Discorsi sul Vecchio Testamento

Indice

Trattato di S. Agostino sul salterio a dieci corde

Discorso tenuto a Chusa

1 - Dio misericordioso e giusto
2 - Riconciliati ora col tuo avversario
3 - Il tuo avversario è la Parola di Dio
4 - Contro l'adulterio
5 - Non temiamo di dire parole amare per il vostro bene
6 - I primi tre comandamenti riguardanti Dio
7 - Gli altri sette comandamenti riguardanti il prossimo
8 - Vecchio e nuovo uomo, vecchio e nuovo cantico
9 - Ama Dio come è, non come vorresti che fosse
10 - Il malato e il medico
11 - Non fornicare
12 - La castità che si richiede alla donna la può osservare anche l'uomo
13 - La lotta interiore dell'uomo
14 - Non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te
15 - Sei tempio di Dio
16 - Abbi verso Dio la fedeltà che pretendi dal tuo servo
17 - Guardarsi dai peccati lievi
18 - I peccati lievi vengono cancellati dalle elemosine
19 - Le tue elemosine siano generose
20 - Pretesti per non fare elemosine
21 - Non è sufficiente essere cristiani di nome

1 - Dio misericordioso e giusto

Il Signore e Dio nostro, misericordioso e pietoso, longanime, pieno di misericordia e verace, quanto più benevolmente dispensa la misericordia nella vita presente, tanto più severamente minaccia il giudizio nella vita futura.

Le parole che ho riferito: Il Signore è misericordioso e pietoso, longanime, pieno di misericordia e verace, ( Sal 86,15 ) sono state scritte e sono garantite da autorità divina.

Fa molto piacere a tutti i peccatori e a coloro che amano la vita presente sentirsi dire che il Signore è misericordioso e pietoso, che è longanime e pieno di misericordia.

Ma se sei contento per il fatto che è tanto misericordioso temi quanto si dice al termine del versetto: E verace.

Se avesse detto soltanto: Il Signore è misericordioso e pietoso, longanime e pieno di misericordia, tu ti saresti già sentito sicuro e impunito, e ti saresti dato ai piaceri mondani, alla sfrenatezza dei peccati.

Avresti fatto ciò che volevi, avresti usato secondo quanto ti sarebbe stato possibile o fino a quanto ti avrebbe spinto la passione.

E se qualcuno con buoni ammonimenti ti avesse rimproverato e incusso timore per farti recedere dalla sfrenata smania di correre dietro alle tue passioni e di abbandonare il tuo Dio, tu avresti interrotto le parole di chi ti rimproverava, a fronte alta, come se avessi ascoltato il parere autentico di Dio, e [ gli ] avresti letto dal libro sacro: "Perché cerchi di spaventarmi nei riguardi del nostro Dio?

Egli è misericordioso e pietoso e pieno di misericordia".

Perché gli uomini non dicano così, la Scrittura aggiunge una parola alla fine: e verace.

E così fa cadere l'allegrezza di coloro che presumono [ della salvezza ] in maniera errata e cancella il timore di coloro che sono afflitti.

Rallegriamoci della misericordia del Signore, ma temiamo anche il giudizio del Signore.

Il Signore perdona, ma non tace.

Tace ora, ma non tacerà per sempre. ( Is 42,14 )

Ascoltalo ora che ti parla, affinché non ti manchi il tempo di ascoltarlo quando non tacerà nel giudizio.

2 - Riconciliati ora col tuo avversario

Ora infatti hai la possibilità di dirimere la tua causa.

Sistema la tua causa prima del definitivo giudizio del tuo Dio.

Non hai possibilità di presumere alcunché quando egli verrà, né potrai addurre falsi testimoni dai quali egli possa essere ingannato, né potrai avere un avvocato dai fraudolenti inganni e dalla verbosa oratoria, né potrai brigare in alcun modo per poter corrompere il giudice.

Che cosa perciò puoi fare presso un tale giudice, che non potrai né corrompere né ingannare?

E tuttavia qualcosa puoi fare.

Lo stesso che allora sarà il giudice della tua causa, ora è testimone della tua vita.

Abbiamo gridato e cantato le sue lodi.

Definiamo la nostra causa. Il testimone delle vostre azioni è anche il testimone di queste grida.

Non siano, queste grida, inutili, si convertano in gemito.

È il momento di accordarci prontamente con l'avversario. ( Mt 5,25 )

Quanto longanime è Dio nel vedere ogni giorno le iniquità e nel non punirle, tanto il giudizio futuro giungerà istantaneamente.

Se paragonato alla vita umana, è molto lungo ciò che per Dio è breve.

Ma che consolazione [ ti ] apporta il fatto che [ il tempo concesso ] sia al mondo che al genere umano ti sembra lungo?

Forse che, anche se l'ultimo giorno di tutto il genere umano fosse lontano, è lontano l'ultimo giorno di ciascun uomo?

Voglio dire: da Adamo sono passati molti anni, molti ne sono trascorsi e ancora ne trascorreranno, non certamente così numerosi, ma tuttavia fino alla fine del mondo trascorreranno ancora degli anni, come anche quegli altri sono trascorsi.

Sembra lungo il tempo che resta, benché non sarà lungo quanto lo è stato quello passato, e tuttavia, dal fatto che il tempo passato è trascorso, si spera il compimento del tempo rimasto.

Ci fu un certo giorno che si chiamò poi oggi.

Da allora fino a questo oggi, ciò che era futuro non divenne passato? È come se non ci fosse stato.

Così sarà di quello che rimarrà per ultimo.

Ma sia anche questo lungo, sia duraturo per quanto puoi crederlo, per quanto puoi esprimere, per quanto puoi pensare, non per quanto si può esprimere con la scrittura ma per quanto lo può immaginare il pensiero; procrastina quanto vuoi il giorno del giudizio; potrai forse protrarre per lungo tempo l'ultimo giorno tuo cioè della tua vita, quando uscirai da questo corpo?

Abbi pure una sicura vecchiaia, se si può.

Ma a chi è possibile questo? Non comincia forse l'uomo a poter morire nel momento che incomincia a poter vivere?

L'inizio della vita genera la possibilità di morire.

In questa terra e tra gli uomini non può ancora morire soltanto chi ancora non ha cominciato a vivere.

Il giorno incerto lo dobbiamo attendere di giorno in giorno.

Se di giorno in giorno dobbiamo attendere il giorno incerto, accordati con l'avversario, mentre è con te per via. ( Mt 5,25 )

Per via s'intende questa vita, per la quale tutti passano. E questo avversario non si ritira.

3 - Il tuo avversario è la Parola di Dio

Ma chi è questo avversario? Non è il diavolo mai la Scrittura ti esorterebbe a metterti d'accordo con il diavolo.

È un altro l'avversario, che l'uomo stesso si rende avversario.

Lui, se ti fosse avversario, non sarebbe con te per via; mentre invece proprio per questo è con te per via: per mettersi d'accordo con te.

Sa infatti che se non ti metti d'accordo per via, ti porterà davanti al giudice, il giudice ti consegnerà alla guardia, la guardia ti porterà in carcere. ( Mt 5,25 )

Questi discorsi sono tratti dal Vangelo; insieme con noi se lo ricordano sia quelli che l'hanno letto, sia quelli che l'hanno ascoltato.

Chi è dunque l'avversario? La Parola di Dio.

La Parola di Dio è il tuo avversario. Perché è avversario? Perché comanda cose contrarie a quelle che fai tu.

Ti dice: Unico è il tuo Dio, ( Dt 6,4; Es 20,2-3 ) adora l'unico Dio.

Tu invece, abbandonato l'unico Dio, che è come il legittimo sposo della tua anima vuoi fornicare con molti demoni e, ciò che è più grave, non lo lasci e non lo ripudi apertamente come fanno gli apostati, ma rimanendo nella casa del tuo sposo, fai entrare gli adulteri.

Cioè, come cristiano non abbandoni la Chiesa, ma consulti gli astrologi o gli aruspici o gli indovini o i maghi.

