Sermoni per l’Avvento

Sermone II

Della lettura di Isaia: « Disse il Signore ad Achaz: Chiedi per te un segno », e della via dell’avversario

1. Abbiamo udito come Isaia consigliava ad Achaz di chiedere al Signore un segno, sia nel profondo dell’inferno, sia lassù in alto ( Is 7,10-12 ).

Abbiamo sentito la sua risposta, che ha un’apparenza di pietà, ma non la virtù ( 2 Tm 3,5 ).

Perciò ha meritato il rimprovero da colui che scruta il cuore ( 1 Sam 16,7 ), e davanti al quale è manifesto ogni pensiero umano.

Non chiederò, dice, non tenterò il Signore ( Is 7,12 ).

Achaz era gonfio d’orgoglio per il fastigio del trono regale, astuto nelle parole secondo l’umana sapienza ( 1 Cor 2,4 ).

Perciò il Signore aveva detto a Isaia: « Va’ a dire a quella volpe ( Lc 13,32 ) di chiedere per sé un segno nel profondo ( Is 7,11 ) ».

Hanno infatti le volpi una tana ( Mt 8,20 ), ma anche se scendesse negli inferi ( Sal 139,8 ), là vi è colui che prende i sapienti al laccio della loro astuzia ( Gb 5,13; 1 Cor 3,19 ).

E ancora: « Va’ a dire a quell’uccello, dice il Signore, di chiedere per sé un segno lassù in alto ».

L’uccello ha infatti un nido ( Mt 8,20 ); ma se anche salirà in cielo, là c’è colui che, resistendo ai superbi ( 1 Pt 5,5 ), schiaccia con la sua forza il collo dei superbi e degli orgogliosi.

Tuttavia Achaz rifiuta di chiedere un segno di potere eccelso ovvero di sapienza di incomprensibile profondità; e perciò il Signore stesso promette alla casa di David un segno di bontà ( Is 7,13 ), per attirare con l’espressione della carità coloro che non erano stati smossi né dal terrore del potere, né dalla prova di sapienza.

La carità può essere significata non a torto in quelle parole: Nel profondo dell’inferno ( Is 7,11 ), la carità stessa cioè della quale nessuno ebbe una più grande ( Gv 15,13 ), che fece sì che morisse per gli amici e scendesse nell’inferno, così che ad Achaz venga ordinato di riverire con timore la maestà di colui che regna nei cieli altissimi, o abbracciare la carità di colui che sarebbe sceso negli inferi.

Non solo dunque stanca la pazienza degli uomini, ma anche quella di Dio ( Is 7,13 ) chiunque né pensa alla maestà con timore, né con amore ripensa alla carità.

Per questo, dice, il Signore stesso vi darà un segno, nel quale apparisca chiaramente la maestà e la carità.

Ecco una vergine concepirà e partorirà un figlio, e sarà chiamato con il nome di Emmanuele ( Is 7,14 ), che significa Dio con noi ( Mt 1,23 ).

Non fuggire, Adamo; perché il Signore è con noi.

Non temere, uomo ( Lc 1,30 ), e udendo il nome di Dio non restare terrorizzato, perché Dio è con noi.

Con noi per la somiglianza della carne ( Rm 8,3 ), con noi per nostra utilità: per noi è venuto, come uno di noi ( Gen 3,22 ), simile a noi ( Gc 5,17 ), passibile.

2. Mangerà burro e miele, dice ( Is 7,15 ) come per dire: Sarà piccolo, e si nutrirà di alimenti adatti ai bambini.

Perché impari, dice ancora, a rigettare il male e scegliere il bene ( Is 7,15 )

Anche qui senti parlare di male e di bene ( Gen 3, 2 ) come a riguardo dell’albero proibito ( Gen 2,1 ) come si parla dell’albero della trasgressione.

Ma questo secondo Adamo fa la sua scelta molto meglio del primo.

Scegliendo il bene, egli rigetta il male, non come il primo Adamo che amò la maledizione e venne su di lui, e ricusò la benedizione, e da lui si è allontanata ( Sal 109,17 )

Nelle parole, infatti, che precedono: Mangerà panna e miele( Is 7,15 ) lascia intendere la scelta di questo bambino.

Solo ci assista la sua grazia, onde siamo in grado di capire in qualche modo e di esporre in modo degno e adatto alle intelligenze queste cose.

Due sono i prodotti del latte della pecora: il burro e il formaggio.

Il burro è grasso, il formaggio invece è secco e duro.

Bene dunque il nostro pargolo sa scegliere, mangiando il burro e lasciando il cacio.

Quale è infatti quella centesima pecora che si è spersa ( Mt 18,12 ), e di cui si parla nel salmo: Come pecora smarrita vado errando ( Sal 119,176 )?

È sicuramente il genere umano, che il benignissimo Pastore cerca, lasciando le altre novantanove pecorelle sui monti.

In questa pecora pertanto si possono trovare due cose, la natura dolce, la natura buona, come il burro, e la corruzione del peccato, come il formaggio.

Vedi dunque come il nostro bambino ha scelto molto bene, prendendo la nostra natura, ma senza la corruzione del peccato.

Dei peccatori invece è detto: Si è coagulato come latte il loro cuore ( Sal 119,70 ); in essi infatti il fermento della malizia, il caglio dell’iniquità ( 1 Cor 5,8 ) ha corrotto la purità del latte.

