Concilio di Trento

Sessione VI (13 gennaio 1547 )

Decreto sulla giustificazione

Proemio

In questi anni è stata divulgata con grave danno per molte anime e per l'unità della chiesa, una dottrina erronea sulla giustificazione.

Perciò questo sacrosanto concilio tridentino ecumenico e generale, riunito legittimamente nello Spirito santo, a lode e gloria di Dio onnipotente, per la tranquillità della chiesa e per la salvezza delle anime, sotto la presidenza dei reverendissimi signori Gianmaria del Monte, cardinale vescovo di Palestrina, Marcello Cervini, cardinale presbitero del titolo di S. Croce in Gerusalemme, cardinali della santa chiesa romana, e legati apostolici de latere, a nome del nostro santissimo padre in Cristo e signore Paolo III, per divina provvidenza papa, intende esporre a tutti i fedeli cristiani la vera e sana dottrina sulla giustificazione che Gesù Cristo, sole di giustizia, ( Ml 3,20 ) autore e perfezionatore della nostra fede, ( Eb 12,2 ) ha insegnato che gli apostoli hanno trasmesso e che la chiesa cattolica, sotto l'ispirazione dello Spirito santo, ha sempre ritenuto.

E proibisce assolutamente che, d'ora innanzi, qualcuno osi credere, predicare e insegnare diversamente da quello che col presente decreto si stabilisce e si dichiara.

Capitolo I

L'impotenza della natura e della legge a giustificare gli uomini

Prima di tutto il santo sinodo dichiara che, per una conoscenza esatta e corretta della dottrina della giustificazione, è necessario che ognuno riconosca e confessi che tutti gli uomini, perduta l'innocenza per la prevaricazione di Adamo, fatti immondi ( Is 64,6 ) e ( come dice l'apostolo ) per natura figli dell'ira, ( Ef 2,3 ) come ha esposto nel decreto sul peccato originale, erano talmente servi del peccato ( Rm 6,20 ) e sotto il potere del diavolo e della morte, che non solo i gentili con le forze della natura, ma neppure i Giudei con l'osservanza della lettera della legge di Mosè potevano esserne liberati e risollevati, anche se in essi il libero arbitrio non era affatto estinto, ma solo attenuato e indebolito.

Capitolo II

L'economia della salvezza e il mistero della venuta di Cristo

Perciò il Padre celeste, padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, ( 2 Cor 1,3 ) quando giunse quella beata pienezza dei tempi, ( Gal 4,4 ) mandò agli uomini Gesù Cristo, suo figlio, annunciato e promesso, sia prima della legge, sia durante il tempo della legge da molti santi padri, affinché riscattasse i Giudei, che erano sotto la legge, ( Gal 4,5 ) e i gentili i quali non cercavano la giustizia, ottenessero la giustizia; ( Rm 9,30 ) e tutti ricevessero l'adozione di figli. ( Gal 4,5 )

Questo Dio ha posto quale propiziatore mediante la fede nel suo sangue, ( Rm 3,25 ) per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto l'universo. ( 1 Gv 2,2 )

Capitolo III

Chi sono i giustificati da Gesù Cristo

Ma benché egli sia risorto per tutti, ( 2 Cor 5,15 ) tuttavia non tutti ricevono il beneficio della sua morte, ma solo quelli cui viene comunicato il merito della sua passione.

Come infatti gli uomini, in concreto, se non nascessero dalla discendenza del seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti, proprio perché con questa propagazione, quando vengono concepiti, contraggono da lui la propria ingiustizia: così se essi non rinascessero nel Cristo, non potrebbero mai essere giustificati, proprio perché con quella rinascita viene attribuita loro, per il merito della sua passione la grazia per cui diventano giusti.

Per questo beneficio l'apostolo ci esorta a rendere sempre grazie al Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla eredità dei santi nella luce, che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Figlio del suo amore, nel quale abbiamo la redenzione e la remissione dei peccati. ( Col 1,12-14 )

Capitolo IV

Descrizione della giustificazione dell'empio

Suo modo sotto la grazia.