Da anima adultera, non abbandoni la casa dello sposo, ma ti dai all'adulterio, pur rimanendo sposata con lui.

Ti si dice: Non assumere invano il nome del Signore Dio tuo, ( Es 20,7 ) perché non pensi che sia creatura Cristo, per il fatto che per te ha assunto la creatura.

E tu disprezzi lui che è uguale al Padre e una sola cosa con il Padre. ( Gv 10,30 )

Ti si dice di rispettare spiritualmente il sabato ( Es 20,8 ) non come i giudei che osservano il sabato senza far nulla materialmente.

Vogliono infatti astenersi dal lavoro per darsi alle frivolezze e alle loro lussurie.

Sarebbe molto meglio che il giudeo facesse qualcosa di utile nel suo campo anziché stare turbolento nel teatro, e sarebbe meglio che le loro donne nel giorno di sabato lavorassero la lana anziché danzare impudicamente tutto il giorno sotto i loro porticati.

A te è detto di rispettare spiritualmente il sabato, nella speranza del riposo futuro che il Signore ti promette.

Chiunque, per quel riposo futuro, agisce nei limiti del possibile, benché sembri faticoso quanto fa, tuttavia se lo riferisce alla fede nel riposo promesso, non ancora possiede il sabato nella realtà, ma lo possiede nella speranza.

Tu invece vuoi riposare per affaticarti, mentre dovresti lavorare per poterti poi riposare.

Ti si dice: Onora tuo padre e tua madre. ( Es 20,12 )

Rechi ingiuria ai genitori, tu che non vuoi avere pene da parte dei tuoi figli.

Ti si dice: Non uccidere; ( Es 20,13 ) tu invece vuoi uccidere il tuo nemico; e forse non metti in pratica questo tuo desiderio perché temi il giudice umano, non perché pensi a Dio.

Non sai che egli è testimone anche dei pensieri?

Anche se continua a vivere colui che tu vorresti che morisse, Dio ti ritiene omicida nel cuore. ( 1 Gv 3,15 )

Ti si dice: Non commettere adulterio, ( Es 20,14 ) cioè non andare con alcun'altra donna all'infuori di tua moglie.

Tu invece questo comportamento lo esigi da tua moglie ma non lo vuoi rispettare nei confronti di tua moglie.

E mentre dovresti precedere la moglie nella virtù - e la castità è una virtù - tu cadi al primo assalto della libidine.

Vuoi che tua moglie ne esca vincitrice, tu rimani vinto.

E mentre tu sei capo della tua moglie, lei ti precede nel cammino verso Dio, lei di cui tu sei capo.

Vuoi che la tua casa penda con il capo all'in giù? Capo della donna infatti è l'uomo. ( Ef 5,23 )

Dove la donna vive più virtuosamente dell'uomo, la casa pende con il capo all'in giù.

Se il capo è l'uomo, l'uomo deve vivere più virtuosamente e precedere in tutte le buone azioni la moglie, di modo che costei imiti il marito e segua il suo capo.

Come Cristo è capo della Chiesa ( Ef 5,23 ) e alla Chiesa viene comandato di seguire il suo capo e di camminare sulle orme del suo capo, ( 1 Pt 2,21 ) così ogni casa ha per capo l'uomo e per corpo la donna.

Dove il capo conduce, là deve seguire il corpo.

Perché dunque il capo vuole andare dove non vuole che lo segua il corpo?

Perché l'uomo vuole andare dove non vuole che lo segua la moglie?

Comandando tutte queste cose, la Parola di Dio è avversario.

Infatti gli uomini non vogliono fare ciò che vuole la Parola di Dio.

E che cosa dirò del fatto che la Parola di Dio è avversario poiché comanda?

Temo di essere avversario anch'io di alcuni, perché dico queste cose.

Ma a me che importa? Colui che mi atterrisce spingendomi a parlare mi faccia essere tanto coraggioso da non temere le lagnanze degli uomini.

Coloro infatti che non vogliono conservarsi fedeli alle loro mogli - e abbondano questi tali - non vorrebbero che dicessi queste cose.

Ma, lo vogliano o non lo vogliano, io parlerò.

Se non vi esorto a mettervi d'accordo con l'avversario, rimarrò io in lite con lui.

Chi comanda a voi di agire, comanda a me di parlare.

Come voi, non facendo quanto comanda di fare, siete suoi avversari, così noi rimarremo suoi avversari se non diciamo quanto comanda di dire.

4 - Contro l'adulterio

Nelle altre cose - che sopra ho detto - non mi sono soffermato a lungo.

Presupponiamo infatti, nei vostri confronti, che adorate un solo Dio. ( Es 20,2-3 )

Presupponiamo che siete nella fede cattolica, credendo nel Figlio di Dio uguale al Padre.

E che non nominate invano il nome del Signore vostro Dio, ( Es 20,7 ) con il credere che il Figlio di Dio sia una creatura.

Poiché ogni creatura è soggetta alla vanità. ( Rm 8,20 )

Voi credete che egli è uguale al Padre, Dio da Dio, Verbo presso Dio, Verbo Dio, per il quale sono state fatte tutte le cose, ( Gv 1,1-3 ) luce da luce, ( Gv 1,4-5 ) coeterno a colui che lo generò, una sola cosa con colui che lo generò. ( Gv 10,30 )

Credete che questo Verbo assunse la creatura, ( Gv 1,14 ) che assunse la natura mortale dalla Vergine Maria, e che patì per noi.

Tutte queste cose le troviamo scritte e le crediamo per poterci salvare.

Né mi sono soffermato su questo: che tutto quello che fate, lo facciate per la speranza futura.

So che la mente di tutti i cristiani è rivolta alla vita futura.

Chi non pensa alla vita futura o non è cristiano proprio con lo scopo di ricevere alla fine quanto Dio promette, ancora non è vero cristiano.

Né mi sono soffermato su quanto dice la Parola di Dio: Onora tuo padre e tua madre. ( Es 20,12 )

Molti infatti rispettano genitori e raramente troviamo genitori che si lamentano dell'ingratitudine dei figli, anche se ve ne sono; tuttavia siccome avviene raramente, l'ammonimento è stato breve.

Né ho voluto soffermarmi sul passo che dice: Non uccidere. ( Es 20,13 )

Non credo che ci sia qui una folla di omicidi.

Un altro vizio, [ quello dell'adulterio ], serpeggia invece più diffusamente e ha assunto dimensioni più vaste.

Contro di esso in modo più veemente se la prende quell'avversario [ cioè la Parola di Dio ], che grida proprio per diventare una buona volta alleato.

Le lamentele sono quotidiane, tanto che le stesse donne ormai non osano più lagnarsi dei propri mariti.

La consuetudine, penetrata dappertutto, viene osservata come legge, tanto che ormai anche le donne si sono persuase che questo vizio è lecito agli uomini, non è lecito alle donne.

Spesso sentono dire di donne che sono state portate in giudizio, accusate di essere state trovate insieme con i servi.

Mai sentirono dire che un uomo sia stato portato in giudizio perché trovato insieme alla sua serva, per peccare naturalmente.

In pari responsabilità di peccato, non la divina verità ma la perversione umana fa ritenere l'uomo più innocente [ della donna ].

Forse a qualcuno oggi toccherà sopportare la propria moglie più aspra del solito; la sentirà borbottare più arditamente perché mentre prima credeva che al marito fosse lecito [ questo vizio ], ora ha ascoltato in chiesa che non è lecito neanche al marito; forse dunque qualcuno dovrà sopportare la propria moglie che si lamenta, come abbiamo detto, più apertamente e che gli dice: "Non puoi fare ciò che fai.

L'abbiamo sentito insieme. Siamo cristiani. Dà anche tu a me quanto tu esigi da me.

Io ti debbo fedeltà, tu mi devi fedeltà, tutti e due dobbiamo fedeltà a Cristo.

E se puoi ingannare me, non puoi ingannare colui al quale apparteniamo, non puoi ingannare colui che ci ha acquistati".

