La Trinità

Prologo

Libro I

1.1 Scrive contro coloro che abusando della ragione corrompono la fede. Tre specie di errori su Dio
1.2 La Scrittura non esitò ad usare i vocaboli di ogni genere di cose per elevare il nostro intelletto alle verità divine
1.3 Nutriti dalla fede siamo resi capaci di attingere le realtà divine
2.4 Scopo e piano dell'opera
3.5 Disposizione di animo che il Santo richiede ai suoi lettori
3.6 Agostino preferisce essere criticato da chi critica l'errore, piuttosto che essere lodato da chi loda l'errore
4.7 La dottrina cattolica sulla Trinità
5.8 Le tre questioni che turbano alcuni
6.9 Il Figlio è vero Dio, della stessa sostanza del Padre
6.10 Tutta la Trinità è immortale
6.11 Invisibilità del Figlio e di tutta la Trinità
6.12 Il Figlio creatore di tutte le cose
6.13 Anche lo Spirito Santo è vero Dio, perfettamente uguale al Padre e al Figlio
7.14 Il Figlio come uomo inferiore al Padre ed anche a se stesso
8.15 Il Figlio come uomo è sottomesso al Padre
8.16 Il Figlio non consegnerà il regno al Padre, privandosene lui stesso
8.17 La contemplazione di Dio ci è promessa come fine di tutte le nostre azioni
8.18 Lo Spirito Santo basta alla nostra beatitudine, perché inseparabile dal Padre e dal Figlio
9.19 Tutta la Trinità abita in noi
10.20 La contemplazione di Dio
10.21 Quando avrà condotto i credenti alla contemplazione, il Figlio non intercederà più per noi
11.22 Le due nature in Cristo
12.24 Alcune affermazioni della Scrittura su Cristo riguardano la sua natura divina, altre la sua natura umana
12.25 Il Figlio prepara la gloria agli eletti
12.26 In che senso il Figlio non giudicherà e nello stesso tempo giudicherà
12.27 Senso delle parole: La mia dottrina non è mia
13.28 È esatto dire: Dio crocifisso
13.29 In che senso il Figlio dell'uomo giudicherà e non giudicherà
13.30 Nel giorno del giudizio solo i buoni vedranno Cristo nella sua divinità, i cattivi solo nella sua umanità
13.31 Solo Dio è buono

Libro II

1.1 Due cose difficilmente sopportabili nell'errore umano
1.2 Regola canonica per intendere le espressioni della Scrittura riguardanti Cristo
1.3 Dette espressioni sono di tre generi
2.4 Alcune espressioni della Scrittura riguardanti il Figlio non si sa a quale regola riferirle
3.5 Lo Spirito Santo non parla da sé, perché procede dal Padre
4.6 Il Figlio non è inferiore al Padre, perché questi lo glorifica
5.7 Il Figlio e lo Spirito Santo non sono inferiori al Padre, perché questi li manda
5.8 La missione del Figlio consiste nella sua incarnazione
5.9 Il Figlio è mandato anche da se stesso
5.10 La missione dello Spirito Santo è un intervento manifestato visibilmente
6.11 La creatura in cui lo Spirito Santo si è manifestato non è stata da lui assunta come la natura umana dal Figlio
7.12 Il Padre non è mandato
7.13 Tre problemi
8.14 Primo problema: se una sola persona o tutta la Trinità, che è invisibile, è apparsa nell'Antico Testamento
9.15 Confutazione di coloro che credevano solo il Padre immortale ed invisibile
9.16 La verità si deve cercare con zelo pacifico
10.17 Era una persona della Trinità, o tutta la Trinità che parlava con Adamo?
10.18 Si tratta di un problema difficile da risolvere
10.19 La visione di Abramo
11.20 Appaiono tre uomini: perché non riconoscere rivelata visibilmente l'uguaglianza della Trinità?
12.22 La visione di Lot
13.23 Il roveto ardente
14.24 La colonna di nube e di fuoco
15.25 La visione sul Sinai
15.26 Forse questi fenomeni rivelavano lo Spirito Santo
16.27 Mosè non vide Dio nella sua essenza
17.28 Il dorso di Dio significa la carne di Cristo
17.29 La fede nella risurrezione di Cristo ci salva
17.30 Solo nella Chiesa cattolica vede il dorso di Dio chi crede nella risurrezione di Cristo
17.31 La fede dei Giudei in Cristo risuscitato
17.32 È temerario affermare che il Padre non sia mai apparso ai Padri in forma visibile
18.33 La visione di Daniele
18.34 Obiezione
18.35 La natura di Dio è invisibile, ma le tre Persone possono manifestarsi attraverso simboli sensibili

