Formazione negli Istituti Religiosi

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IV - La formazione negli Istituti dei Religiosi interamente dediti alla contemplazione

Specialmente delle Monache ( PC 7 )

72. Quanto si è detto nei capitoli precedenti, si applica anche a questi istituti nel rispetto del loro carisma, della loro tradizione e della loro legislazione.

73. Il posto di questi Istituti nella Chiesa

« Gli istituti dediti interamente alla contemplazione, i cui membri si occupano soltanto di Dio nella solitudine e nel silenzio, in continua preghiera ed intensa penitenza, pur nella urgente necessità di apostolato attivo, conservano un posto assai eminente nel Corpo mistico di Cristo, in cui " nessun membro ha la stessa funzione" ( Rm 12,4 ).

Essi infatti offrono a Dio un eccellente sacrificio di lode, e producendo frutti abbondantissimi di santità sono di esempio al popolo di Dio, cui danno incremento con una misteriosa fecondità apostolica.

Cosicché costituiscono una gloria per la Chiesa ed una sorgente di grazie celesti ».1

In seno ad una Chiesa particolare, « la loro vita contemplativa è il loro primo e fondamentale apostolato, perché è il loro modo tipico e caratteristico, secondo uno speciale disegno di Dio, di essere Chiesa, di vivere nella Chiesa, di realizzare la comunione con la Chiesa, di compiere una missione nella Chiesa ».2

Dal punto di vista della formazione dei loro membri, e per le ragioni date or ora, questi istituti richiedono un'attenzione tutta particolare sia nella formazione iniziale che in quella permanente.

74. L'importanza che vi ha la formazione

Lo studio della Parola di Dio, della tradizione dei Padri, dei documenti del magistero della Chiesa ed una riflessione teologica sistematica non dovranno essere tenuti in minore stima nei luoghi in cui delle persone hanno scelto di ordinare l'insieme della loro vita in vista della ricerca prioritaria, se non esclusiva, di Dio.

Questi religiosi e religiose dediti interamente alla contemplazione imparino dalla Scrittura come Dio non si stanca di ricercare la sua creatura per fare alleanza con lei e come, a sua volta, tutta la vita dell'uomo non possa essere che una ricerca incessante di Dio.

Essi stessi si impegnino pazientemente in questa ricerca.

La creatura, sotto la pesantezza dei suoi limiti, va a tentoni ma, nello stesso tempo, Dio la rende capace di appassionarvisi.

Si tratta dunque di aiutare questi religiosi ad accostarsi al mistero di Dio, non senza essere attenti alle esigenze critiche della ragione umana.

Bisogna anche cogliere le certezze che offre la Rivelazione sul mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, pur restando modesto riguardo all'esito di una ricerca che finirà soltanto quando vedremo Dio, faccia a faccia, quale Egli è.

La prima preoccupazione di questi contemplativi non è e non deve essere, di acquistare una vasta scienza, né di conseguire gradi accademici.

Essa è, e deve essere, di fortificare la fede, « realtà di cose sperate e convincimento di cose che non si vedono ». ( Eb 11,8 )

Nella fede si trovano il fondamento e le promesse di una contemplazione autentica.

Essa certamente fa entrare su strade sconosciute: « Abramo partì senza sapere dove andava », ( Eb 11,8 ) ma permette di tener duro nella prova come se si vedesse l'invisibile. ( Cf. Eb 11,27 )

Essa guarisce, approfondisce ed allarga lo sforzo dell'intelligenza che cerca e che contempla ciò che al presente non coglie che « attraverso uno specchio e come un enigma ». ( 1 Cor 13,12 )

75. Alcuni punti su cui insistere

Tenendo conto della specificità di questi istituti e dei mezzi indicati per mantenerla fedelmente, il loro piano di formazione avrà alcuni punti d'insistenza, da trattare gradualmente nelle tappe successive della formazione.

Bisogna notare all'inizio che il cammino di formazione sarà per loro meno intenso e più informale, vista la stabilità dei loro membri e l'assenza di attività esterne nel monastero.

Si deve aggiungere, infine, che nel contesto del mondo attuale c'è da aspettarsi anche dai membri di tali istituti un livello di cultura umana e religiosa corrispondente alle esigenze del nostro tempo.

76. La "Lectio Divina"

Più dei loro fratelli e sorelle dediti all'apostolato, i membri degli istituti dediti interamente alla contemplazione occupano una buona parte del loro tempo quotidiano nello studio della Parola di Dio e nella « lectio divina », sotto i suoi quattro aspetti di lettura, meditazione, preghiera e contemplazione.

