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Lettera 121

Scritta circa l'anno 413.

Paolino, vescovo di Nola, pone ad Agostino alcune questioni sui Sal 16 e 17 ( n. 1-8 ), sull'Apostolo ( n. 9-13 ) ed infine sul Vangelo ( n. 14-18 ).

1.1 - Desidera d'essere illuminato da Agostino

Per evitare che tu non abbia nulla da dirmi nella risposta, ti presento alcuni quesiti da chiarire su argomenti venutimi in mente proprio quando il latore di questa mia lettera si affrettava a raggiungere la nave.

Se mai tali quesiti fossero per avventura chiari, mentre a me sembrano oscuri, nessuno dei tuoi sapienti discepoli, che potranno essere attorno quando darai una scorsa a questa mia, nessuno di essi rida della mia ignoranza, ma piuttosto, spinto da fraterna bontà, mi usi la carità di aiutarmi a istruirmi, affinché io pure faccia parte dei veggenti e contemplanti le meraviglie della Legge del Signore con la mente illuminata dalla tua dottrina.

1.2 - Santità solo esterna e santità interiore

Dimmi dunque, encomiabile maestro d'Israele, che cosa significa l'espressione del salmo 16: Per i santi che sono nella sua terra fece mirabili tutte le sue compiacenze per essi.

Si moltiplicarono le loro infermità e in seguito accelerarono la loro corsa. ( Sal 16,3s )

Orbene, chi mai sono sulla terra coloro che la sacra Scrittura chiama santi?

Sarebbero forse i Giudei, figli bensì di Abramo secondo la discendenza carnale, ma poiché non sono figli della promessa non possono essere considerati come suoi veri discendenti, cioè della razza che prese il suo nome da Isacco? ( Rm 9,8; Eb 11,18; Gen 21,12 )

Li chiama forse santi di una santità puramente carnale, mentre per la vita e per i loro sentimenti sono terreni, in quanto pensano solo alle cose terrene ( Fil 3,19 ) e a causa delle osservanze carnali sono connaturalmente decrepiti per la vecchiezza della lettera e non rinascono in una nuova creatura, poiché non hanno ricevuto Colui, per grazia del quale le cose vecchie sono passate e tutto è diventato nuovo? ( 2 Cor 5,17 )

Forse che nel Salmo essi sono chiamati santi nello stesso senso con cui sono chiamati giusti nel Vangelo, dove si legge: Sono venuto a chiamare non i giusti ma i peccatori, ( Mt 9,13 ) ossia i giusti che menano vanto per la santità della razza da cui discendono e per la lettera della Legge?

A costoro è rivolto l'ammonimento di Cristo: Non vantatevi del vostro padre Abramo, poiché Dio può suscitare i figli di Abramo perfino da queste pietre! ( Mt 3,9 )

Quale esempio tipico di questi tali giusti ci viene presentato il fariseo, ( Lc 18,11 ) che nel tempio vantava le proprie azioni giuste, come se non fossero note al Signore, e pregava non per essere esaudito, ma quasi reclamando la ricompensa delle sue opere, buone sì, ma non gradite a Dio, poiché ciò che edificava con la santità della vita lo distruggeva con la superbia.

Egli poi non si vantava in silenzio, ma ad alta voce per far apparire che non parlava all'orecchio di Dio, dal momento che voleva essere sentito dagli uomini.

Dato poi che si compiaceva di se stesso, dispiacque a Dio, poiché il Signore ha spezzato le ossa di coloro che si compiacciono di se stessi e sono rimasti confusi, poiché Dio li ha disprezzati, ( Sal 53,6 ) mentre non disprezza il cuore contrito ed umiliato.

1.3 - Santità farisaica e santità cristiana

Finalmente nella stessa parabola del Vangelo, in cui sono messe a confronto le persone del fariseo e del pubblicano, il Signore dimostra in modo evidente che cosa gradisce e che cosa rigetta nell'uomo, ( Lc 18,10-14 ) secondo quanto sta scritto: Dio resiste ai superbi, mentre agli umili dà la sua grazia. ( Gc 4,6 )

Per tal motivo dichiara solennemente che il pubblicano andò via dal tempio giustificato per la confessione dei suoi peccati, al contrario del fariseo che aveva accampati i meriti delle sue opere buone.