Udendo queste cose per lui nuove e dette in tale maniera, non volendo rinsavire in se stesso, diventa furioso contro di me.

Si arrabbia, maledice. Forse dirà anche: "Accidenti a quando lui è venuto qui o a quando mia moglie è andata in chiesa!".

E credo che queste cose le pensi nella sua mente, non osando manifestarle a voce liberamente, neanche davanti alla sola moglie.

Se le manifestasse e parlasse così, la moglie potrebbe rispondergli e dirgli: "Perché maledici chi poco prima hai applaudito? Siamo sposi.

Se la tua lingua è doppia, come potrai vivere in concordia con me?".

Noi, fratelli, pensiamo ai vostri pericoli, non badiamo a quello che vorreste voi.

Anche il medico, se badasse alla volontà del malato, mai lo curerebbe.

Ciò che non si deve fare non si faccia. Ciò che Dio proibisce non si faccia.

Chi crede in Dio, da lui ascolta quanto diciamo.

Certo era meglio, per quelli che non vogliono essere corretti, che o non fossimo venuti qui se dovevamo parlare così o, dal momento che eravamo già venuti, non avessimo parlato di queste cose.

5 - Non temiamo di dire parole amare per il vostro bene

Ricordo di avervi detto l'altro ieri, fratelli, che se fossimo suonatori di cetra o ci esibissimo secondo l'uso popolare in qualcosa di simile per assecondare la vostra smania di frivolezze, che già vi abbiamo pregato di abbandonare, ci avreste trattenuto perché vi dedicassimo un giorno intero, e ciascuno a modo suo ci avrebbe ricompensato.

Perché dovremmo camminare allietati da inutili canti che non ci apporteranno alcun vantaggio, dolci al momento presente, amari in futuro?

L'animo umano sedotto dalla disonestà di tali canti si snerva, decade dalla virtù e sprofonda nella turpitudine.

E a causa delle stesse turpitudini più tardi soffre e con grande amarezza digerisce quanto con effimera dolcezza aveva bevuto.

È meglio pertanto che ora vi cantiamo canzoni amare, che possano poi procurarvi dolcezza.

Nessuna ricompensa esigiamo all'infuori di quella che facciate quanto diciamo, anzi che non facciate se noi diciamo di non farlo.

Se pertanto a tutti parla colui che non teme nessuno e per merito del quale avviene che neanche noi temiamo nessuno, [ parlando ] nel suo nome e a gloria della sua misericordia, ascoltiamo tutti, facciamo tutti, mettiamoci tutti d'accordo con il nostro avversario.

6 - I primi tre comandamenti riguardanti Dio

Pensate che sia un suonatore di cetra: che cosa potrei cantarvi più a lungo?

Ecco, porto il salterio, ha dieci corde.

Lo avete cantato qualche momento fa, prima che cominciassi a parlare.

Voi foste il mio coro.

Non avete cantato qualche momento fa: Dio, ti canterò un canto nuovo ti loderò con il salterio a dieci corde? ( Sal 144,9 )

Ora faccio vibrare le dieci corde.

Perché è aspro il suono del salterio di Dio? Cantiamo tutti con il salterio a dieci corde.

Vi canterò quello che dovrete fare. Il decalogo della legge infatti ha dieci comandamenti.

Questi dieci comandamenti sono distribuiti in maniera tale che tre si riferiscono a Dio, sette si riferiscono agli uomini.

I tre che riguardano Dio li ho già accennati: Unico è il nostro Dio e non dobbiamo fare nessun simulacro ( Es 20,24; Dt 6,4 ) e non dobbiamo darci all'idolatria tradendo Dio che è unico, ( Dt 31,16 ) perché Dio Cristo, Figlio di Dio, è una cosa sola con il Padre. ( Gv 10,30 )

E pertanto non dobbiamo credere in modo falso, ( Es 20,7 ) ritenendolo creato, cioè una qualunque creatura, per mezzo della quale siano state fatte tutte le cose.

Poiché pertanto egli è un unico Dio, è Padre e Figlio e Spirito Santo, ci viene promesso il riposo eterno nello Spirito Santo, cioè nel dono di Dio. ( At 2,38; At 8,20 )

Ora ne riceviamo la caparra.

Così infatti dice l'Apostolo: "Colui che ci ha dato come caparra lo Spirito …". ( 2 Cor 1,22 )

Se abbiamo ricevuto la caparra, cosicché possiamo cominciare ad essere tranquilli nel Signore e nel nostro Dio, ad essere miti nel nostro Dio, ad essere pazienti in Dio, saremo anche gioiosi per sempre in colui dal quale abbiamo ricevuto la caparra.

Questo sarà il sabato dei sabati per quel riposo che appartiene al dono dello Spirito Santo.

Perciò il terzo comandamento riguardante il sabato, mentre i giudei lo osservano materialmente, noi lo dobbiamo osservare spiritualmente.

Poiché lo Spirito è chiamato Santo, per questo Dio ha santificato il settimo giorno, quando compì tutte le sue opere, come troviamo scritto nella Genesi. ( Gen 2,3 )

Non trovi nominata la santificazione se non in quel [ settimo ] giorno nel quale si dice: Riposò Dio dalle sue opere. ( Gen 2,2 )

Non si era stancato il Signore, anche se si dice: Riposò Dio dalle sue opere, ma in quella frase ha promesso il riposo a te che ti saresti stancato.

E poiché tutte le opere le fece molto buone, ( Gen 1,31 )

si dice: Riposò Dio anche per farti capire che anche tu dopo aver compiuto le opere buone ti saresti riposato e senza fine.

Infatti tutte le opere precedentemente nominate, cioè i primi sei giorni, hanno la sera.

Questo settimo giorno invece, quando Dio santificò il riposo, non ha sera.

Vi si dice: Divenne mattina, perché il giorno avesse inizio; mentre non è stato detto: Divenne sera, perché il giorno terminasse, ma è stato detto: Divenne mattina, perché iniziasse il giorno senza termine.

Così il nostro riposo comincia, come comincia la mattina, ma non termina, perché vivremo in eterno.

Se, qualunque cosa facciamo, la facciamo con questa speranza, osserviamo il sabato.

È questa la terza corda di questo decalogo, cioè del salterio a dieci corde: nelle prime tre corde [ sono rappresentati ] i comandamenti che riguardano Dio.

7 - Gli altri sette comandamenti riguardanti il prossimo

Se ci si dicesse: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima e tutta la tua mente, ( Mt 22,37; Dt 6,5 ) ma non ci si dicesse niente nei riguardi del nostro prossimo, non si tratterebbe di un'arpa a dieci corde, ma a tre corde.

Poiché però il Signore aggiunse: E amerai il tuo prossimo come te stesso ( Mt 22,39 ) e concluse dicendo: In questi due comandamenti è contenuta tutta la Legge e i Profeti, ( Mt 22,40 ) tutta la Legge è racchiusa nei due comandamenti dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo.

Il decalogo riguarda perciò i due comandamenti, cioè l'amore di Dio e l'amore del prossimo.

Tre corde si riferiscono al primo comandamento, perché Dio è Trinità.

Al secondo comandamento, cioè all'amore del prossimo, si riferiscono le altre sette corde: come cioè si debba vivere in mezzo agli uomini.

Il numero settenario, cioè le sette corde, inizia dal rispetto verso i genitori: Onora tuo padre e tua madre. ( Es 20,12 )

Ai propri genitori infatti l'uomo apre per primo gli occhi, e la vita presente trae origine dal loro amore.

Chi non porta rispetto ai propri genitori, chi potrà rispettare? Onora tuo padre e tua madre.

E dice l'Apostolo: Onora il padre e la madre: è il primo precetto. ( Ef 6,2 )

In che senso è primo, mentre è il quarto comandamento, se non perché è la prima delle sette corde?

È il primo nella seconda tavola, che riguarda l'amore del prossimo.

Per questo sono state date due tavole della Legge.

