Supplemento alla III parte

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Articolo 5 - Se un tempo fosse lecito avere una concubina

Pare che un tempo fosse lecito avere una concubina.

Infatti:

1. Non avere una concubina è di legge naturale come avere una sola moglie.

Ma un tempo era lecito avere più mogli [ a. 2 ].

Quindi lo era pure avere una concubina.

2. Una donna non poteva essere simultaneamente schiava e moglie: poiché per il fatto stesso che una schiava veniva presa per moglie, per legge diventava libera [ Dt 21,10ss ].

Ora, di alcuni che erano amicissimi di Dio, ad es. di Abramo e di Giacobbe, si legge [ Gen 16,3s; Gen 25,6; Gen 35,22ss ] che ebbero rapporti sessuali con le loro schiave.

Esse quindi non erano mogli.

Perciò un tempo era lecito avere delle concubine.

3. La donna che uno ha sposato non può essere cacciata via, e i suoi figli devono essere partecipi dell'eredità.

Abramo invece scacciò di casa Agar, e il figlio di lei non ebbe eredità [ Gen 21,10ss ].

Costei dunque non era moglie di Abramo.

In contrario:

1. Ciò che contrasta con i precetti del Decalogo non fu mai lecito.

Ma avere una concubina è contro il precetto: « Non commettere adulterio » [ Es 20,14 ].

Quindi non fu mai lecito.

2. S. Ambrogio [ De Abraham 1,4 ] ha scritto: « Non è permesso al marito ciò che non è permesso alla moglie ».

Ora, alla moglie non fu mai permesso di avere dei rapporti con un altro uomo, lasciando il proprio marito.

Quindi non fu mai lecito avere una concubina.

Dimostrazione:

Mosè Maimonide [ Dux neutr. 3,49 ] sostiene che prima che fosse data la legge, la fornicazione non era un peccato: e lo prova col fatto che Giuda ebbe rapporti sessuali con Tamar [ Gen 38,13ss ].

- Ma questo argomento non persuade.

Infatti non è necessario escludere che i figli di Giacobbe abbiano peccato: poiché furono accusati presso il loro padre di un crimine detestabile [ Gen 37,2 ], e si accordarono per uccidere o per vendere Giuseppe [ Gen 37,18ss ].

Perciò bisogna dire che, essendo contro la legge naturale avere rapporti sessuali con una donna che non è la propria moglie [ a. 3 ], in nessun tempo ciò poteva essere lecito, neppure per una dispensa.

Infatti tali rapporti, come si è visto sopra [ a. 1 ], non sono azioni confacenti al bene della prole, che è il fine principale del matrimonio.

Quindi essi sono contro i precetti primari della legge naturale, che non ammettono dispensa.

Perciò là dove nell'antico Testamento si legge che ebbero concubine santi personaggi non imputabili di peccato mortale, si deve pensare che queste fossero unite ad essi in matrimonio; e tuttavia bisogna dirle concubine perché sotto un aspetto erano mogli e sotto un altro concubine.

Infatti nel matrimonio in quanto ordinato al fine principale, che è il bene della prole, la moglie è unita al marito in modo indissolubile, o almeno per lungo tempo, come si è visto sopra [ a. 1 ]: e da questo lato non si ammettono dispense.

Invece rispetto al fine secondario, che è il governo della famiglia e lo scambio dei servizi, la moglie è unita al marito come compagna.

E questo aspetto mancava in quelle donne denominate concubine.

Ci poteva essere infatti una dispensa su questo punto, essendo un fine secondario del matrimonio.

Da questo lato dunque tali donne somigliavano alle concubine, e per questo ne prendevano il nome.

Analisi delle obiezioni:

1. Avere più mogli non è contro i primi precetti della legge naturale come avere una concubina.

Perciò l'argomento non regge.

2. Gli antichi Patriarchi, usando della dispensa che li autorizzava ad avere più mogli, trattarono quelle schiave con affetto maritale.

Esse infatti erano mogli rispetto al fine primario e principale del matrimonio.

Invece non lo erano rispetto al legame che costituisce il fine secondario, e che è incompatibile con la condizione servile, non potendo una donna essere insieme compagna e schiava.

3. Come vedremo in seguito [ q. 67, a. 6 ], per evitare l'uccisione delle mogli la legge mosaica permetteva per dispensa di dare il libello di ripudio: così dunque in forza della medesima dispensa era lecito ad Abramo cacciare via Agar, per significare il mistero di cui parla S. Paolo [ Gal 4,22ss ].

Così pure ha significato simbolico il fatto che il figlio di lei fu diseredato [ Gal 4,22ss ].

E la stessa cosa del resto è detta di Esaù [ Gen 27 ], che pure era figlio di una donna libera [ Rm 9,10ss ].

Parimenti ha un significato simbolico il fatto che fossero eredi ugualmente i figli di Giacobbe, sia quelli nati da schiave che quelli nati da donne libere [ Gen 49 ]: poiché, come spiega S. Agostino [ In Ioh. ev. tract. 11 ], « a Cristo nascono dei figli sia mediante i ministri buoni, prefigurati dalle donne libere, sia mediante quelli cattivi, prefigurati dalle schiave ».

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