Queste parole indicano chiaramente che la giustificazione dell'empio è il passaggio dallo stato, in cui l'uomo nasce figlio del primo Adamo, allo stato di grazia e di adozione dei figli di Dio, ( Rm 8,23 ) per mezzo del secondo Adamo, Gesù Cristo, nostro Salvatore.

Questo passaggio, dopo la promulgazione del Vangelo, non può avvenire senza il lavacro della rigenerazione o senza il desiderio di esso, conformemente a quanto sta scritto: Se uno non rinascerà per acqua e Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio. ( Gv 3,5 )

Capitolo V

Necessità degli adulti di prepararsi alla giustificazione, e da dove essa scaturisce

Dichiara ancora il concilio che negli adulti l'inizio della stessa giustificazione deve prender la mosse dalla grazia preveniente di Dio, per mezzo di Gesù Cristo, cioè della chiamata, che essi ricevono senza alcun loro merito, di modo che quelli che coi loro peccati si erano allontanati da Dio, disposti dalla sua grazia, che sollecita ed aiuta, ad orientarsi verso la loro giustificazione, accettando e cooperando liberamente alla stessa grazia, così che, toccando Dio il cuore dell'uomo con l'illuminazione dello Spirito Santo, l'uomo non resti assolutamente inerte subendo quella ispirazione, che egli può anche respingere, né senza la grazia divina possa, con la sua libera volontà, rivolgersi alla giustizia dinanzi a Dio.

Perciò quando nelle sacre scritture si dice: Convertitevi a me, ed io mi rivolgerò a voi, ( Zc 1,3 ) si accenna alla nostra libertà e quando rispondiamo: Facci tornare, Signore, a te e noi ritorneremo, ( Lam 5,21 ) noi confessiamo di essere prevenuti dalla grazia di Dio.

Capitolo VI

Il modo di prepararsi

Gli uomini si dispongono alla stessa giustizia, quando, eccitati ed aiutati dalla grazia divina, ricevendo la fede mediante l'ascolto, ( Rm 10,17 ) Si volgono liberamente verso Dio, credendo vero ciò che è stato divinamente rivelato e promesso, e specialmente che l'empio viene giustificato da Dio col dono della sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. ( Rm 3,24 )

Parimenti accade quando, riconoscendo di essere peccatori, scossi dal timore della divina giustizia passano a considerare la misericordia di Dio e sentono nascere in sé la speranza, confidando che Dio sarà loro propizio a causa del Cristo, e cominciano ad amarlo come fonte di ogni giustizia; e si rivolgono, quindi, contro il peccato con odio e detestazione, cioè con quella penitenza, che bisogna fare prima del battesimo; infine si propongono di ricevere il battesimo, di cominciare una nuova vita e di osservare i comandamenti divini.

Di questo atteggiamento sta scritto:

È necessario che chiunque nascosta Dio, creda che egli esiste e che ricompensa quelli che lo cercano; ( Eb 11,6 ) e:

Confida, figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati; ( Mt 9,2 ) come pure:

Il timore del Signore scaccia il peccato; ( Sir 1,27 ) e:

Fate penitenza e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati e riceverete il dono dello Spirito santo; ( At 2,38 ) e:

Andate dunque e istruite tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. ( Mt 28,19-20 )

Finalmente: Rivolgete al Signore i vostri cuori. ( 1 Re 7,3 )

Capitolo VII

Cosa è la giustificazione del peccatore e quali le sue cause

A questa disposizione o preparazione segue la stessa giustificazione.

Essa non è solo remissione dei peccati, ma anche santificazione e rinnovamento dell'uomo interiore, attraverso l'accettazione volontaria della grazia e dei doni, per cui l'uomo da ingiusto diviene giusto, e da nemico amico, così da essere erede secondo la speranza della vita eterna. ( Tt 3,7 )

Cause di questa giustificazione sono: causa finale, la gloria di Dio e del Cristo e la vita eterna; causa efficiente la misericordia di Dio, che gratuitamente lava ( 1 Cor 6, 11 ) e santifica, segnando ed ungendo ( 2 Cor 1,21-22 ) con lo Spirito della promessa, quello santo che è pegno della nostra eredità; ( Ef 1,13-14 ) causa meritoria è il suo dilettissimo unigenito e signore nostro Gesù Cristo, il quale, pur essendo noi suoi nemici, ( Rm 5,10 ) per l'infinito amore con cui ci ha amato, ( Ef 2,4 ) ci ha meritato la giustificazione con la sua santissima passione sul legno della croce e ha soddisfatto per noi Dio Padre.

