Giobbe

Capitolo 3

CEI 2008 - Audio Interconfessionale

II. Dialogo

1. Primo ciclo di discorsi

Giobbe maledice il giorno della sua nascita

1 Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno;
Ger 20,14-18
2 prese a dire:
3 Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: « È stato concepito un uomo! ».
Sir 23,14
Mt 26,24
4 Quel giorno sia tenebra, non lo ricerchi Dio dall'alto, né brilli mai su di esso la luce.
5 Lo rivendichi tenebra e morte, gli si stenda sopra una nube e lo facciano spaventoso gli uragani del giorno!
6 Quel giorno lo possieda il buio, non si aggiunga ai giorni dell'anno, non entri nel conto dei mesi.
7 Ecco, quella notte sia lugubre e non entri giubilo in essa.
8 La maledicano quelli che imprecano al giorno, che sono pronti a evocare Leviatan.
9 Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, speri la luce e non venga; non veda schiudersi le palpebre dell'aurora,
10 poiché non mi ha chiuso il varco del grembo materno, e non ha nascosto l'affanno agli occhi miei!
11 E perché non sono morto fin dal seno di mia madre e non spirai appena uscito dal grembo?
Gb 10,18-19
12 Perché due ginocchia mi hanno accolto e perché due mammelle, per allattarmi?
13 Si, ora giacerei tranquillo, dormirei e avrei pace
14 con i re e i governatori della terra, che si sono costruiti mausolei,
Is 14,9-11
Ez 32,18-32
15 e con i principi, che hanno oro e riempiono le case d'argento.
16 Oppure, come aborto nascosto, più non sarei, o come i bimbi che non hanno visto la luce.
Qo 6,3
17 Laggiù i malvagi cessano d'agitarsi, laggiù riposano gli sfiniti di forze.
18 i prigionieri hanno pace insieme, non sentono più la voce dell'aguzzino.
19 Laggiù è il piccolo e il grande, e lo schiavo è libero dal suo padrone.
20 Perché dare la luce a un infelice e la vita a chi ha l'amarezza nel cuore,
21 a quelli che aspettano la morte e non viene, che la cercano più d'un tesoro,
Ap 9,6
22 che godono alla vista di un tumulo, gioiscono se possono trovare una tomba …
23 a un uomo, la cui via è nascosta e che Dio da ogni parte ha sbarrato?
Gb 19,8
Pr 4,18-19
Is 26,7
24 Così, al posto del cibo entra il mio gemito, e i miei ruggiti sgorgano come acqua,
Sal 42,4
25 perché ciò che temo mi accade e quel che mi spaventa mi raggiunge.
Pr 10,24
26 Non ho tranquillità, non ho requie, non ho riposo e viene il tormento!
Indice

Abbreviazioni
3,1-31,40 Dialogo tra Giobbe e i suoi tre amici: Elifaz, Bildad e Sofar
3,1-26 Primo discorso di Giobbe
3,3-19 Il lamento di Giobbe
3,3 Due maledizioni parallele: quella del giorno della nascita e quella della notte del concepimento.
3,5 morte: çalmawet del TM; BJ congettura çalmût, « fitta ombra ».
- gli uragani del giorno: kimerîrê jôm del TM;
BJ congettura: « un'eclisse », kamrîr jôm.
3,6 All'inizio del v, BJ premette: « sì » ( « ecco » ) che BC lascia nel v 7.
- quel giorno: conget.; il TM ha: « quella notte », soppresso da BJ, perché contaminazione dal v 7.
- si aggiunga: con sir. e volg.; il TM legge: « gioisca ».
3,7 Cf. il v 6.
3,8 quelli che imprecano al giorno: sia i nemici della luce, coloro che agiscono nel buio
( cf. Gb 24,13s; Gb 38,15 ), sia quelli che, come Giobbe, maledicono il giorno della loro nascita; o anche, meglio, stregoni o coloro che gettavano le sorti, capaci, come si credeva, di trasformare i giorni fasti in giorni nefasti, oppure di attirare le eclissi, quando « Leviatan » inghiottiva momentaneamente il sole.
- Leviatan, oppure anche il drago, il serpente fuggiasco ( cf. Gb 26,13; Gb 40,25+; Is 27,1; Is 51,9; Am 9,3; Sal 74,14; Sal 104,26 ) era nella mitologia fenicia un mostro del caos primitivo ( cf. Gb 7,12+ ); l'immaginazione popolare poteva sempre temere il suo risvegliarsi, provocato da una maledizione efficace contro l'ordine esistente.
Il drago di Ap 12,3, che incarna la resistenza della potenza del male a Dio, assume certi tratti di questo serpente del caos.
3,14 che si sono costruiti mausolei: alla lettera « che si costruiscono rovine ( harabôt ) ».
L'espressione potrebbe indicare ( alla luce di Is 58,12 e Is 61,4 ) « ricostruire rovine »: i re di Babilonia e di Assiria si gloriano spesso di aver fatto questo.
Ma il pronome « si », « per se stessi », fa pensare piuttosto che si tratti di edifici funerari costruiti anticamente in luoghi deserti o solitari.
In particolare è il caso dell'Egitto.
Può darsi che la parola harabôt sia bastata a designare le mastabe o le piramidi.
3,15 le case: alla lettera « le loro case »; BJ traduce: « le loro tombe », cioè le loro « case di eternità » ( cf. Qo 12,5 ) o dimore funebri ( cf. anche Sal 49,12 ).
In realtà, gli scavi archeologici ( specialmente a Ur e in Egitto ) hanno rivelato quali ricchezze fossero accumulate nelle tombe di re o principi.
3,17 Là i malvagi cessano di agitarsi: nel pensiero di Giobbe, come in quasi tutto l'AT, l'esistenza che attende l'uomo dopo la morte non è vita; è un'esistenza di ombre, dove buoni e cattivi stanno assieme, senza affetti né speranze ( vedi 1 Sam 28,19 ), Dio non è invocato e non interviene ( vedi Sal 88,11-13 ).
L'ambito in cui Dio manifesta la sua giustizia è ristretto, dunque, alla vita presente.
laggiù: nello sheol ( cf. Nm 16,33+ ).
3,20-26 L'enigma dell'esistenza
3,22 alla vista di un tumulo: gal o golel, congot.; il TM ha: « ( fino al ) giubilo »