Quali che siano le parole impiegate secondo le diverse tradizioni spirituali ed il senso preciso che si dà loro, ciascuno di questi aspetti conserva la sua necessità e la sua originalità.

La « lectio divina » si nutre della Parola di Dio, vi trova il suo punto di partenza e vi ritorna.

La serietà di uno studio biblico, quindi, garantisce, in parte, la ricchezza della « lectio ».

Che questa abbia per oggetto il testo medesimo della Bibbia, che si tratti di un testo liturgico o di una pagina spirituale della tradizione cattolica, è una eco fedele della Parola di Dio che bisogna ascoltare e forse anche, alla maniera degli antichi, sussurrare.

Questa iniziazione richiede un coraggioso esercizio durante il tempo di formazione e su di essa poggiano tutte le tappe successive.

77. La liturgia

La liturgia, soprattutto la celebrazione dell'Eucaristia e della liturgia delle ore, in questi istituti occupa un posto speciale.

Se gli antichi paragonavano volentieri la vita monastica alla vita angelica, era, tra gli altri motivi, perché gli angeli sono dei « liturghi » di Dio.7

La liturgia, nella quale si uniscono la terra e il cielo e che perciò dona come un pregustamento della liturgia celeste, è la vetta alla quale tende tutta la Chiesa e la sorgente da cui deriva tutta la sua forza.

Essa non esaurisce tutta l'attività della Chiesa, ma è, per coloro che « si dedicano unicamente alle cose di Dio », il luogo e il mezzo privilegiato di celebrare, a nome della Chiesa, nella gioia e nell'azione di grazie, l'opera della salvezza compiuta da Cristo, della quale lo svolgimento dell'anno liturgico ci offre periodicamente il memoriale.8

Quindi sarà celebrata non solo con cura secondo le tradizioni ed i riti propri dei diversi istituti, ma anche studiata nella sua storia, nella varietà delle sue forme e nel suo significato teologico.

78. Nella tradizione di alcuni istituti, i religiosi ricevono il ministero presbiterale e celebrano l'Eucaristia quotidiana sebbene non siano destinati ad esercitare un apostolato.

Questa pratica trova la sua giustificazione tanto in ciò che concerne il ministero presbiterale quanto in ciò che riguarda il sacramento dell'Eucaristia.

Infatti, da una parte esiste un'armonia interna tra la consacrazione religiosa e la consacrazione al ministero ed è legittimo che questi religiosi siano ordinati sacerdoti, anche se non esercitano il ministero né all'interno né all'esterno del monastero.

« L'unione nella stessa persona della consacrazione religiosa, che l'offre totalmente a Dio, e del carattere sacerdotale, la configura in modo speciale a Cristo che è insieme sacerdote e vittima ».9

Dall'altra parte, l'Eucaristia « è sempre un atto di Cristo e della Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano i fedeli »10 e merita perciò di essere celebrata in quanto tale perché « l'opportunità di offrire il sacrificio non va considerata solo in rapporto ai fedeli cristiani, ai quali si devono somministrare i sacramenti, ma principalmente in rapporto a Dio, cui si offre il sacrificio nella consacrazione di questo sacramento »11

Infine, bisogna ricordare l'affinità che esiste tra la vocazione contemplativa ed il mistero dell'Eucaristia.

Infatti, « tra gli atti della vita contemplativa, i principali sono quelli riguardanti la celebrazione dei divini misteri »12

79. Il lavoro

Il lavoro è una legge comune alla quale religiose e religiosi sanno di essere tenuti e converrà, nel periodo di formazione, metterne in rilievo il senso nel caso in cui si compia nell'ambito del monastero.

Il lavoro per vivere non è un ostacolo alla Provvidenza di Dio che si prende cura dei minimi dettagli delle nostre vite, ma entra nei suoi piani.

Può essere considerato come un servizio alla comunità, un mezzo per esercitarvi una certa responsabilità e per collaborare con gli altri.

Permette di esercitare una certa disciplina personale e di equilibrare gli aspetti più interni che l'orario quotidiano comporta.

Nei sistemi di previdenza sociale che entrano progressivamente in vigore nei vari paesi, il lavoro permette anche ai religiosi di prendere parte alla solidarietà nazionale alla quale nessun cittadino ha il diritto di sottrarsi.

Più generalmente, è un elemento di solidarietà con tutti i lavoratori del mondo.

Il lavoro risponde così, non solo ad una necessità economica e sociale, ma anche ad una esigenza evangelica.

Nessuno, in comunità, può identificarsi con un determinato lavoro rischiando di farlo sua proprietà, ma tutti devono essere disponibili per qualsiasi lavoro potrà essere loro richiesto.