Causa strumentale è il sacramento del battesimo, che è il sacramento della fede,77 senza la quale a nessuno, mai, viene concessa la giustificazione.

Finalmente, unica causa formale è la giustizia di Dio, non certo quella per cui egli è giusto, ma quella per cui ci rende giusti; con essa, cioè per suo dono, veniamo rinnovati interiormente nello spirito, ( Ef 4,23 ) e non solo veniamo considerati giusti, ma siamo chiamati tali e lo siamo di fatto, ( 1 Gv 3,1 ) ricevendo in noi ciascuno la propria giustizia, nella misura in cui lo Spirito santo la distribuisce ai singoli come vuole ( 1 Cor 12,11 ) e secondo la disposizione e la cooperazione propria di ciascuno.

Quantunque infatti nessuno possa esser giusto, se non colui al quale vengono comunicati i meriti della passione del signore nostro Gesù Cristo, ciò, tuttavia, in questa giustificazione del peccatore, si opera quando, per mento della stessa santissima passione, l'amore di Dio viene diffuso mediante lo Spirito santo nei cuori ( Rm 5,5 ) di coloro che sono giustificati e inerisce loro.

Per cui nella stessa giustificazione l'uomo, con la remissione dei peccati, riceve insieme tutti questi doni per mezzo di Gesù Cristo nel quale è innestato: la fede, la speranza e la carità.

Infatti la fede, qualora non si aggiungano ad essa la speranza e la carità, non unisce perfettamente a Cristo né rende membra vive del suo corpo.

Per questo motivo è assolutamente vero affermare che la fede senza le opere è morta ed inutile ( Gc 2,17.20 ) e che in Cristo non valgono né la circoncisione, né la incirconcisione, ma la fede operante per mezzo della carità. ( Gal 5,6 )

Questa fede, secondo la tradizione apostolica, chiedono i catecumeni alla chiesa prima del sacramento del battesimo quando chiedono la fede che dà la vita eterna, che la fede non può garantire senza la speranza e la carità.

È per questo che essi ascoltano subito la parola di Cristo: Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. ( Mt 19,17 )

Perciò a chi riceve lo vera giustizia cristiana, non appena rinato viene comandato di conservare candida e senza macchia la prima stola, donata loro da Gesù Cristo in luogo di quella che Adamo ha perso con la sua disobbedienza per sé e per noi.

Essi dovranno portarla dinanzi al tribunale del signore nostro Gesù Cristo per avere la vita eterna.
( Lc 15,22 )85

Capitolo VIII

Come si debba intendere che il peccatore è giustificato per la fede e gratuitamente

Quando poi l'apostolo dice che l'uomo viene giustificato per la fede ( Rm 3,28 ) e gratuitamente, ( Rm 3,24 ) queste parole si devono intendere secondo l'interpretazione accettata e manifestata dal concorde e permanente giudizio della chiesa cattolica e cioè che siamo giustificati mediante la fede, perché la fede è il principio dell'umana salvezza, il fondamento e la radice di ogni giustificazione, senza la quale è impossibile piacere a Dio, ( Eb 11,6 ) giungere alla comunione ( 2 Pt 1,4 ) che con lui hanno i suoi figli.

Si dice poi che noi siamo giustificati gratuitamente, perché nulla di ciò che precede la giustificazione - sia la fede che le opere - merita la grazia della giustificazione, se infatti è per grazia, non è per le opere; o altrimenti ( come dice lo stesso apostolo ( Rm 11,6 ) la grazia non sarebbe più grazia.

Capitolo IX

Contro la vana fiducia degli eretici

Quantunque sia necessario credere che i peccati non vengano rimessi, né siano stati mai rimessi, se non gratuitamente dalla divina misericordia a cagione del Cristo: deve dirsi, tuttavia, che a nessuno che ostenti fiducia e certezza della remissione dei propri peccati e che si abbandoni in essa soltanto, vengono rimessi o sono stati rimessi i peccati, mentre fra gli eretici e gli scismatici potrebbe esservi, anzi vi è, in questo nostro tempo, e viene predicata con grande accanimento contro la chiesa cattolica questa fiducia vana e lontana da ogni vera pietà.

