Esposizione dei Salmi

Indice

Salmo 34 (33)

Discorso 1

1 - Questo salmo sembra non avere nel suo testo niente di oscuro e che necessiti di spiegazione; il suo titolo però richiama la nostra attenzione e ci spinge a bussare.

Ma, poiché sta qui scritto che è beato l'uomo che spera in Lui, speriamo tutti che aprirà a coloro che bussano.

Non ci esorterebbe infatti a bussare se non volesse aprire a chi bussa. ( Mt 7,7 )

Se talvolta infatti accade che chi aveva disposto di tenere sempre chiuso, non potendo più sopportare la mano che insistentemente bussa, contro la sua decisione si alza e apre, non tollerando più a lungo il bussare, ( Lc 11,8 ) quanto più dobbiamo sperare che sollecitamente ci aprirà Colui che dice: Bussate e vi sarà aperto?

Io busso ora con l'anelito del cuore al Signore Dio, affinché si degni di rivelarci questo mistero: bussi con me la Carità vostra, desiderando ascoltare e pregando umilmente per noi. Perché ciò che dobbiamo dire è un arcano e grande mistero.

2 - [v 1.] Simbolismo dei nomi nel V. T.

Così dice infatti il titolo del salmo: Salmo di David, quando mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò.

Cerchiamo, nelle Scritture concernenti i fatti storici che di David sono stati a noi tramandati, quando ciò sia accaduto, così come abbiamo trovato [ il fatto cui si riferisce ] il titolo del salmo: David nel fuggire dal volto di Assalonne suo figlio. ( Sal 3,1 )

Abbiamo letto infatti i libri dei Regni ed abbiamo trovato quando David fuggì dal volto di Assalonne suo figlio; ( 2 Sam 15,14 ) tale fatto è verissimo, perché è accaduto, e ciò che è accaduto è stato scritto.

Sebbene il titolo di quel salmo sia stato scritto così in mistero, tuttavia è stato tratto da una vicenda realmente accaduta.

Così credo che quanto sta scritto qui: Quando mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò, sia scritto nei libri dei Regni, dove per noi sono state trascritte tutte le vicende storiche concernenti David; ( 1 Sam 21,13 ) ma non lo abbiamo trovato, anche se abbiamo trovato qualcosa da cui sembra che tale titolo sia tratto.

Sta scritto infatti che David, fuggendo il persecutore Saul, andò da Achis re di Get, ( 1 Sam 21,10 ) cioè dal re di una certa gente prossima al regno dei Giudei; ivi stava nascosto, per sfuggire la persecuzione di Saul.

Ma fresca era la sua gloria, donde ricevette invidia per le sue gesta, quando uccise Golia ( 1 Sam 17,50 ) e con una sola battaglia assicurò gloria e sicurezza al regno, al re e al popolo.

Saul però, che era nell'affanno quando Golia minacciava, abbattuto Golia cominciò ad essere nemico di colui per la cui mano il nemico era stato ucciso, ed invidiò la gloria di David; soprattutto perché, mentre il popolo si era riunito per esultare, formando un coro, le fanciulle cantarono la gloria di David dicendo che Saul aveva abbattuto mille nemici e David diecimila. ( 1 Sam 18,7 )

Da queste parole Saul fu adirato, in quanto un giovinetto per una sola battaglia aveva cominciato ad avere maggior gloria di lui e già nelle lodi di tutti era anteposto al re; preso dalla peste della gelosia e dalla superbia del secolo, cominciò ad invidiarlo ed a perseguitarlo. ( 1 Sam 18,8-11 )

David allora, come ho detto, se ne andò dal re di Get, che si chiamava Achis.

Ma sussurrarono al re stesso che presso di sé teneva colui che aveva cominciato ad avere grande gloria tra il popolo giudeo, e gli dissero: Non è costui David, cui cantarono in coro le fanciulle israelite, dicendo: Saul ne ha abbattuti mille e David diecimila? ( 1 Sam 21,11 )

Orbene, se per tale gloria Saul aveva cominciato ad invidiarlo, non doveva David temere che anche il re presso cui si era rifugiato volesse fargli del male, in quanto il sovrano suo vicino poteva diventargli nemico, se lo avesse salvato?

