Summa Teologica - II-II

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Articolo 4 - Se qualsiasi menzogna sia un peccato mortale

Supra, q. 70, a. 4; In 3 Sent., d. 38, q. 1, a. 4; Expos. in Decal., c. De Octavo Praecepto; In Psalm., 5

Pare che tutte le menzogne siano peccato mortale.

Infatti:

1. Nei Salmi [ Sal 5,7 ] si legge: « Tu fai perire i bugiardi »; e nella Sapienza [ Sap 1,11 ]: « Una bocca menzognera uccide l'anima ».

Ora, la perdizione e la morte dell'anima si ha solo per il peccato mortale.

Quindi tutte le menzogne sono peccati mortali.

2. Tutto ciò che è contro un precetto del decalogo è un peccato mortale.

Ma la bugia è contro il precetto del decalogo: « Non dire falsa testimonianza » [ Es 20,16 ].

Quindi qualsiasi bugia è un peccato mortale.

3. Scrive S. Agostino [ De doctr. christ 1,36.40 ]: « Chiunque mente, nel mentire fa oltraggio alla fede: poiché egli pretende che si abbia in lui quella fede che egli oltraggia con la menzogna.

Ora, chiunque fa oltraggio alla fede è iniquo ».

Ma nessuno merita il nome di violatore della fede o di iniquo per un peccato veniale.

Quindi nessuna menzogna è un peccato solo veniale.

4. La ricompensa eterna non può essere perduta che per un peccato mortale.

Ma con una menzogna si può perdere la ricompensa eterna, che viene perciò commutata in un compenso temporale.

Infatti S. Gregorio [ Mor. 18,3 ] afferma che « dalla ricompensa delle levatrici [ egiziane ] si può conoscere che cosa meriti il peccato di menzogna.

Poiché la mercede della loro bontà, che poteva essere ricompensata nella vita eterna, con l'intervento della menzogna fu ridotta a una ricompensa terrena ».

Quindi anche una bugia ufficiosa come fu quella delle levatrici, che pure pare una colpa lievissima, è un peccato mortale.

5. S. Agostino [ Contra mendacium 17.34 ] ha scritto che « per i perfetti è di precetto non solo non mentire, ma persino non voler mentire ».

Ma agire contro un precetto è peccato mortale.

Quindi tutte le bugie dei perfetti sono peccati mortali.

E così dunque anche quelle di qualsiasi altra persona: altrimenti i perfetti sarebbero in una condizione peggiore.

In contrario:

S. Agostino [ Enarr. in Ps 5,7 ] insegna: « Ci sono due generi di menzogne che non costituiscono una colpa grave, e tuttavia non sono senza colpa: mentire per scherzo e mentire per giovare al prossimo ».

Ma qualsiasi peccato mortale implica una colpa grave.

Quindi le bugie giocose e ufficiose non sono peccati mortali.

Dimostrazione:

È propriamente un peccato mortale quello che è incompatibile con la carità, mediante la quale, come si è spiegato [ q. 24, a. 12; q. 35, a. 3; I-II, q. 72, a. 5 ], l'anima vive unita a Dio.

Ora, la menzogna può essere in contrasto con la carità in tre modi: primo, per se stessa; secondo, per il fine a cui mira; terzo per accidens.

Per se stessa la bugia può essere contraria alla carità per la falsità che esprime.

Ora, quando espressioni del genere riguardano le cose divine, allora la bugia è contro l'amore di Dio, di cui si nasconde o si corrompe la verità con la menzogna.

Perciò tale menzogna non solo è in contrasto con la virtù della veracità, ma anche con le virtù della fede e della religione.

E così questa menzogna è un peccato gravissimo e mortale.

- Se poi le espressioni false riguardano il bene dell'uomo, come ad es. le verità essenziali per la sua conoscenza e per la rettitudine dei costumi, allora tale menzogna è incompatibile con l'amore del prossimo, poiché lo danneggia con delle false opinioni.

Per cui anche questa menzogna è un peccato mortale.

Se invece le false opinioni prodotte dalla menzogna hanno per oggetto cose di nessuna importanza, allora il prossimo non riceve un danno da simili bugie: come quando uno viene ingannato in certi fatti particolari e contingenti che non lo riguardano.