Ma neppure si può affermare che sia necessario che coloro che sono stati realmente giustificati, debbano credere assolutamente e senza alcuna esitazione, dentro di sé, di essere giustificati; e che nessuno venga assolto dai peccati e giustificato, se non chi crede fermamente di essere assolto e giustificato e che l'assoluzione e la giustificazione sia operata per questa sola fede, quasi che chi non credesse ciò, dubiti delle promesse di Dio e dell'efficacia della morte e della resurrezione del Cristo.

Infatti come nessun uomo pio deve dubitare della misericordia di Dio, del merito del Cristo, del valore e dell'efficacia dei sacramenti, così ciascuno nel considerare se stesso, la propria debolezza e le sue cattive disposizioni, ha motivo di temere ed aver paura della sua grazia, non potendo alcuno sapere con certezza di fede, scevra di falso, se ha conseguito la grazia di Dio.

Capitolo X

L'aumento della grazia ricevuta

Gli uomini così giustificati e divenuti amici e familiari di Dio, ( Ef 2,19 ) progredendo di virtù in virtù, ( Sal 84,8 ) si rinnovano ( come dice l'apostolo ( 2 Cor 4,16 ) di giorno in giorno, mortificando, cioè, le membra del proprio corpo ( Col 3,5 ) e mostrandole come armi di giustizia per la santificazione, ( Rm 6,13.19 ) attraverso l'osservanza dei comandamenti di Dio e della chiesa: nella stessa giustizia ricevuta per la grazia di Cristo, con la cooperazione della fede alle buone opere, essi crescono e vengono resi sempre più giusti, come è scritto:

Chi è giusto, continui a compiere atti di giustizia, ( Ap 22,11 ) ed ancora:

Non aspettare fino alla morte a giustificarti, ( Sir 18,22 ) e di nuovo:

Voi dunque vedete che l'uomo è giustificato dalle opere e non dalla fede soltanto. ( Gc 2,24 )

Questo aumento della giustizia chiede la santa chiesa quando prega: Dacci, o Signore, un aumento di fede, di speranza e di carità.99

Capitolo XI

Dell'osservanza dei comandamenti e della sua necessità e possibilità

Nessuno, poi, per quanto giustificato, deve ritenersi libero dall'osservanza dei comandamenti, nessuno deve far propria quell'espressione temeraria e proibita dai padri sotto pena di scomunica,100 esser cioè impossibile per l'uomo giustificato osservare i comandamenti di Dio.

Dio, infatti, non comanda l'impossibile; ma quando comanda ti ammonisce di fare quello che puoi101 e di chiedere quello che non puoi, ed aiuta perché tu possa: i suoi comandamenti non sono gravosi, ( 1 Gv 5,3 ) il suo giogo è soave e il peso leggero. ( Mt 11,30 )

Quelli infatti che sono figli di Dio, amano Cristo e quelli che lo amano ( come dice lui stesso ( Gv 14,23 ) osservano le sue parole, cosa che con l'aiuto di Dio certamente possono fare.

Quantunque infatti in questa vita mortale, per quanto santi e giusti, qualche volta essi cadono almeno in mancanze leggere e quotidiane, che si dicono anche veniali, non per questo cessano di essere giusti.

Ed è propria dei giusti l'espressione, umile e verace: Rimetti a noi i nostri debiti. ( Mt 6,12 )

Deriva da ciò, che gli stessi giusti debbano sentirsi tanto maggiormente obbligati a camminare per la via della giustizia, quanto più, liberi già dal peccato e fatti schiavi di Dio, ( Rm 6,22 ) vivendo con moderazione, giustizia e pietà, ( Tt 2,12 ) possono progredire per mezzo di Gesù Cristo, mediante il quale ebbero accesso a questa grazia. ( Rm 5,2 )

Dio infatti non abbandona con la sua grazia quelli che una volta ha giustificato, a meno che prima non sia abbandonato da essi.109

Nessuno quindi deve cullarsi nella sola fede, credendo di essere stato costituito erede e di conseguire l'eredità per la sola fede, anche senza soffrire con Cristo per poi esser con lui glorificato. ( Rm 8,17 )

Cristo stesso, infatti, come dice l'apostolo, sebbene fosse Figlio, imparò, da ciò che sofferse, l'obbedienza; sicché reso perfetto, divenne principio di eterna salvezza per tutti quelli che gli obbediscono. ( Eb 5,8-9 )

Per questo lo stesso apostolo ammonisce quelli che sono stati giustificati, dicendo: Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio?

