La città di Dio

Indice

Il giudizio finale nell'Antico Testamento

21.1 - La felicità nella risurrezione secondo Isaia …

Dice il profeta Isaia: Risorgeranno i morti, risorgeranno anche coloro che erano nei sepolcri e si allieteranno tutti coloro che sono sulla terra; infatti la rugiada, che da te proviene, per loro sarà salute; invece la terra degli empi andrà in rovina. ( Is 26,19 )

Tutta la prima parte del passo riguarda la risurrezione dei beati.

Invece l'inciso: E la terra degli empi andrà in rovina s'interpreta correttamente nel senso che la rovina della dannazione ghermirà il corpo dei reprobi.

Se poi vogliamo considerare con maggiore attenzione e precisione il brano citato, alla prima risurrezione si deve riferire la frase: Risorgeranno i morti, alla seconda quella che segue: Risorgeranno anche quelli che erano nei sepolcri.

E se ci poniamo il problema di quei santi, che il Signore troverà vivi in terra, a loro convenientemente si aggiudica quel che ha aggiunto: E si allieteranno tutti coloro che sono sulla terra; infatti la rugiada, che da te proviene, per loro sarà salute.

In questo punto con molta esattezza interpretiamo la salute come immortalità, perché completa salute è quella che non si ristabilisce con i cibi, quali medicine di ogni giorno.

Il medesimo profeta, per stimolare prima la speranza dei buoni e poi per spaventare i cattivi, anche del giorno del giudizio parla in questi termini: Così dice il Signore: Ormai io, come un fiume di pace e un torrente in piena, devio verso di loro la gloria dei popoli.

I loro figli saranno portati sulle spalle e posti sulle ginocchia saranno consolati.

Come una madre può consolare un figlio, così io vi consolerò e in Gerusalemme sarete consolati.

Lo vedrete e gioirà il vostro cuore e le vostre ossa germoglieranno come erba.

La mano del Signore si manifesterà a coloro che l'adorano e minaccerà i ribelli.

Ecco infatti che il Signore verrà come un fuoco e i suoi carri come un turbine per distribuire nello sdegno la vendetta e in una fiamma di fuoco la distruzione.

Nel fuoco del Signore infatti sarà giudicata la terra e con la sua spada ogni uomo; molti saranno i colpiti dal Signore. ( Is 66,12-16 )

Nella promessa dei beni, per fiume di pace dobbiamo certamente intendere l'abbondanza di quella pace, di cui non ve ne può essere una più grande.

Da essa saremo irrorati alla fine; ne ho parlato a lungo nel libro precedente.

Il profeta dice che il Signore devierà questo fiume di pace verso coloro ai quali promette tanta felicità per farci intendere che in quel luogo di tranquillità, che è nei cieli, tutte le cose sono nella quiete mediante quel fiume.

Però giacché la pace della non soggezione al divenire e alla morte da quel luogo affluirà anche ai corpi di terra, ha detto che devierà questo fiume affinché dall'alto si riversi al basso e renda gli uomini eguali agli angeli.

Nella Gerusalemme non dobbiamo scorgere quella che è schiava con i propri figli ma, stando all'Apostolo, la libera nostra madre che è libera nei cieli. ( Gal 4,26 )

Lì, dopo gli stenti delle tribolazioni e preoccupazioni della soggezione alla morte, saremo consolati come suoi bambini sorretti sulle spalle e ginocchi.

Infatti, poiché ignari e novellini, quella felicità, per noi insolita, ci accoglierà con attenzioni molto carezzevoli.

Lì vedremo e gioirà il nostro cuore.

Non ha indicato che cosa vedremo, ma Dio certamente, affinché si adempia in noi la promessa del Vangelo: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. ( Mt 5,8 )

Vedranno anche tutto quel mondo che noi nel tempo non vediamo ma che, credendo in grado molto inferiore a quel che è e in termini incomparabili, facciamo oggetto di pensiero nei limiti dell'intelligenza umana.

Vedrete - dice - e gioirà il vostro cuore. Qui credete, lì vedrete.

21.2 … e la pena per i dannati

Ha detto: Gioirà il vostro cuore, ma affinché non pensassimo che i beni di Gerusalemme spettino soltanto al nostro spirito, ha aggiunto: Le vostre ossa germoglieranno come erba.

Con la frase ha espresso per sineddoche la risurrezione dei corpi, quasi ad esprimere un pensiero di cui non aveva parlato.

Essa infatti non avverrà quando la vedremo, ma la vedremo quando sarà avvenuta.

Anche precedentemente aveva parlato di un cielo nuovo e di una terra nuova e, nel contempo, spesso e con varie espressioni parlava dei beni che sono promessi ai santi nella fine.

Vi saranno - dice - un cielo nuovo e una terra nuova, gli uomini non ricorderanno i precedenti e il ricordo non tornerà nel loro cuore, ma troveranno in Gerusalemme gioia e giubilo.

Ormai renderò un giubilo Gerusalemme e una gioia il mio popolo e proverò giubilo in Gerusalemme e gioia nel mio popolo e non si udrà più in essa voce di pianto, ( Is 65,19 ) e altri concetti che alcuni tentano di riferire ai mille anni, intesi in senso letterale.

Nel metodo dei Profeti infatti il linguaggio figurato s'intreccia con quello proprio, affinché un'applicazione assennata giunga con utile e giovevole impegno al significato spirituale.

Invece l'infingardaggine fisica o l'ottusità dell'intelligenza priva di cultura ed esercizio, appagata dall'aspetto letterario, non riflette che l'indagine deve essere condotta sul significato.

È sufficiente quel che ho detto sulle parole del profeta che nel testo vengono prima del brano in esame.

In questo brano, dal quale ho deviato ad esse, dopo aver detto: Le vostre ossa germoglieranno come erba, per indicare che con queste parole si riferiva alla risurrezione della carne, ma soltanto dei buoni, ha aggiunto: La mano del Signore si manifesterà a coloro che l'adorano.

È senz'altro la mano di chi separerà i propri adoratori da coloro che lo insultano.

E connettendo su di essi di seguito i concetti afferma: E minaccerà i ribelli o, come legge un altro traduttore: gli increduli. ( Is 66,14 )

Però alla fine non minaccerà, ma le parole, che ora si dicono con minaccia, allora si adempiranno nell'effettività.

Ecco infatti - soggiunge - che il Signore verrà come un fuoco e i suoi carri come un turbine per distribuire nello sdegno la vendetta e in una fiamma di fuoco la distruzione.

Nel fuoco del Signore infatti sarà giudicata tutta la terra e con la sua spada ogni carne; molti saranno i feriti dal Signore. ( Is 66,15-16 )

Tanto col fuoco come con il turbine e la spada indica la condanna del giudizio appunto perché afferma che il Signore stesso verrà come un fuoco, certamente per coloro ai quali la sua venuta sarà di condanna.

Per i suoi carri poi, espressi al plurale, intendiamo non incongruamente il ministerio degli angeli.

Nel concetto che tutta la terra e ogni carne è giudicata col suo fuoco e con la sua spada non dobbiamo includere gli spirituali e i santi, ma i terreni e i carnali, sulla cui qualità è stato detto: Coloro che hanno prudenza per le cose della terra, ( Fil 3,19 ) e: Avere la prudenza conforme alla carne è la morte. ( Rm 8,6 )

Questi tali dal Signore sono considerati interamente carne, quando dice: Il mio spirito non rimarrà in uomini di tal fatta perché sono carne. ( Gen 6,3 )

Per quanto riguarda la frase: Molti saranno i feriti dal Signore, si commenta che mediante queste ferite avverrà la seconda morte.

È possibile certamente che fuoco, spada e ferita siano interpretati in bene.

Infatti il Signore ha detto che vuole mandare il fuoco sulla terra; ( Lc 12,49 ) agli apostoli sono apparse lingue di fuoco che si dividevano quando venne lo Spirito Santo; ( At 2,3 ) il Signore stesso dice: Non sono venuto a portare la pace sulla terra ma la spada; ( Mt 10,34 ) la Scrittura definisce la parola di Dio come una spada a doppio taglio a causa della duplice lama dei due Testamenti; ( Eb 4,12 ) nel Cantico dei cantici ( Ct 2,5 ) la santa Chiesa si considera ferita dalla carità perché colpita da frecce nello slancio d'amore.