E ben a ragione se ne andò via ripudiato dalla faccia del Signore quell'individuo capace di incensare solo se stesso e che, mentre faceva ostentazione di conoscere la Legge per il solo fatto di chiamarsi fariseo, non ricordava ciò che dice il Signore per bocca del Profeta: E in chi mai porrò la mia dimora se non nell'umile e mite, in chi ha soggezione delle mie parole? ( Is 66,2 )

Riesce al contrario accetto a Dio il pubblicano che si accusa con cuore contrito e in grazia della sua umiltà ottiene il perdono delle colpe confessate, mentre il fariseo, santo della santità vantata dai Giudei, riporta a casa il fardello dei propri peccati, proprio per essersi vantato della sua presunta santità.

Egli è il modello di quei Giudei, di cui l'Apostolo dice che cercando di stabilire la propria giustizia sulla Legge, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio, ( Rm 10,3 ) derivante dalla fede, che fu imputata a giustizia al nostro padre Abramo non per le opere della Legge, ( Rm 4,2s ) ma perché credette a Dio per l'onnipotenza di Dio stesso, presso Dio è veramente giusto ed è santo, non della santità terrena ma della celeste, chi vive di fede in quanto si comporta non secondo i dettami della carne ma dello spirito: la sua città è nei cieli e non si vanta della circoncisione della carne, ma di quella del cuore, la quale si compie non nella lettera, ma nello spirito invisibilmente, la cui lode non viene dagli uomini ma da Dio. ( Rm 2,29 )

1.4 - Indurimento degli Ebrei davanti ai prodigi di Cristo

Quanto poi a ciò che aggiunge: Fece mirabili tutte le sue compiacenze per essi ( Sal 16,3 ) credo che la sacra Scrittura lo dica per il fatto che ai Giudei per primi Dio accese la lampada della Legge e diede i comandamenti per vivere bene.

Dice infatti la sacra Scrittura: Fece conoscere le sue vie a Mosè e le sue volontà ai figli di Israele. ( Sal 103,7 )

In seguito Dio realizzò in mezzo a loro il piano misterioso della sua immensa bontà incarnandosi nel seno della Vergine, la quale apparteneva alla stessa stirpe dei Giudei, e si fece uomo nascendo dalla loro razza, cioè da una discendente di David.

Nel corso della sua vita compì in mezzo a loro e sotto i loro occhi i prodigi delle guarigioni.

Eppure, nonostante tutti i suoi prodigi non solo non fu creduto ma pure bestemmiato da essi quando dicevano: Se costui venisse da Dio, non guarirebbe i malati di sabato, ( Gv 9,16 ) e Costui non scaccia i demoni se non in virtù di Beelzebub, principe dei demoni. ( Mt 12,24 )

Proprio per questa loro mentalità, accecata da inveterata empietà, si moltiplicarono le loro infermità e le loro tenebre.

1.5 - Il rifiuto di Cristo da parte dei Giudei

Ma che cosa vuol dire l'espressione: In seguito accelerarono la loro corsa? ( Sal 16,4 )

Vuol forse dire che corsero verso il pentimento come fecero quelli ricordati negli Atti degli Apostoli? ( At 2,37-41 )

Costoro, fortemente scossi dalla predicazione di Pietro, credettero in Cristo da loro crocifisso e affrettandosi ad essere purificati dall'enorme loro peccato, corsero a ricevere il dono della grazia.

Oppure, al contrario, vuol forse dire che, siccome le virtù dell'anima vengono irrobustite dalla fede e dalla carità di Dio, per quegli empi, del tutto privi dell'una e dell'altra, si moltiplicarono le infermità dell'anima, invasa ormai dal languore mortale causato dai loro peccati di infedeltà a Dio?

