Dialogo

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Interreligioso

Il dialogo, elemento fondamentale e caratteristico della nostra umanità, legato al riconoscimento del valore di ogni persona umana, degna di essere accolta e ascoltata, chiamata alla relazione con l'altro, si impone ormai anche nel rapporto fra le religioni.

L'incontro fra i credenti di diverse religioni è diventato sempre più frequente negli ultimi anni.

Per superare i conflitti di ordine religioso e per evitare che atteggiamenti che hanno altre matrici ( etniche, culturali, legate a risentimenti per avvenimenti del passato ) possano ammantarsi di pretesti religiosi, rischiando di degenerare in forme di fanatismo, l'unica soluzione appare quella del dialogo.

La nuova disponibilità al dialogo, propria del nostro secolo, ha insegnato ai cristiani a leggere con occhi diversi anche le proprie Scritture, scoprendo così che le Scritture dell'uno e dell'altro Testamento sono molto più accoglienti e dialoganti nei confronti di altre tradizioni religiose di quanto non si supponesse in passato.

Il fondamento biblico

L'insieme delle Scritture ebraiche, che i cristiani leggono sotto il nome di Antico Testamento, offre l'esempio di un grande rispetto nei confronti di credenti che non appartengono al popolo di Dio ( per esempio, il re di Salem Melchisedek, sacerdote del Dio altissimo, benedice Abramo, Gen 14,18-20 ) o che aderiscono ad altre religioni ( si vedano il libro di Amos e la seconda parte del libro di Isaia ).

Le Scritture sembrano invitare a superare ogni atteggiamento troppo gretto in campo religioso, tanto per quanto riguarda i matrimoni misti ( il libro di Rut, nel quale si presenta questa straniera moabita come una sposa fedele alla memoria del marito e degna di divenire l'antenata di Davide ), quanto per ciò che riguarda la salvezza dei pagani ( il libro di Giona, in cui si parla dell'amore di Dio che vuole salvare gli abitanti di Ninive ).

Interi libri dell'Antico Testamento fanno tesoro di una sapienza e di tradizioni sorte in ambienti non ebraici: ciò vale per alcuni libri sapienziali, per Giobbe, per Tobia, per il Qpelet.

Il Nuovo Testamento riprende gli esempi delle Scritture ebraiche per quanto riguarda il rispetto portato alla fede dei pagani ( per esempio la fede dei niniviti, Mt 12,38-42; Lc 11,29-32, quella della vedova di Sarepta, Lc 4,25-27; quella di Naaman il siro, Lc 4,27; la regina di Saba, Mt 12,42 ), e nello stesso tempo presenta nuovi esempi di fede da parte di esponenti di altre religioni: il centurione ( Mt 8,10-12 ), la cananea ( Mt 15,21-28 ), la samaritana ( Gv 4,1-42 ) ecc.

"Dio è Spirito, e vuole essere adorato in Spirito e Verità" ( Gv 4,24 ), e non c'è più bisogno di adorarlo su una montagna o su un'altra.

Il messaggio cristiano è un messaggio di salvezza per tutti gli uomini.

Iddio è il Padre di tutti, che vuole che tutti si salvino e giungano alla conoscenza della verità ( 1 Tm 2,4 ).

L'atteggiamento pluralista e inclusivo, e non esclusivo, della comunità cristiana primitiva si rivela, per esempio, nel fatto che il cristianesimo ha accolto come Scrittura sacra quelle che erano le Scritture sacre dell'ebraismo e anzi ha accolto nel canone anche dei libri rifiutati dagli ebrei e fortemente segnati dalla cultura ellenistica come i cosiddetti libri "deuterocanonici" dell'Antico Testamento.

L'avvio del dialogo nelle Chiese cristiane

Una più approfondita riflessione su questi insegnamenti della Parola di Dio ha aiutato anche i cristiani e in particolare i cattolici, con una svolta che si può datare al concilio Vaticano II e alla dichiarazione Nostra aetate sulle religioni non cristiane, ad avere un maggiore rispetto e a desiderare una più piena valorizzazione delle altre religioni, riconosciute come una espressione della ricerca religiosa dell'uomo, realizzata sotto l'azione dello Spirito, che pertanto può avere qualche cosa da insegnare anche alla comunità cristiana e che comunque viene guardata con simpatia.

Questa linea è stata continuata nella Chiesa cattolica anche negli anni successivi, soprattutto con l'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi del 1975, e più tardi con il documento pubblicato nella Pentecoste del 1984 dal Segretariato per i Non Cristiani su L'atteggiamento della Chiesa difronte ai seguaci di altre religioni.