Ma poiché nel brano leggiamo e ascoltiamo che il Signore verrà come vendicatore, è evidente il senso con cui si devono interpretare queste parole.

21.3 - Il Signore e la grazia nel Nuovo Testamento

Poi passati brevemente in rassegna quelli che mediante il giudizio subiranno la perdizione, per indicare i peccatori e gli empi, sotto la metafora dei cibi proibiti dall'antica Legge poiché non se ne privarono, Isaia espone in compendio dall'inizio la grazia del Nuovo Testamento, svolgendo e terminando il discorso dalla prima venuta del Salvatore all'ultimo giudizio, di cui stiamo trattando.

Narra infatti che il Signore dichiara la sua venuta per riunire tutti i popoli ed essi sarebbero arrivati e avrebbero visto la sua gloria. ( Is 66,17-18 )

Dice in merito l'Apostolo: Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. ( Rm 3,23 )

Il Signore dice anche che compirà per loro dei prodigi affinché attoniti credano in lui; che invierà i convertiti fra di essi ai vari popoli e alle isole lontane, le quali non hanno mai udito il suo nome e non hanno visto la sua gloria.

Predice che essi annunzieranno la sua gloria fra i popoli e aduneranno i fratelli di coloro ai quali parlava, cioè nella fede sotto Dio Padre i fratelli degli Israeliti credenti; condurranno anche da tutti i popoli nella santa città di Gerusalemme, che ora mediante i santi fedeli è diffusa nei vari paesi, un'offerta al Signore in bestie da soma e mezzi di trasporto. ( Is 66,19ss )

Si comprende facilmente che queste bestie e questi mezzi sono aiuti divini per qualsiasi genere di ministeri di Dio, sia angelici che umani.

Gli uomini infatti credono dove sono aiutati da Dio e, dove credono, ivi convengono.

Il Signore li ha paragonati, quasi per analogia, ai figli d'Israele che nella sua casa offrono a lui le proprie vittime con salmi ed è un rito che in ogni parte la Chiesa già compie.

Ha promesso inoltre che avrebbe scelto da essi per sé sacerdoti e leviti e osserviamo egualmente che ora ciò si avvera.

Infatti il sacerdozio non è secondo la discendenza della carne e del sangue, quale era il primo secondo l'ordine di Aronne, ma come era conveniente nel Nuovo Testamento, in cui sommo sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec ( Sal 110,4 ) è Cristo; ora notiamo che sacerdoti e leviti sono eletti secondo il merito che in ognuno apporterà la grazia divina.

Ed essi devono essere stimati non in base a questo titolo che spesso ottengono, sebbene indegni, ma in base a quella santità che non è comune ai buoni e ai cattivi.

21.4 - Distinzione di buoni e cattivi

Dopo aver parlato dell'evidente e a noi assai nota bontà di Dio, che ora viene offerta alla Chiesa, ha promesso anche il fine, al quale si giungerà quando mediante l'ultimo giudizio avverrà la separazione di buoni e cattivi.

Dice infatti mediante il profeta o da parte del Signore dice il profeta: Come il nuovo cielo e la nuova terra rimarranno per sempre davanti a me, oracolo del Signore, così dureranno la vostra progenie e il vostro nome e si avrà mese da mese, sabato da sabato.

Verrà ogni uomo alla mia presenza ad adorare in Gerusalemme, ha detto il Signore.

Uscendo vedranno le membra degli uomini che si sono ribellati contro di me.

Il loro verme non morirà e il loro fuoco non si spegnerà e saranno in vista ad ogni uomo. ( Is 66,22-24 )

Il profeta ha posto fine al libro con l'evento con cui avrà fine il tempo.

Alcuni non hanno tradotto: membra degli uomini, ma: cadaveri degli uomini maschi, indicando con cadaveri l'evidente pena dei corpi.

Sebbene ordinariamente "cadavere" sia definita soltanto la carne esanime, quelli invece saranno corpi animati, altrimenti non potranno subire tormenti, a meno che, siccome saranno corpi di morti, cioè di quelli che cadranno alla seconda morte, non assurdamente si possono considerare anche cadaveri.

Ne consegue il pensiero che del medesimo profeta ho riportato in precedenza: Senza dubbio la terra degli empi cadrà.10

È evidente che l'etimologia di cadavere è da cadere.

È evidente anche il motivo per cui quei traduttori hanno usato il termine di uomini maschi, invece di quello di uomini in generale.

Non si penserà che in quel tormento non vi saranno le donne cattive perché l'uno e l'altro sesso è rappresentato dal più forte, soprattutto perché da esso la donna è stata tratta. ( Gen 2,22-23 )

Ma per quanto attiene particolarmente all'argomento, anche per i buoni si dice: Verrà ogni carne, poiché il popolo eletto sarà riunito da ogni stirpe umana, sebbene non tutti gli uomini saranno presenti, perché molti saranno nei tormenti.

Ma, come avevo cominciato a dire, siccome per i buoni è designata la carne e per i malvagi le membra o cadaveri, è indicato chiaramente che dopo la risurrezione della carne, e la fede in essa è confermata da questa terminologia, l'evento, per cui i buoni e i cattivi saranno distribuiti ai rispettivi fini, è il giudizio futuro.

22 - Gli eletti e le pene dei dannati

Ma come usciranno i buoni per vedere le pene dei malvagi?

Lasceranno forse con uno spostamento del corpo quella patria di felicità e si recheranno nei luoghi di pena per osservare di fisica presenza i tormenti dei malvagi?

No certamente, ma andranno fuori mediante un atto del pensiero.

Col termine di "esser fuori" infatti è stato espresso il concetto che saranno fuori coloro i quali saranno tormentati.

Perciò anche il Signore definisce quei luoghi "le tenebre di fuori", ( Mt 25,30 ) alle quali si oppone quell'entrata, su cui si dice al servo buono: Entra nella gioia del tuo padrone. ( Mt 25,21 )

E non si pensi che i cattivi, per essere oggetto di pensiero, entreranno nella gioia ma, per così dire, uscirà verso di loro il pensiero, con cui i buoni li conosceranno, perché conosceranno ciò che è fuori.

Coloro che saranno nei tormenti ignoreranno ciò che avviene dentro, nella gioia del Signore; invece coloro, che saranno in quella gioia, sapranno quel che avviene di fuori, nelle tenebre di fuori.

E perciò è stato detto: Andranno fuori, ( Is 66,24 ) perché non saranno loro nascosti quei fatti che avverranno fuori di loro.

Se infatti i Profeti hanno potuto conoscere tali fatti, sebbene ancora non avvenuti, perché nella loro intelligenza di esseri soggetti alla morte vi era Dio, nei limiti in cui vi era, certamente i santi non soggetti alla morte non ignoreranno fatti già avvenuti, dal momento che Dio sarà tutto in tutti. ( 1 Cor 15,28 )

Saranno stabili dunque nella felicità dei santi la progenie e il nome; la progenie, di cui Giovanni dice: La progenie del Signore dimora in lui; ( 1 Gv 3,9 ) il nome perché di esso, mediante Isaia, è stato detto: Darò loro un nome eterno. ( Is 56,5 )

Si avrà per loro mese da mese e sabato da sabato, ( Is 66,23 ) come a dire luna da luna e riposo da riposo. Gli eletti infatti saranno l'uno e l'altro, quando da queste ombre vecchie e divenienti passeranno alle luci nuove e perenni.

È stato variamente interpretato dai vari esegeti il fuoco che non si spegne e il verme che non muore nelle pene dei malvagi. ( Is 66,24 )

Alcuni hanno riferito l'uno e l'altro al corpo, altri l'uno e l'altro alla coscienza, altri il fuoco in senso proprio al corpo e il verme per metafora alla coscienza, il che è più attendibile.

Ma ora non è il momento di discutere su questa differenza.

