Matteo

Capitolo 11

CEI 2008 - Audio Interconfessionale

IV. Il ministero del regno dei cieli

1. Sezione narrativa

1 Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Domanda di Giovanni Battista e testimonianza che gli rende Gesù

2 Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:
Lc 7,18-28
3 « Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? ».
Dt 18,15
Gv 1,21+
4 Gesù rispose: « Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete:
5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella,
Is 26,19
Is 29,18s
Is 35,5s
Is 61,1
Mt 8,3+
6 e beato colui che non si scandalizza di me ».
Mt 13,57
Gv 6,61
7 Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: « Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?
8 Che cosa dunque siete andati a vedere?
Un uomo avvolto in morbide vesti?
Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re!
Mt 3,1.5-6
9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta.
Mt 16,14+
Lc 1,76-79
10 Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te.
Ml 3,1
At 13,24-25
11 I verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
12 Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Lc 16,16
13 La legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni.
14 E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire.
Ml 3,23
Mt 17,11-13
15 Chi ha orecchi intenda.

Giudizio di Gesù sulla sua generazione

16 Ma a chi paragonerò io questa generazione?
Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:
Lc 7,31-35
17 Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
18 È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
Mt 3,4
Lc 1,15
19 È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere ».
Mt 8,20+
Mt 9,10-11
Gv 6,35+

Sventura alle città delle sponde del lago

20 Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite:
Lc 10,13-15
Gv 15,24
Gv 12,37
Mt 13,58
21 « Guai a te, Corazin! Guai a te Betsàida.
Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.
Dn 9,3
Gn 3,6
22 Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.
23 E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!
Is 14,13.15
Mt 10,15
24 Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua! ».

Il vangelo rivelato ai semplici. Il Padre e il Figlio

25 In quel tempo Gesù disse: « Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Lc 10,21-22
Mt 13,11
Gv 7,48-49
1 Cor 1,26-29
26 Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Mt 4,3+
Mt 16,17
Gv 3,11.35+
Gv 10,15
Gv 1,18
Sap 2,13

Gesù Signore dal giogo leggero

28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Sir 24,18
Sir 51,23-30
29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Os 10,11
Ger 6,16
Pr 3,17
Sal 34,19
Gal 5,1
30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero ».
At 15,10
Indice