Riflessioni e orientamenti su dialogo e missione.

In esso si legge, a proposito de "il dialogo dell'esperienza religiosa": "a un livello più profondo, uomini radicati nelle proprie tradizioni religiose possono condividere le loro esperienze di preghiera, di contemplazione, di fede e di impegno, espressioni e vie della ricerca dell'Assoluto.

Questo tipo di dialogo diviene arricchimento vicendevole e cooperazione feconda nel promuovere e preservare i valori e gli ideali spirituali più alti dell'uomo.

Esso conduce naturalmente a comunicarsi vicendevolmente le ragioni della propria fede e non si arresta di fronte alle differenze talvolta profonde, ma si rimette con umiltà e fiducia a Dio, 'che è più grande del nostro cuore' ( 1 Gv 3,20 ).

Il cristiano ha cosi l'occasione di offrire all'altro la possibilità di sperimentare in maniera esistenziale i valori del vangelo" ( n. 35 ).

Questo dialogo è infine culminato nella giornata di preghiera per la pace che si è tenuta ad Assisi il 27.X. 1986 e nei successivi incontri "Uomini e religioni", promossi soprattutto dalla comunità di S. Egidio.

Nel maggio 1991 il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ( come oggi viene chiamato l'antico Segretariato per i Non Cristiani ) ha pubblicato insieme alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli l'istruzione Dialogo e annuncio.

Riflessioni e orientamenti sull'annuncio del Vangelo e il dialogo interreligioso.

Per quanto riguarda il mondo protestante, si può osservare che il dialogo e il confronto con le altre religioni ha costituito, sin dagli inizi, una delle preoccupazioni principali del movimento ecumenico, sorto appunto in ambito evangelico.

L'incontro che la Chiesa missionaria realizzava all'inizio del sec. XX con le religioni asiatiche era visto in analogia con l'incontro del cristianesimo nascente con il mondo greco-romano.

È da notare che alcune tendenze presenti nel protestantesimo liberale, le quali erano state all'origine del "Parlamento mondiale delle religioni" tenutosi a Chicago nel 1893, giungevano ad aspirare a una "religione universale".

La reazione della teologia dialettica a tale atteggiamento, bollato di "sincretismo", non impedì alle giovani Chiese, soprattutto asiatiche, di avviare dialoghi e collaborazioni a livello locale, mentre una collaborazione con le altre religioni sul piano sociale e un fronte comune contro la "secolarizzazione" e l'ateismo venivano per lo più considerate come una opportunità specifica del nostro tempo.

Il tema venne affrontato in tutta una serie di conferenze internazionali organizzate dal Consiglio Ecumenico delle Chiese ( Kandy, Sri Lanka, 1967; Ajaltoun, Libano, 1970; Chiang Mai, Thailandia, 1977 ), mentre all'interno dello stesso CEC veniva creata la sottounità "Dialogo con i popoli di altra fede" ( 1971 ).

Nel dialogo con le altre religioni non deve essere compreso il dialogo cristiano-ebraico, considerato come un dialogo e un rapporto interno all'unico Popolo di Dio ( v. ebraismo ).

Il dialogo viene realizzato in forme diverse, soprattutto a livello locale.

Oltre al dialogo che si pratica nella vita quotidiana, là dove i credenti delle diverse religioni vivono fianco a fianco, vi è un dialogo a livello dottrinale, in ambiti accademici o universitari, un dialogo sull'esperienza spirituale, in particolare sulla preghiera e sulla meditazione, soprattutto fra monaci buddhisti e cristiani, e infine il dialogo all'interno di movimenti internazionali, come la Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace, che ha tenuto l'ultima assemblea a Riva del Carda nel 1994 e nella quale "credenti di diverse religioni, provenienti dalle diverse regioni del mondo, si incontrano per lavorare insieme su tutti gli aspetti della pace ( giustizia, diritti dell'uomo, ecologia... )".

Dialogo con le altre religioni e centralità di Cristo

Da parte cristiana, nel dialogo interreligioso è fondamentale conciliare la centralità di Gesù Cristo con l'apertura alle altre espressioni religiose.

In estrema semplificazione, tre sembrano le risposte presenti oggi nella comunità cristiana.

La prima posizione, che è stata definita ecclesiocentrica o di cristologia esclusiva, sottolinea la radicale novità del cristianesimo.

Essa si è espressa fra l'altro nell'antico assioma "fuori della Chiesa non c'è salvezza".

Una tale linea è stata ripresa dalla Riforma, preoccupata di sottolineare l'unicità e l'universalità di Cristo.