Ho intrapreso infatti a completare questo libro sull'ultimo giudizio con cui avviene la distinzione di buoni e cattivi; dei premi e castighi si deve trattare più diligentemente in altra parte.

23.1 - In Daniele le quattro bestie e i dieci re

Daniele svolge la profezia sull'ultimo giudizio in modo da preannunziare che anche l'Anticristo verrà prima e da sviluppare l'esposizione dei fatti fino al regno eterno dei beati.

Dopo aver visto in visione profetica quattro bestie, che simboleggiano quattro regni, e il quarto sconfitto da un re, in cui si ravvisa l'Anticristo, e dopo questi fatti il regno eterno del Figlio dell'uomo che evidentemente è il Cristo, dice: Cadde nell'angoscia la mia coscienza, io Daniele, per il mio stato interiore, e le visioni della mia mente mi turbavano.

Mi accostai - soggiunge - a uno di coloro che stavano in piedi e chiedevo a lui il vero significato di tutti quei fatti ed egli me ne diede la spiegazione. ( Dn 7,15-16 )

Poi espone ciò che ha udito da colui, al quale aveva chiesto su tutti quei fatti e come se gliene desse la spiegazione, così continua: Le quattro grandi bestie rappresentano quattro grandi regni che sorgeranno dalla terra e saranno sterminati; i santi dell'Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno nel tempo e fino al tempo dei tempi.

E chiedevo - aggiunge - con insistenza sulla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile perché aveva denti di ferro e artigli di bronzo, che mangiava e stritolava e il resto se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava.

Chiedevo anche delle dieci corna che aveva sulla testa e sull'ultimo corno, che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre delle prime corna e sul motivo per cui quel corno aveva occhi e una bocca, che parlava di grandi imprese, e perché appariva più grande delle altre corna.

Io guardavo e quel corno faceva guerra ai santi e li vinceva, finché venne il Vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi possedettero il regno. ( Dn 7,17-22 )

Daniele dice di avergli chiesto queste spiegazioni.

Poi, soggiungendo di seguito quel che aveva udito, dice: E disse ( cioè quel tale, al quale aveva chiesto, rispose e disse ): La quarta bestia sarà un quarto regno sulla terra che prevarrà su tutti i regni, divorerà la terra, la stritolerà e la calpesterà.

Le dieci corna significano che sorgeranno dieci re da quel regno e dopo di loro ne sorgerà uno, che supererà nel male i precedenti, abbatterà tre re e proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge e gli sarà concesso per un tempo, più tempi e la metà di un tempo.

Si terrà poi il giudizio e gli toglieranno il potere per sterminarlo e distruggerlo del tutto.

Allora il regno, il potere e la grandezza dei re, che sono sotto il cielo, saranno dati ai santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno.

Qui ha fine il discorso. Io, Daniele.

Molti pensieri mi turbavano, il colore del mio volto si cambiò e ho conservato nel mio cuore queste parole. ( Dn 7,23-28 )

Alcuni hanno spiegato che i quattro regni sono quelli degli Assiri, Persiani, Macedoni e Romani.

Coloro che desiderano sapere con quale criterio abbiano dato tale spiegazione leggano il libro del prete Girolamo su Daniele, compilato con competenza e metodo.11

Comunque anche chi legge sonnecchiando non può dubitare che si deve sopportare, sia pure per breve tempo, lo spietato regno dell'Anticristo contro la Chiesa, fino a che, con l'ultimo giudizio di Dio, i beati posseggano il regno perenne.

Anche dal numero dei giorni, che sarà indicato in seguito, appare chiaro, e talora nella Scrittura è indicato col numero dei mesi, che un tempo, i tempi e una metà di tempo sono un anno, due anni e una metà, e perciò tre anni e mezzo. ( Dn 12,12 )

Può sembrare che nel passo in latino questi tempi siano indicati in forma indeterminata, ma sono stati indicati al duale che il latino non ha.

Come il greco, così si dice che lo abbia l'ebraico.

Sono stati quindi definiti "tempi", ma come se fossero due tempi.

Confesso di essere preoccupato che ci inganniamo sui dieci re, che l'Anticristo incontrerebbe nelle persone dei dieci individui e così egli arriverebbe impreveduto, giacché non esistono tanti re nel mondo romano.

Perciò col dieci può essere simboleggiato l'insieme dei re, dopo i quali egli verrà.

Così con mille, cento e sette è simboleggiato il più delle volte un tutto e con molti altri numeri che al momento non occorre ricordare.

23.2 - Convergenza di Daniele e Matteo

In un altro passo il medesimo Daniele scrive: Vi sarà un tempo di angoscia, come non c'era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo.

E in quel tempo sarà salvato tutto il tuo popolo che si troverà scritto nel libro.

Molti di quelli che dormono sotto un mucchio di terra si sveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e all'infamia eterna.

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e i giusti come le stelle per sempre. ( Dn 12,1-3 )

Questo brano è molto simile al pensiero del Vangelo soltanto sulla risurrezione dei corpi morti.

Difatti nel Vangelo si dice che i morti sono nei sepolcri, ( Mt 27,52-53 ) e qui che dormono sotto un mucchio di terra o, come altri hanno tradotto: nella polvere della terra; nel Vangelo si dice: avanzeranno, qui: si leveranno in piedi; lì: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna; ( Gv 5,28-29 ) in questo passo: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e all'infamia eterna.

Non si ritenga divergente il pensiero perché nel Vangelo è detto: Tutti coloro che sono nei sepolcri, invece nel brano il profeta non ha detto che tutti, ma: molti di quelli che dormono sotto un mucchio di terra.

Talora la Scrittura usa molti per tutti.

Anche ad Abramo fu detto: Ti ho reso padre di molti popoli, ( Gen 17,5 ) e in un altro passo il Signore dice: Nella tua discendenza saranno benedetti tutti i popoli. ( Gen 22,18 )

Sulla risurrezione anche allo stesso profeta Daniele si annunzia poco dopo: Anche tu va' a riposarti; vi sono ancora dei giorni per il compimento di tutto; riposerai e ti rialzerai per la tua sorte alla fine dei giorni. ( Dn 12,13 )

24.1 - La fine del mondo nel Salmo 102

Molti pensieri si hanno sull'ultimo giudizio nei Salmi, ma la maggior parte di passaggio e stringatamente.

Ma non passerò sotto silenzio quel che si dice molto chiaramente sulla fine del mondo: In principio tu hai creato la terra, o Signore, e opera delle tue mani sono i cieli.

Essi avranno fine, ma tu rimani, tutti si logoreranno come una veste, come una coperta tu li muterai e saranno mutati, ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non avranno fine. ( Sal 102,26-28 )

Ma perché Porfirio, sebbene lodi la religiosità degli ebrei, mediante la quale da loro è adorato un Dio grande, vero e adorabile dalle stesse divinità, e poi, anche attraverso i responsi dei propri dèi, incolpa di massima stoltezza i cristiani perché pensano che questo mondo avrà fine?

Eppure nei libri sacri degli ebrei si dice a Dio che, per consenso di un sì grande filosofo, anche le stesse divinità onorano tremando: I cieli sono opera delle tue mani, essi avranno fine.

Forse che quando i cieli avranno fine, il mondo, di cui i cieli sono la parte più alta e sicura, non avrà fine?

Se questo modo di pensare dispiace a Giove, dal cui responso più autorevole, come scrive questo filosofo, è stata biasimata come falsa la fede dei cristiani, perché non biasima come stoltezza anche la sapienza degli ebrei, dal momento che si trova nei loro libri veramente religiosi?

Se in quella sapienza, che a Porfirio piace al punto da difenderla anche con i responsi dei propri dèi, si legge che i cieli avranno fine, perché tale ipocrisia è così insignificante che nella fede dei cristiani condannino, fra gli altri o più degli altri l'assunto, per cui si crede che il mondo avrà fine sebbene, se esso non avrà fine, neanche i cieli la possono avere?

