Riforma

La parola contiene l'idea di una « forma » nuova o almeno migliore da dare ad una realtà.

« Riforma della Chiesa » era uno slogan molto invocato nel Medioevo ( secoli XIII-XV ), che la intendeva rivolta sia ai capi ( « in capite » ), sia al corpo della Chiesa stessa ( « in membris » ).

Con Lutero e la nascita del Protestantesimo ( sec. XVI ), la parola Riforma venne ad essere sinonimo di questo vasto movimento religioso ed ecclesiale, che sentì a poco a poco davvero di dare una forma diversa alla Chiesa.

Una « riforma » avvenne però, nel secolo XVI, anche in campo cattolico, nello spirito di un genuino ritorno al Vangelo in piena fedeltà alla Tradizione ecclesiale.

La Controriforma è invece quel movimento di pensiero e di azione che intese combattere apertamente e con ogni mezzo, nei paesi cattolici dei secoli XVI-XVII, ogni possibile influsso protestante.

... cattolica

Espressione con cui la storiografia designa vari indirizzi di rinnovamento spirituale e istituzionale sviluppatisi all'interno della Chiesa latina dalla metà del sec. XV.

Storia del termine

Simile accezione è stata progressivamente adottata nell'ambito degli studi storici, affiancando e per certi versi soppiantando il termine Controriforma ( v. ) con il quale molti studiosi designano la vicenda del cattolicesimo durante il sec. XVI, interpretata in chiave di conflitto tra Chiesa romana e protestantesimo e inquadrati secondo l'angolazione degli aspetti gerarchico - istituzionali e dell'iniziativa del papato.

Disattendendo una simile lettura, a partire dalla fine dell'800 venne intrapresa una riconsiderazione complessiva su questo intero segmento di storia della cristianità occidentale, rilevandovi il pullulare di molte correnti di spiritualità, nel clima di appassionati richiami evangelici, di forti tensioni psicologiche individuali e collettive, di spinte verso un autentico rinnovamento della vita cristiana e delle istituzioni ecclesiastiche.

Precorrimenti della Riforma cattolica

In effetti, molte sollecitazioni a intraprendere una riforma dell'organismo ecclesiale nelle sue strutture, specie quelle di vertice ( riformatio in capite ), e che insieme investisse capillarmente molti aspetti della vita cristiana ( reformatio generalis ) erano risuonate già da tempo; per esempio, nel concilio di Vienne del 1311-12.

Un'eco insistente le aveva riproposte, con tonalità a volte radicali, nella corrente conciliarista ( v. conciliarismo ) e nei sostenitori di una drastica revisione del sistema dei benefici controllato dalla Curia Romana e dai sovrani; con inflessioni più pacate e direttamente operative da vescovi come il patriarca di Venezia Lorenzo Giustiniani, Friedrich von Zollern ad Augusta e, in Spagna, il cardinale Francisco Ximenes de Cisneros.

Originali realizzazioni scaturirono da numerosi sodalizi laicali, che perseguivano il soccorso ai poveri e l'assistenza ai malati insieme a finalità devozionali, specie nel settore del culto eucaristico.

Le Compagnie del Divino Amore nutrirono una pietà intrisa di meditazione biblica, di pratica sacramentale scandita dalla confessione mensile e dalla comunione ricevuta quattro volte l'anno, di concreti aiuti prestati al prossimo.

In Olanda e Germania i Fratelli della Vita Comune diffondevano la devotio moderna ( v. ), ispirata all'imitazione di Cristo e aliena da astratte speculazioni teologiche.

Antichi ordini religiosi come i francescani, gli stessi benedettini, i camaldolesi, gli agostiniani, si prefissero un'osservanza più rigorosa delle rispettive regole.

Nuovi istituti religiosi, quali i teatini ( v. ), i barnabiti ( v. ), i gesuiti ( v. ) avviarono esperienze più duttili nel recepire fermenti mistici e soprattutto istanze pratiche derivanti dalla crisi in atto.

Parallelamente nacquero congregazioni femminili, tra le quali si possono ricordare per l'Italia le angeliche e le orsoline ( v. ).

All'inclinazione verso un fattivo impegno apostolico, segno del realismo tipico dell'età moderna, si accompagnava non di rado l'esigenza umanistica del ritorno alle fonti del cristianesimo, alla Sacra Scrittura e ai Padri della Chiesa, in particolare a s. Agostino.

La reazione alla Riforma protestante

Le divergenze dottrinali e i nuovi assetti politico-religiosi determinati dalla Riforma protestante ( v. ) acuirono nel campo cattolico alcune tendenze difensive e contrappositive.