In tempi recenti e la posizione espressa nella forma più rigorosa da K. Barth.

Il cristianesimo non è una religione, ma una fede; la religione esprime l'opera dell'uomo nei suoi sforzi di salire a Dio, di conoscerlo e di incontrarsi con lui, mentre la fede è fare spazio al dono di Dio, all'iniziativa divina, alla grazia.

In quanto opera dell'uomo, chiusa alla grazia e autosufficiente, la religione è peccato, idolo.

Questa linea è stata seguita per anni anche nell'ambito del movimento ecumenico, soprattutto sotto l'influsso di H. Kraemer.

Una posizione analoga è presente oggi nel protestantesimo degli evangelicals ( evangelicali ), in ambienti missionari cristiani più rigidi, e nelle varie forme di fondamentalismo e di tradizionalismo presenti in tutte le Chiese cristiane.

La seconda linea è quella che può essere definita cristocentrica o di cristologia inclusiva.

Essa si rifà a posizioni già presenti nella prima comunità cristiana, ed espresse esplicitamente negli scritti degli apologisti e di alcuni antichi Padri della Chiesa.

Giustino vedeva nelle filosofìe dell'antichità dei "semi del Verbo", una rivelazione parziale ( si noti che nel seme è contenuto già il tutto sia pure in forma germinale ); Clemente d'Alessandria considera la filosofia greca come una "preparazione evangelica".

L'antichità cristiana ammetteva una "profezia extrabiblica", e l'antico canone romano chiedeva di accettare il sacrificio eucaristico
come erano stati accettati i sacrifici di Abele, di Abramo e di Melchisedek, sacrifici nei quali si vedevano simboleggiati i sacrifici delle religioni cosmiche e monoteistiche.

Nei tempi più vicini a noi questa linea si è imposta come maggioritaria nella Chiesa cattolica, sia pure con fortissime differenze fra i singoli pensatori, e sembra sia stata fatta propria dal concilio ( Nostra aetate, 2 ).

Le religioni non cristiane rientrano nel disegno di salvezza universale di Dio: le affermazioni di assolutezza del cristianesimo devono essere intese come affermazioni di pienezza.

Questa cristologia inclusivista può avere due interpretazioni: teoria del "compimento" ( Cristo come meta finale in cui trovano piena risposta le religioni non cristiane ); teoria della presenza ( almeno parziale, e in altre forme anonime o implicite ) di Cristo nelle altre religioni.

La terza posizione è stata definita pluralista o anche teocentrica.

Essa sottolinea la presenza salvifica di Dio in tutta la storia e invita i credenti delle diverse religioni ad approfondire la propria esperienza di fede e ad avvicinarsi di più a Dio.

Dio da una parte è inconoscibile, dall'altra ha molti nomi.

Il Cristo è il Signore, ma il Signore non è solo Gesù.

Nella misura in cui questa posizione cede al relativismo e al sincretismo, fino a relativizzare il ruolo e la figura di Cristo, essa appare poco conciliabile con il cristianesimo.

Il dialogo interreligioso come arricchimento della fede

Accogliendo in linea di massima le indicazioni della seconda soluzione, e in un contesto che non sembra più avere dubbi circa l'universalità della salvezza portata in Cristo a tutta l'umanità ( Lumen gentium, 14-16; Gaudium et spes, 22 ), i cristiani partecipano oggi al dialogo interreligioso con piena lealtà, convinti che esso possa costituire una crescita per tutti.

Da una parte, l'esperienza spirituale delle religioni non cristiane, le interpellazioni e gli arricchimenti che possono derivare da esse, sono chiamati a costituire un elemento enormemente stimolante per la stessa comunità cristiana, per l'emulazione che essi suscitano e per l'impegno che ne nasce ad andare più a fondo nella comprensione del proprio patrimonio spirituale e nella fedeltà a esso.

Le altre grandi tradizioni religiose del mondo possono infatti contenere valori che non sempre sono stati altrettanto sviluppati nella tradizione cristiana.

Il Vangelo ricorda che Gesù aveva ancora molte cose da dire, che i suoi discepoli tuttavia non potevano accogliere, e che sarebbe
stato lo Spirito Santo a farli accedere gradatamente alla verità tutta intera ( Gv 16,12-13 ).

Nessuno può escludere che questo accesso graduale alla verità possa avvenire anche sotto lo stimolo, la purificazione, che può derivare dall'incontro con le altre religioni.

E questo persino nella conoscenza del mistero di Dio.