Nelle sacre Scritture, che sono soltanto nostre e non comuni a noi e agli ebrei, cioè nel Vangelo e negli scritti degli Apostoli si legge: Trascorre l'aspetto di questo mondo; ( 1 Cor 7,31 ) si legge: il mondo passa; ( 1 Gv 2,17 ) si legge: il cielo e la terra passeranno. ( Mt 24,35 )

Credo che: Trascorre, Passa, Passeranno sono espressioni più moderate di: Avranno fine.

Anche in una lettera dell'apostolo Pietro, in cui si afferma che il mondo di allora ebbe fine perché sommerso dall'acqua, ( 2 Pt 3,6 ) è abbastanza chiaro quale parte dell'insieme del mondo è stata indicata e in quali proporzioni si dice che ebbe fine e quali sono i cieli destinati ad essere consegnati al fuoco nel giorno del giudizio e della perdizione dei reprobi.

Poco appresso dice ancora: Il giorno del Signore verrà come un ladro e allora i cieli passeranno come in un uragano, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno, la terra e tutti gli oggetti che vi sono saranno distrutti dal fuoco; e soggiunge: Poiché tutte queste cose avranno fine, quali dovrete essere voi? ( 2 Pt 3,10-11 )

Si può intendere che avranno fine quei cieli che ha detto destinati ad essere consegnati al fuoco e che gli elementi, i quali saranno consumati dal calore, siano quelli che sono posti in questa più bassa parte del mondo, funestata da inondazioni e uragani, nella quale ha detto che i cieli sono come innestati, esclusi quindi quelli in alto che rimangono nella propria interezza e nella cui consistenza sono inserite le stelle.

Infatti anche il passo, in cui si dice che le stelle cadranno dal cielo, a parte che con molto maggiore attendibilità si può interpretare diversamente, lascia intendere piuttosto che quei cieli rimarranno, seppure da essi le stelle cadranno. ( Mt 24,29 )

Potrebbe essere un linguaggio figurato, ed è più attendibile; oppure è un fenomeno che avverrà in questo cielo più basso, certamente in forma più singolare di quel che ora avviene.

Per questo anche la celebre stella di Virgilio: Portando una fiaccola corse con molta luce,12 e si nascose nella foresta di Ida.

Non sembra che il brano, che ho riportato dal Salmo, faccia eccezione per un cielo di cui non si possa dire che avrà fine.

Nell'inciso: I cieli sono opera delle tue mani, essi periranno, ( Sal 102,26-27 ) come nessuno di essi viene eccettuato dall'opera di Dio, così nessuno dalla propria fine.

Non si degneranno infatti, mediante il pensiero dell'apostolo Pietro che odiano violentemente, di difendere la religiosità degli ebrei approvata dai responsi dei propri dèi.

Almeno, per non ritenere che tutto il mondo avrà fine, si separi una parte dal tutto nella frase: Essi avranno fine, nel senso che soltanto i cieli in basso avranno fine.

In questo senso anche in quella lettera dell'apostolo Pietro una parte si separa dal tutto perché vi si afferma che il mondo ha avuto fine, sebbene abbia avuto fine la parte in basso con i suoi cieli.

Ma coloro, i quali sostengono che non può aver fine tutto l'uman genere né con le acque né con le fiamme, non si degneranno, come ho detto, né di accettare il pensiero dell'apostolo Pietro, né di accordare al cataclisma finale quanto sappiamo che ha effettuato il diluvio.

Resta quindi loro di dire che i propri dèi hanno lodato la sapienza degli ebrei perché non avevano letto questo Salmo.

24.2 - Il giudizio nel Salmo 50

Anche nel Salmo 50 è relativo al giudizio di Dio il brano: Dio verrà visibilmente, il nostro Dio, e non rimarrà in silenzio.

Davanti a lui arderà un fuoco e attorno a lui si avrà una tempesta violenta.

Convocherà il cielo nell'alto e la terra a contraddistinguere il suo popolo.

Riunite a lui i suoi giusti che stabiliscono la sua alleanza sopra i sacrifici. ( Sal 50,3-5 )

Noi interpretiamo il brano in relazione al Signore Gesù Cristo, perché speriamo che verrà dal cielo a giudicare i vivi e i morti.

Verrà visibilmente fra giusti e ingiusti per giudicare con giustizia egli che prima è venuto nel segreto per essere giudicato dagli ingiusti con ingiustizia.

Egli, ripeto, verrà visibilmente e non rimarrà in silenzio; si manifesterà palesemente nella voce del giudice egli che, essendo venuto nel segreto, tacque davanti al giudice quando fu condotto per essere immolato come una pecora e fu senza voce come un agnello alla presenza di chi lo tosa.

È un fatto che su di lui leggiamo profeticamente preannunziato da Isaia ( Is 53,7 ) e che notiamo adempiuto nel Vangelo. ( Mt 26,63 )

Ho già parlato del fuoco e della tempesta in che senso si devono interpretare, quando trattai un simile argomento nella profezia di Isaia.13

Il concetto espresso con le parole: Convocherà il cielo nell'alto, poiché i beati e i giusti giustamente sono considerati il cielo, corrisponde senz'altro a ciò che dice l'Apostolo: Saremo rapiti assieme a loro nelle nubi incontro a Cristo nell'aria. ( 1 Ts 4,17 )

Infatti stando all'espressione letterale non si capirebbe perché è convocato il cielo nell'alto come se fosse possibile che non sia in alto.

Supponiamo che nella frase seguente: E la terra a contraddistinguere il suo popolo, sia sottinteso: convocherà, cioè che convocherà anche la terra e non sia sottinteso nell'alto.

Allora secondo la retta fede l'espressione ha questo significato: che come cielo sono designati quelli che giudicheranno con lui e come terra quelli che dovranno essere giudicati, sicché nell'inciso: Convocherà il cielo nell'alto non intendiamo che li rapirà nell'aria, ma che li farà sedere sugli scranni da giudice.

La frase: Convocherà il cielo nell'alto si può anche interpretare nel senso che convocherà gli angeli nei sublimi luoghi dell'alto e con essi scenderà per compiere il giudizio e convocherà anche la terra, cioè gli uomini, certamente per essere giudicati nella terra.

Se poi sia da sottintendere l'uno e l'altro termine nell'inciso: e la terra, cioè tanto convocherà, come in alto, in modo che questo ne sia il senso: Convocherà il cielo in alto e anche la terra convocherà in alto, ritengo che la migliore interpretazione sia che tutti saranno rapiti incontro a Cristo nell'aria, ma il cielo è indicato a causa delle anime e la terra a causa dei corpi.

Inoltre: Contraddistinguere il suo popolo significa senz'altro separare i buoni dai cattivi, come le pecore dai capri.

Poi il discorso è rivolto agli angeli con le parole: Riunite a lui i suoi giusti, poiché mediante il ministero degli angeli si compie una così grande operazione.

Se poi ci chiediamo quali giusti riuniranno a lui gli angeli, dice: Coloro che stabiliscono la sua alleanza sopra i sacrifici.

È proprio questa tutta la vita dei giusti: stabilire l'alleanza di Dio sopra i sacrifici.

Infatti o le opere di beneficenza sono sopra i sacrifici, cioè da preporre ai sacrifici secondo la parola di Dio che dice: Preferisco la beneficenza al sacrificio, ( Os 6,6 ) oppure se sopra i sacrifici si traduce "nei sacrifici", come si dice che avviene "sulla" terra ciò che avviene "nella" terra, certamente le opere di beneficenza sono i sacrifici con cui si è graditi a Dio.

Ricordo di averne parlato nel libro decimo di questa opera.14

Nelle opere di beneficenza i giusti stabiliscono l'alleanza di Dio perché le compiono sulla base delle promesse che sono contenute nella nuova alleanza.

Quindi Cristo, ovviamente nell'ultimo giudizio, dirà ai suoi giusti riuniti a sé e stabiliti alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.

Infatti ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ( Mt 25,34-35 ) e gli altri pensieri che nel testo si esprimono sulle buone opere dei giusti e sul loro premio eterno mediante la sentenza di chi giudica.

25 - Malachia e le pene di purificazione

C'è poi il profeta Malachiele o Malachia, ritenuto anche un angelo o anche il sacerdote Esdra, di cui altri libri della Scrittura sono inseriti nel canone.

