Summa Teologica - II-II

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Articolo 6 - Se i gradi della profezia mutino secondo i tempi

I, q. 57, a. 5, ad 3; De Verit., q. 12, a. 14, ad 1

Pare che i gradi della profezia mutino secondo i tempi.

Infatti:

1. La profezia è ordinata alla conoscenza delle cose di Dio, come si è visto [ a. 2 ].

Ora, secondo S. Gregorio [ In Ez hom. 16 ], « la conoscenza di Dio crebbe con l'andare del tempo ».

Perciò i gradi della profezia devono distinguersi secondo la successione dei tempi.

2. La rivelazione profetica avviene alla maniera di una locuzione indirizzata da Dio all'uomo; dai profeti poi le cose ad essi rivelate vengono divulgate sia con la parola che con lo scritto.

Ora, nella Scrittura [ 1 Sam 3,1 ] si legge che prima di Samuele « la parola del Signore era preziosa », ossia rara; dopo invece essa venne rivolta a molti.

Parimenti non risulta che dei libri profetici siano stati scritti prima di Isaia, al quale fu detto [ Is 8,1 ]: « Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari »; dopodiché molti Profeti scrissero le loro profezie.

Quindi la profezia con l'andar del tempo è progredita.

3. Il Signore afferma [ Mt 11,13 ]: « La Legge e tutti i Profeti hanno profetato fino a Giovanni ».

Dopo però il dono della profezia fu concesso ai discepoli di Cristo in maniera molto più eccellente che agli antichi profeti, secondo le parole di S. Paolo [ Ef 3,5 ]: « Il mistero di Cristo non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi Apostoli e Profeti per mezzo dello Spirito ».

Quindi con il succedersi dei tempi la profezia ha fatto dei progressi.

In contrario:

Mosè, come sopra [ a. 4 ] si è visto, fu il più grande dei profeti: eppure venne prima degli altri profeti.

Quindi la profezia non è progredita col succedersi dei tempi.

Dimostrazione:

La profezia, come si è detto [ a. 2 ], è ordinata alla conoscenza della verità divina, la cui considerazione non solo ci istruisce nella fede, ma anche ci guida nell'operare, secondo le parole del Salmo [ Sal 43,3 ]: « Manda la tua verità e la tua luce: siano esse a guidarmi ».

Ora, la nostra fede consiste principalmente in due cose: innanzitutto nella vera conoscenza di Dio, poiché sta scritto [ Eb 11,6 ]: « Chi si accosta a Dio deve credere che egli esiste »; in secondo luogo nel mistero dell'incarnazione di Cristo, secondo le parole del Vangelo [ Gv 14,1 ]: « Credete in Dio; credete anche in me ».

Se quindi parliamo della profezia in quanto è ordinata alla fede in Dio, allora troviamo che essa si è sviluppata in tre periodi di tempo: prima della legge, sotto la legge e sotto la grazia.

Infatti prima della legge Abramo e gli altri Patriarchi furono profeticamente istruiti sulle cose relative alla fede nella divinità.

Per cui sono anche chiamati profeti, come si legge nei Salmi [ Sal 105,15 ]: « Non fate alcun male ai miei profeti », e si tratta in particolare di Abramo e di Isacco.

- Sotto la legge, poi, la rivelazione profetica su quanto riguarda la fede nella divinità fu fatta in maniera più eccellente che in precedenza: poiché ormai bisognava istruire su questo punto non solo delle persone e famiglie particolari, ma tutto un popolo.

Da cui le parole dette dal Signore a Mosè [ Es 6,2s ]: « Io sono il Signore! Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Adonai non mi sono manifestato a loro »: in quanto cioè i suddetti Patriarchi furono istruiti in generale sull'onnipotenza dell'unico Dio, ma in seguito Mosè fu istruito più pienamente sulla semplicità dell'essenza divina, quando gli fu detto [ Es 3,14 ]: « Io sono colui che sono »; il quale nome viene sostituito dai Giudei con quello di Adonai, per rispetto di quel nome ineffabile.

- Finalmente al tempo della grazia fu rivelato dal Figlio stesso di Dio il mistero della Trinità, secondo le parole evangeliche [ Mt 28,19 ]: « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ».

In ognuno però di questi periodi la rivelazione più importante fu la prima.