Io dunque corro, ma non come chi è senza meta, faccio il pugilato, ma non come chi batte l'aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato. ( 1 Cor 9,24.26-27 )

Ugualmente Pietro principe degli apostoli, dice: Adoperatevi sempre più per rendere sicura la vostra vocazione e la vostra elezione; poiché facendo questo voi mai peccherete. ( 2 Pt 1,10 )

Deriva da ciò, che sono in contrasto con la dottrina della vera religione quelli che dicono che il giusto pecca, almeno venialmente, in ogni opera buona;114 o ( cosa ancora più insostenibile ) che merita le pene eterne.

E sono pure in contrasto quelli che sostengono che in tutte le opere buone i giusti peccano, se, eccitando in quelle la loro pigrizia ed esortando se stessi a correre nello stadio, insieme anzitutto con la gloria di Dio, essi guardano anche al premio eterno poiché sta scritto: Ho piegato il mio cuore ad osservare i tuoi precetti, per la ricompensa. ( Sal 119,112 )

E di Mosè l'apostolo ( Eb 11,26 ) dice che tendeva alla ricompensa.

Capitolo XII

Bisogna evitare la presunzione temeraria della predestinazione

Nessuno, inoltre, fino che vivrà in questa condizione mortale, deve presumere talmente del mistero segreto della divina predestinazione, da ritenere per certo di essere senz'altro nel numero dei predestinati,117 quasi fosse vero che chi è stato giustificato o non possa davvero più peccare, o se anche peccasse, debba ripromettersi un sicuro ravvedimento.

Infatti non si possono conoscere quelli che Dio si è scelti se non per una speciale rivelazione.

Capitolo XIII

Del dono della perseveranza

Similmente, per quanto riguarda il dono della perseveranza, di cui sta scritto: Chi avrà perseverato sino alla fine, questi sarà salvo ( Mt 10,22; Mt 24,13 ) ( dono che non si può avere se non da chi ha tanta potenza da mantenere in piedi colui che già vi è, ( Rm 14,4 ) perché perseveri, e da riporvi colui che cade ), nessuno si riprometta qualche cosa con assoluta certezza, quantunque tutti debbano nutrire e riporre fiducia fermissima nell'aiuto di Dio.

Dio infatti se essi non vengono meno alla sua grazia, come ha cominciato un'opera buona, così la perfezionerà, ( Fil 1,6 ) suscitando il volere e l'operare. ( Fil 2,13 )

Tuttavia quelli che credono di esser in piedi, guardino di non cadere, ( 1 Cor 10,12 ) e lavorino per la propria salvezza con timore e tremore, ( Fil 2,12 ) nelle fatiche, nelle veglie, nelle elemosine, nelle preghiere e nelle offerte, nei digiuni e nella castità. ( 2 Cor 6,5-6 )

Proprio perché sanno di essere rinati alla speranza della gloria, ( 1 Pt 1,3 ) e non ancora alla gloria, devono temere per la battaglia che ancora rimane contro la carne, contro il mondo, contro il diavolo, nella quale non possono riuscire vincitori, se non si atterranno con la grazia di Dio, alle parole dell'apostolo: Noi siamo debitori, ma non verso la carne, da dovere vivere secondo la carne.

Se vivete secondo la carne, morrete; se invece per mezzo dello Spirito fate morire le azioni del corpo, vivrete. ( Rm 8,12-13 )

Capitolo XIV

Di quelli che cadono e della loro riparazione

Quelli poi che col peccato sono venuti meno alla grazia della giustificazione, potranno nuovamente essere giustificati, se procureranno, sotto l'ispirazione di Dio, di recuperare la grazia perduta attraverso il sacramento della penitenza, per merito del Cristo.