Libro III

Proemio
1.1 Motivo per cui Agostino ha deciso di scrivere sulla Trinità
1.2 Attende, più che un lettore benevolo, un critico indipendente
1.3 Riassunto del libro precedente
1.4 Secondo problema: Dio per manifestarsi ha creato un nuovo essere, o ha fatto ricorso agli Angeli?
1.5 Natura dell'azione degli Angeli
1.6 Compito degli Angeli nelle teofanie
2.7 La volontà divina causa suprema di tutto
2.8 Esempi
3 La volontà di Dio causa suprema agisce per mezzo dell'anima del giusto
4.9 La volontà di Dio dispone di tutti gli esseri secondo le sue irrevocabili decisioni
4.10 L'azione di Dio nella consacrazione dell'Eucaristia
5.11 L'azione di Dio nei miracoli
7.12 Le arti magiche non possono produrre nulla, se non per permissione divina
8.13 Solo Dio crea, gli angeli cattivi non sono creatori nella magia
8.14 Anche il nostro spirito non può essere formato con la giustificazione se non da Dio
8.15 Nemmeno Giacobbe è stato il creatore dei colori delle sue pecore
9.16 Solo Dio crea e governa le cose, le creature possono intervenire solo dall'esterno
9.17 La rapidità di sviluppo di alcuni germi desta meraviglia
9.18 Solo Dio crea
9.19 Dio non interviene personalmente in tutti i miracoli
10.20 Non tutti i miracoli sono fenomeni straordinari
10.21 Carattere misterioso dell'azione angelica nei miracoli
11 Invisibilità dell'essenza divina
11.22 Intervento degli Angeli nelle teofanie
11.23 Dio parla per mezzo degli Angeli
11.24 Il Signore apparve a Mosè per mezzo di un Angelo
11.25 Anche ad Abramo apparve per mezzo di un Angelo
11.26 Gli Angeli hanno promulgato la Legge
11.27 Dio si è manifestato nell'Antico Testamento per mezzo degli Angeli

Libro IV

1.1 Importanza della conoscenza di sé
1.2 Occorreva persuaderci quanto e quali Dio ci avesse amato
1.3 Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato fatto, è la luce degli spiriti
2.4 Per l'Incarnazione siamo resi capaci di attingere la Verità
3.5 "Uno" in Cristo corrisponde a "due" in noi per la nostra salvezza
3.6 Per la nostra duplice morte il Salvatore ha dato la sua unica
4.7 Il rapporto di semplice a doppio ha la sua fonte nella perfezione del numero sei
4.8 Importanza del numero sei nel computo dell'anno
5.9 Il numero sei nella formazione del corpo di Cristo
6.10 Il triduo della risurrezione in cui pure appare il rapporto di semplice a doppio
7.11 Dispersi nella moltitudine, per mezzo di un unico Mediatore siamo reintegrati nell'Unità
8.12 Cristo vuole riportarci all'unità
9 Natura dell'unità in Cristo
10.13 L'uomo schiavo del demonio
11.14 I prodigi dei demoni si debbono disprezzare
12.15 Il diavolo mediatore di morte
13.16 Cristo morì perché lo volle
13.17 Vittoria di Cristo sul diavolo
13.18 La sovreminente Sapienza divina si serve del diavolo per la salvezza dei suoi fedeli
14.19 Cristo unico Mediatore con il sacrificio della pace ci riconcilia con Dio
15.20 Errore degli orgogliosi
16.21 I filosofi non hanno potuto vedere nelle ragioni eterne ciò che concerne la storia
17.22 Prescienza del futuro
17.23 Non si debbono consultare i filosofi sulla conoscenza del futuro e sulla risurrezione
18.24 Il Figlio di Dio si è incarnato ed ha fatto convergere a sé la nostra fede per condurci alla sua verità
19.25 Annunci della missione del Figlio
19.26 Cristo conosciuto nella sua inferiorità rispetto al Padre, sconosciuto nella sua uguaglianza al Padre
20.27 Il Figlio consustanziale al Padre e mandato da lui
20.28 La missione del Figlio consiste nella sua venuta nel mondo e nella sua presenza nelle anime
20.29 La missione dello Spirito Santo consiste nella conoscenza che abbiamo della sua processione dal Padre
21 Inseparabilità delle tre Persone nell'azione, separabilità nella manifestazione
21.31 Differenza tra l'Incarnazione e le altre missioni
21.32 La missione non implica inferiorità