Il precoce solidificarsi di confessioni che si proclamavano tra loro alternative favorì l'insistenza su taluni aspetti dogmatici, liturgici, disciplinari ritenuti irrinunciabili, dando luogo ad aspri scontri polemici.

L'ampio ripensamento e le formulazioni in materia di fede, di etica, di regole ecclesiastiche, effettuati dal concilio di Trento ( v. ) innervarono una nuova vitalità del cattolicesimo.

Lo sviluppo di una teologia controversistica, l'istituzione dei dicasteri della Santa Sede, in particolare la riorganizzazione dell'Inquisizione romana contro le deviazioni dall'ortodossia, la precisa e minuta normativa sul culto disegnarono rigide forme di disciplinamento religioso e insieme sociale, in cui un ruolo assai rilevante venne attribuito al clero.

D'altro canto, molte analogie intercorsero, nonostante le divergenze e le reciproche ostilità, fra la Riforma cattolica e quella protestante, specie da quando entrambe vennero foggiandosi come sistemi ben compaginati.

Comune fu una metodica applicazione per catechizzare le masse, sprovviste specie nelle campagne di una conoscenza esplicita e precisamente enunciabile dei fondamenti dottrinali cristiani.

A ciò si aggiunse un'insistente azione pedagogica, tesa a innalzare il livello etico della vita dei cristiani, a coordinarne le spontanee manifestazioni di fervore religioso, a correggerne i gesti di ricorso al divino innestati nelle ancestrali pratiche del mondo agricolo.

Nonostante le obiettive divaricazioni, i tronconi della cristianità divisa selezionarono, pur su scale dissimmetriche, taluni orientamenti riformistici, i cui fili percorrono il tessuto del cristianesimo moderno e contemporaneo.

v. Controriforma; Riforma protestante; Trento, concilio di

protestante

Il termine "Riforma", affermatesi in sede storiografica e ormai entrato nell'uso corrente, non è forse il più idoneo a descrivere quanto è accaduto nella cristianità europea occidentale nella prima metà del sec. XVI.

Le nozioni di "riforma" e persino di "continua riforma" sono legate a quelle bibliche di "rinnovamento", "rinascita", "conversione" e sono perciò ricorrenti nella storia del cristianesimo, particolarmente in quello occidentale, tenute vive soprattutto ( ma non solo ) dalla tradizione monastica.

Lo stesso monachesimo può essere considerato una riforma del cristianesimo ( una delle prime ), e non è un caso che Lutero fosse un monaco.

Eppure quanto accadde nel XVI sec. e che abitualmente viene rubricato come Riforma non rassomiglia a nessuna delle riforme precedenti e a nessuna di quelle successive.

La Chiesa del XVI sec. non l'ha riconosciuta come "riforma", anzi l'ha condannata come "eresia".

La rifondazione biblica del cristianesimo

La Riforma è stata sicuramente qualcosa di più e di diverso da una semplice riforma, volle essere una rifondazione e risostanziazione biblica della fede e della vita cristiana.

Lutero, professore di Bibbia all'università di Wittenberg, intese rimettere in luce, attingendo dalla Sacra Scrittura, il significato originario e autentico di categorie cristiane fondamentali come penitenza, peccato, perdono, giustizia di Dio, grazia, libertà, battesimo, sacerdozio.

Ne nacque una comprensione del cristianesimo e una visione delle Chiese diverse da quelle tradizionali, che nel corso dei secoli si erano venute progressivamente distanziando dai modelli biblici.

È comprensibile che quando Lutero e gli altri riformatori affermarono e attuarono con rigore il principio del primato della Scrittura nei confronti sia della Tradizione, sia del Magistero, dando forma a un cristianesimo rimodellato secondo il parametro biblico, la Chiesa del tempo non vi si riconobbe.

Questo tipo di cristianesimo, nuovo rispetto alla tradizione ecclesiastica medievale, ma dal "cuore antico" rispetto alla parola biblica che gli diede vita, si chiamò "protestante" a partire dal 1529.

La Bibbia è stata la norma e la sostanza della Riforma protestante e anche la forza che l'ha generata.

La Riforma è stata un'opera capillare di alfabetizzazione biblica della fede.

Le dimensioni europee della Riforma

Contrariamente a un'opinione molto diffusa, la Riforma protestante fu un fenomeno europeo e non nazionale: essenzialmente tedesco, in seguito esportato altrove.

Si manifestò contemporaneamente in forme diverse in diversi paesi europei.

L'iniziativa di Lutero costituì il detonatore di un imponente processo che ebbe molti altri protagonisti, e coinvolse con esiti diversi l'intera cristianità dell'Europa occidentale, Inghilterra compresa, e di quella centrale.