Temette anche lui e - così sta scritto - mutò il suo volto alla loro presenza, affettava la pazzia, suonava il timpano alle porte della città, era portato dalle sue mani, si gettava a terra alle entrate delle porte, e la saliva scorreva sulla sua barba. ( 1 Sam 21,13 )

Lo vide quel re presso cui si nascondeva, e disse ai suoi: Perché mi avete condotto questi che fa pazzie? entrerà forse in casa mia? ( 1 Sam 21,14.15 )

E così lo mandò via scacciandolo; e David se ne andò di là sano e salvo grazie alla finta follia.

Per questa simulazione di follia sembra riferirsi a questa vicenda quanto qui sta scritto: Salmo di David, quando mutò il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò.

Ma si trattava di Achis, non di Abimelec. ( 1 Sam 21,12 )

Solo il nome sembra non concordare; infatti la vicenda è descritta nel salmi quasi con le stesse parole con cui è narrata nel libro dei Regni.

Siamo perciò maggiormente spinti a ricercare il mistero, proprio perché è mutato il nome.

Infatti, né quella vicenda è accaduta senza motivo - è accaduta certamente - ma perché figurava qualcosa; e neppure sono state scritte senza motivo le parole del salmo, ed è stato mutato il nome.

3 - Tipologia nel V. T.

Sicuramente vi rendete conto, fratelli, della profondità dei misteri.

Se non è nel mistero che Golia fu ucciso da un giovinetto, ( 1 Sam 17,50 ) neppure è nel mistero il fatto che egli ha mutato il suo volto e fingeva la pazzia e suonava il timpano e cadeva a terra alle porte della città ed a quelle delle mura e la saliva scorreva sulla sua barba.

Come può essere che tutto questo non significhi qualcosa, dal momento che chiaramente dice l'Apostolo: Ma queste cose accadevano loro in figura; sono state scritte per noi, cui è toccata la fine dei secoli?

Se niente significa la manna, di cui dice l'Apostolo: E mangiarono cibo spirituale; se niente significa la divisione del mare, attraverso cui fu condotto il popolo per sfuggire alla persecuzione del Faraone, mentre l'Apostolo dice: Non voglio che voi ignoriate, fratelli, che tutti i nostri padri furono sotto una nube, e tutti furono battezzati da Mosè nella nube e nel mare; se niente significa il fatto che dalla pietra percossa scaturì l'acqua, mentre l'Apostolo dice: E la pietra era Cristo; ( 1 Cor 10,11.14 ) se dunque tutte queste cose non significano niente sebbene siano realmente accadute; se infine niente significano i due figli di Abramo nati secondo la normale legge della Nascita degli uomini, e tuttavia l'Apostolo chiama questi due stessi figli i due Testamenti, il Vecchio e il Nuovo, e dice: Queste cose poste in allegoria sono i due Testamenti; ( Gal 4,21 ) se, ripeto, non significano niente quelle cose che, grazie all'autorità apostolica, voi vedete essere accadute nel mistero degli eventi futuri, dobbiamo ritenere che non significhi niente anche quanto vi ho poco fa narrato dal libro dei Regni a proposito di David.

Significa invece qualcosa, sia il fatto che è mutato il nome, sia che è detto alla presenza di Abimelec.

4 - David e Cristo

State attenti con me.

Tutte le cose, infatti, che ho detto sinora è come si riferissero alla mano di chi bussa, cui però non è stato ancora aperto.

Abbiamo bussato nel dire tutto questo; bussate anche voi nell'udirlo; bussiamo anche nel pregare, affinché il Signore ci apra.

Possediamo la interpretazione dei nomi ebraici; non sono mancati uomini sapienti che ci hanno tradotto tali nomi dall'ebraico nella lingua greca e dal greco in latino.

Investigando questi nomi, troviamo che Abimelec significa: Il regno del padre mio,1 e che Achis è tradotto: In qual modo è.

Prestiamo attenzione a questi nomi, perché da essi comincia ad aprirsi la porta a noi che bussiamo.

Se domandi: Che significa Achis? la risposta è: In qual modo è.

In qual modo è, sono parole che dice colui che ammira, non colui che intende.

Abimelec: Regno del padre mio; David: Forte di mano.2

David è figura di Cristo, come Golia del diavolo; e come David abbatté Golia, così Cristo è colui che uccide il diavolo.

Ma che significa che Cristo uccide il diavolo?

È l'umiltà che uccide la superbia.

Quando fo il nome di Cristo, fratelli miei, soprattutto ci viene raccomandata l'umiltà.

