Esodo

Capitolo 20

CEI 2008 - Audio Interconfessionale

Il decalogo

1 Dio allora pronunciò tutte queste parole:
Dt 5,6-22
Es 34,10-27
Mt 19,16-22+
2 « Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù:
Mt 5
3 non avrai altri dèi di fronte a me.
Dt 6,4
Os 13,4
4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto terra.
Lv 19,4
Dt 4,15-20
5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.
Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,
Dt 4,24+
Es 34,7+
6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
7 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Lv 19,2
8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:
Es 23,12
Es 31,12-17
Es 34,21
Es 35,1-3
Lv 19,3
Lv 23,3
Nm 15,32-36
Dt 5,12-15
2 Cr 36,21
Lc 13,14
9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro;
10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.
11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
Gen 2,2-3
12 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
Lv 19,3
Ef 6,2-3
13 Non uccidere.
Rm 13,9
Gc 2,11
14 Non commettere adulterio.
15 Non rubare.
Lv 19,11
16 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Dt 5,20
17 Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo ».
Mi 2,2
18 Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante.
Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano.
Dt 5,23-31
19 Allora dissero a Mosè: « Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo! ».
Es 33,20+
20 Mosè disse al popolo: « Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia sempre presente e non pecchiate ».
Dt 8,2
21 Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la nube oscura, nella quale era Dio.

2. Il codice dell'alleanza

Legge dell'altare

22 Il Signore disse a Mosè: « Dirai agli Israeliti: Avete visto che vi ho parlato dal cielo!
23 Non fate dèi d'argento e dèi d'oro accanto a me: non fatene per voi!
24 Farai per me un altare di terra e, sopra, offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e tuoi buoi; in ogni luogo dove i vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò.
Lv 1,1+
Lv 3,1+
25 Se tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra tagliata, perché alzando la tua lama su di essa, tu la renderai profana.
Dt 27,5-6
26 Non salirai sul mio altare per mezzo di gradini, perché là non si scopra la tua nudità.
Indice

