Sapienza

Capitolo 10

CEI 2008 - Audio Interconfessionale

III. La sapienza opera nella storia

Da Adamo a Mosè

1 Essa protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio, quando fu creato solo: poi lo liberò dalla sua caduta
2 e gli diede la forza per dominare su tutte le cose.
Gen 1,26.28
Sap 9,2
3 Ma un ingiusto, allontanatosi da essa nella sua collera perì per il suo furore fratricida.
Gen 4,8-13
4 A causa sua la terra fu sommersa, ma la sapienza di nuovo la salvò pilotando il giusto e per mezzo di un semplice legno.
Gen 7,8
1 Pt 3,20-21
Gen 6,9
Sap 14,6-7
5 Essa, quando le genti furono confuse, concordi soltanto nella malvagità, riconobbe il giusto e lo conservò davanti a Dio senza macchia e lo mantenne forte nonostante la sua tenerezza per il figlio.
Gen 11,1-9
Gen 12,1-3
Gen 22,1-19
6 E mentre perivano gli empi, salvò un giusto, che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque città.
Gen 19,2
2 Pt 2,6-8
7 Quale testimonianza di quella gente malvagia esiste ancora una terra desolata, fumante insieme con alberi che producono frutti immaturi e a memoria di un'anima incredula, s'innalza una colonna di sale.
Dt 32,32
Gen 19,26
8 Allontanandosi dalla sapienza, non solo ebbero il danno di non conoscere il bene, ma lasciarono anche ai viventi un ricordo di insipienza, perché le loro colpe non rimanessero occulte.
Gen 19,1+
9 Ma la sapienza liberò i suoi devoti dalle sofferenze:
10 essa condusse per diritti sentieri il giusto in fuga dall'ira del fratello, gli mostrò il regno di Dio e gli diede la conoscenza delle cose sante; gli diede successo nelle sue fatiche e moltiplicò i frutti del suo lavoro.
Gen 27,43
Gen 28,10-22
Gen 29,1
Gen 31,16
11 Lo assistette contro l'avarizia dei suoi avversari e lo fece ricco;
12 lo custodì dai nemici, lo protesse da chi lo insidiava, gli assegnò la vittoria in una lotta dura, perché sapesse che la pietà è più potente di tutto.
Gen 31,23-29
Gen 32-33
Os 12,4-5
1 Tm 4,8
13 Essa non abbandonò il giusto venduto, ma lo preservò dal peccato.
Gen 37-39
14 Scese con lui nella prigione, non lo abbandonò mentre era in catene, finché gli procurò uno scettro regale e potente sui propri avversari, smascherò come mendaci i suoi accusatori e gli diede una gloria eterna.
Sal 105,17-22
Gen 41,40-44

L'Esodo

15 Essa liberò un popolo santo e una stirpe senza macchia da una nazione di oppressori.
Sap 18,1
Es 19,6+
16 Entrò nell'anima di un servo del Signore e si oppose con prodigi e con segni a terribili re.
Es 7-12
Sal 135,9-10
17 Diede ai santi la ricompensa delle loro pene, li guidò per una strada meravigliosa, divenne loro riparo di giorno e luce di stelle nella notte.
Es 13,21-22+
18 Fece loro attraversare il Mar Rosso, guidandoli attraverso molte acque;
Es 14,21-29
19 sommerse invece i loro nemici e li rigettò dal fondo dell'abisso.
20 Per questo i giusti spogliarono gli empi e celebrarono, Signore, il tuo nome santo e lodarono concordi la tua mano protettrice,
Es 15
21 perché la sapienza aveva aperto la bocca dei muti e aveva sciolto la lingua degli infanti.
Sal 8,3
Mt 21,16
Indice

