Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis

Introduzione

Gli sforzi che attualmente si stanno compiendo per rinnovare i seminari - sforzi ai quali il Concilio Vaticano II con il decreto sulla formazione sacerdotale ha fornito le norme principali e più generali, perché i seminari stessi procedessero con sicurezza e producessero salutare incremento di pietà, scienza, fervore pastorale nei candidati al sacerdozio - esigono alcune ulteriori determinazioni, perché siano adatte, nel migliore dei modi, alle peculiari necessità delle singole nazioni e, nello stesso tempo, vengano conservate l'unità e la figura del sacerdozio cattolico, come la sua stessa natura richiede e il medesimo Concilio ha istantemente inculcato.1

Pertanto, la « Ratio fundamentalis » che viene ora presentata è stata elaborata - tenendo presente la summenzionata duplice finalità - dalla Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica in collaborazione con i delegati delle Conferenze Episcopali, non senza la costante sollecitudine e il sincero desiderio che il genuino spirito e la finalità pastorale del Concilio Vaticano II vengano fedelmente espressi in questo documento, e, formulati in modo più concreto, possano con maggiore efficacia contribuire all'adattamento dell'educazione nei seminari alle istanze dei nuovi tempi.

1. In quale senso il Concilio Vaticano II ha confermato l'istituzione del seminario

La Chiesa nel Concilio Vaticano II ha decretato che è da ritenersi valida la sua plurisecolare esperienza dei seminari, asserendo che essi sono necessari2 in quanto istituzioni ordinate alla formazione sacerdotale, e in quanto sono dotati dei principali mezzi di educazione, che, assieme ad altri, sono in grado di promuovere efficacemente la formazione integrale dei futuri sacerdoti.3

Confermando ancora una volta questa strada, ormai sperimentata, verso il sacerdozio, il Concilio non ha però voluto minimamente passare sotto silenzio le varie e molteplici necessità sorte dalla vetustà dei mezzi educativi e dalle mutate condizioni dovute all'evolversi dei tempi, ed ha accettato, o persino prescritto, non pochi cambiamenti per potenziare la forza e l'efficacia pedagogica di questa utilissima istituzione.

Anche se il Concilio ha parlato in modo diverso dei seminari maggiori e di quelli minori, ha però stabilito alcuni punti che valgono per entrambi.4

Prima però di prospettarne gli specifici problemi, è necessario innanzi tutto considerare alcuni presupposti, che valgono in qualche modo per tutto ciò che si dirà in seguito: Il seminario, in quanto comunità di giovani,5 trae la sua prima forza e attitudine a formare i futuri sacerdoti dalle stesse condizioni dell'ambiente in cui i giovani vivono, di cui respirano l'aria, alla cui composizione e al cui perfezionamento essi hanno parte.6

Si tratta di vari elementi concorrenti, sia interni; sia esterni; dell'intera strutturazione della comunità e del suo spirito, che si manifesta, in varia misura, in tutto e che può inibire o favorire le migliori aspirazioni.

Per conseguenza, il primo compito dei superiori consiste nell'ottenere lo sforzo comune di tutti per creare e perfezionare queste condizioni spirituali, le quali debbono essere tali che, chiunque entri nel seminario, trovi i mezzi necessari per poter coltivare la sua vocazione e per poter seguire senza riserve la volontà di Dio.7

E per raggiungere tale scopo non si tenga in poco conto tutto ciò che riguarda anche l'aspetto materiale: cioè la sobria e dignitosa disposizione del luogo, del fabbricato, delle suppellettili e di ogni altra cosa, in sintonia con la vita dei giovani.

2. La situazione dei giovani contemporanei nei confronti dell'educazione

Inoltre, in qualunque sano rinnovamento dei seminari è assolutamente necessario tenere presenti le condizioni e le particolari esigenze dei tempi circa il problema dell'educazione.8

I giovani, infatti, chiamati dalla divina Provvidenza ad esercitare il ministero sacerdotale tra gli uomini della nostra età, portano peculiari disposizioni di animo, consone alla mentalità ed al pensiero degli uomini di oggi.

Si nota in loro, per esempio, e nelle varie loro manifestazioni un ardente desiderio di sincerità e di verità; una grande propensione ad accettare tutto ciò che è nuovo e insolito; una stima del mondo e del suo progresso tecnico e scientifico; una volontà di inserirsi più pienamente in esso, per servirlo; un senso di solidarietà, con preferenza per gli uomini di condizione più umile e per gli oppressi; uno spirito comunitario.