Girolamo afferma che questa è l'opinione degli Ebrei su di lui.15

Egli annunzia profeticamente l'ultimo giudizio con le parole: Ecco viene, dice il Signore onnipotente, e chi sopporterà il giorno della sua venuta o potrà resistere nel guardarlo?

Perché egli verrà come il fuoco di una fornace e come la liscivia dei lavandai; sederà per struggere e raffinare come argento e come oro; purificherà i figli di Levi e li metterà in fusione come oro e argento; offriranno al Signore oblazioni nella giustizia e sarà gradito al Signore il sacrificio di Giuda e Gerusalemme come nei giorni antichi e come negli anni lontani.

Mi accosterò a voi nel giudizio e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adùlteri e contro coloro che giurano il falso nel mio nome, contro coloro che frodano il salario degli operai, che opprimono con la forza le vedove, che picchiano gli orfani e fanno torto nel giudizio al forestiero e non mi temono, dice il Signore onnipotente, perché io sono il Signore Dio vostro e non cambio. ( Ml 3,1-6 )

Da queste parole sembra risultare assai chiaramente che in quel giudizio per alcuni vi saranno pene di purificazione.

Non si possono interpretare diversamente le parole: Chi sopporterà il giorno della sua venuta o potrà resistere a guardarlo?

Perché egli verrà come il fuoco di una fornace e come la liscivia dei lavandai; sederà per struggere e purificare come argento e come oro; purificherà i figli di Levi e li metterà in fusione come oro e argento.

Anche Isaia dice qualcosa di simile: Il Signore laverà le macchie dei figli e delle figlie di Sion e detergerà il sangue di mezzo a loro con lo spirito di giustizia e con lo spirito di purificazione. ( Is 4,4 )

Ma forse si deve intendere che saranno resi mondi dalle macchie e in certo senso depurati, quando i cattivi verranno separati da loro attraverso il giudizio di pena, sicché il loro allontanamento alla condanna sarà una purificazione per i buoni, poiché per il resto vivranno senza essere frammischiati con gli altri.

Ma quando Malachia dice: Purificherà i figli di Levi e li metterà in fusione come oro e argento; offriranno al Signore oblazioni nella giustizia e sarà gradito al Signore il sacrificio di Giuda e Gerusalemme, fa capire che quegli stessi, che saranno purificati, saranno graditi al Signore in seguito con sacrifici di giustizia e perciò essi stessi saranno resi mondi dalla propria ingiustizia, per cui non erano graditi al Signore.

Inoltre, quando saranno stati purificati, essi stessi saranno oblazioni nella totale e definitiva giustizia.

In tale condizione non offrono a Dio nulla di più gradito che se stessi.

Però il trattare più attentamente il problema delle pene di purificazione, si deve differire per un po'.

Di seguito nei figli di Levi, in Giuda e Gerusalemme dobbiamo scorgere la Chiesa di Dio costituita, non soltanto dagli Ebrei, ma anche dagli altri popoli.

E non sarà come è nel tempo in cui, se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e in noi non è la verità, ( 1 Gv 1,8 ) ma come sarà alla fine, purificata attraverso l'ultimo giudizio, come l'aia con la vagliatura, ( Mt 3,12 ) perché saranno resi puri dal fuoco anche quelli per i quali tale depurazione era indispensabile, in modo che non vi sia alcuno che offra il sacrificio per i propri peccati.

Infatti tutti coloro, che offrono con questo intento, sono certamente nei peccati e offrono per averne il perdono in modo che, dopo aver offerto un sacrificio che sia a Dio gradito, siano perdonati.

26.1 - Il sacrificio di giustizia nel giudizio …

Volendo Dio dimostrare che alla fine la sua città non rimarrà in tale condizione di vita, ha detto che i figli di Levi offriranno oblazioni nella giustizia, e quindi non nel peccato e conseguentemente non per il peccato.

Da ciò si possono comprendere le parole che Malachia ha detto di seguito: Sarà gradito al Signore il sacrificio di Giuda e Gerusalemme come nei giorni antichi e come negli anni lontani, ( Ml 3,4 ) cioè che i Giudei si ripromettono inutilmente, secondo la Legge dell'Antico Testamento, i tempi passati dei propri sacrifici.

Infatti allora non offrivano oblazioni nella giustizia ma nei peccati, poiché principalmente e primieramente le offrivano per i peccati al punto che il sacerdote stesso, che certamente dobbiamo ritenere più giusto degli altri, per comando di Dio era solito offrire prima per i propri peccati, poi per quelli del popolo. ( Lv 16,6; Eb 7,27 )

Perciò è opportuno spiegare come si deve interpretare la frase: Come nei giorni antichi e come negli anni lontani.

Forse richiama quel tempo in cui i progenitori furono nel paradiso.

Allora, puri e incontaminati da ogni colpa e macchia di peccato, offrivano se stessi a Dio come oblazioni purissime.

Però dopo che ne furono cacciati per la trasgressione commessa e che in essi fu condannata la natura umana, ad eccezione del solo Mediatore e di qualunque bambino dopo il lavacro di rigenerazione, nessuno è immune dalla colpa, come si ha nella Scrittura, neanche il bimbo, la cui vita sulla terra è di un solo giorno. ( Gb 14,4 )

Si potrebbe rispondere che giustamente si può dire che offrano oblazioni nella giustizia anche coloro i quali le offrono nella fede.

Infatti il giusto vive di fede, ( Rm 1,17 ) quantunque inganni se stesso se pensasse di essere senza peccato, ( 1 Gv 1,8 ) e perciò non lo pensi perché vive di fede.

Ma chi potrà affermare che questo tempo di fede si può adeguare a quel fine, poiché coloro che offrirebbero oblazioni nella giustizia saranno purificati col fuoco dell'ultimo giudizio?

Perciò, poiché si deve credere che dopo tale purificazione i giusti saranno senza alcun peccato, certamente quel tempo, per quanto attiene ad essere senza peccato, non si può paragonare ad alcun tempo.

Si esclude quello in cui i progenitori, prima della trasgressione, vissero in una intemerata felicità.

Giustamente quindi s'intende che il concetto suddetto è stato espresso con le parole: Come nei giorni antichi e come negli anni lontani.

Anche dopo che per mezzo d'Isaia sono stati promessi un cielo nuovo e una terra nuova, fra gli altri concetti che, mediante allegorie e simboli, egli espone, e la preoccupazione di evitare lungaggini mi ha impedito di darne una conveniente spiegazione, dice: Secondo i giorni dell'albero della vita saranno i giorni del mio popolo. ( Is 65,22 )

Chi ha avuto in mano la sacra Scrittura non ignora dove Dio ha piantato l'albero della vita e che, essendo stato ordinato ai progenitori di non mangiarne, quando la loro trasgressione li cacciò dal paradiso, a quell'albero fu posta una terribile difesa di fuoco. ( Gen 2,9; Gen 3,24 )

26.2 - … sarà veramente senza macchia

Qualcuno può affermare che i giorni dell'albero della vita, di cui ha parlato il profeta Isaia, sono i giorni in atto della Chiesa di Cristo, i quali si trascorrono nel tempo, e che Cristo stesso profeticamente è denominato "albero della vita" perché è la Sapienza di Dio, della quale Salomone dice: È un albero di vita per tutti coloro che la prescelgono. ( Pr 3,18 )

Può dire anche che i progenitori non hanno trascorso alcuni anni nel paradiso perché ne furono cacciati molto presto, sicché in quel luogo non ebbero alcun figlio e che quindi non è possibile intravedere quel periodo in quell'espressione: Come nei giorni antichi e come negli anni lontani.

Tralascio la discussione per non essere costretto, giacché andrebbe per le lunghe, a esaminare tutti gli assunti, affinché la verità accertata renda evidente qualcuno di essi.

Noto però un altro significato per non farci ritenere che i giorni antichi e gli anni lontani dei sacrifici carnali ci siano stati promessi mediante il profeta come un grande dono.