Dio al suo servo Mosè diede sul monte due tavole; ( Es 31,18 ) in queste due tavole di pietra erano scritti i dieci comandamenti della Legge - cioè il salterio a dieci corde -, tre in una tavola concernenti Dio e sette nell'altra tavola riguardanti il prossimo.

Nella seconda tavola perciò il primo comandamento è: Onora tuo padre e tua madre; il secondo: Non commettere adulterio; il terzo: Non uccidere; il quarto: Non rubare; il quinto: Non dire falsa testimonianza; il sesto: Non desiderare la moglie del tuo prossimo; il settimo: Non desiderare la roba del tuo prossimo.

Aggiungiamo questi comandamenti ai tre che riguardano l'amore di Dio, se vogliamo cantare un canto nuovo nel salterio a dieci corde.

8 - Vecchio e nuovo uomo, vecchio e nuovo cantico

Faccia attenzione la vostra Carità, perché dica solamente ciò che suggerisce il Signore.

Il popolo giudeo ricevette la Legge, ma non osservò le cose scritte nel decalogo; ( Rm 2,17-24 ) e chi obbediva, lo faceva per timore del castigo, non per amore della giustizia.

Portava il salterio ma non cantava.

[ Portare il salterio ] per chi canta è un piacere, per chi teme è un peso.

Perciò il vecchio uomo o non l'osserva o l'osserva per timore, non per amore della santità, non per il piacere della castità, non per la temperanza della carità, ma per timore.

È uomo vecchio e l'uomo vecchio può cantare il canto vecchio, non il nuovo.

Perché abbia la possibilità di cantare un canto nuovo, divenga uomo nuovo.

Come possa divenire uomo nuovo, ascolta non me ma l'Apostolo che dice: Spogliatevi del vecchio uomo e rivestitevi del nuovo. ( Ef 4,22.24; Col 3,9-10 )

E perché nessuno pensi che dicendo: Spogliatevi del vecchio uomo e rivestitevi del nuovo bisogna deporre qualcosa e prenderne qualcun'altra, quando comanda di cambiare uomo, soggiunge dicendo: Perciò deponendo la menzogna, dite la verità. ( Ef 4,25 )

Questo significa: Spogliatevi dell'uomo vecchio e rivestitevi del nuovo.

Questo voleva dire: Cambiate il comportamento.

Prima amavate il mondo, ora amate Dio.

Amavate le frivolezze del peccato, i piaceri temporali, ora amate il prossimo.

Se lo fate con amore, cantate il canto nuovo.

Se lo fate con timore, ma lo fate, portate sì il salterio, ma ancora non cantate.

Se invece non lo fate, gettate via il salterio.

È certo meglio anche soltanto il portarlo che il gettarlo via.

Ma è ancora meglio cantare con gioia che portarlo con peso.

Non si perviene al canto nuovo se già non si canta con gioia.

Chi lo porta con timore è ancora nel vecchio canto.

Fate attenzione, fratelli, al significato di quanto dico.

Non si è messo d'accordo con il suo avversario ( Mt 5,25 ) chi ancora agisce con timore.

Teme infatti che Dio venga e lo condanni.

Non lo delizia ancora la castità, non lo delizia ancora la giustizia, ma comunque, temendo il giudizio di Dio, si astiene dalle cattive azioni.

Non disprezza proprio la concupiscenza che infuria in lui.

Non lo delizia ancora ciò che è bene.

Non ha ancora la delicatezza per cantare il canto nuovo ma, da vecchio uomo, teme il castigo.

Non ancora si è messo d'accordo con l'avversario.

9 - Ama Dio come è, non come vorresti che fosse

Tali uomini vengono per lo più ingannati da un modo di ragionare simile a questo: "Per quanto possibile, Dio non ci dovrebbe minacciare, non dovrebbe venire a dare a tutti il perdono, a condonare tutti, e poi, venendo, non mandare nessuno alla geenna!".

Perché egli è iniquo, vuole un Dio iniquo.

Dio vuole che tu diventi come lui, e tu vorresti farti un Dio simile a te.

Accetta Dio come è, non come vuoi che sia.

Sei perverso e vuoi un Dio come sei tu, non come è lui.

Se lo accettassi come è, ti correggeresti e adatteresti il tuo cuore a quella misura, allontanandoti dalla quale sei diventato tortuoso.

Accetta Dio come è, amalo come è.

Egli non ti ama come sei, anzi ti odia come sei.

Perciò ha pietà di te, perché ti odia come sei per farti come ancora non sei.

Perché ti faccia, ho detto, come ancora non sei.

Infatti non ti ha promesso di farti come è lui.

Sarai come è lui, ma in un certo modo, cioè simile a Dio come una sua immagine, ma non alla stessa maniera in cui è sua immagine il Figlio.

Infatti anche tra gli uomini le immagini sono diverse.

Il figlio di un uomo reca l'immagine del padre suo, ed è la stessa cosa che il padre suo, perché è uomo come il padre suo.

Nello specchio invece la tua immagine non è la stessa cosa che te.

Altra infatti è la tua immagine nel figlio, altra nello specchio.

Nel figlio c'è la tua immagine secondo l'uguaglianza della sostanza, nello specchio invece quanta differenza c'è con la tua sostanza!

E tuttavia c'è una certa immagine tua, benché non tale quale c'è nel figlio tuo secondo la sostanza.

Così nella creatura l'immagine di Dio non è come quella che è nel Figlio che è uguale al Padre, cioè Dio, Verbo di Dio, per il quale sono state fatte tutte le cose. ( Gv 1,1-3 )

Riprendi perciò la somiglianza con Dio che hai perduto con le cattive azioni.

Come l'immagine dell'imperatore in un senso è nella moneta, in un altro è nel figlio - tutte e due sono immagini, ma in un senso diverso è impressa nella moneta: in un senso si ha l'immagine dell'imperatore nel figlio, in un senso in una moneta d'oro - così anche tu sei moneta di Dio; ma migliore di quella perché, avendo l'intelletto e una forma di vita, sei moneta di Dio in maniera tale che sai anche di chi porti l'immagine e ad immagine di chi sei stato fatto, mentre la moneta non si rende conto di portare l'immagine del re.

Perciò, come avevo cominciato a dire, Dio ti odia come sei, ma ti ama come vuole che tu sia e perciò ti esorta a cambiare.

Mettiti d'accordo con lui e comincia anzitutto a volere il bene e ad odiarti per come sei.

Questo sia per te l'inizio dell'accordo con la Parola di Dio: cominciare anzitutto ad odiarti per come sei.

Quando avrai cominciato anche tu ad odiarti per come sei, come Dio ti odia per come sei, già cominci ad amare Dio per come egli è.

10 - Il malato e il medico

Guardate il malato. Il malato si odia in quanto malato; da qui inizia a mettersi d'accordo con il medico.

Perché anche il medico lo odia per come è.

Per questo vuole che diventi sano, perché lo odia febbricitante, e il medico è accanito avversario della febbre per liberare l'uomo.

Così l'avarizia, la libidine, l'odio, la passione, la lussuria, le frivolezze degli spettacoli, sono le febbri della tua anima.

Le devi odiare come le odia il medico.

Con questo ti metti d'accordo con il medico, ti fidi del medico e ascolti volentieri i comandi del medico, fai volentieri quanto comanda il medico, e con l'inizio della sanità cominciano a piacerti anche i suoi comandi.

Quanto è odioso il cibo per i malati quando vengono nutriti?

I malati ritengono più penoso il momento della nutrizione di quello di un attacco di febbre.

E tuttavia, d'accordo con il medico, si fanno forza e, benché contro voglia e con sforzo, si vincono e prendono qualcosa.

Con quanta avidità, una volta che staranno bene, mangeranno molto più cibo, mentre ora che sono malati prendono appena qualcosa?

Ma perché questo? Perché odiavano la febbre che avevano e si erano messi d'accordo con il medico e il medico e il malato combattevano insieme la febbre.

Quando perciò anche noi diciamo queste cose, non odiamo se non le vostre febbri, anzi la stessa Parola di Dio odia in voi le vostre febbri; perciò dovete mettervi d'accordo con essa.