Ma, oltre a tutto ciò, si nota in essi anche una diffidenza per quanto sa di vecchio e di tradizionale;

una volubilità nelle decisioni;

un'incostanza nel portare a compimento le risoluzioni;

una mancanza di docilità, tanto necessaria al vero progresso spirituale;

un animo diffidente e critico verso l'autorità e le varie istituzioni civili ed ecclesiastiche, ecc.

L'educatore nel suo impegno pedagogico non solamente non dovrà trascurare, ma dovrà sforzarsi di capire tutte queste peculiari qualità e, per quanto gli è possibile, cercherà di indirizzarle, con la cooperazione degli stessi futuri sacerdoti, verso le loro finalità formative, distinguendo però molto bene quelle qualità che possono, più o meno, contribuire ad una migliore formazione sacerdotale, o che invece possono ostacolarla.

Tutto sommato, non si può ignorare che, specialmente in questi ultimi anni, sono sorte alcune difficoltà sia da parte della gioventù, sia da parte della società moderna, le quali esercitano il loro influsso in tutto il lavoro formativo e pertanto richiedono maggiori sforzi da parte degli educatori.9

Si devono tuttavia segnalare due particolari caratteristiche nei giovani del nostro tempo: una coscienza più viva della propria personalità ed un senso più accentuato delle cose del mondo e degli uomini, sia che lo si riferisca ai loro indubbi valori, sia che lo si riferisca alla loro particolare situazione spirituale, che dimostra un sempre maggiore indifferentismo religioso.10

Questi due fattori, uniti a molti altri nell'animo dei giovani, creano una certa mentalità comune, la quale esige che nei seminari, oltre ad altre soluzioni, si abbia maggiore stima della persona;

venga eliminato tutto ciò che sa di convenzione ingiustificata;

venga fatto tutto nella verità e nella carità;

si stabilisca tra tutti un dialogo autentico;

vengano favoriti contatti più frequenti con il mondo, secondo le giuste esigenze della retta formazione,

e infine, ciò che viene comandato e richiesto sia giustamente motivato e sia seguito con animo libero.11

Se questi criteri esigono che alcuni aspetti della formazione tradizionale vengano rivisti, richiedono altresì un lavoro educativo autentico il quale, basato sulla mutua fiducia e sulla mutua comprensione, abbia la retta concezione della libertà e sappia soprattutto ben distinguere i mezzi e i fini dell'educazione.

Se, infatti, riguardo ai mezzi si può instaurare un utile dialogo e una fruttuosa ricerca con gli alunni, la finalità del seminario e di tutta l'educazione deve essere sempre ben chiara fin dall'inizio, come base di tutte le considerazioni e come punto di riferimento di ogni discussione.

Infatti, quanto più chiaramente verrà proposta ai giovani la sublime finalità della formazione, tanto più volentieri cercheranno essi stessi, concordemente, i mezzi più adatti a raggiungerla, e, guidati dal desiderio del bene comune e dalla volontà di Dio, scopriranno il vero senso della libertà e dell'autorità.12

3. Il concetto del sacerdozio cattolico come fine proprio dell'educazione sacerdotale

Il fine specifico dell'educazione sacerdotale si fonda sul concetto del sacerdozio cattolico, quale deriva dalla rivelazione divina interpretata dalla costante tradizione e dal magistero della Chiesa.

Questa dottrina, che deve informare tutte le « Rationes institutionis sacerdotalis » infondendovi il vero senso e l'efficacia, può desumersi dalle stesse parole del Concilio Vaticano II.

Ogni potere e ogni ministero sacerdotale nella Chiesa cattolica trae origine dall'unico ed eterno sacerdozio di Cristo, che dal Padre è stato santificato e mandato nel mondo ( cf. Gv 10,36 ) del quale suo sacerdozio ha fatto partecipi anzitutto i suoi apostoli e i vescovi loro successori.