Libro V

1.1 Ciò che Agostino chiede a Dio, ciò che chiede ai lettori
1.2 Dio è qualcosa di molto migliore di ciò che c'è di meglio in noi
2.3 Dio è l'Essere
3.4 L'argomentazione degli Ariani
4.5 La mutazione è essenziale ad ogni accidente
5.6 Le relazioni divine
6.7 Argomentazione degli Ariani sulla voce "Ingenerato"
7.8 La negazione non muta il predicamento
8.9 Alcuni attributi si applicano a Dio in senso sostanziale, altri in senso relativo, altri in senso figurato
8.10 Un'essenza, tre Persone
10.11 In Dio non ci sono tre grandezze, né tre grandi
11.12 Gli attributi relativi nella Trinità
12.13 Per esprimere la relazione mutua talvolta manca il vocabolo correlativo
13.14 Senso relativo del termine "principio" applicato alla Trinità
14.15 Il Padre e il Figlio principio dello Spirito Santo
15.16 Lo Spirito Santo era dono anche prima di essere dato?
16.17 Gli attributi divini improntati al tempo non sono accidentali, suppongono la mutazione nelle creature, non in Dio

Libro VI

1.1 Alcuni argomentavano contro gli Ariani partendo dalle parole della Scrittura: Cristo è la forza e la sapienza di Dio
1.2 Inconvenienti di questo modo di argomentare
2.3 Ogni attributo che designa la loro essenza concerne il Padre e il Figlio insieme
3.4 Il Padre e il Figlio sono una sola cosa, in quanto una sola sostanza
3.5 Uguaglianza totale del Figlio col Padre per quanto concerne la sostanza
4.6 Analogia tratta dalla virtù umana
5.7 Lo Spirito Santo è la "carità" del Padre e del Figlio, ad essi consustanziale
6.8 In che senso la sostanza divina è semplice e molteplice
7 Dio è Trinità, ma non per questo è triplice
8 Nessun accrescimento in Dio per il numero
9.10 La Trinità è un solo vero Dio
10.11 Le proprietà delle Persone secondo Ilario
10.12 Vestigia della Trinità nelle creature

Libro VII

1.1 Agostino riprende il problema: Ciascuna persona è per se stessa sapienza?
1.2 Soluzione del problema: il Figlio è sapienza da sapienza come luce da luce
2.3 Identità del Padre e del Figlio negli attributi essenziali, non nelle proprietà personali
3.4 Nella Scrittura "Sapienza" designa il Verbo
3.5 Il Verbo, Sapienza di Dio, senza modello per sé, è modello per noi
3.6 Lo Spirito Santo è col Padre ed il Figlio una sola Sapienza
4.7 Un'essenza, tre Persone
4.8 La Scrittura non parla di tre persone in Dio
4.9 Questi termini hanno origine dalla esigenza del linguaggio
5.10 Sostanza ed essenza in Dio
6.11 Perché non si dice che nella Trinità c'è una sola persona e tre essenze
6.12 Ciò che deve credere chi non comprende; l'uomo ad immagine e immagine di Dio