Cristo infatti è vita e luce dei credenti; ( Gv 1,9; Gv 8,12; Gv 11,25; Gv 14,16 ) e sotto le sue ali ( Sal 91,4 ) v'è la salvezza.

Nessuna meraviglia quindi se le loro tenebre ed infermità si moltiplicarono per la loro stessa rovina, non avendo voluto accogliere la vita e la luce e avendo rifiutato di rimanere sotto le sue ali, sebbene, come proclama nel Vangelo, avesse voluto spesso radunarli sotto le proprie ali, come la gallina raduna i propri pulcini, ma essi non vollero. ( Mt 23,37 )

Moltiplicatesi quindi le loro infermità, dove corsero?

Non corsero forse a reclamare a gran voce la croce per il Signore e a strapparne da Pilato, riluttante, il consenso con le loro scellerate urla?

Colmarono in tal modo la misura dei loro antenati uccidendo il Signore dei Profeti, quei Profeti uccisi dai loro antenati, quei Profeti che avevano annunciato la venuta di Cristo Salvatore del mondo!

In seguito accelerarono la loro corsa.

Proprio così: i loro piedi corsero a versare il Sangue!

Disastri e infelicità lastricarono la loro via mentre essi non conobbero la via della pace, ( Sal 14,3 ) cioè Cristo, che afferma: Sono io la via. ( Gv 14,6 )

1.6 - Quesito sul Sal 17,14

A proposito poi del seguente salmo desidero che mi spieghi che cosa vuol dire: Il loro ventre è ripieno dei tuoi beni nascosti.

Si sono saziati di carne suina o, come sento dire che è scritto in alcuni salteri: Hanno abbondanza di figli e lasciano i loro avanzi ai loro bambini. ( Sal 17,14 )

1.7 - Quesito sul Sal 58,12

Così pure mi stupisco nel sentire il Figlio parlare al Padre nel salmo 59: in esso, dopo aver detto, a proposito dei Giudei suoi nemici: Ecco, apriranno la loro bocca; un coltello è nelle loro labbra, ( Sal 59,8 ) poco dopo soggiunge: Non li uccidere, affinché non si dimentichino della tua Legge.

Disperdili con la tua potenza e distruggili, o Signore. ( Sal 59,12 )

Noi vediamo che ciò si avvera per essi fino ai nostri giorni.

Sono rimasti infatti umiliati rispetto alla loro gloria passata; privi di tempio, di sacrificio, di profeti, vivono dispersi in mezzo ai popoli stranieri.

Ma perché mai ci stupiamo. che il Signore abbia, per mezzo del Profeta, pregato che non fossero uccisi, quando egli stesso pregò per essi proprio durante la sua passione, allorché essi lo conducevano alla crocifissione, esclamando: Padre, perdona loro poiché non sanno quello che fanno? ( Lc 23,34 )

Riguardo poi a quanto soggiunge: Affinché non si dimentichino della tua Legge, ( Sal 59,12 ) ti confesso che mi riesce oscuro il comprendere come mai fosse necessario che essi vivessero a tale scopo anche senza credere nel Vangelo.

In realtà che cosa può giovare alla salvezza che si ottiene solo con la fede, il limitarsi a ricordare e a meditare la Legge?

Salvo che la lettera dell' antica Legge debba perdurare, affinché si renda onore alla stessa Legge o alla stirpe di Abramo anche nel suo aspetto terreno della progenie carnale, che sembra incommensurabile come l'arena del mare, di modo che alcuni leggendo per caso la Legge vengano illuminati e diretti verso la fede di Cristo, il quale è il fine ultimo della Legge e dei Profeti e risplende nelle figure e nelle profezie, dalle quali è simboleggiato e preannunziato in tutti i loro libri sacri!