A questo unico e medesimo sacerdozio di Cristo i vari membri della Chiesa partecipano in diversa misura: un primo grado di tale partecipazione è costituito dal sacerdozio comune dei fedeli, i quali, mediante il battesimo e l'unzione dello Spirito Santo, « vengono consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici ».13

In modo diverso dai fedeli, partecipano al sacerdozio di Cristo i presbiteri, i quali, « quantunque non abbiano l'apice del sacerdozio, e dipendano dai vescovi nell'esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro congiunti per l'onore sacerdotale, e in virtù del sacramento dell'Ordine, ad immagine di Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote ( cf. Eb 5,1-10; Eb 7,24; Eb 9,11-28 ) sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento ».14

Per tale ragione dunque il sacerdozio ministeriale dei presbiteri supera il sacerdozio comune dei fedeli, giacché per mezzo di esso alcuni nel corpo della Chiesa sono assimilati a Cristo Capo e promossi « a servire a Cristo Maestro, Sacerdote e Re, partecipando al suo ministero, per il popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo ».15

« Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, perché l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo ».16

Elevati al sacerdozio, i presbiteri stringono molteplici relazioni con il proprio vescovo, con gli altri sacerdoti e con il popolo di Dio.17

Infatti: « Tutti i presbiteri, assieme ai vescovi, partecipano in tal grado dello stesso e unico sacerdozio e ministero di Cristo, che la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunione gerarchica dei presbiteri con l'ordine dei vescovi …

I vescovi pertanto hanno in essi dei necessari collaboratori e consiglieri nel ministero e nella funzione di istruire, di santificare e governare il popolo di Dio ».18

Essi con il loro vescovo « costituiscono un unico corpo sacerdotale, sebbene destinato a diversi uffici.

Nelle singole comunità locali dei fedeli rendono, per così dire, presente il vescovo cui sono uniti con animo fiducioso e grande, ne assumono secondo il loro grado gli uffici e la sollecitudine, e li esercitano con dedizione quotidiana ».19

Questa reale partecipazione all'unico e medesimo corpo sacerdotale diocesano fa sorgere intimi e molteplici legami fra gli stessi sacerdoti: « I presbiteri, costituiti nell'Ordine del presbiterato mediante l'ordinazione, sono uniti fra di loro per una intima fraternità sacerdotale »,20 « che spontaneamente e volentieri deve manifestarsi nel mutuo aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nei convegni e nella comunione di vita, di lavoro e di carità »,21 « manifestando così quella unità con cui Cristo volle che i suoi fossero una cosa sola, affinché il mondo sappia che il Figlio è stato inviato dal Padre ».22

Tuttavia ogni presbitero viene preso dal popolo per essere costituito per il medesimo popolo.

Anche se, in virtù del sacramento dell'Ordine, i presbiteri esercitano la funzione di padre e di maestro, « sono tuttavia, come gli altri fedeli, discepoli del Signore, chiamati alla partecipazione del suo regno per la grazia di Dio.

In mezzo a tutti coloro che sono stati rigenerati con le acque del Battesimo, i presbiteri sono fratelli tra fratelli, come membra dello stesso unico Corpo di Cristo, la cui edificazione è compito di tutti ».23

Perciò: « Abbiano cura, come padri in Cristo, dei fedeli che hanno spiritualmente generati col Battesimo e l'insegnamento ( cfr. 1 Cor 4,15; 1 Pt 2,23 ).

Divenuti spontaneamente modelli del gregge ( cfr. 1 Pt 5,3 ) presiedano e servano alla loro comunità locale in modo che questa possa degnamente essere chiamata col nome di cui è insignito tutto e solo il popolo di Dio, cioè, Chiesa di Dio ( cfr. 1 Cor 1,2; 2 Cor 1,1 ).

Si ricordino che devono, nella loro quotidiana condotta e sollecitudine, presentare ai fedeli e agli infedeli, ai cattolici e ai non cattolici, l'immagine di un ministero veramente sacerdotale e pastorale, e rendere a tutti la testimonianza della verità e della vita e, come buoni pastori, ricercare anche quelli ( cfr. Lc 15,4-7 ) che, sebbene battezzati nella Chiesa cattolica, hanno abbandonato la pratica dei sacramenti, e persino la fede »24 cosicché, per mezzo del loro lavoro indefesso, « la Chiesa come universale sacramento della salvezza »25 risplenda davanti a tutti e diventi il segno della presenza di Dio nel mondo.26

« Con la vita e la parola, assieme ai religiosi e ai loro fedeli, dimostrino che la Chiesa, già con la sola sua presenza, con tutti i doni che contiene, è fonte inesausta di quei valori dei quali il mondo d'oggi ha maggiormente bisogno ».27

« Ma la funzione del pastore non si limita alla cura dei singoli fedeli: essa va estesa alla formazione dell'autentica comunità cristiana »28 che deve essere pervasa di genuino spirito missionario e di cattolica universalità.