Che cosa siamo noi se non persone che debbono essere liberate al pari di voi, che debbono essere sanate al pari di voi?

11 - Non fornicare

Ora fate attenzione non a me, ma alla Parola di Dio.

Non adiratevi contro la vostra medicina: non ho trovato altra via per cui passare.

Sono arrivato alla quinta corda, io che sto pizzicando il salterio a dieci corde.

Dovevo forse saltare la quinta corda? Anzi la farò vibrare più intensamente.

In essa infatti vedo caduta quasi tutta l'umanità, in essa soprattutto la vedo dibattersi.

Pizzicando quella corda che cosa dico?

Non commettete adulterio tradendo le mogli, allo stesso modo che voi non volete che le vostre mogli commettano adulterio tradendo voi.

Non andate voi dove non volete che esse vi seguano.

Capziosamente cercate di scusarvi dicendo: "Vado forse dalla moglie di qualcuno? Io vado dalla mia serva".

Vuoi che tua moglie ti dica: "Vado forse dal marito di qualcuna? Io vado dal mio servo"?

Tu dici: "Non è moglie di nessuno la donna da cui vado".

Vuoi forse che ti si dica: "Non è marito di nessuna l'uomo da cui vado"?

Non sia mai che tua moglie dica così.

È meglio che si rattristi per te anziché ti imiti.

Lei è casta e santa donna e veramente cristiana; si affligge per il fatto di avere un marito adultero, e non si affligge per motivi carnali, ma perché è animata da carità; se vuole che tu non faccia queste cose, non lo vuole perché lei non le fa, ma perché non ti sono di giovamento.

Infatti se lei non le fa perché non le faccia neanche tu, dal momento che tu le fai, le farebbe anche lei.

Se deve a Dio, se deve a Cristo il debito di fedeltà che tu esigi e rimane fedele perché a lei lo comanda il Signore, anche se il marito è adultero, lei offre ugualmente a Dio la sua castità.

Cristo infatti parla nel cuore delle sante donne, parla interiormente ove il marito non può ascoltare, perché non ne è degno se è in quella situazione.

Parla dunque Cristo interiormente e dice e consola la sua figlia con queste o simili parole: "Ti affliggi per le ingiurie che ti reca il tuo marito, per quello che ti ha fatto?

Rammaricati, ma non imitarlo, così da comportarti male anche tu, anzi sia lui ad imitarti nel bene.

In quelle cose in cui si comporta male, non ritenere lui tuo capo, ma me".

Infatti se il marito fosse il suo capo anche nel cattivo comportamento, il corpo dovrebbe seguire il suo capo e ambedue cadrebbero nel precipizio.

Per non seguire il suo cattivo capo si volga al capo della Chiesa, Cristo.

Offrendo a lui la sua castità, affidando a lui il suo onore, sia il marito assente sia presente, lei non pecca, perché mai è assente colui verso il quale ha l'obbligo di non peccare.

12 - La castità che si richiede alla donna la può osservare anche l'uomo

Comportatevi così, fratelli, affinché possiate accordarvi con l'avversario.

Non sono amare le cose che dico o, se sono amare, portano alla guarigione.

Anche se è amara questa medicina, venga presa.

Poiché le viscere sono in pericolo, venga bevuta, ancorché amara.

È preferibile una passeggera amarezza in bocca ad un eterno tormento nelle viscere.

Cambiate perciò. Chiunque di voi non osservava questo bene della castità, ora l'osservi.

Non dite: "Non si può osservare".

È vergognoso, fratelli, è turpe che l'uomo dica di non poter osservare ciò che la donna può osservare.

È un delitto che l'uomo dica: "Non posso".

Ciò che può la donna non può l'uomo? E che, non è anche lei fatta di carne?

Per prima è stata ingannata dal serpente.

La castità delle vostre mogli vi dimostra che è possibile fare ciò che voi non volete fare e dite che non è possibile fare.

Ma forse dirai che lei lo può fare più facilmente perché ha molte più difese: il comando della legge, la vigilanza del marito, la stessa paura delle leggi civili.

Una grande protezione è costituita anche dal suo senso di riservatezza e di pudore.

I molti mezzi di difesa fanno una donna più casta; la virilità faccia l'uomo più casto.

La donna ha bisogno di maggiori mezzi di difesa perché è più debole.

Essa si vergogna in vista del marito, tu non ti vergogni per motivo di Cristo?

Tu sei più libero perché sei più forte.

Poiché vinci facilmente, sei affidato a te stesso.

Sulla donna influiscono la vigilanza del marito, il timore delle leggi, la consuetudine dei costumi, un maggior senso di riservatezza.

Su di te Dio, soltanto Dio.

Trovi infatti facilmente uomini simili a te, davanti a cui non temi di arrossire, perché molti si comportano così.

E l'umanità è tanto perversa che qualche volta c'è da temere che un uomo casto debba arrossire tra tutti gli altri impudichi.

Pertanto non cesso di pizzicare questa quinta corda per la perversa consuetudine che appesta, come ho detto, tutto il genere umano.

Se qualcuno tra voi commettesse un omicidio, che Dio non lo permetta, voi lo vorreste cacciare via dalla patria e, se possibile, allontanarlo immediatamente.

Se qualcuno commettesse un furto lo odiereste e non vorreste neanche vederlo.

Se qualcuno testimoniasse il falso lo disprezzereste e non lo considerereste neanche più un uomo.

Se qualcuno bramasse le cose altrui sarebbe tacciato da rapinatore e disonesto.

Se qualcuno invece si è divertito turpemente con le sue serve, viene rispettato, bene accolto, la colpa che ne ferisce l'anima passa per gioco.

Ecco al contrario, un tale che dice di essere casto, di non commettere adulterio, e si è certi che non lo fa: si vergogna perfino di accostarsi a quelli che non si comportano come lui, perché lo insultano, lo deridono, gli dicono che non è un uomo.

Fino a questo punto è arrivata la perversità umana, che chi è vinto dalla libidine è ritenuto uomo, mentre non sarebbe uomo chi è vincitore della libidine.

Esultano per essere trionfatori, e non sono uomini; giacciono abbattuti, e sono uomini!

Se assistessi ad uno spettacolo nell'anfiteatro, chi ti sembrerà più forte, chi rimane steso sotto la belva o chi uccide la belva?

13 - La lotta interiore dell'uomo

Ma per il fatto che trascurate la lotta interiore - mentre al contrario le lotte esteriori vi entusiasmano - non volete appartenere al canto nuovo, ove si dice: Chi addestra le mie mani alla battaglia e le mie dita alla guerra. ( Sal 144,1 )

C'è una guerra che l'uomo fa con se stesso, quando lotta contro le cattive concupiscenze, frena l'avarizia, elimina la superbia, soffoca l'ambizione, spegne la libidine.

Se nell'intimo intraprenderai queste lotte, non sarai vinto esternamente.

Per questo le vostre mani vengano addestrate alla battaglia e le vostre dita alla guerra.

Non è la stessa cosa nei vostri spettacoli.

Negli spettacoli dell'anfiteatro il gladiatore è diverso da chi suona la cetra; una cosa fa il gladiatore, un'altra chi suona la cetra.

Nello spettacolo di Dio unica è la persona.

Tocca le dieci corde e ucciderai le belve: fai insieme tutte e due le cose.

Tocchi la prima corda, con la quale si comanda di adorare un solo Dio, ( Es 20,2-5 ) cade la bestia della superstizione.

Tocchi la seconda corda con la quale non pronunci erroneamente il nome del Signore tuo Dio, ( Es 20,7 ) cade la bestia dell'errore delle nefande eresie che hanno creduto falsamente.

Tocchi la terza corda, per cui qualunque cosa fai la fai nella speranza del riposo futuro, ( Es 20,8 ) viene uccisa la bestia, più crudele delle altre, dell'attaccamento a questo mondo.

Per amore di questo mondo infatti gli uomini si affaticano in tutti i loro affari.