Era prescritto infatti che le oblazioni della vecchia Legge fossero offerte con animali di qualsiasi specie senza macchia e senza alcun difetto, ( Lv 22,17-30 ) e simboleggiavano gli uomini santi, come è stato soltanto il Cristo, assolutamente senza peccato.

Infatti, dopo il giudizio, quando saranno purificati anche col fuoco coloro che sono meritevoli di tale purificazione, in tutti i beati non si troverà affatto alcun peccato e in tale stato offriranno se stessi nella giustizia, sicché tali oblazioni saranno assolutamente senza macchia e senza alcun difetto.

Saranno allora certamente come nei giorni antichi e come negli anni lontani, quando come simbolo di questo evento futuro si offrivano oblazioni veramente pure.

Dunque nella carne immortale e nella intelligenza dei beati vi sarà la purezza che era rappresentata per allegoria nel corpo di quegli animali.

26.3 - Il giudizio e la coscienza dei reprobi in Malachia

Poi, per quelli che non sono meritevoli di purificazione ma di condanna, Malachia dice: Mi avvicinerò a voi e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adùlteri, ( Ml 3,5 ) e il resto.

Elencati i delitti degni di condanna, aggiunge: Poiché io sono il Signore Dio vostro e non cambio, ( Ml 3,6 ) come a dire: Sebbene la vostra colpa vi abbia cambiato in peggio e la mia grazia in meglio, io non cambio.

Afferma altresì che sarà testimone, perché al proprio tribunale non ha bisogno di testimoni, e che sarà pronto, sia perché verrà all'improvviso e il suo giudizio, a causa della venuta inattesa, sarà molto rapido, anche se sembrava in ritardo, sia perché dimostrerà colpevoli le coscienze senza un lungo discorso.

Si ha nella Scrittura: L'interrogatorio dell'empio infatti sarà nei suoi pensieri; ( Sap 1,9 ) e dice l'Apostolo: Con i pensieri che accusano o anche difendono nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini mediante Gesù Cristo, secondo il mio Vangelo. ( Rm 2,15-16 )

Anche in questo senso dunque si deve intendere che il Signore sarà un testimone pronto, perché senza indugio richiamerà alla memoria per dimostrare colpevole e punire la coscienza.

27 - Separazione dei buoni e dei cattivi

Anche il brano che, nel libro diciottesimo,16 trattando un altro argomento, ho desunto da questo profeta, riguarda il giudizio finale.

In esso dice: Essi diverranno, dice il Signore onnipotente, mia proprietà nel giorno che io preparo e li prediligerò come un padre predilige il figlio che gli è sottomesso; io cambierò e voi noterete la differenza fra l'uomo giusto e l'ingiusto, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve.

Perché ecco viene il giorno ardente come il forno e li brucerà; e tutti gli stranieri e tutti gli operatori d'iniquità saranno come paglia e quel giorno venendo li incendierà, dice il Signore onnipotente, e non rimarrà di loro né radice né tralcio.

E sorgerà per voi, che temete il mio nome, il sole di giustizia e la salvezza nelle sue ali e voi uscirete e saltellerete come vitelli liberati dal giogo; calpesterete gli empi e saranno cenere sotto i vostri piedi, dice il Signore onnipotente. ( Ml 3,17 )

Quando la differenza di premi e pene, che distingue i beati dai reprobi e sotto questo sole nella utopia della vita presente non si scorge, ( Sap 1,1ss ) si manifesterà chiaramente sotto quel sole di giustizia nello svelarsi di quella vita, allora si avrà un giudizio quale mai si ebbe.

28 - La vera felicità è solo dei giusti

Poi il medesimo profeta, con la frase: Ricordatevi della Legge di Mosè, mio servo; a lui l'ho affidata sull'Oreb per tutto Israele, ( Ml 3,22 ) opportunamente fa appello a ordinamenti e decisioni, dopo aver indicato la grande distinzione che avverrà fra coloro che osservano e coloro che trasgrediscono la Legge.

Questo affinché imparino contemporaneamente a intendere la Legge nello spirito e scorgano in essa il Cristo, perché da lui, come giudice, si deve operare la distinzione fra buoni e cattivi.

Non senza ragione egli, il Signore, ha detto ai Giudei: Se credeste a Mosè, credereste anche a me perché di me egli ha scritto. ( Gv 5,46 )

Infatti, interpretando secondo la carne la Legge e ignorando che le sue promesse relative alla terra sono allegorie dei valori del cielo, giunsero a tali lamentele che osarono dire: È sciocco chi serve Dio; che vantaggio abbiamo ricevuto dall'avere custodito i suoi comandamenti e dall'avere camminato in preghiera davanti al Signore onnipotente?

Dobbiamo invece proclamare beati gli stranieri e sono favoriti tutti quelli che compiono ingiustizia. ( Ml 3,14-15 )

Il profeta, da queste loro parole, è stato spinto, per così dire, a preannunziare un giudizio tale, in cui i malvagi neanche all'apparenza siano felici, ma appaia con grande chiarezza che sono assai infelici e i buoni non siano afflitti da alcuna sofferenza, sia pure momentanea, ma godano di un'evidente, perenne felicità.

Anche poco prima Malachia aveva riferito alcune parole di costoro i quali affermano: Chiunque fa il male è come se fosse buono agli occhi del Signore e proprio questi gli sono graditi. ( Ml 2,17 )

Sono giunti, ripeto, a queste lamentele contro Dio, interpretando secondo la carne la Legge di Mosè.

Perciò anche nel Salmo 73 dice il Salmista che i suoi piedi inciampavano e i suoi passi vacillavano, ( Sal 73,2 ) evidentemente nella caduta, perché ha invidiato i peccatori vedendo la loro tranquillità; arriva al punto di dire fra l'altro: Come l'ha saputo Dio, c'è forse conoscenza nell'Altissimo? ( Sal 73,11 ) e di dire anche: Forseché invano ho conservato puro il mio cuore e ho lavato fra gli innocenti le mie mani? ( Sal 73,13 )

Per risolvere questo difficilissimo problema, che si propone quando sembra che i buoni siano infelici e i malvagi felici, aggiunge: Questa angoscia è in me finché non entro nel santuario di Dio e non penso all'ultimo fine. ( Sal 73,16-17 )

Infatti con l'ultimo giudizio non sarà più così, ma si manifesterà una realtà diversa nella palese infelicità dei reprobi e nell'evidente felicità dei beati.

29 - Il ritorno di Elia in Malachia

Poi, dopo aver ammonito i Giudei di tenere a mente la Legge di Mosè, poiché prevedeva che essi per molto tempo non l'avrebbero interpretata secondo lo spirito, come conveniva, ma secondo la carne, Malachia soggiunge: Ormai, prima che giunga il giorno grande e luminoso del Signore, io invierò a voi Elia di Tesbe che volgerà il cuore del padre al figlio e il cuore dell'uomo al suo prossimo, affinché io venendo non colpisca la terra con lo sterminio. ( Ml 3,23 )

È assai ricorrente nelle parole e nei sentimenti dei fedeli che i Giudei, nell'ultimo tempo prima del giudizio, crederanno nel Cristo vero, cioè nel nostro Cristo attraverso l'esposizione della Legge per mezzo del grande e meraviglioso profeta Elia.

Si spera appunto, e non a torto, che egli verrà prima della venuta del giudice Salvatore, perché non a torto si crede che egli è tuttora in vita.

Fu rapito infatti con un carro di fuoco fuori dell'esperienza umana ed è un fatto che la Scrittura attesta con grande chiarezza. ( 2 Re 2,11 )

Quando verrà, spiegando secondo lo spirito la Legge che attualmente i Giudei interpretano secondo la carne, volgerà il cuore del padre al figlio, cioè il cuore dei padri ai figli, poiché i Settanta hanno usato il singolare per il plurale.

Questo è il significato: che anche i figli, cioè i Giudei, comprendano la Legge come l'hanno compresa i loro padri, cioè i Profeti, tra i quali v'era anche Mosè.

Così infatti il cuore dei padri si volgerà ai figli quando la capacità di pensare dei padri s'incontrerà con quella dei figli; e il cuore dei figli ai loro padri, quando i figli pensano in conformità a ciò che hanno pensato i loro padri, sebbene i Settanta abbiano letto: E il cuore dell'uomo si volgerà al suo prossimo.