Libro VIII

1.1 Le Persone divine distinte per le relazioni, identiche nell'essenza
1.2 Uguaglianza delle tre Persone divine
2.3 Dio Verità suprema
3.4 Dio Bene supremo
3.5 Bene assoluto e bene partecipato
4.6 Compito purificatore della fede
4.7 La fede implica una conoscenza
5 Come si ama la Trinità senza conoscerla
5.8 La conoscenza della giustizia
6.9 Il vero amore con il quale si conosce la Trinità
7.10 Cercare Dio interiormente
7.11 Ne consegue dunque che ama principalmente Dio
8.12 Chi ama il fratello è nato da Dio e lo conosce
9.13 Amiamo l'anima giusta perché amiamo Dio
10.14 Vestigio della Trinità nell'amore

Libro IX

1.1 Natura della ricerca sulla Trinità
2.2 Lo spirito e l'amore con cui si ama
3.3 Lo spirito e la conoscenza che ha di sé
4.4 Spirito, amore e conoscenza di sé, loro distinzione ed uguaglianza
4.5 Unità di sostanza tra spirito, conoscenza ed amore, che sono distinti per la relazione
4.6 Sono inseparabili
4.7 Sono di una identica sostanza, ma non confusi
5.8 Immanenza e circuminsessione di spirito, amore e conoscenza di sé
6.9 La duplice conoscenza dello spirito
6.10 Le verità eterne
7.12 La generazione del verbo umano
8 Concupiscenza e carità
9.14 Il verbo nell'amore delle cose spirituali e nell'amore delle cose carnali
10.15 Solo la conoscenza amata è verbo dello spirito
11.16 La conoscenza dello spirito è sua immagine e suo verbo
12.17 Perché lo spirito non genera l'amore di sé?
12.18 Soluzione del problema: lo spirito, la conoscenza e l'amore di sé, immagine della Trinità

Libro X

1.1 L'amore dell'anima che cerca non è amore di una cosa sconosciuta
1.2 Il segno
1.3 Nessuno ama ciò che non conosce
2.4 Esempi
3.5 Lo spirito, quando si cerca, già si conosce
4.6 Lo spirito si conosce tutto
5.7 Perché viene comandato all'anima di conoscere se stessa. Altro è conoscere, altro pensare
7.9 Errori dei filosofi sulla natura dello spirito
7.10 L'errore procede da questo: lo spirito pensando se stesso aggiunge a sé qualcosa di estraneo
8.11 Per conoscersi lo spirito deve separarsi dal sensibile
9.12 Lo spirito si conosce appena intende il precetto di conoscersi
10.13 Ogni spirito sa di sé, con certezza, di comprendere, di esistere e di vivere
10.14 Chi dubita, vive
10.16 Lo spirito, conoscendo se stesso, conosce la sua sostanza
11.17 Memoria, intelligenza e volontà
11.18 Memoria, intelligenza e volontà sono una sola essenza, tre secondo la relazione
12.19 Lo spirito immagine della Trinità nella memoria, intelligenza e amore di sé

Libro XI

1.1 Vestigio della Trinità nell'uomo esteriore
2.2 Primo vestigio: trinità della visione
2.3 L'oggetto visibile imprime negli occhi la sua immagine
2.4 Il fatto è spiegato con un esempio
2.5 Ciò che concorre alla visione differisce per natura, ma converge nell'unità
3.6 Secondo vestigio: trinità del ricordo
4.7 Compito della volontà
5.8 La trinità dell'uomo esteriore non è immagine di Dio
5.9 Le relazioni fra i tre elementi della prima trinità
6.10 Il fine vero della volontà
7.11 Le relazioni fra i tre elementi della seconda trinità
8 Memoria ed immaginazione
8.15 Compito della volontà
9.16 L'ordine delle quattro forme della conoscenza sensibile
10.17 L'immaginazione
11.18 Numero, peso e misura