Questo modo di essere giustificato consiste nella riparazione di colui che è caduto; quella riparazione che i santi padri chiamarono, con espressione adatta, la seconda tavola dopo il naufragio della grazia perduta.127

Infatti, per quelli che cadono in peccato dopo il battesimo, Gesù Cristo ha istituito il sacramento della penitenza, quando disse: Ricevete lo Spirito santo.

A chi rimetterete i peccati saranno loro rimessi, e a chi li riterrete, saranno ritenuti. ( Gv 20,22-23; Mt 16,19 )

Bisogna quindi, insegnare che la penitenza del cristiano dopo la caduta è di natura molto diversa da quella del battesimo e che essa comporta non solo la cessazione dai peccati e la loro detestazione, cioè un cuore contrito ed umiliato, ( Sal 51,19 ) ma anche la confessione sacramentale dei medesimi, almeno nel desiderio e da farsi a suo tempo e l'assoluzione del sacerdote; e così pure la soddisfazione col digiuno, con le elemosine, con le orazioni e con le altre pie pratiche della vita spirituale, non certo per la pena eterna, che è rimessa con la colpa mediante il sacramento o il desiderio del sacramento, ma per la pena temporale, che ( come insegna la sacra scrittura ) non sempre viene totalmente rimessa, come nel battesimo, a quelli che, ingrati verso la grazia di Dio, che hanno ricevuto, contristarono lo Spirito Santo, ( Ef 4,30 ) ed osarono violare ( 1 Cor 3,17 ) il tempio del Signore.

Di questa penitenza sta scritto: Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. ( Ap 2,5 )

Ed inoltre: La tristezza che è secondo Dio, produce un pentimento salutare che non si rimpiange, perché conduce a salvezza. ( 2 Cor 7,10 )

E di nuovo: Ravvedetevi; ( Mt 3,2; Mt 4,17 ) e: Fate degni frutti di penitenza. ( Lc 3,8; Mt 3,8 )

Capitolo XV

Con qualunque peccato mortale si perde la grazia, ma non la fede

Contro le maligne insinuazioni di certi spiriti, i quali con parole dolci e seducenti ingannano i cuori dei semplici, ( Rm 16,18 ) bisogna affermare che non solo con l'infedeltà, per cui si perde la stessa fede, ma anche con qualsiasi altro peccato mortale, sebbene non si perda la fede, si perde però la grazia della giustificazione.

Con ciò difendiamo l'insegnamento della legge divina, che esclude dal regno di Dio non soltanto gli infedeli, ma anche i fedeli impuri, adulteri, effeminati, sodomiti, ladri, avari, ubriaconi, maledici, rapaci e tutti gli altri che commettono peccati mortali, da cui con l'aiuto della grazia potrebbero astenersi ( 2 Cor 12,9; Fil 4,13 ) e a causa dei quali vengono separati dalla grazia del Cristo. ( 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,9-10 )

Capitolo XVI

Del frutto della giustificazione, ossia del merito delle buone opere, e del modo ai questo merito

Ora agli uomini giustificati in questo modo, sia che abbiano sempre conservato la grazia ricevuta, sia che, dopo averla perduta, l'abbiano recuperata si devono proporre le parole dell'apostolo: Abbondate in ogni opera buona, sapendo che il vostro lavoro nel Signore non è vano. ( 1 Cor 15,58 )

Egli infatti non è ingiusto e non dimentica ciò che avete fatto, né l'amore che avete dimostrato per il suo nome. ( Eb 6,10 )

E: non abbandonate dunque la vostra fiducia, alla quale è riservata una grande ricompensa. ( Eb 10,35 )

Perciò a quelli che operano bene fino alla fine ( Mt 10,22 ) e sperano in Dio deve proporsi la vita eterna, sia come grazia promessa misericordiosamente ai figli di Dio per i meriti del Cristo Gesù, sia come ricompensa da darsi fedelmente, per la promessa di Dio stesso, alle loro opere buone e ai loro meriti.