Egli ci ha aperto la via per mezzo dell'umiltà; poiché a causa della superbia ci eravamo allontanati da Dio, non avremmo potuto tornare a Lui se non per mezzo dell'umiltà, ma non avevamo un esempio cui guardare per imitarlo.

Ogni mortale infatti si gonfiava allora di superbia.

E se pure esisteva qualche uomo umile in spirito, come erano i profeti e i patriarchi, il genere umano tuttavia disdegnava imitare tali umili uomini.

Ebbene, affinché l'uomo non disdegnasse più di imitare l'uomo umile, Dio si è fatto umile, in modo che la superbia del genere umano non sdegnasse di seguire le orme di Dio.

5 - Melchisedech figura di Cristo

Il sacrificio dei Giudei, secondo il sacerdozio di Aronne, consisteva un tempo, come voi sapete, nell'immolare animali, ed anche questo nel mistero: non si trattava ancora del sacrificio del corpo e del sangue del Signore, che conoscono i fedeli e coloro che hanno letto il Vangelo, sacrificio ora diffuso in tutto il mondo.

Ponetevi dunque dinanzi agli occhi i due sacrifici, quello secondo l'ordine di Aronne, e questo secondo l'ordine di Melchisedec.

Sta scritto infatti: Il Signore ha giurato, e non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec. ( Sal 110,4 )

Di chi parla dicendo: Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec?

Parla del Signore nostro Gesù Cristo. Chi era Melchisedec?

Era il re di Salem.

Salem fu un tempo quella città che poi, come i dotti ci hanno tramandato, fu chiamata Gerusalemme.

Dunque, prima che in essa regnassero i Giudei, vi era sacerdote quel Melchisedec, il quale, sta scritto nel Genesi, era sacerdote di Dio altissimo. ( Gen 14,18 )

È lui che andò incontro ad Abramo, quando questi liberò Lot dalle mani dei persecutori, e abbatté coloro che lo tenevano prigioniero e liberò il fratello; dopo che ebbe liberato il fratello gli andò incontro Melchisedec.

Tanto grande era Melchisedec, che Abramo fu da lui benedetto.

Offrì il pane e il vino, benedisse Abramo, ed Abramo gli dette le decime.

Osservate che cosa offrì e chi benedisse.

Poi è detto: Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.

David ispirato ha detto questo molto tempo dopo Abramo: ai tempi di Abramo visse Melchisedec.

Ebbene, di chi è detto: Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec, se non di colui di cui voi ben conoscete il sacrificio?

6 - Cristo cibo dell'anima

È stato dunque abrogato il sacrificio di Aronne, e si è cominciato a praticare il sacrificio secondo l'ordine di Melchisedec.

Ne consegue che, non so chi, ha mutato il suo volto.

Chi è questi che io ho detto di non conoscere?

Non è uno sconosciuto: è noto anzi, è il Signore nostro Gesù Cristo.

Nel suo corpo e nel suo sangue ha voluto che fosse la nostra salvezza.

Ma come ci ha raccomandato il suo corpo e il suo sangue? ( Mt 26,26 )

Con la sua umiltà.

Se non fosse stato umile, infatti, non lo potremmo né mangiare né bere.

Guarda la sua sublimità: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio ed era Dio il Verbo. ( Gv 1,1 )

Ecco il cibo eterno: ma lo mangiano gli angeli, lo mangiano le sublimi virtù, lo mangiano gli spiriti celesti, e mangiandolo si saziano, e intatto resta ciò che li sazia e li allieta.

Ma quale uomo può giungere a tal cibo?

Dov'è un cuore adeguato a questo nutrimento?

Era dunque necessario che quella vivanda si facesse latte, per poter pervenire ai piccoli.

E come può diventare latte un cibo? come si trasforma in latte, se non passando attraverso la carne?

Così infatti fa la madre.

Ciò che mangia la madre mangia anche il piccolo; ma poiché il bimbo è incapace di nutrirsi di pane, la madre incarna quel pane, e con l'umiltà delle mammelle ed il succo del latte nutre, con quel pane stesso, il bambino.

In quale maniera con tale pane ci ha nutrito la Sapienza di Dio?

Poiché il Verbo si è fatto carne ed ha abitato fra noi. ( Gv 1,14 )

Osservate l'umiltà, dato che l'uomo, come sta scritto, ha mangiato il pane degli angeli: dette loro il pane del cielo, l'uomo mangiò il pane degli angeli, ( Sal 78,24 ) cioè: il Verbo sempiterno di cui si nutrono gli angeli, e che è uguale al Padre, l'uomo lo ha mangiato; perché essendo nella natura di Dio, non considerò una rapina l'essere uguale a Dio.

