Lo Spirito Santo nella Morale

E 54

Gioia

Rif.


  La gioia si trova al punto di congiungimento del sensibile con lo spirituale, del piacere con la felicità.  
  Essa è sensibile perché accompagna un'azione onesta; è spirituale perché è il segno della presenza di un valore umano o sopraumano.  
  L'A. T. conosce le gioie della famiglia, ma soprattutto la gioia di carattere religioso, spinta a volte fino all'esaltazione.  
  Is. ha trasportato il significato di questa parola dal piano rituale al piano messianico ed escatologico.  
  Con il Trito-Isaia, la gioia diventa allegria cosmica.  
  Lc. celebra la gioia della salvezza recata al mondo da Cristo, sia alle anime di buona volontà sia ai peccatori pentiti.  
  Gv. ha messo in luce soprattutto il fatto che Gesù Cristo stesso comunica alle anime la pienezza della gioia.  
  La Chiesa primitiva sperimenta in vari modi la fede integrale accompagnata dalla gioia.  
  Per Paolo, la gioia è un dono dello Spirito Santo al corpo mistico.  

Testi

Rilievi

Rif.


Pr 5,15-19
Pr 18,22
Pr 19,14
Sir 9,9
La « propria cisterna » è un'immagine che indica la moglie legittima.  

Dt 12,7.12
Lv 23,40
Ne 12,43
2 Cr 29,30
I pasti cultuali a carattere familiare erano occasione di allegrie.  
Altrettanto per le feste che avvenivano nel tempio, soprattutto la festa delle tende.
D 56

Sal 16,8-9
Sal 119,14.32.70
Sal 51,14
A volte anche negli atti di ringraziamento e nel raccoglimento personale.  

Is 9,1-2
Is 49
Is 55,12
Is 54,1
Sal 126
Sal 96,11-12
Sal 98,8
Sal 65,14
Zc 9,9
Zc 2,14
L'annuncio del Messia è causa di gioia, prefigurata dal ritorno da Babilonia.  
I cieli, la terra e tutta la creazione condividono questa gioia, esaltata dagli ultimi profeti.  

Is 66,5-14
Ap 19,7
Ap 21,9ss
La gioia fa allora parte integrante dei temi apocalittici.  

Lc 1,14.28.47.58
Lc 2,10
Lc. è il vangelo della gioia.  
Zaccaria, la vergine Maria e l'angelo esaltano la grande gioia ( άγαλλίασις, un termine messianico ) recata al mondo dalla nascita del Messia.  
La parola greca « χαϊρε » pronunciata dall'angelo Gabriele può essere tradotta con « rallegrati » invece di « salve ».
B 71

Lc 10,17-20
Lc 15,7.32
Lc 13,17
Lc 19,6.37
Lc 24,52
La gioia suprema è quella della conversione dei peccatori.
E 26
Se i miracoli compiuti da Gesù sono stati una causa di gioia, quella di vederlo risuscitato lo è al massimo grado.  

Gv 15,11
Gv 16,24
Gv 17,13
Gv 20,20
Per Gv., Gesù in persona comunica la pienezza della gioia.  

Gv 8,56
La vera causa della gioia di Abramo è Gesù, l'Isacco spirituale.  

At 2,46
La gioia delle prime assemblee cristiane ricorda la gioia cultuale di Israele.
C 20
Essa è soprattutto « gioia » escatologica.  

At 8,39
At 13,48-52
At 16,34
La fede è sempre accompagnata dalla gioia.
E 47

Gal 5,22
Rm 14,17
Fil 4,4-5
Fil 3,1
1 Ts 5,16
2 Cor 13,11
La gioia risulta dall'abitazione dello Spirito santo che i cristiani devono coltivare e fare progredire in sé.  
Si noti in Fil. la nota escatologica persistente.
E 49

Gal 6,14
2 Cor 10,8.16
2 Cor 11.30
2 Cor 12,1.5
Rm 5,2.11
Colui che sa di essere l'oggetto di una grazia insigne da parte di Dio deve coltivare la gioia.  

Fil 1,25
Fil 2,2
Fil 4,1
La gioia caratterizza la comunione del corpo mistico.  

Col 1,24
2 Cor 13,9
Gc 1,2
At 5,41
Questa gioia persiste in mezzo alle sofferenze sopportate per la salvezza dei fratelli.  

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