O forse la stirpe ebraica deve rimanere perché dagli stessi empi deve derivare la stirpe degli eletti, designati nel numero di dodicimila per ciascuna delle dodici tribù? ( Ap 7,4-8 )

Ad essi la stessa rivelazione del beato Giovanni rende testimonianza per bocca dell'Angelo proclamandoli immuni da macchia, non contaminati dall'atto sessuale, per cui saranno tra i più intimi nel corteo dell'eterno re.

Di essi soli infatti afferma: Seguono l'Agnello ovunque Egli andrà, poiché non si sono macchiati con donne e sono vergini. ( Ap 14,4 )

1.8 - Quesito sul Sal 68

Nel salmo 68, tra le altre frasi oscure, la seguente è la più impenetrabile: Dio schiaccerà la testa dei suoi nemici, il vertice dei capelli di coloro i quali camminano nei loro delitti. ( Sal 68,22 )

Che cosa può significare quel vertice dei capelli e camminare nei delitti?

Non dice infatti il vertice del capo, ma il vertice dei capelli, che non ha senso.

Vorrebbe forse indicare l'uomo pieno dei peccati?

Altrove è scritto: Ogni uomo è oppresso da dolori dalla pianta dei piedi fino alla testa. ( Is 1,6 )

E poco appresso il salmo dice: E nel medesimo, dei nemici [ abbia parte ] la lingua dei tuoi cani; ( Sal 68,24 ) che cosa vuol dire quel medesimo?

Si possono forse chiamare cani di Dio i pagani, da Lui stesso chiamati cani nel Vangelo? ( Mt 15,26 )

Oppure potrebbe darsi che chiamasse cani di Dio certuni che potrebbero considerarsi tali in quanto, pur chiamandosi Cristiani, vivono da pagani e perciò vengono considerati infedeli poiché, mentre adorano Dio a parole, con i fatti invece lo negano?

2.9 - Quesiti tratti da S. Paolo

Dopo i quesiti relativi ai Salmi, ne proporrò qualche altro relativo all'Apostolo.

Nella Lettera agli Efesini ( Ef 4,11s ) riafferma ciò che aveva già affermato in un'altra Lettera circa i gradi e le specie dei carismi concessi per disposizione di Dio e distribuiti dallo Spirito Santo: Ed egli ha concesso ad alcuni d'essere apostoli, ad altri d'essere profeti, ad altri d'essere evangelisti, ad altri poi d'essere pastori e dottori per il perfezionamento dei santi. ( 1 Cor 12,28 )

Ora, io vorrei che tu mi facessi capire chiaramente, in questo elenco di denominazioni diverse, quale sia il carattere distintivo dei diversi ministeri e carismi: quale cioè sia il compito specifico degli Apostoli, dei Profeti, degli Evangelisti, dei pastori e dei dottori.

In realtà sotto sì diverse qualifiche mi pare che si sia voluto indicare press'a poco l'unico ministero dell'insegnamento della fede.

Non penso invece che i profeti indicati dopo gli Apostoli siano gli stessi che già nel corso dei tempi vissero prima degli Apostoli, bensì coloro ai quali, al tempo degli Apostoli, era affidato il compito o di spiegare le Scritture o di discernere gli spiriti o di predire il futuro, come fu Agabo, il quale predisse una grande carestia imminente ( At 11,28 ) e preannunciò non solo con la parola, ma indicò pure col gesto della cintola di Paolo quanto questi avrebbe sofferto a Gerusalemme. ( At 21,10s )

In particolare desidero conoscere qual differenza vi sia tra i pastori e i dottori, poiché ambedue questi titoli si danno di solito indifferentemente ai capi della Chiesa.

2.10 - Quesito relativo a 1 Tm 2,1

Ugualmente, a proposito di quanto l'Apostolo dice a Timoteo: Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano suppliche, preghiere, istanze e ringraziamenti per tutti gli uomini, ( 1 Tm 2,1 ) spiegami per favore qual differenza di significato ci sia nelle dette parole, in quanto mi pare che le pratiche di pietà che l'Apostolo prescrive di fare sono tutte una stessa cosa col dovere della preghiera.