L'esperienza di tanti uomini spirituali ( come Louis Massignon nei rapporti con l'islamismo, o dom Henri Le Saux nei rapporti con
l'induismo ) ci dice come questo incontro sia un potente stimolo ad andare più in profondità, sino alle sorgenti ultime della propria fede e sino a tradurre questa fede in autentica esperienza vitale.

D'altra parte, tutto quello che si è detto a proposito dell'approfondimento e della purificazione che il cristianesimo può ricevere dall'incontro con le altre religioni vale a sua volta anche per l'influsso che il cristianesimo può esercitare sulle altre religioni, contribuendo alla loro purificazione e al loro sviluppo.

Tale influsso può essere toccato con mano in moltissimi campi: basti pensare all'evoluzione di molte religioni, e particolarmente di quelle orientali, verso forme di monoteismo sempre più accentuato, sotto l'influenza delle religioni monoteiste; e basti pensare alla centralità che la tematica dell'amore acquista oggi in molte religioni, nelle quali essa era in passato assente, e in questo caso sotto l'influenza del cristianesimo.

Intorno a certe tematiche, come quella della pace, della liberazione dell'uomo, dei diritti umani, dell'armonia con la natura, si forma poco per volta, al di là di tutte le apparenze, un modo comune di pensare fra i credenti di tutte le religioni, in larga misura come conseguenza dell'attuale dialogo e collaborazione interreligiosa.

Non per nulla persone come H Kting si adoperano per la creazione di un'etica mondiale condivisa da tutte le religioni e che possa essere da esse riproposta alle giovani generazioni in tutto il mondo.

Esistono soprattutto delle esperienze spirituali, a livello mistico, nelle quali gli spirituali e i mistici di tutte le religioni, al di là di tutte le differenze teologiche e culturali, possono essere condotti dallo Spirito a realizzare quella spoliazione radicale del proprio
egoismo che apre la via a quella "conversione religiosa", a quella pienezza di vita nell'amore, in cui la tradizione cristiana riconosce la condizione dei "perfetti", di coloro che vivono la "via unitiva".

In questa pienezza di amore, essi si ritrovano nella più intima comunione gli uni con gli altri, grazie allo Spirito che e stato loro donato, e irradiano intorno a sé questa vita di amore, diventando, all'interno del loro ambiente e della loro comunità, dei testimoni dell'Assoluto.

Un'influenza reciproca fra le religioni è forse un fenomeno che è sempre esistito, ma che oggi è enormemente accresciuto in ragione della "comunità globale" nella quale siamo chiamati a vivere in questa fine di XX sec.

Essa costituisce una grazia per il nostro tempo.

Il dialogo offre infatti l'occasione a tutte le grandi religioni di progredire nella comprensione e nella traduzione in atto del proprio stesso messaggio, contribuendo anche per questa via alla crescita dell'umanità verso il Regno, manifestando così la dimensione più profonda del mistero di un Dio che, secondo la fede cristiana, si o fatto uomo, "che mediante l'Incarnazione in qualche modo si è unito a ogni uomo" ( Gaudium et spes, 22 ), per chiamare l'umanità a vivere una pienezza d'amore, nei propri rapporti interumani come nel rapporto con il mistero divino.

v. Buddhismo e cristianesimo; Ebraismo; Induismo e cristianesimo; Islam e cristianesimo

Magistero

Quali seguaci di tradizioni religiose diverse, che lavorano insieme per il bene della comunità in senso ampio, noi diamo grande importanza a questa dimensione "fianco a fianco" della nostra collaborazione, che completa l'aspetto "faccia a faccia" del nostro costante dialogo.

Discordo Benedetto XVI
17-9-2010

Tuttavia solo « con il dialogo si costruiscono ponti nel rapporto e non muri che ci allontanano ».

« Per dialogare - ha precisato il Papa - prima di tutto è necessaria l'umiltà ».

Meditazione Francesco
24-1-2014

Aprendo le porte all'accoglienza e all'integrazione, si aprono le porte dei cuori di ciascuno e le porte della speranza per tutti.

Discorso Francesco
2-10-2016

È lo stile a cui sono chiamate pure le religioni per essere, particolarmente in questo nostro tempo, messaggere di pace e artefici di comunione; per proclamare, diversamente da chi alimenta scontri, divisioni e chiusure, che oggi è tempo di fraternità.