Tu invece impegnati in ogni tua opera buona, non per amore di questo mondo, ma per il riposo eterno che ti promette Dio.

Vedi come contemporaneamente fai ambedue le cose: suoni le corde e uccidi le bestie; cioè sei insieme suonatore di cetra e gladiatore.

Non vi dilettano tali spettacoli, dove ci conquistiamo l'attenzione, non di un organizzatore di spettacoli, ma quella del Redentore?

Onora tuo padre e tua madre: ( Es 20,12 ) tocchi la quarta corda riguardante il rispetto verso i genitori; cade la bestia dell'empietà.

Non commettere adulterio: ( Es 20,14 ) tocchi la quinta corda, cade la bestia della libidine.

Non uccidere: ( Es 20,13 ) tocchi la sesta corda, cade la bestia della crudeltà.

Non rubare: ( Es 20,15 ) tocchi la settima corda, cade la bestia della rapacità.

Non testimoniare il falso: ( Es 20,16 ) tocchi l'ottava corda, cade la bestia della falsità.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo: ( Es 20,17 ) tocchi la nona corda, cade la bestia del desiderio dell'adulterio.

Altro infatti è non fare qualcosa di tal genere con altra donna all'infuori della propria moglie, altro è non desiderare la moglie di un'altra persona.

Perciò sono due precetti diversi: Non commettere adulterio ( Es 20,14 ) e: Non desiderare la moglie del tuo prossimo. ( Es 20,17 )

Non desiderare la roba del tuo prossimo: ( Es 20,17 ) tocchi la decima corda, cade la bestia della cupidigia.

Cadute tutte le bestie, ti trovi sicuro e innocente nell'amore di Dio e in mezzo alla società umana.

Quante bestie uccidi toccando le dieci corde!

Molti capi infatti si nascondono sotto questi vizi capitali.

Nelle singole corde non uccidi singole bestie, ma greggi di bestie.

Facendo in questo modo canterai il canto nuovo con amore, non con timore.

14 - Non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te

Non dire fra te e te, quando avresti voglia di piaceri sensuali: "Non ho moglie; faccio ciò che voglio; non pecco mica tradendo mia moglie!".

Conosci già quanto costi, conosci già a che cosa ti accosti, che cosa mangi, che cosa bevi, anzi chi mangi, chi bevi.

Astieniti dalle fornicazioni. ( 1 Ts 4,3 )

Non dirmi: "Ma io vado in un bordello, da una meretrice, da una prostituta, e perciò non violo il precetto che dice: Non commettere adulterio, ( Es 20,14 ) perché ancora non ho moglie e perciò non la tradisco; né violo l'altro precetto: Non desiderare la moglie del tuo prossimo. ( Es 20,17 )

Io vado in un luogo aperto a tutti, in quale comandamento incorro?".

Non troveremo una corda da toccare? Non troveremo una corda con cui legare questo fuggitivo?

Non fugga, ha anche lui qualcosa da cui essere legato.

Ma ami, e il legame diventerà ornamento.

Lo troviamo nelle stesse dieci corde.

I dieci comandamenti infatti, come abbiamo già sentito, si riducono ai due del l'amore di Dio e del prossimo, ( Lc 10,27 ) e questi due ad uno solo.

E quest'uno è: Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. ( Tb 4,16; Mt 7,12; Lc 6,31 )

In questa frase sono racchiusi i dieci comandamenti, sono racchiusi i due precetti.

15 - Sei tempio di Dio

Ma obietti: "Se rubo, faccio ciò che non voglio sia fatto a me;

se uccido, faccio ciò che non voglio mi sia fatto da un altro;

se non rispetto i miei genitori, mentre voglio che i miei figli mi rispettino, faccio ciò che non voglio mi si faccia;

se sono adultero e faccio qualcosa di tal genere, faccio ciò che non voglio venga fatto a me - infatti se lo si chiede a chiunque, risponderà: Non voglio che mia moglie faccia qualcosa di simile -;

se desidero la moglie del mio prossimo, non voglio però che qualcuno desideri la mia, faccio quindi ciò che non voglio mi si faccia;

se desidero la roba del mio prossimo, non voglio che mi venga tolta la mia, perciò faccio ciò che non voglio mi si faccia.

Quando invece vado da una meretrice, a chi faccio il danno, che non voglio venga fatto a me?".

Lo fai allo stesso Dio, e ciò è più grave.

Cercate di capire, fratelli. Il comando: Ciò che non vuoi venga fatto a te non lo fare ad un altro ( Tb 4,16 ) si riferisce ai due precetti.

In che modo si riferisce ai due precetti? Se non fai ad un uomo ciò che non vuoi ti venga fatto da un altro uomo, questo riguarda il precetto del prossimo, l'amore verso il prossimo, le sette corde.

Se invece ciò che non vuoi ti venga fatto da un uomo tu lo vuoi fare allo stesso Dio, che significa questo?

Non fai ad un altro ciò che non vuoi venga fatto a te?

Ti preoccupi più dell'uomo che di Dio? "Ma in che modo - mi risponderà - ciò che faccio lo faccio allo stesso Dio?".

Corrompi te stesso. "E in che modo faccio ingiuria a Dio corrompendo me stesso?".

Allo stesso modo con cui ti offende chi volesse prendere a sassate una tua pittura, nella quale è impressa la tua immagine e che tieni per vanità in casa tua per un tuo onore fatuo: una pittura che non sente né parla né vede.

Se qualcuno la prendesse a sassate, non offenderebbe te?

Quando però, con fornicazioni e l'avvilente libidine, corrompi in te l'immagine di Dio che sei tu stesso, ti metti a considerare che non vai dalla moglie di alcuno, che non tradisci tua moglie, tu che non sei sposato!

E non fai attenzione a colui con cui hai profanato l'immagine con le illecite voglie della fornicazione?

Insomma Dio che sa ciò che ti è utile, che veramente si prende cura dei suoi servi per il loro interesse, non per il proprio - egli non ha bisogno dell'aiuto dei suoi servi, tu piuttosto hai bisogno dell'aiuto del tuo Signore - lo stesso Signore dunque che sa ciò che ti è utile, ti ha concesso una moglie, nulla più.

Questo ha comandato, così ha stabilito, perché tu, che hai cominciato ad essere suo tempio, non andassi in rovina per le illecite voglie.

Queste affermazioni sono forse mie? Ascoltate l'Apostolo: Non sapete che siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi? ( 1 Cor 3,16 )

Queste parole le rivolge ai cristiani, queste parole le rivolge ai fedeli: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?

Che se uno manda in rovina il tempio di Dio, Dio manda in rovina lui? ( 1 Cor 3,17 )

Vedete che cosa viene minacciato? Non vuoi che vada in rovina la tua casa: perché mandi in rovina la casa di Dio?

Facendo così, non fai a qualcuno ciò che non vuoi si faccia a te?

Non ha via di scampo; è legato, lui che credeva di non poter essere legato!

Tutti i peccati degli uomini consistono o in depravate azioni disoneste o in azioni nocive.

Poiché non puoi danneggiare Dio con le azioni, lo offendi con azioni disoneste, lo offendi con le depravazioni, lo ingiuri nella tua persona.

Rechi ingiuria infatti alla sua grazia, al suo dono. ( 2 Cor 1,22 )

16 - Abbi verso Dio la fedeltà che pretendi dal tuo servo

Se tu avessi un servo, pretenderesti che il tuo servo ti servisse.

Tu allora servi al tuo Dio, che è un padrone migliore di te.

Il tuo servo non l'hai fatto tu, lui ha fatto sia te che il tuo servo.

Vuoi che ti serva uno che è stato fatto insieme a te e non vuoi servire a colui dal quale sei stato fatto?

Mentre tu vuoi che ti serva il tuo servo, che è un uomo, e non vuoi servire al tuo Signore, fai a Dio ciò che tu non vuoi ti si faccia. ( Tb 4,1-6 )

Perciò quest'unico comandamento comprende i due, i due comprendono i dieci, i dieci comprendono ogni cosa.

