie, soltanto loro si salverebbero, ma la terra sarebbe un deserto.
17 Oppure, se io mandassi la spada contro quel paese e dicessi: Spada, percorri quel paese; e sterminassi uomini e bestie,
18 anche se in mezzo a quel paese ci fossero questi tre uomini, giuro com'é vero che io vivo, dice il Signore: non salverebbero né figli né figlie, soltanto loro si salverebbero.
19 Oppure, se io mandassi la peste contro quella terra e sfogassi nella strage lo sdegno e sterminassi uomini e bestie,
20 anche se in mezzo a quella terra ci fossero Noè, Daniele e Giobbe, giuro com'è vero che io vivo, dice il Signore Dio: non salverebbero né figli né figlie, soltanto essi si salverebbero per la loro giustizia,
21 Dice infatti il Signore Dio: Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie.
22 ecco vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie.
Essi verranno da voi perché vediate la loro condotta e le loro opere e vi consoliate del male che ho mandato contro Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di lei.
23 Essi vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e saprete che non invano ho fatto quello che ho fatto in mezzo a lei ».
Parola del Signore Dio.
Indice

Abbreviazioni
14,1-11 Contro l'idolatria
14,7 Lo straniero abitante in Israele ( cf. Es 12,48+ ) dal punto di vista giuridico è paragonato a Israele, secondo la legislazione di Ezechiele ( Ez 47,22 ).
- Jahve rifiuta di rispondere, tramite il profeta, alle consultazioni degli israeliti infedeli.
Risponderà « egli stesso », castigandoli.
14,9 Cioè: se questo profeta si lascia sedurre, sono stato io a lasciarlo soccombere alla seduzione, perché avevo deciso la sua rovina.
Dio seduce le persone?
14,12-23 Solo i giusti possono scampare al castigo divino
Questo passo, con Ez 18 e Ez 33,10-20, segna un progresso decisivo nello sviluppo della dottrina morale dell'AT.
I testi antichi consideravano l'individuo soprattutto come integrato nella famiglia, nella tribù, e più tardi nella nazione.
Noè ( Gen 6,18 ) è salvato con i suoi.
Abramo, chiamato da Dio ( Gen 12 ), porta con sè in Canaan tutto il clan.
Questa concezione si applicava anche alla responsabilità e alla retribuzione.
Se Abramo ( Gen 18,22-23 ) intercede per Sodoma, non è perché i giusti devono essere separati e risparmiati, ma perché, agendo la solidarietà in senso contrario, essi evitano anche ai malvagi il castigo meritato.
Sembrava normale che una città o una nazioné fosse castigata in blocco, i giusti con i peccatori, e che la sorte dei figli fosse legata alla condotta dei loro padri ( Es 20,5; Dt 5,9; Dt 7,10; cf. Ger 31,29 = Ez 18,2 ).
Ma la predicazione dei profeti doveva mettere l'accento sull'individuo e portare così una correzione agli antichi principii.
Geremia intravvede solo per un lontano futuro il superamento della solidarietà delle generazioni nella colpa e nella sanzione ( Ger 31,29-30 ); ma il Deuteronomio protesta già contro il castigo dei figli per colpa dei padri ( Dt 24,16; cf. 2 Re 14,6 ).
Infine Ezechiele ( avendo ricevuto, nella visione dei cc 8-10, la certezza che il castigo imminente di Gerusalemme è dovuto ai suoi peccati presenti ) si fa il campione e come il teorico della responsabilità personale.
La salvezza di un uomo o la sua rovina non dipendono né dai suoi antenati né dai suoi parenti, e neppure dal suo stesso passato.
Solo le disposizioni attuali del cuore contano davanti al Signore.
Queste affermazioni di un radicale individualismo verranno a loro volta corrette dal principio della solidarietà espresso dal quarto carme del servo di Jahve
( Is 52,13-53,12; cf. Is 42,1+ ).
D'altra parte, applicate con rigore in una prospettiva puramente temporale, esse dovevano essere contraddette dall'esperienza quotidiana ( cf. Giobbe ),
e questa contraddizione reclama un nuovo progresso che sarà portato dalla rivelazione d'una retribuzione nell'aldilà.
Il NT infine ( in particolare san Paolo ), fondando la speranza del cristiano sulla solidarietà di fede con il Cristo risorto, soddisferà contemporaneamente la rivendicazione individualista di Ezechiele e la legge della solidarietà, nel peccato e nella redenzione, dell'umanità creata e salvata da Dio.
14,14 Vengono ricordati tre uomini famosi per la loro giustizia, e nessuno di essi è figlio di Abramo.
Due sono personaggi biblici: Noè e Giobbe; Daniele non è il protagonista del libro biblico, che ne porta il nome, ma una figura di re saggio della tradizione cananea, ricordato nei testi di Ugarit
Tre eroi popolari che la tradizione israelitica conosceva molto bene:
Noè, il cui ricordo è conservato dai racconti di Gen 6-9;
Giobbe, la cui vicenda doveva ispirare uno dei più bei poemi biblici;
Daniele, ignoto alla bibbia ( eccettuato Ez 28,3 ), ma la cui saggezza e giustizia erano cantate nei poemi di Ras-Shamra