Nel ventennio successivo all'affissione delle 95 Tesi ( 1517 ) con cui Lutero avviò ufficialmente la protesta contro la Chiesa romana, uno sguardo d'insieme sulla Riforma in Europa rivela che oltre a Wittenberg con Martin Lutero ( v. ) e i suoi primi compagni e seguaci come Filippo Melantone ( v. ), N. Amsdorf ( 1483-1535 ), J. Bugenhagen ( 1485-1558 ), J. Jonas ( 1493-1555 ), G. Spalatin ( 1484-1545 ), vi furono altri epicentri della Riforma come Strasburgo con l'ex-domenicano Martin Bucero ( 1491-1551 ), W. Capitone ( 1478-1541 ) e G. Hedione ( 1494-1552 ); Zurigo con Ulrich Zwingli ( v. ), L. Jud ( 1482-1542 ) e più tardi H. Bullinger ( 1514-1575 ); Ginevra con G. Farel ( 1489-1565 ) e Giovanni Calvino ( v. ), ma anche Losanna con P. Viret ( 1511-1571 ), Basilea con Ecolampadio ( 1482-1531 ), Berna con B. Haller ( 1492-1536 ).

Altri protagonisti della Riforma furono J. Knox ( 1505-1572 ), Thomas Cranmer ( v. ), Th. Bilney ( 1495-1531 ), W. Tyndale ( 1490-1536 ) in Inghilterra; G. de Bray ( 1522-1567 ) nei Paesi Bassi; G. Tausen ( 1494-1561 ) in Danimarca ( alla quale erano allora politicamente unite la Norvegia e l'Islanda ); Olaf Petersson ( 1493-1552 ) e suo fratello Lons ( 1499-1573 ), conosciuti anche con il nome latinizzato di Petri, in Svezia; M. Agricola ( ca 1510-1557 ) in Finlandia; A. Knópken ( ca 1468-1539 ) nei Paesi Baltici; M. Biro Dévay ( ca 1500-1549 ) in Ungheria; J. Honter ( 1498-1549 ) in Transilvania; P. Speratus ( 1484-1551 ) e altri in Austria; P. Trubar ( 1508-1586 ) in Slovenia; A. de Cazalla ( 1510-1559 ), J. Gil ( m. 1556 ), G. Ponce de la Fuente ( m. 1558 ), J. Diaz ( 1510-1546 ), A. del Corro ( 1527-1591 ) in Spagna.

In Boemia e Moravia il pensiero della Riforma s'incontrò con quello dell'Unità dei Fratelli, erede ( con gli utraquisti ) dell'hussitismo ( v. hussiti ) del XV sec.: l'Unità subì l'influsso della Riforma pur conservando una fisionomia spirituale propria.

La Riforma protestante in Italia

Anche in Italia la Riforma protestante ebbe numerosi seguaci.

Come in altri paesi europei, all'inizio si fece sentire l'influenza di Lutero, poi prevalse quella di Calvino.

Nel Veneto vi fu anche una notevole presenza anabattista ( nel 1559 a Venezia ebbe luogo un sinodo con 60 delegati ), in seguito annientata dall'Inquisizione.

La diffusione del pensiero della Riforma in Italia fu preparata specialmente dal cenacolo napoletano di Juan de Valdés ( ca 1498-1541 ) e, in generale, da quello che si usa chiamare l' "evangelismo cattolico", presente fino alla sua repressione da parte di Paolo IV anche in alcuni alti esponenti della gerarchia ecclesiastica.

Una presenza protestante si manifestò in quasi tutte le regioni italiane: in diverse località ( Lucca, Chiari, Faenza ecc. ) sorsero vere e proprie comunità riformate; altrove si trattò di singole persone, o famiglie, o piccoli nuclei di credenti, che insieme costituirono una vasta e variegata diaspora disseminata nella penisola.

L'intera comunità protestante italiana subì la repressione dell'Inquisizione, che la cancellò del tutto ( con l'unica eccezione delle Valli Valdesi ): i superstiti presero la via dell'esilio.

Fra i protagonisti della Riforma italiana si possono ricordare Pier Martire Vermigli ( 1499-1562 ); Bernardino Ochino ( 1487-1563 ); Pier Paolo Vergerio ( 1498-1565 ); Benedetto da Mantova ( ca 1490-ca 1560 ) e Marcantonio Flaminio ( 1498-1550 ) coautori del capolavoro letterario e teologico della Riforma italiana intitolato Il Beneficio di Cristo ( 1543 ); Bartolomeo Fonzio ( 1502-1562 ); Giulio da Milano ( m. 1571 ); Agostino Mainardo ( 1482-1563 ); Pietro Garnesecchi ( 1512-1567 ); Francesco Negri ( m. 1560 ); Olimpia Morato ( 1525-1555 ); Celio Secondo Gurione ( 1503-1569 ); Aonio Paleario ( 1500-1570 ); Girolamo Zanchi ( 1516-1590 ).