Libro XII

1.1 L'uomo esteriore e l'uomo interiore
2.2 La conoscenza delle verità eterne
3.3 La duplice funzione della ragione in un unico spirito
4.4 La trinità e l'immagine di Dio si trovano in quella parte dello spirito che contempla le verità eterne
5.5 La trinità del padre, della madre e del figlio non sembra essere immagine di Dio
6.6 Confutazione dell'opinione precedente
7.9 Perché anche la donna non è immagine di Dio?
7.10 Interpretazione figurata e mistica del detto dell'Apostolo: l'uomo è immagine di Dio, la donna gloria dell'uomo
8.13 L'oscuramento dell'immagine di Dio
10.15 Le tappe della caduta
11.16 Quando l'uomo pretende di essere come Dio cade in ciò che vi è di più basso, in ciò che fa la gioia delle bestie
12.17 Interpretazione allegorica del primo peccato: matrimonio misterioso nell'uomo interiore
13.20 Altra interpretazione simbolica: l'opinione che l'uomo significhi lo spirito, la donna i sensi
14 Sapienza e scienza
14.22 Differenza tra la sapienza e la scienza
14.23 La sapienza è conoscenza delle cose eterne
15.24 Confutazione della reminiscenza sostenuta da Platone e da Pitagora
15.25 La giusta distinzione tra sapienza e scienza; anche nella scienza si trova una trinità

Libro XIII

1.1 Scopo del presente libro
1.2 Nel prologo del Vangelo di Giovanni alcune affermazioni riguardano la scienza, altre la sapienza
1.3 Come vediamo la fede che esiste in noi
1.4 Nella narrazione di Giovanni vi sono cose che si conoscono coi sensi, altre con la ragione
2.5 La fede appartiene all'uomo interiore; in che senso c'è una sola fede in tutti i credenti
3.6 Alcune volontà comuni a tutti
4.7 Tutti aspirano alla beatitudine, ma la concepiscono in maniera differente
5.8 È beato solo colui che ha ciò che vuole e non vuole nulla di male
6.9 La prima condizione della beatitudine: vivere in conformità al bene
7.10 La seconda condizione: avere ciò che si vuole
8.11 Non c'è beatitudine senza immortalità
9.12 Solo la fede permette l'immortalità dell'uomo nella sua interezza
10.13 L'Incarnazione del Verbo impedisce agli spiriti degli uomini di disperare della beatitudine
10.14 I nostri meriti sono doni di Dio
11.15 Difficoltà circa la redenzione
12.16 A causa del peccato di Adamo per giusto giudizio di Dio il genere umano è stato dato in potere del diavolo
13.17 Ma Dio per superare il diavolo non scelse la via della potenza, bensì quella della giustizia
14.18 Gratuità della morte di Cristo
16.20 I mali di questo mondo sono utili agli eletti
16.21 La morte di Cristo fu scelta convenientemente perché fossimo giustificati nel suo sangue
17.22 Altri benefici dell'Incarnazione
18.23 Perché il Figlio di Dio assunse la natura umana dalla stirpe di Adamo e nacque da una vergine
19.24 La nostra scienza è Cristo, la nostra sapienza è ancora Cristo
20.25 Riassunto di questo libro
20.26 La trinità della virtù della fede

Libro XIV

1.1 La sapienza è il culto di Dio
1.2 Il filosofo amico della sapienza
1.3 Scienza e sapienza
2.4 La trinità della fede non è immagine di Dio
3 Soluzione di una difficoltà
4.6 L'immagine di Dio va trovata nell'anima immortale dell'uomo, in cui è immortalmente impressa
5 Lo spirito del fanciullo ha coscienza di sé?
6 La trinità della coscienza di sé
6.9 Diversità tra il conoscersi ed il pensare sé: lo spirito si ricorda sempre di sé, sempre si conosce e si ama
8.11 L'immagine di Dio si deve cercare nella parte superiore dello spirito umano
9.12 Scompariranno le virtù nella vita futura?
10.13 La trinità dello spirito non gli è avventizia
11.14 C'è una memoria delle cose presenti?
12.15 La trinità dello spirito è immagine di Dio quando lo ricorda, comprende ed ama; sapienza ed immagine
13.17 Dimenticanza e ricordo di Dio
14.18 Lo spirito non può amare rettamente se stesso, non amando Dio
14.19 Sebbene deformata l'immagine sussiste
15.21 Anche il peccatore è illuminato dalla luce della giustizia
16.22 Il rinnovamento dell'immagine nell'uomo
17.23 L'immagine si rinnova avvicinandosi progressivamente a Dio
18.24 La piena somiglianza dell'immagine si avrà nella visione; il nostro corpo divenuto immortale ci renderà simili al Figlio
19.25 L'immagine, che si rinnova interiormente per mezzo della conoscenza di Dio, raggiungerà la perfezione nella visione
19.26 La sapienza sarà perfetta nella beatitudine