Cantate perciò nel salterio a dieci corde il canto nuovo. ( Sal 33,2-3; Sal 144,9 )

Perché possiate cantare il canto nuovo, siate uomini nuovi.

Amate la giustizia: ha una sua propria bellezza.

Non la volete vedere perché amate qualche altra cosa.

Se non amaste qualche altra cosa, certamente la vedreste.

Perché riuscite a vederla quando la esigete?

Perché lodi la fedeltà quando la esigi dal tuo servo?

Quanto è bella la fedeltà!

Ma allora è bella, quando si esige dal servo; allora si vede, quando la si richiede in un altro.

Quando invece si esige da te, non si vede.

Vedi l'oro, non vedi la fedeltà.

Come l'oro riluce agli occhi del corpo, così la fedeltà riluce agli occhi del cuore.

Tu apri ad essa gli occhi del cuore, quando vuoi che il tuo servo te la mostri.

E se te la mostra, tu lodi il servo e lo magnifichi e dici: "Ho un ottimo servo, ho un grande servo, ho un servo fedele".

Ciò che lodi nel servo non lo dimostri al Signore e questa è cosa empia perché tu vuoi avere un servo migliore di quanto tu non sia nei confronti di Dio.

Dio comanda al tuo servo di comportarsi bene nei tuoi confronti.

Come comanda alla tua moglie di non essere adultera, anche se tu sei adultero, così comanda al tuo servo di servirti, anche se tu non servi al tuo Dio.

Ma rifletti a tutto questo in maniera che torni a tuo ammonimento, non a tua rovina.

Infatti quel servo deve a Dio, non a te, il fatto che giustamente ti serve, mentre tu non lo meriteresti, il fatto cioè che ti serve bene anche se non ne sei degno e ti serve fedelmente e onestamente ti ama.

È giusto pertanto che anche tu rifletta che dipendi dal Signore; per grazia del quale anche il tuo servo pensa che deve servirti.

Adempi dunque quanto è stato detto: Ciò che non vuoi venga fatto a te, non farlo ad altri. ( Tb 4,16 )

Quando dici "altri" pensa a tutti e due, sia al prossimo che a Dio.

Canta nel salterio a dieci corde, canta il canto nuovo, accordati con la Parola di Dio mentre è con te per la via.

Mettiti d'accordo presto con il tuo avversario, ( Mt 5,25; Lc 12,58 ) per non arrivare in disaccordo davanti al giudice.

Se fai quanto hai ascoltato, ti sei messo d'accordo con lui.

Se non lo fai, ancora sei in lite con lui e non hai ancora fissato con lui fino a quando vorrai farlo.

17 - Guardarsi dai peccati lievi

Perché possiate mettervi d'accordo, rifuggite dalle abominevoli depravazioni, dalle detestabili inchieste giudiziarie, dagli astrologi, dagli aruspici, dagli indovini, dagli àuguri, dai culti sacrileghi; rifuggite, per quanto potete, dagli spettacoli frivoli.

Se delle seduzioni mondane cercano di insinuarsi nella vostra anima, applicatevi alle opere di misericordia, attendete all'elemosina, al digiuno, alla preghiera.

Con questi mezzi infatti vengono rimessi i peccati quotidiani, che non possono non insinuarsi nell'anima, a causa della fragilità umana.

Non trascurarli perché sono meno gravi, ma temi per il fatto che sono molti.

Fate attenzione, fratelli miei. Sono lievi, non sono gravi.

Non è una bestia grande come un leone, che possa scannarti con un solo morso.

Ma la maggior parte delle volte anche gli animaletti piccoli, se molti, possono uccidere.

Se uno viene gettato in un luogo pieno di pulci, non vi muore forse?

Non sono grandi, ma la natura umana è debole e può essere uccisa anche da animali minutissimi.

Così anche i piccoli peccati; voi fate osservare che sono piccoli: state attenti, però, perché sono molti.

Quanto sono fini i granelli di sabbia!

Ma se in una nave ce se ne mettono troppi la sommergono fino a farla colare a picco.

Quanto sono minute le gocce della pioggia! Tuttavia non fanno straripare i fiumi e crollare gli edifici?

Perciò non trascurate questi piccoli peccati.

Ma direte: "E chi può essere senza di essi?".

Perché tu non dicessi questo - poiché veramente nessuno potrebbe - Dio misericordioso, vedendo la nostra fragilità, pose contro di essi dei rimedi.

Quali sono i rimedi? Le elemosine, i digiuni, le preghiere: sono questi tre.

Perché tu possa pregare con sincerità, bisogna fare elemosine perfette.

Quali sono le elemosine perfette? Queste: che quanto ti abbonda lo dia a chi non l'ha, e quando qualcuno ti offende, lo perdoni.

18 - I peccati lievi vengono cancellati dalle elemosine

Non crediate però, fratelli, che si possano commettere ogni giorno adulterii, da potersi poi rimettere con elemosine quotidiane.

Per rimettere i peccati più gravi non bastano le elemosine quotidiane.

Una cosa è quando devi cambiare vita, un'altra è quando la devi perfezionare.

La prima occorre cambiarla, così che se eri adultero, ora devi volere non esserlo più; se fornicavi, devi non fornicare più; se eri omicida, devi non essere più omicida; se andavi dall'astrologo o commettevi simili pratiche pestilenziali, ora devi smetterla.

O credi forse che questi peccati, se non si smette di farli, possono essere cancellati dalle quotidiane elemosine?

Io intendo per peccati giornalieri quelli che vengono commessi facilmente con la lingua, come è una parola aspra, oppure quando qualcuno cade in un riso smoderato o in qualche frivolezza quotidiana di questo genere.

Si commettono peccati anche nelle cose lecite.

Se si eccede nel modo di unirsi alla propria moglie, necessario per la procreazione dei figli, già è peccato.

Per questo infatti si prende moglie; ciò è indicato anche dalle tavolette, dove è scritto: per procreare figli.

Quando tu vuoi possedere tua moglie più di quanto lo richieda la necessità di procreare figli, è già peccato.

Ma anche questi tali peccati vengono rimessi dalle quotidiane elemosine.

Negli stessi cibi, che senza dubbio sono permessi, se eccedi nel modo e ne prendi più di quanto è necessario, pecchi.

Questi peccati di cui parlo sono quotidiani, ma tuttavia sono peccati, e non sono senza importanza, per il fatto che sono numerosi.

Poiché sono quotidiani e numerosi, occorre temere il danno derivante dal fatto che sono numerosi, anche se non quello derivante dal fatto che sono gravi.

Diciamo, fratelli, che questi peccati possono essere cancellati dalle quotidiane elemosine.

Fate, elemosine, e non vogliate trascurarle.

Guardate la vostra vita quotidiana formicolante di questi peccati, di quelli leggeri dico.

19 - Le tue elemosine siano generose

Quando fai l'elemosina, non farla con superbia e non pregare come il fariseo nel Vangelo.

Che cosa diceva costui? Digiuno due volte la settimana, pago la decima di tutto quanto possiedo. ( Lc 18,12 )

Ma ancora non era stato sparso il sangue del Signore!

È stato sborsato per noi un così caro prezzo; ( 1 Cor 6,20 ) eppure non diamo neppure quanto dava il fariseo.

In un altro passo il Signore dice apertamente: Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. ( Mt 5,20 )

Quelli danno la decima parte; tu, se dai una centesima parte, ti glori di aver fatto qualcosa di grande.

Prendi nota di quanto l'altro non fa e non di quanto Dio ti comanda di fare.

Fissi i limiti del tuo agire paragonandoti con chi è peggiore di te, non in base a quanto ti ha comandato colui che è migliore di te.

Non per il fatto cheil peggiore di te non fa nulla, tu per questo fai qualcosa di grande.

Ma poiché ci si congratula per una qualunque pur minima vostra opera di bene - poiché tanta è la vostra sterilità nel fare il bene, che si gode anche di quel poco che fate - tranquillamente voi vi lusingate per i piccolissimi granelli delle vostre elemosine, e dimenticate i mucchi dei vostri peccati.