Si nutrono di lui gli angeli, ma egli annientò se stesso affinché l'uomo mangiasse il pane degli angeli, assumendo la forma di servo, fattosi simile agli uomini, e nell'atteggiamento riconosciuto come un uomo; si umiliò facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce, ( Fil 2,6-8 ) in modo che ormai dalla croce stessa venisse mostrato a noi il nuovo sacrificio: la carne e il sangue del Signore.

Perché mutò il suo volto alla presenza di Abimelec, cioè davanti al regno del padre.

Il regno del padre, infatti, era il regno dei Giudei.

In che senso regno del padre? Regno di David, regno di Abramo.

Infatti il Regno di Dio Padre è ben più la Chiesa che il popolo dei Giudei; ma secondo la carne il regno del padre è il popolo d'Israele.

Sta scritto: E Dio darà a lui il trono di David suo padre. ( Lc 1,32 )

È dimostrato dunque che, secondo la carne, il padre del Signore è David; secondo invece la divinità Cristo non è figlio ma Signore di David.

Ma i Giudei hanno conosciuto Cristo secondo la carne, non secondo la divinità.

Per questo Egli pose loro la domanda, chiedendo: Di chi dite sia figlio il Cristo?

Ed essi risposero: Figlio di David.

E Lui: In qual modo dunque David ispirato lo chiama Signore, laddove dice: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché porrò tutti i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?

Se dunque David ispirato lo chiama Signore, come può essere suo figlio?

Ed essi non poterono rispondergli, ( Mt 22,42-46; Sal 110,1 ) perché in Cristo Signore non conoscevano altro se non quanto vedevano con gli occhi, non ciò che si comprendeva col cuore.

Se avessero avuto nell'intimo occhi come avevano all'esterno, da ciò che vedevano esteriormente avrebbero capito che era figlio di David; e da ciò che vedevano interiormente avrebbero compreso che era il Signore di David.

7 - Mutò dunque il suo volto alla presenza di Abimelec.

Che significa alla presenza di Abimelec? Davanti al regno del padre.

E che significa: davanti al regno del padre? Alla presenza dei Giudei.

E lo abbandonò e se ne andò.

Chi abbandonò? Abbandonò lo stesso popolo dei Giudei e se ne andò.

Cerca ora Cristo presso i Giudei, e non lo trovi.

Perché lo abbandonò e se ne andò? Perché mutò il suo volto.

Essi infatti, che si mantenevano fedeli al sacrificio secondo l'ordine di Aronne, non accettarono il sacrificio secondo l'ordine di Melchisedec ( Eb 7,11 ) e perdettero Cristo; e cominciarono a possederlo le genti, alle quali non aveva mandato prima precursori.

Ai Giudei, infatti, aveva mandato precursori: David stesso, Abramo, Isacco e Giacobbe, Isaia, Geremia e tutti gli altri profeti aveva mandato, e pochi li riconobbero, pochissimi a paragone di quelli che si perdettero; infatti erano molti.

Poiché leggiamo che erano migliaia.

Sta scritto: Un resto si salverà. ( Rm 9,27 )

Cerca ora cristiani circoncisi, e non ne trovi.

Eppure c'erano migliaia di cristiani provenienti dalla circoncisione nei primi tempi della fede.

Cercali ora, e non ne trovi. Giustamente non li trovi.

Mutò infatti il suo volto alla presenza di Abimelec e abbandonandolo se ne andò.

Anche alla presenza di Achis mutò il suo volto, e lo abbandonò e se ne andò.

Per questo, infatti, sono stati mutati i nomi, affinché questo cambiamento di nomi ci spingesse appunto a penetrare il mistero e non ritenessimo che nella composizione dei Salmi si narri o si commemori soltanto ciò che si trova operato nei libri dei Regni e di conseguenza, anziché cercarvi le figure di eventi futuri, accogliessimo quanto vi si narra soltanto come fatti accaduti.

Che cosa ti viene suggerito dal cambiamento dei nomi?

Che qui c'è qualcosa di nascosto: bussa, non startene attaccato alla lettera, perché la lettera uccide; ricerca lo spirito, perché lo spirito vivifica, ( 2 Cor 3,6 ) e l'intelligenza spirituale salva il credente.

8 - Orbene, fratelli, state attenti al modo in cui abbandonò il re Achis.