Sono infatti molto vicini nel rapporto padri e figli.

Nella versione dei Settanta, che hanno tradotto con ispirazione profetica, si può riscontrare un altro significato, e anche più scelto, se s'intende che Elia volgerà il cuore di Dio Padre al Figlio, certamente non per ottenere che il Padre ami il Figlio, ma per insegnare che il Padre ama il Figlio in modo che anche i Giudei amino il medesimo Cristo, che è il nostro, mentre prima lo odiavano.

Per i Giudei infatti ora il Padre ha il cuore contrario al nostro Cristo, questo essi pensano.

Per essi quindi il cuore di lui si volgerà al Figlio, quando essi, volgendo il proprio cuore, apprenderanno l'amore del Padre per il Figlio.

L'inciso che segue: E il cuore dell'uomo al suo prossimo, cioè che Elia volgerà il cuore dell'uomo al suo prossimo, s'interpreta molto bene se s'intende che è il cuore dell'uomo per Cristo uomo.

Infatti, sebbene sia nell'essenza divina il nostro Dio, ricevendo l'essenza di schiavo ( Fil 2,6-7 ) si è degnato di essere anche nostro prossimo.

Questo dunque farà Elia. Affinché io non venga - soggiunge - e colpisca la terra con lo sterminio.

Sono terra coloro che s'intendono delle cose della terra, come fino ad oggi sono i Giudei carnali.

Da questo pervertimento sono derivate quelle lamentele contro Dio: Gli sono graditi i cattivi, ( Ml 2,17 ) e: È sciocco chi si sottomette a Dio. ( Ml 3,14 )

30.1 - Anche nei Profeti il Dio che verrà è Cristo

Molti sono i testi della sacra Scrittura sull'ultimo giudizio di Dio e andrei per le lunghe se li raccogliessi tutti.

Sia sufficiente quel che abbiamo esaminato come predetto profeticamente dai libri sacri del Nuovo e Antico Testamento.

Ma nell'Antico, a differenza del Nuovo, non è stato indicato con evidenza che il giudizio avverrà per mezzo di Cristo, cioè che Cristo verrà come giudice dal cielo, perché quando nell'Antico Testamento il Signore Dio dice che verrà o si dice che il Signore Dio verrà, non ne consegue che sia il Cristo.

Il Signore Dio è il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo; però non conviene che noi lasciamo questo punto senza chiarirlo.

Anzitutto dunque si deve far notare in quali termini Gesù Cristo parla come il Signore Dio nei libri profetici e tuttavia è d'immediata evidenza che è Gesù Cristo, sicché quando non è così evidente e si dice tuttavia che il Signore Dio verrà per l'ultimo giudizio, si possa intendere che è Gesù Cristo.

V'è un passo del profeta Isaia che mostra chiaramente quel che sto dicendo.

Dio infatti per mezzo del profeta dice: Ascoltami, Giacobbe e Israele, con cui sto parlando.

Io sono il primo e sarò per sempre; la mia mano ha posto le fondamenta della terra e la mia destra ha reso stabile il cielo.

Li chiamerò, verranno insieme, si raduneranno tutti e udranno.

Chi lo ha avvertito su questo? Perché ti amavo ho soddisfatto il tuo desiderio su Babilonia per sgombrare la razza dei Caldei.

Io ho parlato e ho chiamato, l'ho accompagnato e ho reso felice il suo cammino.

Avvicinatevi a me e ascoltate questi fatti.

Fin dal principio non ho parlato in segreto, quando avvenivano ero presente.

E ora il Signore Dio e il suo Spirito mi hanno inviato. ( Is 48,12-16 )

In realtà è lo stesso che parlava come il Signore Dio e tuttavia non vi si ravvisava Gesù Cristo se non avesse aggiunto: E ora il Signore Dio e il suo Spirito mi hanno inviato.

Lo ha detto nella forma di schiavo usando per un evento futuro il verbo al passato come in un altro passo del medesimo profeta: È stato condotto per essere immolato come una pecora. ( Is 53,7 )

Non ha detto: Sarà condotto, ma ha usato il verbo al passato per un fatto che doveva avvenire.

E ripetutamente il linguaggio profetico si esprime così.

30.2 - È considerato onnipotente …

In Zaccaria v'è un passo, il quale mostra con chiarezza questo pensiero, cioè che l'Onnipotente ha inviato l'Onnipotente, evidentemente Dio Padre Dio Figlio.

Questo è il passo: Così dice il Signore onnipotente: Dopo l'impresa gloriosa mi ha inviato ai popoli che vi hanno depredato, perché chi tocca voi è come se toccasse la pupilla del suo occhio.

Ecco, io alzerò la mano contro di loro e diverranno bottino di coloro che furono loro schiavi e saprete che il Signore onnipotente mi ha inviato. ( Zc 2,8-9 )

Il Signore onnipotente dice di essere inviato dal Signore onnipotente.

Chi oserà dire che nel passo non si tratta di Cristo che parla alle pecore perdute della casa d'Israele?

Dice nel Vangelo: Non sono stato inviato se non alle pecore perdute della casa d'Israele. ( Mt 15,24 )

Nel testo citato le ha paragonate alla pupilla dell'occhio di Dio a causa dell'eminente sentimento di amore.

Anche gli Apostoli appartengono a questo tipo di pecore.

Ma si ha qualcosa dopo la gloria della risurrezione, evidentemente la sua, poiché prima che avvenisse l'Evangelista dice: Gesù non era stato ancora glorificato. ( Gv 7,39 )

Dopo di essa infatti fu inviato ai popoli nei suoi Apostoli e così si è avverato quel che si legge in un Salmo: Mi libererai dai contrasti del popolo, mi porrai a capo delle nazioni. ( Sal 18,44 )

Questo affinché coloro che avevano depredato gli Israeliti e dei quali gli Israeliti erano stati schiavi, mentre erano assoggettati alle nazioni, non fossero a loro volta depredati col medesimo risultato, ma essi divenissero bottino degli Israeliti.

Gesù l'aveva promesso agli Apostoli dicendo: Vi renderò pescatori di uomini, ( Mt 4,19 ) e a uno di loro: D'ora in poi sarai pescatore di uomini. ( Lc 5,10 )

Diverrebbero bottino dunque, ma in bene, come i vasi rapiti a quel forte, ma legato da uno più forte. ( Mt 12,29; Mc 3,27 )

30.3 - … sebbene sia annunziato nella sua passione

Egualmente per mezzo del medesimo profeta il Signore dice: In quel giorno farò in modo di allontanare tutti i popoli che vengono contro Gerusalemme e riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di perdono; volgeranno lo sguardo a me per il fatto che mi hanno insultato e verseranno per questo un pianto come per una persona molto cara e proveranno dolore come per un unigenito. ( Zc 12,9-10 )

Forseché soltanto Dio può allontanare tutti i popoli nemici dalla santa città di Gerusalemme, i quali vengono contro di essa, cioè sono suoi avversari, oppure, come altri hanno tradotto, vengono per essa, cioè per sottometterla; o potrà versare sulla casa di Davide e sugli abitanti della medesima città lo spirito di grazia e di perdono?

Certamente è un'attribuzione di Dio e dalla prospettiva di Dio sono dette quelle parole per mezzo del profeta.

Eppure Cristo mostra di essere egli stesso quel Dio che opera cose così grandi e così divine, aggiungendo le parole: Volgeranno lo sguardo a me per il fatto che mi hanno insultato e verseranno per questo un pianto come per una persona molto cara ( o amata ) e proveranno dolore come per un unigenito.

Certamente in quel giorno si pentiranno i Giudei, anche quelli che riceveranno lo spirito di grazia e di perdono perché hanno insultato il Cristo nella sua passione, quando lo vedranno venire nella sua grandezza e riconosceranno che egli è colui che prima nei propri antenati hanno deriso nella sua umiltà.

Ed anche i loro antenati, autori di sì grande scelleratezza, nel risorgere, lo vedranno, ma per essere puniti, non riscattati.