2.11 - Quesito dall'epistola ai Romani

Così pure ti chiedo per cortesia di spiegarmi il senso della seguente espressione della Lettera ai Romani: Riguardo al Vangelo essi [ gli Ebrei ] sono nemici a favore di voi [ pagani ]; avuto però riguardo alla elezione, essi sono ancora assai amati per ragione dei Patriarchi; ( Rm 11,28 ) a proposito del suo senso, te lo confesso, brancolo nel buio.

Come mai le medesime persone possono essere nello stesso tempo amiche e nemiche a favore di noi, che siamo venuti alla fede dal paganesimo, come se i pagani non avessero potuto avere la fede se non a condizione che i Giudei l'avessero rifiutata?

O si deve forse pensare che il solo ed unico Dio, creatore di tutti, il quale vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità, ( 1 Tm 2,4 ) non fosse capace di trarre in salvo entrambi i popoli senza preferenza per nessuno dei due?

E poi in qual senso assai amati per ragione dei Patriarchi?

Come mai e in virtù di che assai amati se non credono e persistono nell'essere nemici di Dio?

Non ho forse odiato, o Dio, quelli che ti odiano? - dice il Salmista - non mi struggevo forse a causa dei tuoi nemici?

Li ho odiati con odio accanito! ( Sal 139,20s )

Così parla, suppongo io, il Padre al Figlio per bocca del profeta nel medesimo salmo ove, poco prima, a nome dei credenti aveva detto: Ma da me sono molto onorati i tuoi amici, o mio Dio; assai forte è la loro potenza. ( Sal 139,17 )

Ma che cosa può giovare alla loro salvezza, che non si può avere se non mediante la fede e la grazia di Cristo, se sono carissimi a Dio solo per ragione dei Patriarchi?

Qual vantaggio possono ritrarre dall'essere amati se poi debbono necessariamente essere condannati per il fatto che, non essendo d'accordo con la fede dei loro antenati Patriarchi e Profeti a causa della loro infedeltà, sono nemici del Vangelo di Cristo?

E allora come mai, essendo carissimi a Dio, andranno in perdizione?

E se non credono, come mai non andranno in perdizione?

D'altronde se sono amati in considerazione dei Patriarchi senza loro merito, come mai potranno non salvarsi in considerazione dei Patriarchi?

Non è vero che anche se ci fossero in mezzo a loro Noè, Daniele e Giobbe, questi non potrebbero salvare gli empi loro discendenti, ma salverebbero solo se stessi? ( Ez 14,14.16 )

2.12 - Quesito dall'epistola ai Col 2,18-19

C'è poi un altro passo ancora più oscuro: tiralo su, per così dire, dal fondo del mare e portalo in acque meno profonde e più limpide.

Non riesco affatto a capire la seguente frase dell'Apostolo ai Colossesi: Nessuno vi seduca a proprio capriccio con la scusa dell'umiltà e del culto degli Angeli, facendosi avanti con ciò che ha traveduto, vanamente gonfiato dalle proprie idee carnali senza attenersi al Capo. ( Col 2,18s )

Di quali Angeli parla? Se parla degli angeli ribelli a Dio e malvagi, qual culto può essere mai il loro e quale la loro umiltà?

E chi mai sarà questo maestro di seduzione il quale, con il pretesto di non so quale culto degli Angeli, sembra insegnare verità contemplate e profondamente comprese, mentre non le ha mai vedute?

Senza dubbio sono gli eretici, che seguono e diffondono le dottrine dei demoni con scaltri accorgimenti escogitati dal loro cervello, inventando, come se fossero cose vedute, rappresentazioni immaginarie di realtà mai vedute e seminandole attraverso perniciose discussioni nella mente di persone perversamente inclini alla credulità. ( 1 Tm 4,1s )

Sono proprio questi tali a non attenersi al Capo, cioè a Cristo, sorgente della verità, alla cui dottrina non ci si può opporre senza follia.