Il ministero presbiterale, quale viene esposto dal Concilio Vaticano II, si esercita principalmente nel ministero della parola e nell'opera della santificazione.

« Dato, infatti, che nessuno può essere salvo se prima non ha creduto, i presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei vescovi, hanno innanzi tutto il dovere di annunziare a tutti il vangelo di Dio »29 seguendo il comando del Signore: Andate nel mondo intero e predicate il vangelo ad ogni creatura ( Mc 16,16 ).

Essi esplicano tale mandato « sia che offrano tra le genti la testimonianza di una vita esemplare, che induca a dar gloria a Dio; sia che annuncino il mistero di Cristo ai non credenti con la predicazione esplicita; sia che svolgano la catechesi cristiana o illustrino la dottrina della Chiesa; sia che si applichino ad esaminare i problemi del loro tempo alla luce di Cristo ».30

Ma il ministero della parola ha come suo scopo di condurre gli uomini alla fede e al sacramento della salvezza, e raggiunge il suo culmine nella celebrazione dell'Eucaristia: « Ma soprattutto esercitano il loro sacro ministero nel culto eucaristico o sinassi, dove agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo mistero, uniscono le preghiere dei fedeli al sacrificio del loro Capo e nel sacrificio della Messa rappresentano e applicano, fino alla venuta del Signore ( cfr. 1 Cor 11,26 ), l'unico sacrificio del Nuovo Testamento, quello cioè di Cristo, il quale una volta per tutte offrì se stesso al Padre, quale vittima immacolata ( cfr. Eb 9,11-28 ).

Esercitano inoltre il ministero della riconciliazione e del conforto con i fedeli pentiti o ammalati e portano a Dio Padre le necessità e le preghiere dei fedeli ( cfr. Eb 5,13 ) ».31

E così, la funzione della predicazione ha l'esigenza d'essere completata dal ministero della santificazione, mediante il quale il sacerdote, impersonando Cristo, coopera all'edificazione della Chiesa.

Inoltre il presbitero presiede all'assemblea del popolo di Dio congregato con la predicazione, i sacramenti e principalmente con la celebrazione eucaristica.

Deve essere quindi tale da poter essere da tutti riconosciuto come colui che fa le veci di Cristo Capo; infatti, « esercitando la funzione di Cristo Capo e Pastore per la parte di autorità che spetta loro, i presbiteri, in nome del vescovo, riuniscono la famiglia di Dio, come fraternità animata nell'unità e la conducono al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo.

Per questo ministero, come per le altre funzioni del presbitero, viene conferita una potestà spirituale ».32

Per questa potestà il sacerdozio ministeriale o gerarchico differisce non solamente di grado ma anche di essenza dal sacerdozio comune dei fedeli.33

Infatti, anche se i fedeli possono e debbono avere qualche parte nella funzione evangelica e pastorale,34 solamente chi ha ricevuto l'ordine del presbiterato può pienamente esercitare il ministero sacramentale e specialmente quello eucaristico, dal quale gli altri ministeri sono derivati ed al quale tendono.

Perciò, segregato per l'evangelo di Dio ( Rm 1,1 ), non abbia timore di offrire tutta la sua vita al servizio di Dio e degli uomini, ed anzi a dare la sua vita per le anime.35

4. L'azione e la vita del sacerdote nelle circostanze attuali

Il ministero sacerdotale, qual è stato definito nei suoi elementi essenziali dalla Chiesa, è oggi esercitato in una condizione del tutto nuova, che è resa evidente dalle nuove esigenze degli uomini e dal tipo dell'attuale civiltà.36

Le istanze degli uomini vengono oggi determinate in modo particolare dalla promozione della persona umana e dal progressivo mutamento del senso religioso.

Se non sempre, di fatto, e in modo manifesto, almeno virtualmente, si riconosce a ciascun uomo la dignità umana, il diritto di progredire, di manifestare con libertà il proprio pensiero e di assumere la sua parte attiva nello sviluppo personale e sociale.