Dalla Riforma italiana propriamente detta va distinto un cospicuo gruppo di credenti eterodossi che furono dall'Inquisizione accomunati ai protestanti come "eretici", ma che sostenevano posizioni assai diverse, in quanto criticavano non solo la tradizione cattolica, ma anche i dogmi della Chiesa antica condivisi da tutto il protestantesimo.

In particolare essi rifiutavano il dogma trinitario e la divinità di Cristo, di cui valorizzavano l'insegnamento morale, soprattutto il sermone sul monte vissuto alla lettera; furono inoltre fra i primi sostenitori della libertà di coscienza.

Espulsi dall'Italia e anche da Ginevra, trovarono una seconda patria in Polonia, dove fondarono una Chiesa poi chiamata "unitariana".

I principali esponenti italiani dell'antitrinitarismo del '500 furono Gian Pietro Alciati, Giorgio Blandrata, Matteo Gribaldi, Valentino Gentili e soprattutto Lelio Sozzini ( 1525-1567 ) e suo nipote Fausto ( 1539-1604 ), che diedero vita al socinianesimo ( v. ).

Questioni storiografiche aperte

Le questioni storiografiche aperte sulla Riforma protestante sono numerose, tuttavia due sono quelle di fondo.

La prima si interroga sulle ragioni per cui, nonostante la scomunica papale e la messa al bando imperiale, la Riforma si è così largamente diffusa in Europa, mettendo radici profonde anello nel popolo, così da diventare, per circa metà della cristianità europea, una scelta irrevocabile.

Si possono dare due risposte.

La prima è che un'adesione così massiccia e convinta dipese dalla sensazione di molti che la Riforma era la risposta adeguata all'esigenza universalmente avvertita di un rinnovamento profondo e generale della Chiesa.

La seconda è che la forma ( fedeltà alla Sacra Scrittura ) e la sostanza ( annuncio della grazia immeritata e incondizionata ) del messaggio della Riforma affrancavano le coscienze cristiane da molte ansie e inquietudini, rendendole sicure e libere nella fede.

Alla domanda se fu la Riforma oppure il suo rifiuto a causare la rottura dell'unità della Chiesa d'Occidente ( del resto già seriamente incrinata dalle dissidenze valdese e hussita ), si può rispondere osservando che la scomunica ( probabilmente affrettata e troppo sbrigativa ) di Lutero senza dubbio complicò una situazione già difficile, rendendo del tutto problematica una soluzione positiva della crisi.

D'altra parte nel conflitto tra Roma e Lutero le divergenze erano profonde.

Per Lutero, in particolare, l'esperienza di fede si basa sulla Scrittura.

La parola biblica che risuona nella Sacra Scrittura era ( ed è ) l'autorità immediata e ultima della fede della Chiesa.

In queste condizioni la rottura, allora, non poté essere evitata.

Oggi, nel dialogo ecumenico, c'è consenso tra le Chiese nel riconoscere in primo luogo che la Bibbia è il canone fondamentale della Chiesa, cioè la misura, la regola e il nutrimento della sua fede, e in secondo luogo che nella definizione della verità cristiana entrano in gioco, insieme alla Sacra Scrittura, anche la tradizione e il magistero ( nelle varie forme in cui sono intesi e vissuti nelle diverse Chiese e confessioni ).

Non c'è però ancora un consenso ecumenico che illustri in modo soddisfacente per tutti il primato, cioè la canonicità, della Scrittura rispetto alla tradizione e al magistero.

Tutte le Chiese cristiane riconoscono l'importanza primordiale della Sacra Scrittura e il suo valore unico per la fede, esse però non traggono ancora da questo riconoscimento le stesse conseguenze.

v. Anabattisti; Calvinismo; Fratelli Boemi; Fratelli Moravi; Hussiti; Luteranesimo; Protestantesimo; Valdesi

Concilio Ecumenico Vaticano II

La cosiddetta ... e la separazione delle Comunioni cristiane nazionali e confessionali d'Occidente dalla Sede Romana Unitatis redintegratio 13
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Necessarie, norme Gaudium et spes 71

Catechismo della Chiesa Cattolica

Conseguenze del peccato di Adamo per l'umanità 406
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