Ho detto che Achis significa: In qual modo è.

Ricordate il Vangelo: quando il nostro Signore Gesù Cristo parlava del suo corpo disse: Se uno non avrà mangiato la mia carne e bevuto il mio sangue, non avrà in sé la vita; perché la mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda. ( Gv 6,54.56 )

E i suoi discepoli che lo seguivano si spaventarono, inorridirono a quelle parole; e non comprendendole ritennero che il Signore nostro Gesù Cristo dicesse non so che di duro, nel dire che dovevano mangiare la sua carne che vedevano, e bere il suo sangue; non sopportando tali discorsi, quasi dicevano: In qual modo è?

Dunque l'errore, l'ignoranza e la stoltezza sono impersonate dal re Achis.

Quando si dice: In qual modo è? si mostra di non capire, e quando non si capisce, vi sono le tenebre dell'ignoranza.

Era dunque in costoro il regno dell'ignoranza, impersonato dal re Achis, cioè essi erano dominati dal regno dell'errore.

Ma Egli diceva: Se uno non avrà mangiato la mia carne e bevuto il mio sangue.

Poiché aveva mutato il suo volto, sembrava quasi furore e follia voler dare la sua carne da mangiare agli uomini, e il suo sangue da bere.

Per questo David fu preso quasi per pazzo, quando lo stesso Achis disse: Mi avete condotto questi che fa pazzie.

Non sembra forse una pazzia dire: Mangiate la mia carne, bevete il mio sangue?

E dicendo: Chiunque non avrà mangiato la mia carne, e non avrà bevuto il mio sangue, non avrà in sé la vita, sembra proprio impazzito.

Ma al re Achis sembra impazzito, cioè agli stolti e agli ignoranti.

Per questo li abbandona e se ne va; l'intelligenza fugge dal loro cuore, perché non riescano a comprenderla.

E che cosa gli dissero? È come se gli avessero detto: In qual modo è?, che è appunto il significato di Achis.

Gli dissero infatti: In qual modo può costui darci da mangiare la sua carne? ( Gv 6,53 )

Ritenevano il Signore impazzito, [ credevano ] che non sapesse quello che diceva, che fosse divenuto folle.

Ma egli che ben sapeva quello che diceva, in quel mutare del suo volto, e quasi in quel furore e follia, impressionando la gente e suonando il timpano presso le porte della città, annunziava il sacramento.

9 - Cristo ha preso le nostre sofferenze

Dobbiamo ora cercare che cosa significa che faceva cose strane e che suonava il timpano alle porte.

Non senza motivo è detto: Si gettava a terra alle entrate delle porte; non senza ragione sta scritto: E la saliva scorreva sulla sua barba.

Non invano sono dette queste cose.

Pur di comprendere, non deve sembrare pesante il lungo discorso.

Voi sapete, fratelli, che i Giudei stessi, alla cui presenza egli mutò il suo volto e li abbandonò e se ne andò, fanno oggi festa.

Se essi che hanno perduto Cristo, che li abbandonò e se ne andò, celebrano una inutile festa, noi invece facciamo una utile festa, se comprendiamo perché Cristo li abbandonò e venne a noi.

Ogni cosa non invano è accaduta, anche in quella apparente follia di David di cui si dice che affettava [ la pazzia ], suonava il timpano alle porte della città, era portato dalle sue mani, si gettava a terra alle entrate delle porte, e la saliva scorreva sulla sua barba.

Affettava, dice; che significa affettava? Significa che aveva affetto.

Che significa avere affetto? Che ebbe compassione delle nostre infermità; e perciò volle assumere la nostra stessa carne, per uccidere in essa la morte.

Che ha avuto compassione di noi è detto dunque con la parola affezione.

Per questo l'Apostolo rimprovera coloro che sono duri di cuore e senza affetto.

Rimproverandoli dice infatti che sono senza affetto e senza misericordia. ( Rm 1,31 )

Dov'è l'affetto, ivi è la misericordia.

Dov'è la misericordia? Egli dall'alto ha avuto compassione di noi.

Se non avesse voluto infatti annientarsi, restando in quella forma per la quale era uguale al Padre ed eterno, noi saremmo sempre rimasti nella morte; ma per liberarci dalla morte eterna nella quale ci aveva precipitati il peccato di superbia, si è umiliato, si è fatto obbediente fino alla morte ed alla morte di croce.