Discorso Francesco
3-11-2016

Concilio Ecumenico Vaticano II

Con Dio: dell'uomo fin dalla nascita Gaudium et spes 19
È un'arte che appartiene alle relazioni umane Apostolicam actuositatem 29
Fra tutti gli uomini Gaudium et spes 92
Necessità Gaudium et spes 90
Fondamenti Gaudium et spes 40
Ispirato alla verità e alla prudenza Gaudium et spes 92
Facilitato dal rispetto degli avversari Gaudium et spes 28
È lo scopo della cultura Gaudium et spes 56
Nei conflitti e negli sviluppi economico - sociali Gaudium et spes 68
  Gaudium et spes 85
... della Chiesa col mondo: Gaudium et spes 92
  Christus Dominus 13
  Gravissimum educationis 8
  Ad gentes 11
  Ad gentes 12
È l'intenzione del Concilio Presbyterorum ordinis 12
  Gaudium et spes 3
dovere dei Vescovi Christus Dominus 13
  Gaudium et spes 43
i seminaristi Optatam totius 15
  Optatam totius 19
  Ad gentes 16
e i sacerdoti Presbyterorum ordinis 19
si devono preparare al ...; formazione scolastica e ... Gravissimum educationis 6
  Gravissimum educationis 8
oggetto della formazione apostolica dei laici Apostolicam actuositatem 14
  Apostolicam actuositatem 31
... del clero con il laicato Apostolicam actuositatem 25
Degli adulti coi giovani Apostolicam actuositatem 12
... del cristiano con tutti gli uomini Ad gentes 11
e con gli altri cristiani Gaudium et spes 92
Ecumenico: chi lo deve svolgere e perché Unitatis redintegratio 4
necessità e forma Unitatis redintegratio 9
come va esposta la fede Unitatis redintegratio 11
con i cristiani occidentali: punti base Unitatis redintegratio 9
la Sacra Scrittura strumento eccellente Unitatis redintegratio 21
dottrine oggetto del ... Unitatis redintegratio 22
spirito del ... Unitatis redintegratio 23
... con le Chiese orientali separate Unitatis redintegratio 18
... con i non cristiani Gaudium et spes 11
  Gaudium et spes 92
  Ad gentes 11
  Ad gentes 16
  Ad gentes 20
  Ad gentes 34
  Ad gentes 38
  Ad gentes 41
  Nostra aetate 2
  Nostra aetate 4
  Gravissimum educationis 11

Catechismo della Chiesa Cattolica

Il desiderio di Dio 27
Come parlare di Dio? 39
Verso l'unità 821
La missione - un'esigenza della cattolicità della Chiesa 856
I sacramenti della fede 1126
Parole e azioni 1153
I matrimoni misti e la disparità di culto 1636
Il carattere comunitario della vocazione umana 1879
Il Decalogo nella Sacra Scrittura 2063
Mosè e la preghiera del mediatore 2575
La Parola di Dio 2653

Rinnovamento Catechesi

Le forme della predicazione sono molteplici 21
Le occasioni dell'annuncio 23
Alcuni esempi 24
La preevangelizzazione 26
L'appartenenza a Cristo nella Chiesa 43
Il movimento ecumenico 49
L'attività missionaria 50
I rapporti con coloro che non credono 51
è mistero di comunione tra gli uomini e con Dio 70
L'attenzione alle esigenze di fede dei credenti 75
Il carattere missionario del popolo di Dio 88
I giovani 138
La catechesi familiare 152
Il messaggio cristiano nella scuola 155
L'unità interiore della persona 159
Il dialogo 180

Compendio della dottrina sociale

Compendio, motivo di dialogo con tutti 10
Religioni, culture e dialogo 12
Stile di dialogo di Dio 13
Dio e dialogo con l'umanità 17
Vaticano II, dialogo e famiglia umana 18; 96
Dialogo con chi pensa diversamente 43
Umanità, comunità dei cristiani e dialogo 53
Dottrina sociale e dialogo con le discipline 76
Dialogo inter-personale ed esistenza 110
Uomo e dialogo con l'altro 130
Diritti umani, dialogo e religioni 159
Famiglia, rapporti e dialogo 221
Anziani, progetti condivisi e dialogo 222
Figli ed educazione al dialogo 242
Diritti delle minoranze e dialogo 387
Etica pubblica e dialogo fraterno 420
Legge morale universale, dialogo e futuro 436
Chiesa, autorità e dialogo strutturato 445
Verità della creatura e dialogo con Dio 452
Sanzioni e strada del dialogo 507
Deterrenza nucleare, disarmo e dialogo 508
Dottrina sociale, strumento di dialogo 534
Dottrina sociale s dialogo ecumenico 535
Chiesa Cattolica e dialogo con gli Ebrei 536
Chiesa e dialogo con i credenti delle religioni 537
Valore del dialogo e realtà sociali 550
Azione politica, laici e dialogo 565
Democrazia, discernimento e dialogo 569
Credenti e dialogo sincero 574