E mentre si instaura nel mondo una più piena potestà dell'uomo, unita a profonde mutazioni sociali, minor spazio viene riservato alle forme tradizionali della vita cristiana.

Mentre, infatti, in questa trasformazione generale, alcuni ceti cristiani presentano una maggiore personalizzazione della vita religiosa, che risulta dalla particolare stima per la parola di Dio e per la sacra Liturgia e da un maggior senso di responsabilità, d'altra parte cresce sempre più il numero di coloro che perdono parzialmente o completamente i contatti con la Chiesa, e propendono verso una qualche religione ed etica naturale.

Anzi, spesso si arriva al punto che l'ateismo - un tempo ristretto piuttosto ai filosofi - diventi ogni giorno più comune, penetrando lentamente nella mente di molti.

Questi vari aspetti della civiltà del nostro tempo debbono essere tenuti costantemente presenti, dovendo tenerne conto la vita, l'azione del sacerdote e la stessa preparazione al sacerdozio.37

Infatti, i giovani che entrano oggi in seminario sono inseriti nella società attraverso svariate forme di comunicazione sociale, e le questioni che riguardano la religione, specialmente l'azione e la vita sacerdotale, hanno profonda risonanza nei loro animi.

Spesso accedono agli studi teologici con sincera volontà di servire Dio e gli uomini nella vita sacerdotale ma senza avere - come era normale qualche tempo fa - la chiarezza e la certezza dei valori religiosi, dei quali un giorno dovranno essere araldi e ministri.

Senza dubbio queste cose suscitano talvolta gravi difficoltà nel seminario e costituiscono il vero e preminente problema educativo che i superiori debbono tener presente con speciale attenzione.

Perciò nel loro lavoro formativo non cerchino in primo luogo di eliminare subito e radicalmente tali svariate difficoltà, quanto piuttosto di rettificare gradualmente la mentalità e le intenzioni, e soprattutto di usare discernimento e moderazione, affinché tutto ciò che c'è di sano nelle aspirazioni dei giovani sempre più progredisca e si irrobustisca, e possa poi portare in futuro frutti abbondanti nella loro vita e nel loro ministero.

In questa opera educativa potranno essere di aiuto non solamente la magnanimità e la disponibilità degli animi giovanili e il loro vivo desiderio di aiutare la società umana, ma talvolta anche gli stessi sforzi compiuti per superare i dubbi e per affrontare un esame critico della fede, giacché gli uomini ai quali saranno inviati da sacerdoti, imbevuti di una religiosità incerta e ambigua, non accettano il loro magistero passivamente e con facilità, e non senza pregiudizi credono e ritengono la dottrina che il sacerdote, in forza della sua missione, cerca di insegnare.

Perciò i giovani devono essere educati in modo tale che la particolare situazione, che essi sperimentano assieme a tutta la Chiesa, non solo non li scoraggi, ma piuttosto li stimoli a cercare con fede e speranza in Dio nuovi mezzi e nuove vie per poter più facilmente venire in contatto con gli uomini del nostro tempo.

Il mondo, infatti, « così come oggi esso si presenta all'amore e al ministero dei presbiteri della Chiesa, tanto Dio l'ha amato da dare per esso il Figlio suo Unigenito ( cfr. 1 Gv 3,16 ).

Ed effettivamente questo mondo - vincolato certamente a tanti peccati, ma allo stesso tempo dotato di risorse non irrilevanti - fornisce alla Chiesa pietre vive ( cfr. 1 Pt 2,5 ), che tutte insieme servono ad edificare l'abitazione di Dio nello Spirito ( cfr. Ef 2,22 ).

E lo stesso Spirito Santo, mentre da una parte spinge la Chiesa ad aprire vie nuove per arrivare al mondo d'oggi, dall'altra suggerisce e fomenta gli opportuni aggiornamenti e adattamenti del ministero sacerdotale ».38

Questo nuovo adattamento dell'azione e della vita sacerdotale rende oggi inquieti e preoccupa l'animo di molti e suscita dappertutto problemi di vario genere.

Ne deriva pertanto che sulla figura del sacerdote, sulla sua natura, sul suo posto nella società, sulla sua condizione di vita e sulla preparazione più adatta per esercitare con maggiore efficacia il suo ministero, sono state agitate e proposte, a voce o con gli scritti, molte opinioni.39

Il seminario, è evidente, non dovrà mai ignorare o trascurare queste cose, ma dovrà anzi salvaguardare e conservare con sollecitudine i valori certi e perenni del sacerdozio.