Dunque ha manifestato affetto, perché si è umiliato sino alla morte di croce.

E poiché colui che è crocifisso si distende sul legno, in modo che, per fare un timpano, la carne, ossia il cuoio, si distende del pari sul legno, è stato detto: e suonava il timpano, cioè era crocifisso, era disteso sul legno.

Affettava, cioè aveva tale affetto per noi, da dare la sua vita per le sue pecore. ( Gv 10,15 )

Suonava il timpano. Come? Alle porte della città.

La porta per noi è ciò che viene aperto affinché crediamo in Dio.

Avevamo chiusa la porta in faccia a Cristo, e l'avevamo aperta al diavolo; in faccia alla vita eterna avevamo chiuso il cuore; ma egli, il Signore Dio nostro, poiché noi uomini avevamo il cuore chiuso contro la vita eterna e non potevamo vedere il Verbo che gli angeli vedono, con la croce ha aperto i cuori dei mortali, cioè ha suonato il timpano alle porte della città.

10 - Era portato dalle sue mani.

Ma questo, fratelli, come si può capire che possa accadere ad un uomo?

Chi è portato con le sue stesse mani?

L'uomo può essere portato dalle mani degli altri, ma nessuno può esser portato dalle sue mani.

Non troviamo perciò come si possono capire queste parole secondo la lettera se le riferiamo a David stesso; ma se le riferiamo a Cristo lo capiamo.

Cristo infatti era portato nelle sue stesse mani allorché, affidando il suo stesso corpo, disse: Questo è il mio corpo. ( Mt 26,26 )

Portava infatti il suo corpo con le sue mani.

Questa è l'umiltà del Signore nostro Gesù Cristo, l'umiltà tanto raccomandata agli uomini.

A tale umiltà ci esorta, fratelli, affinché così viviamo, cioè imitiamo la sua umiltà; e abbattiamo Golia e vinciamo la superbia tenendoci stretti a Cristo.

Si gettava a terra alle entrate delle porte.

Che vuol dire si gettava a terra? Vuol dire che si annientava nell'umiltà.

E che significa alle entrate delle porte? Significa all'inizio della fede, per cui mezzo siamo salvi.

Nessuno infatti può cominciare se non dall'inizio della fede, come è detto nel Cantico dei Cantici: Verrai e passerai dall'inizio della fede. ( Ct 4,8 sec. LXX )

Giungeremo faccia a faccia, come sta scritto: Dilettissimi, siamo figli di Dio, e non ancora si è manifestato ciò che saremo: sappiamo che quando sarà manifesto saremo simili a Lui poiché Lo vedremo quale Egli è. ( 1 Gv 3,2 )

Lo vedremo, quando? Quando tutte queste cose saranno passate.

Ascolta ancora Paolo apostolo: Vediamo ora attraverso uno specchio in enigma, ma allora faccia a faccia. ( 1 Cor 13,12 )

Orbene, prima di vedere il Verbo faccia a faccia, come lo vedono gli angeli, dobbiamo ancora stare alle entrate delle porte, presso le quali il Signore si gettò a terra, umiliandosi sino alla morte.

11 - E che significano le parole la saliva scorreva sulla sua barba?

Perché così facendo mutò il suo volto alla presenza di Abimelec, o di Achis, e lo abbandonò e se ne andò.

Abbandonò coloro che non capivano.

Ed a chi se ne andò? Alle genti.

Dunque noi comprendiamo ciò che essi non furono capaci di comprendere.

Scorreva la saliva sulla barba di David; che cos'è la saliva?

Le parole infantili: sbavano infatti i bambini.

Non erano forse quasi parole puerili [ quelle che ha detto ]: Mangiate la mia carne, e bevete il mio sangue?

Ma queste parole infantili nascondevano la sua potenza.

La barba infatti significa la virtù.

Dunque la saliva, scorrendo sulla sua barba, che cosa è se non le parole deboli che nascondono la sua potenza?

Ha capito, almeno credo, la vostra Santità il titolo di questo salmo.

Se volessimo ora spiegare il salmo, c'è da temere che quanto avete udito vi esca dal cuore.

Abbiamo spiegato il titolo di questo salmo nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; ma poiché domani è domenica, e vi dobbiamo l'Omelia, rimandiamola perciò a domani, in modo che possiate volentieri ascoltare anche il testo del salmo.

Indice

1 Hierom. Lib interpr. nom. hebr., ed. Lagarde, p. 3, 5
2 Ibid.