Abbreviazioni
11,1 loro città: le città dei giudei.
11,2-12,50 Discussioni su Gesù
11,2-15 Elogio di Giovanni il Battista ( Lc 7,18-30 )
11,2 Per la prigionia di Giovanni, vedi Mt 14,3-4.
discepoli: una variante legge: « due dei suoi discepoli » ( cf. Lc 7,18 ).
Giovanni il battista credeva in Gesù?
11,3 L'espressione colui che deve venire designa il messia.
Senza dubitare assolutamente di Gesù, Giovanni Battista è sorpreso di vedere realizzarsi un tipo di Messia così differente da quello che egli attendeva
( cf. Mt 3,10-12 ).
11,5 Vedi Is 26,19; Is 29,18; Is 35,5-6; Is 42,7; Is 61,1.
ai poveri è predicata la buona novella: alla lettera: « i poveri sono evangelizzati » ( cf. Mt 4,23+; Lc 1,19+ ).
Con questa allusione agli oracoli di Isaia, Gesù mostra a Giovanni che le sue opere inaugurano veramente l'èra messianica, ma sotto forma di benefici e di salvezza e non di forza e di castigo ( cf. Lc 4,17-21 ).
11,6 scandalo: in greco significa "ostacolo".
Gesù lascia capire che Giovanni supererà questo ostacolo, mentre i nemici vi inciamperanno.
11,10 Citazione di Es 23,20 e Ml 3,1.
11,11 è più grande: per il solo fatto che appartiene al regno, mentre Giovanni, in quanto precursore, è rimasto sulla porta.
Questa parola oppone due epoche dell'opera divina, due « economie », senza per nulla svalutare la persona di Giovanni;
i tempi del regno trascendono totalmente quelli che lo hanno preceduto e preparato.
Chi è più grande di Giovanni il battista?
11,12 Versetto difficile da interpretare; altri traducono: "il regno di Dio incontra opposizione perché i violenti vi si oppongono".
La "violenza" di cui si parla può essere l'entusiasmo dei buoni o l'avversione dei cattivi.
Non può in ogni caso significare che l'ingresso nel Regno richieda qualche compromesso con la violenza, nel senso più comune del termine.
soffre violenza: espressione diversamente interpretata.
Può trattarsi:
1. della santa violenza di coloro che s'impadroniscono del regno a prezzo delle più dure rinunce;
2. della violenza malvagia di coloro che pretendono di stabilire il regno con le armi ( gli zeloti );
3. della tirannia delle potenze demoniache, o dei loro fautori terreni che pretendono di conservare l'impero di questo mondo e impedire l'affermazione del regno di Dio.
Infine alcuni traducono: « il regno dei cieli si fa strada con violenza », cioè si stabilisce con forza, a dispetto di tutti gli ostacoli.
Cosa significa che il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono?
11,14 Vedi Ml 3,23 ( e anche Mt 17,10-13 ).
La frase significa solo che Giovanni aveva lo zelo coraggioso dell'antico profeta.
In Gv 1,21 il Battista rifiuta di essere personalmente identificato con Elia.
Giovanni è venuto a chiudere l'economia dell'antica alleanza, succedendo all'ultimo dei profeti, Malachia, di cui compie l'ultima predizione ( Ml 3,23 ).
Giovanni il battista era Elia?
11,16-24 Severo giudizio di Gesù ( Lc 7,31-35; Lc 10,13-15 )
11,18 È indemoniato: è pazzo.
11,19 La sapienza divina che opera in Gesù avrà i suoi effetti, nonostante le incomprensioni.
Dopo sue opere, una variante legge: « per mezzo dei suoi figli » ( cf. Lc 7,35 ).
- Alla maniera di fanciulli imbronciati o musoni che respingono tutti i giochi che si offrono loro ( qui le feste di matrimonio e di sepoltura ),
i giudei rigettano tutte le proposte di Dio, sia la penitenza di Giovanni sia la condiscendenza di Gesù.
Eppure l'una e l'altra si legittimano per le diverse situazioni di Giovanni Battista e di Gesù in rapporto all'èra messianica ( cf. Mt 9,14-15; Mt 11,11-13 ).
- A dispetto della cattiva volontà degli uomini, il sapiente disegno di Dio si realizza e si giustifica da solo, con la condotta che esso ispira a Giovanni Battista e a Gesù.
Le « opere » di quest'ultimo in particolare, cioè i suoi miracoli ( v 2 ), sono la testimonianza che convince o condanna ( v 6 e vv 20-24 ).
Gesù è ancora accostato alla sapienza in Mt 11,28-30; Mt 12,42; Mt 23,34p;
Gv 6,35+; 1 Cor 1,24.
- Un'altra esegesi vede qui solo un proverbio la cui applicazione agli increduli annunzia che la loro falsa sapienza ( cf. v 25 ) raccoglierà i frutti che si merita, cioè i castighi divini ( vv 20-24 ).
11,20-21 Corazìn e Betsàida: città situate presso la sponda nord del lago di Tiberiade;
i vangeli non raccontano i miracoli che Gesù vi compì.
11,21 Tiro e Sidone: erano città fenicie, pagane. città che le minacce dei profeti avevano reso modelli di empietà ( Am 1,9-10; Is 23; Ez 26-28; Zc 9,2-4 ).
11,23 Vedi Is 14,13-15.
11,25-30 Inno di lode ( Lc 10,21-22 )
11,25: piccoli: coloro che, riconoscendo la propria pochezza, hanno lasciato che Dio aprisse loro il cuore.
Poiché questo brano ( vv 25-27 ) è senza un chiaro nesso con il contesto in cui Mt l'ha inserito ( cf. il suo posto diverso in Lc ), queste cose non si riferiscono a ciò che precede;
si devono intendere invece dei « misteri del regno » in generale ( Mt 13,11 ), rivelati ai « piccoli », i discepoli ( cf. Mt 10,42 ), ma tenuti nascosti ai « sapienti », i farisei e i loro dottori.
11,27 Gesù è l'unico che può veramente chiamare Padre il Signore del cielo e della terra, ma in questa familiarità egli introduce tutti.
La professione di relazioni intime con Dio ( vv 26-27 ) e l'invito a diventare discepoli ( vv 28-30 ) evocano parecchi passi dei libri sapienziali ( Pr 8,22-36; Sir 24,3-9
e Sir 24,18-20; Sap 8,3-4; Sap 9,9-18, ecc. ).
Gesù si attribuisce anche il ruolo della sapienza ( cf. Mt 11,19+ ), ma in una maniera eminente, non più come una personificazione, ma come una persona, il « Figlio » per eccellenza del « Padre » ( cf. Mt 4,3+ ).
Questo passo, di colore giovanneo ( cf. Gv 1,18; Gv 3,11.35; Gv 6,46; Gv 10,15, ecc. ), esprime nel fondo più primitivo della tradizione sinottica, come in Giovanni, la coscienza chiara che Gesù aveva dalla sua filiazione divina.
11,28 affaticati e oppressi: sotto il fardello della legge che le osservanze farisaiche sovraccaricano maggiormente ( Mt 23,4; cf. Mt 5,17+ ).
Il « giogo della legge » è una metafora frequente presso i rabbini
( vedere già Sof 3,9 LXX; Lam 3,27; Ger 2,20; Ger 5,5; cf. Is 14,25 ).
Sir ( Sir 6,24-30; Sir 51,26-27 ) l'utilizza già in un contesto di sapienza, con l'idea di lavoro facile e riposante.
11,29 Vedi Sir 51,27; Ger 6,16.
mite e umile di cuore: epiteti classici dei « poveri » dell'AT ( cf. Sof 2,3+; Dn 3,87 ).
Gesù rivendica per sé il loro atteggiamento religioso e se ne avvale per farsi loro maestro di sapienza, come era annunziato del « servo » ( Is 61,1-2 e Lc 4,18; vedere ancora Mt 12,18-21; Mt 21,5 ).
Per essi infatti egli ha pronunziato le beatitudini ( Mt 5,3+ ) e molte altre istruzioni della buona novella.
11,30 Vedi 1 Gv 5,3-4.