Non si devono quindi ravvisare loro nelle parole: Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di perdono; volgeranno lo sguardo a me per il fatto che mi hanno insultato.

Vi si devono ravvisare i provenienti dalla loro stirpe che in quel tempo, Elia mediante, crederanno.

Ma come noi diciamo ai Giudei: Avete ucciso il Cristo, sebbene siano stati i loro antenati a compiere il delitto, così i discendenti si affliggeranno di aver compiuto in un certo senso quel che hanno compiuto gli altri, perché discendono dalla loro stirpe.

Sebbene dunque, ormai eletti per aver ricevuto lo spirito di grazia e di perdono, non saranno condannati con i loro antenati delinquenti, si affliggeranno tuttavia, come se essi abbiano compiuto quel che è stato compiuto dagli altri.

Non si affliggeranno quindi per l'accusa di un delitto, ma per un sentimento di bontà.

Con avvedutezza l'inciso, che nei Settanta suona così: Volgeranno lo sguardo a me per il fatto che mi hanno insultato, è stato tradotto dal testo ebraico che ha: Volgeranno lo sguardo a me che hanno trafitto.

Da queste parole si rileva con maggior evidenza che Cristo è stato crocifisso.

Ma l'insulto, che i Settanta hanno preferito rilevare, non è mancato in tutta la sua passione.

Difatti lo hanno insultato mentre era arrestato, legato, giudicato, coperto con il vituperio di una veste di derisione, coronato di spine, battuto con una canna sulla testa, adorato a ginocchi piegati per scherno, mentre portava la sua croce ed era appeso.

Quindi non seguendo una sola traduzione ma unendo l'una e l'altra, quando leggiamo tanto hanno insultato, come hanno trafitto, riconosciamo più ampiamente la genuina vicenda della passione del Signore.

30.4 - Cristo sarà giudice perché fu giudicato

Poiché dunque nei libri dei Profeti si legge che Dio verrà per eseguire il giudizio, sebbene non sia indicata alcuna distinzione, unicamente sulla base del giudizio si deve rilevare il Cristo poiché, anche se il Padre giudicherà, giudicherà con la venuta del Figlio dell'uomo.

Infatti il Padre non giudicherà alcuno con la manifestazione della sua presenza, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, ( Gv 5,22 ) poiché questi, il quale si manifesterà come uomo per giudicare, come uomo è stato giudicato.

E non è un altro uomo quello di cui, in Isaia, Dio allo stesso modo parla con l'appellativo di Giacobbe e Israele, nella cui stirpe ebbe l'esistenza.

Ecco il testo: Giacobbe, mio servo, io lo sosterrò; Israele, mio eletto, la mia anima lo ha accolto.

Ho infuso il mio Spirito in lui, enuncerà il giudizio ai popoli.

Non griderà e non tacerà e non si udrà la sua voce al di fuori.

Non spezzerà la canna incrinata e non spegnerà il lucignolo fumigante, ma enuncerà il giudizio con verità.

Risplenderà e non si abbatterà finché non stabilisce il giudizio sulla terra e nel suo nome spereranno i popoli. ( Is 42,1-4 )

Nel testo ebraico non si ha Giacobbe e Israele, ma i Settanta, evidentemente, con l'intento di avvertire che l'inciso mio servo, si deve interpretare in relazione alla forma di servo, in cui l'Altissimo si è manifestato nella più grande umiltà, hanno aggiunto il nome per segnalare colui dalla cui stirpe è stata assunta la forma di servo.

È stato infuso lo Spirito su di lui perché nella testimonianza del Vangelo si è mostrato in forma di colomba; ( Mt 3,16 ) ha enunciato il giudizio ai popoli perché ha predetto che sarebbe avvenuto ciò che ai popoli era nascosto; per benignità non ha gridato, ma non ha cessato dall'esaltare la verità; ma non si è udita e non si ode la sua voce al di fuori perché non si obbedisce a lui da coloro che sono tagliati fuori dal suo corpo; non ha spezzato e non ha spento perfino i Giudei, suoi persecutori, i quali per la perdita della compattezza sono stati paragonati a una canna incrinata e per la mancanza di luce a un lucignolo fumigante, poiché ha loro perdonato, dato che non era ancora venuto a giudicarli ma ad essere giudicato da loro.

Ha senz'altro enunciato il giudizio nella verità perché ha predetto loro quando dovrebbero essere puniti se persistessero nella malvagità.

Risplendette sul monte il suo viso, ( Mt 17,1-2 ) nel mondo la sua fama; non è stato abbattuto o calpestato perché non si è arreso ai suoi persecutori, per cessare d'esistere, né in sé né nella sua Chiesa; quindi non è avvenuto e non avverrà quel che i suoi nemici hanno detto o dicono: Quando morirà e perirà il suo nome? ( Sal 41,6 )

Finché non stabilisce il giudizio sulla terra.

È stato reso manifesto quel che cercavamo perché nascosto: è il giudizio finale che stabilirà in terra quando egli stesso verrà dal cielo.

Riguardo al giudizio vediamo già adempiuto quel che è espresso nell'ultimo inciso: Nel suo nome spereranno i popoli.

Sulla base di questo fatto, che non è possibile negare, si creda anche quel che si nega senza criterio.

Chi avrebbe sperato che anche coloro, i quali ancora non vogliono credere in Cristo, sono spettatori assieme a noi e poiché non possono negare, digrignano e sbavano con i denti? ( Sal 112,10 )

Chi, dico ancora, avrebbe sperato che i popoli avessero sperato nel nome di Cristo, quando veniva arrestato, legato, percosso, deriso, crocifisso, dal momento che perfino i discepoli avevano perduto la speranza che avevano cominciato ad avere in lui?

Quel che ha allora sperato soltanto il ladrone sulla croce, ora lo sperano i popoli, sparsi in ogni parte, ( Lc 23,42-43 ) e a fin di non morire per l'eternità, si segnano con la croce in cui Cristo è morto.

30.5 - Gli eventi del giudizio finale

Dunque nega o dubita che l'ultimo giudizio avverrà come è preannunziato nei citati libri della Bibbia se non colui che, per non saprei quale incredibile malanimo o ignoranza, non crede in essi, sebbene abbiano già segnalato la propria veridicità al mondo intero.

Abbiamo appreso che in quel giudizio o attorno a quel giudizio si verificheranno questi avvenimenti: la venuta di Elia di Tesbe, la fede dei Giudei, la persecuzione dell'Anticristo, il giudizio di Cristo, la risurrezione dei morti, la discriminazione di buoni e cattivi, il cataclisma del mondo e la sua rinascita.

Si deve credere che si avranno tutti questi avvenimenti, ma in quali misure e con quale successione si verifichino lo insegnerà più la realtà dei fatti di quanto attualmente riesce a raggiungere alla perfezione il pensiero umano.

Ritengo però che si avvereranno nella successione da me indicata.

30.6 - Quel che rimane da dire negli altri due libri

Per mantenere con l'aiuto di Dio gli impegni presi ci rimangono due libri, attinenti a quest'opera, uno sulla pena dei malvagi, l'altro sulla felicità dei giusti.

In essi, come Dio lo concederà, si confuteranno soprattutto i ragionamenti umani che contro le predizioni e promesse divine certi sventurati sembrano saggiamente rosicchiare per sé e disprezzano come falsi e ridicoli gli alimenti della fede che dà salute.

Coloro invece che sono saggi secondo Dio, ritengono la veritiera onnipotenza di Dio come il più valido argomento di tutti i capi di dottrina che sembrano incredibili agli uomini e tuttavia sono contenuti nella sacra Scrittura, la cui veridicità è stata già in molti modi confermata.

Ritengono infatti come certo che in nessun modo Dio ha potuto mentire e che può compiere ciò che al non credente è impossibile.

Indice

10 Vedi sopra 20,21,1;
Is 26,19
11 Girolamo, Comm. in Dan. 7, 1ss
12 Virgilio, Aen. 2, 694
13 Vedi sopra 20,21
14 Vedi sopra 10,6
15 Girolamo, In Malach., prooem
16 Vedi sopra 18,35