Questa « Ratio fundamentalis » ha precisamente lo scopo di mettere al sicuro questi valori acquisiti, mentre le Conferenze Episcopali, con tutta libertà, studieranno l'adattamento degli altri elementi contingenti alle necessità dei luoghi e dei tempi.

Indice

1 Optatam totius, Proem.;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 1, n. 2, n. 7, e passim;
cfr. Sinodo dei Vescovi, Documento Ultimis temporibus, sul sacerdozio ministeriale, 30 novembre 1971: A.A.S. 63 (1971), pp. 903-908
2 Decr. Optatam totius, n. 4;
cfr. Giovanni Paolo II, Lett. Magnus dies, a tutti i Vescovi della Chiesa, in occasione del Giovedì Santo, 8 aprile 1979;
cfr., inoltre, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 2, p. 479 e p. 585;
Sinodo dei Vescovi, Dichiarazioni finali del Sinodo particolare dei Vescovi olandesi, 31 gennaio 1980: A.A.S. 72 (1980), p. 224, n. 26;
Giovanni Paolo II, Alloc. Não vos surpreendereis, n. 5 ai seminaristi di Portalegre, 5 luglio 1980;
Alloc. Après avoir, ai professori della Facoltà Teologica di Friburgo (Svizzera), 13 giugno 1984;
Alloc. Notre rencontre, ai Presuli della Conferenza Episcopale Svizzera radunati nell'Abbazia di Einsiedeln, 15 giugno 1984
3 Decr. Optatam totius, nn. 4-6;
Giovanni Paolo II, Alloc. Oggi si celebra, ai fedeli radunati in Piazza S. Pietro, 14 gennaio 1979
4 Decr. Optatam totius, n. 3
5 Una descrizione più accurata del seminario viene fatta alla p. 490, nota 80
6 Pio XII, Esort. Apost. Menti Nostrae, 23 sett. 1950;
Paolo VI, Alloc. Non è senza, tenuta in occasione dell'inaugurazione della ricostruita sede del Pont. Seminario Lombardo, in Roma, 11 nov. 1965;
S. Congregazione per l'educazione catolica, Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale, 11 aprile 1974, nn. 70 ss
7 Giovanni XXIII, Alloc. È grande, al primo convegno nazionale italiano per le sacre vocazioni, 21 aprile 1961: A.A.S. 53 (1961), p. 3 11;
Giovanni Paolo II, Alloc. One of the things, ai Seminaristi di Filadelfia, 3 ottobre 1979
8 Dichiar. Gravissimum educationis, Introd.;
Cost. past. Gaudium et spes, cap. 11;
Paolo VI, Alloc. Salutiamo con vivissima, ai capi del « Movimento Adulti Scouts Cattolici Italiani », 5 nov. 1966
Alloc. A voi, giovani, ai giovani convenuti a Roma da tutto il mondo, 23 marzo 1975: Insegnamenti, XIII, pp. 242 ss.;
Alloc. Una grande, agli alunni delle Scuole Cattoliche di Roma, 25 febbraio 1978;
Giovanni Paolo II, Alloc. Sono assai grato, al S. Collegio dei Cardinali, 22 dicembre 1979;
Alloc. Merci, merci, ai giovani di Parigi, 1 giugno 1980;
Alloc. Je désire d'abord, all'UNESCO, a Parigi, 2 giugno 1980;
Alloc. Wenn Christus, ai giovani di Monaco, 19 novembre 1980: Insegnamenti, III, 2, pp. 1346 ss.;
Alloc. Sim, ai giovani di Lisbona, 14 maggio 1982: Insegnamenti, V, 2, pp. 1668 ss
9 Paolo VI, Alloc. Libenti fraternoque animo, ai Delegati delle Commissioni Episcopali per i Seminari radunati a Roma per elaborare la "Ratio fundamentalis", 27 marzo 1969: A.A.S. 61 (1969), pp. 253-256
10 Cfr. Cost. past. Gaudium et spes, n. 25, n. 26, n. 41;
Paolo VI, Alloc. Salutiamo con vivissima, cfr. nota 8
11 Cfr. Cost. past. Gaudium et spes, n. 31
12 S. Congregazione per l'educazione cattolica, Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei seminari, 6 gennaio 1980
13 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10
14 Ivi, n. 28
Cf. inoltre: Giovanni Paolo II, Lett. Novo incipiente Nostro, a tutti i sacerdoti della Chiesa, in occasione del Giovedì Santo, 8 aprile 1979;
Sinodo dei Vescovi, Doc. Ultimis temporibus, sul sacerdozio ministeriale, 30 novembre 1971, pp. 898 ss.;
S. Congregazione per la dottrina della fede, Dichiar. Mysterium Ecclesiae, sulla Dottrina Cattolica della Chiesa contro alcuni errori moderni, 24 giugno 1973, n. 6;