Nel periodo precedente alla legge la prima rivelazione fu quella fatta ad Abramo, quando gli uomini avevano iniziato a perdere la fede nell'unico vero Dio cadendo nell'idolatria: mentre prima tale rivelazione non era necessaria, essendo tutti fedeli al culto di un unico Dio.

Isacco invece ricevette una rivelazione meno importante, quasi fondata sulla rivelazione fatta ad Abramo, come si rileva da quelle parole [ Gen 26,24 ]: « Io sono il Dio di Abramo tuo padre ».

E così anche a Giacobbe fu detto [ Gen 28,13 ]: « Io sono il Dio di Abramo tuo padre, e il Dio di Isacco ».

Parimenti nel periodo della legge la prima rivelazione, cioè quella fatta a Mosè, fu la più importante: e su di essa è fondata ogni altra rivelazione dei Profeti.

- Così pure nel tempo della grazia tutta la fede della Chiesa è fondata sulla rivelazione dell'unità e della trinità di Dio fatta agli Apostoli, secondo le parole evangeliche [ Mt 16,18 ]: « Su questa pietra », cioè sulla professione di questa tua fede, « edificherò la mia Chiesa ».

Quanto poi alla fede nell'incarnazione di Cristo, è noto che quanto più i credenti furono vicini a Cristo, sia prima che dopo, generalmente furono istruiti su questo punto in maniera più perfetta.

Però più perfettamente dopo che prima, come insegna l'Apostolo [ Ef 3,5 ].

Per quanto riguarda infine la guida degli atti umani, la rivelazione profetica varia non secondo la successione dei tempi, ma secondo la gravità delle circostanze: poiché sta scritto [ Pr 29,18 ] che « senza la rivelazione profetica il popolo diventa sfrenato ».

Perciò in tutti i tempi gli uomini furono istruiti da Dio sulla loro condotta, come era richiesto dalla salvezza degli eletti.

Analisi delle obiezioni:

1. Le parole di S. Gregorio valgono per il tempo precedente all'incarnazione di Cristo, rispetto alla conoscenza di tale mistero.

2. Rispondiamo con S. Agostino [ De civ. Dei 18,27 ] che « come all'inizio del regno degli Assiri sorse Abramo, al quale vennero fatte le più chiare promesse, così al sorgere della Babilonia d'occidente », cioè di Roma, « sotto il cui dominio doveva nascere il Cristo, nel quale si sarebbero adempiute quelle promesse e gli oracoli dei Profeti, questi dovevano essere non solo pronunziati, ma scritti, quali testimonianze di un così grande avvenimento futuro.

Sebbene infatti i profeti non siano quasi mai mancati al popolo d'Israele nel periodo dei re, tuttavia essi allora servirono soltanto a Israele, e non ai gentili.

Ma quando venivano composti gli scritti profetici più importanti, che un giorno avrebbero giovato alle genti, allora veniva fondata questa città », cioè Roma, « che sulle genti avrebbe dominato ».

Ed era opportuno che i profeti in Israele abbondassero soprattutto nel tempo dei Re, perché allora quel popolo non era oppresso dagli stranieri, ma aveva il proprio sovrano: per cui era necessario che venisse istruito dai profeti sulla condotta da tenere, in quanto godeva della sua libertà.

3. I profeti che preannunziavano la venuta di Cristo non potevano durare che « fino a Giovanni », il quale additò il Cristo già presente [ Gv 1,29ss ].

Tuttavia, come scrive S. Girolamo [ In Mt 2, su 11,13 ], « non si dice per questo che dopo Giovanni [ Battista ] non ci sarebbero più stati dei profeti: leggiamo infatti negli Atti degli Apostoli che profetarono sia Agabo che le quattro vergini figlie di Filippo ».

Inoltre S. Giovanni [ Evangelista ] scrisse un libro profetico sulla fine della Chiesa.

E in ogni tempo non mancarono mai persone dotate di spirito profetico, non per rivelare nuove dottrine di fede, ma per guidare la condotta degli uomini.

Come S. Agostino [ De civ. Dei 5,26 ] riferisce che l'imperatore Teodosio « mandò messaggeri al monaco Giovanni che era in Egitto, e di cui aveva conosciuto la vasta reputazione di profeta, ricevendo da lui la predizione certissima della vittoria ».

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