Abbreviazioni
10,1-19,22 La Sapienza nella storio d'Israele
La lunga sezione racchiusa nei cc. 10-19 è una riflessione sulla storia d'Israele, compresa come storia di salvezza.
Essa è concentrata soprattutto sui fatti dell'esodo, letti alla luce dei grandi interventi di Dio, fonte della salvezza ( cc. 11-19; il c. 10, invece, contiene la riflessione sulla storia delle origini e dei patriarchi fino a Mosè ).
Gli studiosi chiamano questa sezione "racconto midrashico", ispirato cioè al genere letterario del midrash ( termine ebraico che significa "ricerca", "adattamento" ), mediante il quale i maestri del giudaismo commentavano e adattavano con una certa libertà i testi biblici.
10,1-4 La sapienza nella storia delle origini
Alla sapienza, che l'autore in Sap 9,2-3 aveva presentato come protagonista nella creazione, viene attribuita la liberazione di Adamo, chiamato padre del mondo
( v. 1 ), dal peccato.
A lui, immagine del giusto, viene contrapposto Caino, figura dell'empio che non segue l'insegnamento della sapienza.
Il suo fratricidio è visto come causa del diluvio, il castigo che Dio inflisse agli empi e dal quale fu preservato il solo Noè con la famiglia ( Gen 6-9 ).
I nomi dei personaggi biblici ( facilmente individuabili ) sono taciuti, perché in essi l'autore vede il prototipo dei giusti di ogni epoca, con particolare riferimento alla situazione degli Ebrei che vivono in Alessandria d'Egitto, in mezzo ai pagani.
10,1 Adamo è solo nel mondo, come Dio è solo nel cielo.
- dalla sua caduta: alcuni mss latini qui dicono: « ed essa lo trasse dal fango della terra, lo strappò dalla sua colpa ».
La prima parte di questa var. proviene forse da una glossa esplicativa a
« formato per primo ».
- Il tema del pentimento e della riabilitazione di Adamo ( una opinione ebraica spesso ripresa dai Padri della chiesa ) è messo in rapporto con l'influsso misericordioso della sapienza, che permette ad Adamo di conservare, dopo la caduta, il suo dominio sul mondo e gli dà la forza di esercitarlo.
10,3 un ingiusto: Caino ( cf. Gen 4,8-13 ).
- A causa del suo omicidio, o egli stesso si condannò a una esistenza miserabile
( terminata in modo tragico secondo alcune leggende ebraiche ), oppure fu la causa dello sterminio della sua razza nel diluvio ( v 4 ), oppure si consegnò volontariamente alla morte vera ( cf. Sap 1,11d-12.16 ).
10,4s il giusto: qui è Noè ( cf. Gen 6,9 ); nel v 5 è Abramo ( cf. Gen 22 ).
10,5-9 Abramo e Lot
Anche le vicende dei patriarchi ( Gen 12-50 ) sono poste sotto l'azione salvifica della sapienza.
Abramo emerge come figura del giusto dall'insipienza del progetto orgoglioso degli abitanti di Sinar ( allusione all'episodio della torre di Babele: Gen 11,1-9 ), mentre Lot viene preservato dal castigo con cui il Signore punisce gli abitanti corrotti delle città di Sòdoma e Gomorra e di tutta la loro regione ( le cinque città, v. 6:
Gen 18-19 ).
10,6 Lot ( cf. Gen 19 ).
10,7 terra desolata, fumante: la regione del Mar Morto, zona desertica e con abbondante evaporazione delle acque di questo lago.
L'anima incredula è la moglie di Lot, trasformata in statua di sale ( Gen 19,26 ).
10,10-12 Giacobbe ( cf. Gen 27,41-45; Gen 28,5-6 ).
Giacobbe sperimenta la guida della sapienza tra le drammatiche vicende che caratterizzano la sua esistenza ( fuga dal fratello Esaù, visione di Dio a Betel, contrasti e fatiche presso lo zio Làbano, protezione dai nemici: Gen 27-32 ).
Anche l'autore del libro della Sapienza, come Os 12,5, interpreta la lotta notturna di Giacobbe con il misterioso personaggio ( Gen 32,23-33 ) come immagine profonda della preghiera, che tutto può: perché sapesse che più potente di tutto è la pietà
( v. 12 ).
10,10 - delle cose sante o « dei santi », cioè degli angeli ( Gen 28,12 ).
Le « cose sante » possono indicare le rivelazioni concernenti la corte celeste
o riguardare le promesse fatte a Giacobbe ( Gen 28,13-15 ).
10,12 Nella sua « lotta con Dio » Giacobbe l'avrebbe quindi spuntata, non per la sua forza fisica, ma per il vigore della sua « pietà ».
Solo questa può costringere Dio e ottenere la sicurezza della sua benedizione.
L'episodio viene dunque interpretato nel senso di una esperienza spirituale.
10,13-14 Giuseppe ( cf. Gen 39-41 ).
Chiamato il giusto venduto, Giuseppe è collocato nella luce della sapienza, che è capace di trasformare in bene anche ciò che è negativo, facendo trionfare la giustizia sulla prevaricazione, la verità sulla menzogna, l'innocenza sull'accusa falsa.
In brevissime battute, l'autore sintetizza quanto è detto in Gen 37; Gen 39-41.
10,15-21 La sapienza e la liberazione d'Israele
10,15 Il popolo dell'esodo è « santo » e « senza macchia » in forza della sua vocazione ( Es 19,6; Lv 19,2 ) e dei valori religiosi che incarna.
Nel medesimo tempo l'autore idealizza il passato e continuerà a farlo nella terza parte; il suo scopo è triplice:
a) dimostrare con la storia il diverso trattamento dei giusti e degli empi;
b) esaltare la superiorità religiosa e morale del giudaismo;
c) infine mostrare che il passato prefigura il futuro apocalittico.
10,16 Terribili re: generalizzazione retorica; si tratta del faraone.
10,17 L'autore attribuisce alla sapienza ciò che l'Esodo dice della presenza di Dio nella nube.
10,20 e celebrarono, o Signore, il tuo nome che è santo: la meditazione sulle vicende dell'esodo si svolge come una grande preghiera di lode a Dio, fino al termine del libro.
Gli israeliti, secondo la tradizione giudaica, spogliarono delle loro armi gli egiziani morti.
10,21 Un tempo Dio aveva sciolto la lingua di Mosè perché potesse parlare al faraone
( Es 4,10; Es 6,12.30 ).
Questa volta interviene perché tutti gli israeliti senza eccezione possano unirsi nella sua lode.
Qui l'autore segue una tradizione giudaica che poi si amplierà nei testi rabbinici.