20,1-23,33 Impegno e condizione dell'alleanza: la legge
20,1 Dio pronunciò tutte queste parole: il "decalogo", cioè le "dieci parole", come dice la Bibbia altrove ( Es 34,28; Dt 4,13; Dt 10,4 ), è il risultato di una lunga gestazione.
Vi si trovano indicazioni etiche appartenenti a culture diverse.
La struttura è data da due serie di comandi: religiosi ( i primi tre ) e sociali ( gli altri sette ).
La numerazione dei comandamenti cambia a seconda delle versioni: si vedano le differenze tra Es 20,17 e Dt 5,21.
Il decalogo è uno dei testi biblici universalmente più noti e che più hanno influenzato culture e legislazioni.
Gesù, accogliendolo, ne ha radicalizzato le esigenze ( Mt 5,21-48 ).
20,1-21 Nello stato attuale del libro, il decalogo non fa corpo con il racconto che lo inquadra ( Es 19,24-25 e Es 20,18-21 ).
Il decalogo ( o « dieci parole », cf. Es 34,28; Dt 4,13; Dt 10,4 ) ci è conservato sotto due forme: qui in una recensione elohista, e in Dt 5,6-21 in una recensione deuteronomista un po' diversa.
La sua forma primitiva, che si può far risalire all'epoca mosaica, doveva essere una serie di dieci formule brevi ( cf. i comandi V, VI, VII e VIII ), ritmate, facili da ritenersi a memoria.
Il decalogo si è poi trasmesso oralmente nei gruppi che avevano avuto l'esperienza del Sinai, e che sapevano che esso conteneva le « parole » che Dio vi aveva pronunziate.
Fu dunque inserito, con sviluppi, nel racconto della teofania.
La tradizione elohista prosegue poi in Es 24,3 oltre il codice dell'alleanza.
Il decalogo copre tutto il campo della vita religiosa e morale.
Sono state proposte due divisioni dei comandi:
a) vv 2-3; vv. 4-6; v. 7; vv. 8-11; v. 12; v. 13; v. 14; v. 15; v. 16; v. 17; e
b) vv. 3-6; v. 7; vv. 8-11; v. 12; v. 13; v. 14; v. 15; v. 16; v. 17a; v. 17b.
La prima, che è quella dei Padri greci, è stata conservata nelle chiese ortodosse e riformate.
Le chiese cattolica e luterana hanno adottato la seconda, stabilita da sant'Agostino secondo il Dt.
Il decalogo è il cuore della legge mosaica e conserva il suo valore nella nuova legge: il Cristo ne richiama i comandi ai quali si aggiungono, come il sigillo della perfezione, i consigli evangelici ( Mc 10,7-21 ).
La polemica di san Paolo contro la legge ( Rm e Gal ) non tocca questi doveri essenziali verso Dio e verso il prossimo.
20,3 Jahve esige da Israele un culto esclusivo, è la condizione dell'alleanza.
La negazione della esistenza di altri dèi verrà solo più tardi ( cf. Dt 4,35+ ).
20,4 Proibizione di fare immagini cultuali di Jahve ( cf. la giustificazione data in Dt 4,15 ).
Questa proibizione mette Israele da parte nei riguardi di tutti i popoli che lo circondano.
Se nei 10 comandamenti era vietato fare delle immagini di qualsiasi cosa nel cielo o sulla terra, perché Dio comandò a Mosè di fare delle immagini nel tabernacolo?
20,5 davanti a loro: con il TM; sono gli dèi del v 3 cui si ricollega il v 5.
In quale senso Dio è geloso?
20,5-6 Dio punisce i figli dei peccatori? È giusto fare così?
20,7 invano: con i LXX e volg.
Ciò potrebbe includere, oltre lo spergiuro ( Mt 5,33 ) e la falsa testimonianza ( v 16 e Dt 5,20 ), l'uso magico del nome divino.
20,8 sabato: il nome del sabato è esplicitamente unito dalla bibbia ( Es 16,29-30; Es 23,12; Es 34,21 ) a una radice che significa: « cessare, riposare ».
È un giorno di riposo settimanale, consacrato a Jahve che ha riposato nel settimo giorno della creazione ( v 11; cf. Gen 2,2-3 ).
A questo motivo religioso si unisce una preoccupazione umanitaria ( Es 23,12; Dt 5,14 ).
L'istituzione del sabato è molto antica, ma la sua osservanza ha assunto una importanza speciale a partire dall'esilio ed è diventata una caratteristica del giudaismo ( Ne 13,15-22; 1 Mac 2,32-41 ).
Lo spirito legalista ha trasformato la gioia di questo giorno in una costrizione, da cui Gesù ha liberato i suoi discepoli ( Mt 12,1sp; Lc 13,10s, Lc 14,1s ).
20,8-11 Il Cristiano deve osservare il sabato?
20,13 Se nei 10 comandamenti era proibito uccidere, perché diverse persone nella Bibbia uccisero altre persone?
20,18 I vv 18-21 si collegano alla descrizione elohista della teofania come una bufera ( Es 19,19, cf. Es 19,16+ ).
- vide: con il TM ( semplice cambiamento di vocalizzazione ); BJ traduce: « ebbe paura » con sam. e LXX.
20,20 Il terrore davanti alle manifestazioni sensibili della grandezza divina, in particolare i fenomeni della natura che accompagnano le teofanie, si distingue qui dal timore che è sottomissione senza riserve alla volontà di Dio ( cf. Gen 22,12; Dt 6,2+ ).
20,22-23,19 È il cosiddetto "codice dell'alleanza".
Rispecchia una società e una cultura agricola: suppone perciò un Israele sedentarizzato in Canaan.
Il testo è tra i più antichi della Bibbia e ha riscontri nei codici più famosi del Vicino Oriente antico.
Le disposizioni legislative sono proposte a partire da un determinato caso, ma non mancano norme assolute, come quelle dei comandamenti.
20,22 Il « codice dell'alleanza » ( Es 20,22-23,33 ) è così chiamato dai moderni secondo Es 24,7; ma tale testo si riferisce al decalogo.
Questa raccolta di leggi e costumi non è stata promulgata sul Sinai: le sue prescrizioni suppongono una collettività già sedentarizzata e agricola.
Esso data dai primi tempi dell'installazione in Canaan, prima della monarchia.
In quanto applica lo spirito dei comandi del decalogo, è stato considerato come la carta dell'alleanza del Sinai e, per questa ragione, inserito qui, dopo il decalogo.
I suoi contatti con il codice di Hammurabi, il codice hittita e il decreto di Horembeb non testimoniano una dipendenza diretta, ma una fonte comune: un vecchio diritto consuetudinario che si è differenziato secondo gli ambienti e i popoli.
- Si possono catalogare le prescrizioni del codice, secondo il contenuto, sotto tre capi:
diritto civile e penale ( Es 21,1-22,20);
regole per il culto ( Es 20,22-26; Es 22,28-31; Es 23,10-19);
morale sociale ( Es 22,21-27; Es 23,1-9 ).
Secondo la forma letteraria, queste prescrizioni si dividono in due categorie:
« casuistica » o condizionale, nel genere dei codici mesopotamici;
« apodittica » o imperativa, nello stile del decalogo e dei testi della sapienza egiziana.
20,24 Si riflette qui la situazione più antica che riconosce la legittimità di più santuari, al contrario di quanto dirà Dt 12,5 che ammette un solo luogo di culto.
Contrariamente a Dt 12,5, ecc., il codice dell'alleanza ammette la pluralità dei luoghi di culto.
Il culto è legittimo in ogni luogo in cui Jahve ha manifestato la sua presenza, in cui si è rivelato e di cui ha preso possesso.
20,26 Il sacrificatore doveva portare un semplice perizoma alla moda egiziana, da dove il pericolo di indecenza quando saliva i gradini dell'altare.