Hai tirato fuori forse un non so che di piccolo che l'altro o non aveva o non ha mostrato anche se l'aveva.

Non guardare dietro a te, a chi non lo fa, ma guarda che cosa Dio ti comanda di fare.

Insomma, perché nell'aspirare alle cose di questo mondo non vi basta guardare coloro che avete superato, ma volete essere ricchi, uguali a quelli più ricchi di voi?

Non guardate quanti più poveri di voi avete scavalcato: volete superare i più ricchi di voi.

Nelle elemosine però si mette un limite.

In questo caso si dice: "Fin dove arrivo?", mentre nell'altro non si dice: "Di quanti ricchi sono più ricco?".

Non si guarda alle necessità degli innumerevoli mendicanti, non si fa caso alla moltitudine dei poveri che stanno peggio, ma si pongono davanti agli occhi i pochi ricchi che sono avanti.

Perché nel fare l'opera buona non si guarda a Zaccheo, che diede metà dei suoi beni ai poveri? ( Lc 19,8 )

Ma si è costretti ad augurarsi che almeno si guardi all'esempio del fariseo, che dava la decima parte di tutto quanto possedeva.

20 - Pretesti per non fare elemosine

Non aver riguardo ai tesori effimeri, ai tesori evanescenti.

Non voler accrescere il denaro con il pretesto della pietà: "Li conservo per i miei figli".

Astuto pretesto! Li conserva per i suoi figli. Vediamo.

Tuo padre li conserva per te, tu li conservi per i tuoi figli, i tuoi figli per i loro figli, e così per tutte le altre generazioni; ma nessuno osserverà i comandi di Dio.

Perché non affidi piuttosto tutte le tue cose a colui che ti ha tratto dal nulla?

Chi ti ha creato, egli stesso ti mantiene con le cose che ha fatto, egli manterrà anche i tuoi figli.

Non affidi i tuoi figli al tuo patrimonio con maggior sicurezza che al tuo Creatore.

E gli uomini mentiscono anche: dannosa è l'avarizia.

Gli uomini vogliono ammantarsi del pretesto della pietà e mostrarsi innocenti, cosicché appaia che conservano per i figli ciò che invece conservano per avarizia.

Sapete infatti che normalmente succede così: si dice di qualcuno: "Perché non fa l'elemosina?

Perché conserva i suoi beni per i suoi figli".

Poniamo il caso che perda un figlio.

Se conservava i beni per i figli, gli faccia portare dietro la sua parte.

Perché invece se la tiene nel sacchetto, mentre allontana il figlio dal cuore?

Dagli ciò che è suo, dagli ciò che conservavi per lui. "È morto" risponderà.

Ma si è presentato a Dio, la sua parte spetta ai poveri.

Spetta a colui davanti al quale si è presentato.

Spetta a Cristo: a lui difatti si è presentato.

E Cristo ha detto: Chi ha fatto qualcosa ad uno di questi più piccoli, l'ha fatta a me e chi non ha fatto qualcosa ad uno di questi più piccoli, non l'ha fatta a me. ( Mt 25,40.45 )

Che cosa dici ora? "Conservo la sua parte per i suoi fratelli".

Se lui vivesse non l'avrebbe divisa con i suoi fratelli. O fede morta! ( Gc 2,17 )

È morto il tuo figlio. Qualunque scusa porti, devi dare al morto quanto conservavi per lui vivo.

"Mio figlio è morto, tuttavia la parte spettante al mio figlio la conservo per i suoi fratelli".

Così, credi che è morto? Se per lui Cristo non fosse morto, allora sì che tuo figlio sarebbe veramente morto.

Ma se hai la fede, il tuo figlio vive.

Sì che vive; non è morto, ma ti ha preceduto.

Con quale faccia ti presenterai al tuo figlio che ti ha preceduto, se a lui che ti ha preceduto non mandi in cielo la sua parte?

O forse non la si potrà mandare in cielo? Sì che la si può.

Ascolta il Signore che dice: Fatevi tesori in cielo. ( Mt 6,20 )

Se perciò quel tesoro viene custodito con maggior sicurezza in cielo, non bisognerà allora mandarlo al figlio, per il fatto che, se mandato, non andrà perduto?

Lo si tiene qui dove può perire e non lo si manda là dove Cristo ne è il custode?

I beni che tieni qui e che non vuoi mandare dove è tuo figlio a chi li affidi? Ai tuoi amministratori e procuratori.

Affidi ai tuoi amministratori la parte del tuo figlio che ti ha preceduto e non l'affidi a Cristo davanti al quale ti ha preceduto?

O forse per te il tuo amministratore è più capace e Cristo meno capace?

21 - Non è sufficiente essere cristiani di nome

Vedete bene, quindi, fratelli, che è una bugia quanto dicono alcuni: "Li conservo per i miei figli".

È una bugia, fratelli miei, è una bugia. La verità è che sono avari.

Almeno in questa maniera vengano costretti a confessare ciò che non vogliono fare, mentre si vergognano di tacere quello che sono.

Tirino fuori [ il male ], vomitino nella confessione quanto portano dentro.

Hanno lo stomaco gonfio, ubriachi d'iniquità.

La confessione la vomita fuori, ma si stia attenti a non ritornare al vomito, come i cani. ( Pr 26,11; 2 Pt 2,22 )

Siate cristiani, perché è troppo poco chiamarsi cristiani.

Quanto spendete per gli istrioni? Quanto per i gladiatori? Quanto per le maschere oscene?

Voi date a coloro che vi uccidono; con l'esibizione di quegli spettacoli infatti uccidono le vostre anime.

E dissennatamente gareggiate a chi più spende.

Se aveste la mania di gareggiare a chi più ammucchia, non dovreste essere scusati.

Gareggiare a chi più ammucchia è segno di avarizia; gareggiare a chi più spende è segno di prodigalità.

Dio non ti vuole né avaro né scialacquatore.

Vuole che assicuri quanto hai, non che lo getti via.

Gareggiate a chi vince nel male, non vi date da fare per essere il migliore.

E fosse vero che non vi diate da fare per essere il peggiore!

E dite: "Siamo cristiani". Sprecate le vostre sostanze per ingraziarvi la gente e ve le tenete [ mentre dovreste darle in elemosina ], contrariamente ai dettami [ cristiani ].

Cristo non comanda, Cristo chiede, Cristo ha bisogno.

Ho avuto fame, dice Cristo, e non mi avete dato da mangiare. ( Mt 25,42 )

Ha voluto aver bisogno per te, perché tu avessi dove seminare i beni terreni ( 2 Cor 8,9 ) che ti ha dato e potessi raccogliere la vita eterna.

Non vogliate essere pigri e tranquilli a vostro danno.

Correggete il vostro comportamento, riscattate i peccati.

Se già vi comportate così, ringraziatene Dio, ( 1 Ts 5,18 ) dal quale avete ricevuto la grazia di vivere rettamente.

E il vostro rendere grazie a Dio non sia offesa per coloro che ancora non vivono rettamente, ( Lc 18,11 ) ma incoraggiamento, attraverso il vostro modo di comportarvi.

Facendo così avrete la giustizia perfetta, per quanto è possibile in questa vita.

Applicandovi alle opere buone, alle preghiere, ai digiuni, alle elemosine per i peccati lievi e astenendovi da quelli gravi, siete in accordo con l'avversario e potete dire tranquillamente nella preghiera: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. ( Mt 6,12 )

Avete infatti bisogno di essere giornalmente perdonati, come avete l'occasione di perdonare giornalmente.

Così, camminando sereni per la via, non temerete le rapine del diavolo, perché Cristo ha fatto di se stesso via ( Gv 14,6 ) e comoda strada lastricata, che conduce alla patria.

Lassù ci sarà somma sicurezza, massima quiete; le stesse opere di misericordia cesseranno, perché non esisterà più la miseria della gente povera.

Sarà quello il sabato dei sabati e quanto qui desideriamo, lì troveremo. Amen.

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