Durante il tempo di formazione iniziale, specialmente durante il noviziato, il tempo riservato al lavoro non deve usurpare quello che normalmente è riservato agli studi o ad altre attività in rapporto diretto con la formazione.

80. L'ascesi

Essa occupa un posto particolare negli istituti dediti esclusivamente alla contemplazione, dove religiose e religiosi dovranno soprattutto capire come, nonostante le esigenze dell'abbandono del mondo che sono loro proprie, la loro consacrazione religiosa li rende presenti agli uomini e al mondo « in modo più profondo nella tenerezza di Cristo »13

« È monaco colui che è separato da tutti e unito a tutti ».14

Unito a tutti perché unito a Cristo.

Unito a tutti perché porta in cuore l'adorazione, il ringraziamento, la lode, le angosce e la sofferenza dei suoi contemporanei.

Unito a tutti perché Dio lo chiama in un luogo dove rivela all'uomo i suoi segreti.

Non soltanto presenti al mondo, ma anche al cuore della Chiesa, così sono i religiosi dediti totalmente alla contemplazione.

La liturgia che essi celebrano svolge una funzione essenziale della comunità ecclesiale.

La carità che li anima e che essi si sforzano di rendere perfetta, vivifica, nello stesso tempo, il Corpo mistico di Cristo.

In questo amore, essi toccano la prima sorgente di quanto esiste « amor fontalis » e, per questo, si trovano nel cuore del mondo e della Chiesa.

« Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l'amore ».15

Questa è la loro vocazione e la loro missione.

81. L'attuazione

La norma generale è che tutto il ciclo della formazione iniziale e permanente si svolga all'interno del monastero.

È questo, per tali religiosi, il luogo più conveniente dove può compiersi il cammino di conversione, di purificazione e di ascesi in vista di conformare la propria vita a Cristo.

Questa esigenza ha ugualmente il vantaggio di favorire l'armonia della comunità.

Infatti, è tutta la comunità, e non soltanto alcune persone o gruppi più iniziati, che deve beneficiare dei vantaggi di una formazione ben ordinata.

82. Quando un monastero non può bastare a se stesso, per mancanza di insegnanti o di un numero sufficiente di candidati, alcuni servizi d'insegnamento ( corsi, sessioni, ecc. ) comuni a più monasteri della stessa Federazione, del medesimo Ordine, o di vocazione fondamentale comune, si organizzeranno utilmente in uno dei monasteri, con periodicità conveniente alla natura contemplativa dei monasteri interessati.

E per tutti i casi in cui le esigenze della formazione avranno incidenza sulla disciplina della clausura, bisognerà attenersi alla legislazione in vigore.16

Per la formazione ci si può rivolgere anche a persone esterne al monastero ed allo stesso Ordine, provvedendo, però, che esse entrino nella prospettiva specifica dei religiosi che dovranno istruire.

83. L'associazione di monasteri di monache ad istituti maschili, a norma del c. 614, può ugualmente servire in modo vantaggioso alla formazione delle monache.

Essa garantisce la fedeltà al carisma, allo spirito ed alle tradizioni di una stessa famiglia spirituale.

84. Ogni monastero veglierà per creare le condizioni favorevoli allo studio personale e alla lettura, con l'aiuto di una buona biblioteca costantemente aggiornata ed, eventualmente, di corsi per corrispondenza.

85. È richiesto agli ordini e congregazioni monastiche maschili, alle federazioni di monache ed ai monasteri non federati o non associati, di elaborare un piano di formazione ( « ratio » ) che farà parte del loro diritto proprio e che comporterà norme concrete di applicazione, conformemente ai c. 650,1 e cc. 659-661.

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1 PC 7.
2 DCVR 26 e n. 27;
cf. nota 9 Introduzione.
7 Origine, Peri Archon 1.8.1.
8 Cf LG 49, n. 50;
SC 5, n. 8, n. 9, n. 10.
9 Paolo VI ai Superiori Maggiori d'Italia;
vedi anche Lettera ai Certosini, 18-4-1971: AAS 63 ( 1971 ) 448-449.
10 cf. Paolo VI, enciclica Mysterium fidei.
11 S. Tommaso, Somma theol., III, q. 82, a. 10.
12 Idem, II-II, q. 189, a. 8, ad 2um.
13 LG 46.
14 VS III, Introduzione, e n. 27;
EV 3, 865.
15 S. Teresa del Bambino Gesù, Manoscritti autobiografici, 1957, p. 229.
16 Cf. c. 667.