Per cui tali bugie non sono di per sé peccati mortali.

La menzogna può ancora essere in contrasto con la carità per il fine che viene perseguito: come quella che è detta per insultare Dio, e che è sempre un peccato mortale in quanto contraria alla religione, e quella detta per danneggiare il prossimo nella persona, nelle ricchezze o nella fama.

E anche questa è un peccato mortale, poiché danneggiare il prossimo è un peccato mortale; e si sa che uno pecca mortalmente anche con la sola intenzione di fare un peccato mortale.

- Se invece il fine a cui si mira non è contro la carità, allora neppure la bugia da questo lato è un peccato mortale: come è evidente nella bugia giocosa, in cui si mira a un piacere moderato; e nella bugia ufficiosa, in cui si mira anche a fare del bene al prossimo.

Per accidens, finalmente, la menzogna può essere in contrasto con la carità a motivo dello scandalo, o di altri danni che ne possono derivare.

E anche allora il peccato è mortale: per il fatto cioè che uno non si astiene dal mentire pubblicamente pur prevedendo lo scandalo.

Analisi delle obiezioni:

1. I testi citati vanno riferiti alle bugie dannose, come spiega la Glossa [ P. Lomb. ] a proposito di quelle parole del Salmo [ Sal 5,7 ]: « Tu fai perire i bugiardi ».

2. Siccome tutti i precetti del decalogo sono ordinati all'amore di Dio e del prossimo, come si è spiegato in precedenza [ q. 44, a. 1, ad 3; I-II, q. 100, a. 5, ad 1 ], la menzogna in tanto è contro un precetto del decalogo in quanto è contro la carità verso Dio e verso il prossimo.

Per cui viene espressamente proibito [ Es 20,16 ] di dire falsa testimonianza « contro il prossimo ».

3. Anche il peccato veniale in senso lato può essere detto un'iniquità, essendo estraneo all'equità della giustizia.

Per cui S. Giovanni [ 1 Gv 3,4 ] scrive: « Ogni peccato è un'iniquità ».

Ed è in questo senso che parla S. Agostino.

4. La menzogna delle levatrici [ egiziane ] può essere considerata da due punti di vista.

Primo, quanto al loro sentimento di benevolenza verso gli Ebrei e al rispetto del timor di Dio, per le quali disposizioni viene lodata in esse la propensione alla virtù.

E sotto questo aspetto è loro dovuta la ricompensa eterna.

Per cui S. Girolamo [ In Is 18, su 65, 21 ] spiega il testo nel senso che Dio edificò per esse delle dimore spirituali.

- Secondo, il loro comportamento può essere considerato in rapporto all'atto esterno della menzogna.

Ora, con questo non potevano certo meritare la ricompensa eterna, ma tutt'al più una ricompensa temporale, che non è incompatibile, come la ricompensa eterna, con la deformità della menzogna.

Ed è in questo senso che vanno intese le parole di S. Gregorio, non già nel senso che le levatrici con quella bugia abbiano meritato di perdere la ricompensa eterna che avevano meritato con i sentimenti precedenti, come vorrebbe l'obiezione.

5. Alcuni affermano che per i perfetti ogni bugia è un peccato mortale.

Ma questa affermazione è irragionevole.

Infatti nessuna circostanza può aggravare infinitamente una colpa se non ne muta la specie.

Ora, la circostanza di persona non produce questo mutamento se non per altri motivi connessi: p. es. se la colpa è contro il voto di tale persona; il che non può dirsi della bugia ufficiosa o giocosa.

Perciò simili bugie non sono peccato mortale nei perfetti se non per accidens, cioè per lo scandalo che ne può derivare.

E a ciò può riferirsi l'affermazione di S. Agostino che « per i perfetti è di precetto non solo non mentire, ma persino non voler mentire ».

Sebbene il Santo non dica questo asserendo, bensì esprimendo un dubbio, come risulta dal contesto, poiché premette: « A meno che, forse », ecc.

- Né la conclusione è diversa per il fatto che tra costoro rientra pure chi è tenuto per ufficio a custodire la verità nel giudizio o nell'insegnamento: se infatti essi mentono contro questi impegni la loro menzogna è un peccato mortale, ma non è detto che pecchino mortalmente quando mentono in altre cose.

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