Libro XV

1.1 Agostino vuole esercitare il lettore attraverso le cose create, affinché intenda, se può, in qualche modo la Trinità
2.2 Sebbene Dio sia incomprensibile non ci si deve stancare di cercarlo: si cerca per trovarlo con maggior dolcezza e si trova per cercarlo con maggior ardore
2.3 Non inutilmente si cercano le vestigia della Trinità nella creatura
3.4 Riassunto dei libri precedenti
4.6 Tutta la natura ci spinge a risalire a Dio
5.7 Le numerose perfezioni vengono ricondotte a poche fondamentali
5.8 Tutto ciò che sembra affermato di Dio secondo la qualità deve essere compreso come detto dell'essenza
6.9 Come possiamo non solo credere, ma capire che Dio assolutamente semplice è Trinità?
6.10 Le analogie trinitarie nell'uomo
7.11 L'analogia tra le trinità create e Dio è molto imperfetta
8.14 La conoscenza di Dio "attraverso uno specchio in enigma"
9.15 L'enigma è una allegoria oscura
9.16 L'Apostolo col termine "specchio" indica l'immagine, con quello di "enigma" una rassomiglianza, ma oscura
10.17 Il verbo dello spirito specchio ed enigma del Verbo divino
10.19 Il verbo che diciamo nel cuore quando pensiamo il vero non appartiene a nessuna lingua
11.20 Somiglianza del Verbo divino al nostro verbo interiore, in cui però esiste sempre una dissomiglianza profonda col Verbo di Dio
12 Confutazione degli Accademici
12.22 Differenze tra la nostra scienza e quella divina, tra il nostro verbo e il Verbo divino
14.23 Il Verbo di Dio è in tutto uguale al Padre
14.24 Differenze tra il nostro verbo e il Verbo divino. Il nostro verbo non è sempre vero né permanente
16.26 Nemmeno nella visione la differenza tra il nostro verbo e quello di Dio cesserà
17.27 La carità comune alle tre Persone
17.29 Tuttavia è lo Spirito Santo che riceve in proprio il nome di Carità, come col nome di Sapienza chiamiamo il Verbo
17.31 Per opera sua è diffusa nei nostri cuori la carità di Dio
18.32 Lo Spirito Santo è dono di Dio
19.33 Si dimostra dalla Scrittura che lo Spirito Santo è il Dono di Dio
19.37 Lo Spirito Santo ineffabile comunione del Padre e del Figlio
20.38 Confutazione dell'opinione di Eunomio
20.39 Riassunto di quanto detto sopra: l'uomo, immagine della Trinità, deve orientare tutto se stesso a ricordare, contemplare, amare la Trinità
21.40 L'immagine del Padre e del Figlio nella nostra memoria e intelligenza
21.41 La nostra volontà immagine dello Spirito Santo
22.42 Profonda differenza tra la trinità dello spirito e la Trinità divina
22.43 Analisi di questa differenza
23.44 La conoscenza "attraverso uno specchio"
25.45 Nella visione vedremo senza più alcuna difficoltà, perché lo Spirito Santo non proceda come generato dal Padre e dal Figlio
26.46 Il Signore Gesù diede lo Spirito Santo come Dio e lo ricevette come uomo
26.47 Lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio, ma "primariamente" dal Padre
27.48 È difficile distinguere tra "generazione" e "processione"
27.49 Bisogna però attenersi alla regola della fede, e pregare e cercare e vivere bene per capire
27.50 Agostino indica la differenza tra generazione e processione nel modo diverso di procedere del verbo e dell'amore: l'amore non procede come immagine, ma come appetito o fruizione
28.51 Preghiera - Conclusione e preghiera finale