Dichiar. Inter insigniores, sulla questione dell'ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale, 15 ottobre 1976;
Lett. Sacerdotium ministeriale, ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcune questioni circa il ministero dell'Eucaristia, 6 agosto 1983
15 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 1
16 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10
17 Da tenersi presente soprattutto nella formazione spirituale e pastorale degli alunni (cfr.capp. VIII e XVI)
18 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 7
19 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28
20 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 8
21 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28
22 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 8
23 Ivi, n. 9
24 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28
25 Ivi, n. 48
26 Cfr. Decr. Ad gentes divinitus, n. 15
27 Cost. past. Gaudium et spes, n. 43
28 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 6
29 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 4;
Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28
30 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 4
31 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28
32 Conc. Vat. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 6
33 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10
34 Ivi, n. 11, n. 12
35 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 13;
Paolo VI, Alloc. Venire in questo, al clero della diocesi di Roma, 20 febbraio 1971;
Alloc. Questo nostro incontro, ai predicatori della quaresima e ai parroci di Roma, 17 febbraio 1972;
Giovanni Paolo II, Alloc. È solene esta hora, durante l'ordinazione presbiterale a Rio de Janeiro, 2 luglio 1980;
Alloc. I greet you, ai presbiteri e ai seminaristi di Cebu (Filippine), 19 febbraio 1981;
cfr. sopra, la nota 14
36 Questa nuova situazione, nella quale il sacerdote esercita il suo apostolato, viene più accuratamente descritta negli atti del Concilio Vaticano II e degli ultimi Sommi Pontefici, p.e.: Cost. past. Gaudium et spes;
Giovanni XXIII, Lett. Encicl. Pacem in terris, 11 aprile 1963;
Lett. Encicl. Mater et Magistra, 15 magg. 1961;
Paolo VI, Lett. Encicl. Ecclesiam Suam, 6 agosto 1964;
Lett. Encicl. Populorum progressio, 26 marzo 1967;
Alloc. Benedicamus Domino, agli ecc.mi vescovi dell'America Latina partecipanti alla Seconda Conferenza Episcopale Generale di Medellin, 24 agosto 1968;
Alloc. Questo annuale incontro, ai predicatori della Quaresima e ai parroci di Roma, 17 febbraio 1969;
Giovanni Paolo II, Alloc. Desidero ringraziare, al clero della diocesi di Roma, 9 novembre 1978;
Alloc. Esta hora, agli Ecc.mi Vescovi dell'America Latina partecipanti alla terza Conferenza Generale di Puebla, 28 gennaio 1979;
Lett. Encicl. Redemptor hominis, 4 marzo 1979;
Lett. Encicl. Dives in misericordia, 30 novembre 1980;
Lett. Encicl. Laborem exercens, 14 settembre 1981;
Alloc. Os invito, Conf. Episc. America Latina ( CELAM ) a Port-au-Prince, 9 marzo 1983;
S. Congregazione per la dottrina della fede, Istr. Libertatis nuntius, su alcuni problemi della "Teologia della Liberazione", 6 agosto 1984
37 Cost. past. Gaudium et spes, nn. 4-10;
Paolo VI, Omel. Hodie Concilium, in occasione della IX sessione del Concilio Vaticano II 7 dicembre 1965: Insegnamenti, III, pp. 720 ss
38 CONG VAT. II, Presbyterorum Ordinis, n. 22
39 Sinodo dei Vescovi, Ultimis temporibus, sul sacerdozio ministeriale, 30 novembre 1971: A.A.S. 63 (1971), pp. 899-903;
Giovanni Paolo II, Alloc. Unsere heutige denkwürdige, ai Vescovi della Conferenza Episcopale Tedesca, 18 novembre 1980