Questa è infatti quella corona di giustizia che, dopo la sua lotta e la sua corsa, l'apostolo diceva essere stata messa da parte per lui e che gli sarebbe stata data dal giusto giudice, e non a lui solo, ma anche a tutti quelli che amano la sua venuta. ( 2 Tm 4,7-8 )

Poiché infatti lo stesso Gesù Cristo, come il capo nelle membra e la vite nei tralci, ( Gv 15,1ss ) trasfonde continuamente la sua virtù in quelli che sono giustificati, virtù che sempre precede, accompagna e segue le loro opere buone, e senza la quale non potrebbero in alcun modo piacere a Dio ed esser meritorie, si deve credere che niente altro manchi agli stessi giustificati, perché si dica che essi, con le opere che hanno compiuto in Dio, ( Gv 3,21 ) hanno pienamente soddisfatto alla legge divina, per quanto possibile in questa vita, e che hanno veramente meritato di ottenere a suo tempo la vita eterna ( se tuttavia moriranno in grazia ( Ap 14,13 ) ).

Dice, infatti, il Cristo, nostro Salvatore: Chi berrà l'acqua che gli darò io, non avrà più sete in eterno; ma l'acqua che gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua zampillante per la vita eterna. ( Gv 4,13-14 )

In tal modo né si esalta la nostra giustizia come se provenisse proprio da noi, ( 2 Cor 3,5 ) né si pone in ombra o si rifiuta la giustizia di Dio. ( Rm 10,3 )

Infatti quella giustizia che si dice nostra, perché inerente a noi ci giustifica, è quella stessa di Dio, perché ci viene infusa da Dio per i meriti del Cristo.

Né si deve trascurare che, quantunque nelle sacre Scritture si dia tanta importanza alle opere buone, che perfino a chi ha dato a uno dei suoi piccoli un bicchiere d'acqua fresca Cristo promette che non resterà senza ricompensa, ( Mt 10,42; Mc 9,40 ) e l'apostolo testimoni: la nostra presente tribolazione momentanea e leggera ci procura un incommensurabile e eterno cumulo di gloria, ( 2 Cor 4,17 ) mai un cristiano deve confidare o gloriarsi di se stesso e non nel Signore, ( 1 Cor 1,31; 2 Cor 10,17 ) il quale è talmente buono verso tutti gli uomini, da volere che diventino loro meriti, quelli che sono suoi doni.153

E poiché tutti pecchiamo in molte maniere, ( Gv 3,2 ) ciascuno deve avere dinanzi agli occhi con la misericordia e la bontà anche la severità e il giudizio, né alcuno deve giudicare se stesso, anche se non fosse consapevole di nessuna colpa ( 1 Cor 4,3-4 ) poiché tutta la vita degli uomini deve essere esaminata e giudicata non secondo il giudizio umano, ma secondo quello di Dio, il quale illuminerà i segreti più occulti, e renderà manifesti i consigli dei cuori; e allora ciascuno avrà da Dio la sua lode; ( 1 Cor 4,5 ) che, come sta scritto, renderà a ciascuno secondo le sue opere. ( Mt 16,27; Rm 2,6; Ap 22,12 )

Dopo questa dottrina cattolica della giustificazione, - e nessuno potrà essere giustificato se non l'accetterà fedelmente e fermamente158 -, è sembrato opportuno al santo sinodo aggiungere i seguenti canoni, perché ognuno sappia non solo quello che deve credere e seguire, ma anche quello che dovrà evitare e fuggire.

Indice

77 Agostino, Ep. 98 ad Bonifatium, 9
85 Agostino, De genesi ad litt., VI. 27;
Rituale Romano per l'amministrazione del battesimo
99 Nella preghiera della XIII domenica tra l'anno
100 Tra gli altri il Conc. Arausicano II ( 529 ) dopo il c. 25 ( Msi 8,717 )
101 Agostino, De natura et gratia, 43
109 Agostino, De natura et gratia, 26 e anche altre volte in altre opere di Agostino
114 Bolla Exurge Domine, art. 31 segg. ( Dn 77I segg. )
117 Agostino, De corrept. et gr., 15
127 Gerolamo, Ep 84, 6 e Ep 130, 9 ( CSEL, 55, 128; 56, 189 );
Tertulliano, De Poenitentia, c. 7 segg.
153 Celestino I. Ep. ad episcopos Galliae, c. 12 ( PL 50, 536 )
158 L'inizio del simbolo Atanasiano.