3. Così anche l’ape ha la dolcezza del miele e la puntura del pungiglione.

Ora l’ape è colui che si pasce tra i gigli ( Ct 2,16 ), che abita la patria fiorita degli angeli.

Perciò è volata alla città di Nazareth che significa fiore ed ha raggiunto il fiore odoroso della perpetua verginità: vi si è introdotta, vi si è attaccata.

Non ignora il miele e il pungiglione di quest’ape colui che con il Profeta ne canta la misericordia e la giustizia ( Sal 101,1 ).

Tuttavia, venendo tra noi, ha portato solo il miele, non l’aculeo, cioè, la misericordia e non il giudizio ( Mt 9,13 ); così, quando una volta i discepoli gli suggerirono di far consumare dal fuoco la città che non aveva voluto riceverlo ( Lc 9,54-56 ), rispose che il figlio dell’uomo non era venuto per giudicare, ma per salvare il mondo ( Gv 3,17 ).

Non ha pungiglione la nostra ape; l’aveva in qualche modo deposto quando, soffrendo cose indegne, chiedeva misericordia e non giustizia.

Ma non vogliate sperare nell’iniquità ( Sal 62,11 ), non peccate nella speranza.

Può infatti la nostra ape, quando vuole, riprendere il suo pungiglione, e infiggerlo ben forte nelle midolla degli uomini peccatori, perché il Padre non giudica alcuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio ( Gv 5,22 ).

Ma ora il nostro pargolo mangerà panna e miele quando unirà talmente in se stesso il bene della natura umana alla divina misericordia, da essere vero uomo senza peccato, Dio che si mostra misericordioso, non giudice.

4. Da quanto abbiamo detto appare chiaro chi sia la verga che spunta dalla radice di Jesse ( Is 11,1-2 ), e chi sia il fiore ( da essa sbocciato ) sul quale si poserà lo Spirito Santo.

Verga è la Vergine madre di Dio, fiore il suo Figlio.

Veramente fiore della Vergine è il Figlio, fiore candido e rubicondo, scelto tra migliaia ( Ct 5,10 ), fiore nel quale bramano di fissare lo sguardo gli angeli ( 1 Pt 1,12 ), fiore al cui profumo tornano a vita i morti, e come egli stesso si definisce, fiore di campo ( Ct 2,1 ), e non di giardino.

Il campo non sarchiato, non concimato.

Proprio così è fiorito il grembo della Vergine, così le viscere di Maria inviolate, integre e caste hanno prodotto questo fiore, come pascoli eternamente verdeggianti, la cui bellezza non vedrà corruzione ( Sal 16,10 ), la cui gloria non marcirà in eterno.

O Vergine, verga sublime, fino a quale sublime altezza ti innalzi!

Fino a Colui che siede sul trono ( Ap 4,10; Ap 5,7 ecc ), fino al Signore della maestà.

E non fa meraviglia, perché getti profonde le radici dell’umiltà.

O veramente celeste pianta, più preziosa di tutte, più di tutte santa!

O davvero albero della vita ( Gen 2,9 ), che solo fu degno di portare il frutto della salvezza.

È stata scoperta, o serpente maligno, la tua astuzia, messa completamente a nudo la tua falsità.

Due torti avevi attribuito al Creatore, accusandolo di menzogna e di invidia; ma in tutte e due le cose sei stato convinto di aver mentito.

Infatti dal principio muore colui al quale avevi detto: Non morirai affatto ( Gen 3,4 ), e la verità del Signore rimane in eterno ( Sal 117,2 ).

Ma ora rispondi, se puoi: quale albero, il frutto di quale albero ha potuto invidiare Colui che non ha negato ( all’uomo ) neppure questo virgulto scelto e il suo sublime frutto ( Is 4,2 )?

Infatti, Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, come non ci ha dato tutto insieme con lui ( Rm 8,32 )!

5. Ma già vedete, se non erro, che la Vergine è lei stessa quella via regia per la quale è venuto il Salvatore; procedendo dal suo grembo come uno sposo dal suo talamo ( Sal 19,6 ).

Conoscendo dunque questa via, studiamoci anche noi, o dilettissimi, di salire per essa a colui che per essa è disceso a noi, per essa venire in grazia di lui che per essa è venuto alla nostra miseria.

Per te ci sia dato accesso al Figlio ( Ef 2,18 ), o benedetta trovatrice della grazia, madre della vita, madre della salvezza, affinché per te ci accolga colui che per te ci è stato dato.

Supplisca la tua integrità, presso di lui, alla colpa della nostra prevaricazione, e l’umiltà che ti rende grata a Dio ottenga il perdono alla nostra vanità.

La tua copiosa carità copra la moltitudine dei nostri peccati ( 1 Pt 4,8; Gc 5,20 ) e la tua gloriosa fecondità ci conferisca la capacità di acquistare meriti.

Signora nostra, mediatrice nostra, avvocata nostra, riconciliaci con il tuo Figlio, raccomandaci a Lui, a Lui presentaci.

O benedetta, fa’ per la grazia che hai trovato ( Lc 1,30 ), per la prerogativa che hai meritato, per la misericordia che hai generato, che Colui che per tuo mezzo si è degnato di farsi partecipe della nostra infermità e della nostra miseria, ci faccia altresì, per le tue preghiere, partecipi della sua gloria e beatitudine, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che sopra ogni cosa è benedetto nei secoli ( Rm 9,5 ).

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