Costoro inoltre sono ciechi e guide di ciechi, ( Mt 15,14 ) dei quali, a mio avviso, è detto: Hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva, e si sono scavate cisterne screpolate incapaci di contenere l'acqua. ( Ger 3,13 )

2.13 - Dall'epistola ai Col 2,21

Nel passo seguente poi l'Apostolo ha soggiunto: Non prendete, non gustate, non toccate ( tutte cose destinate a corrompersi per l'uso stesso che se ne fa ) secondo le prescrizioni e gl'insegnamenti degli uomini.

Tali precetti hanno bensì un fondamento di saggezza nella loro affettata devozione, nell'umiltà e austerità verso il corpo, ma non sono d'alcun profitto onorato e servono solo a soddisfare le voglie della carne. ( Col 2,21-23 )

Ma quali sono siffatte cose, che il Maestro della verità attesta che hanno un fondamento di saggezza e afferma tuttavia che sono prive dell'autentica religiosità?

Parla forse di certa gente di cui, scrivendo a Timoteo, dice che ha l'apparenza della pietà, ma ne ha rinnegato la effettiva efficacia? ( 2 Tm 3,5 )

Ti scongiuro pertanto di spiegarmi parola per parola in modo speciale questi due passi della lettera ai Colossesi, nei quali a cose lodevoli frammischia cose esecrabili.

Cos'è infatti sì lodevole come il fondamento della saggezza; cos'è così esecrabile come l'affettata devozione?

Anche l'umiltà non solo è accetta a Dio ma pure lodevolissima in rapporto all'autentica religiosità quando come fondamento della saggezza è concessa a coloro dei cui insegnamenti ed azioni ci viene prescritto: Non toccate, non mangiate, tutte cose che conducono alla morte, ( Col 2,21 ) poiché non provengono da Dio, e tutto ciò che non proviene dalla fede è peccato. ( Rm 14,23 )

Dio poi dissipa i propositi dei sapienti, ( Sal 33,10 ) che agli occhi di Dio sono stolti a causa della prudenza carnale, che non può essere soggetta alla legge di Dio, ( Rm 8,7 ) il quale sa che i pensieri di certi uomini sono falsi. ( Sal 94,11 )

Orbene, io mi domando, quale specie di umiltà e quale fondamento di saggezza il Salmo attribuisce alla falsità proveniente dagli insegnamenti umani?

Così pure capisco ben poco le espressioni: nell'austerità verso il corpo ma senza onorevole giovamento alcuno per soddisfare la carne, ( Col 2,23 ) poiché mi pare che ci sia una grande disparità di significato nelle parole d'una medesima frase.

Penso infatti che l'Apostolo con l'espressione nell'austerità verso il corpo parli d'una qualche astinenza finta e inutile, come quella di solito simulata dagli eretici.

Con l'espressione seguente: senza onorevole giovamento alcuno pare voglia indicare che, compiendo un'azione esternamente santa ma non conforme alla fede genuina, agiscono senza onore e profitto d'alcuna gloria, poiché la compiono accecati da un errore gravemente riprovevole e perverso, camuffandosi da ministri di santità.

L'espressione che aggiunge subito dopo: per saziare la carne mi pare contrastare con l'altra: nell'austerità verso il corpo.

Mi pare insomma che sia austero verso il proprio corpo chi lo doma con digiuni, come afferma ancora l'Apostolo: Rendo il mio corpo livido di battiture e lo riduco in schiavitù, ( 1 Cor 9,27 ) azione questa assolutamente contraria alla sazietà della carne: salvo che, dicendo austerità verso il corpo abbia voluto dire che preoccuparsi di saziare il corpo, cosa vergognosa in modo particolare per coloro che fanno mostra di osservare i precetti della religione, non è risparmiare il proprio corpo alla stregua del precetto dell' onestà, ricordato in un altro passo: il passo invita a saper usare il proprio corpo come strumento onorato ( 1 Ts 4,4 ) e offrirlo come sacrificio vivente e ben accetto a Dio ( Rm 12,1 ) e non per saziare la carne, poiché l'impinguare il corpo uccide la sobrietà dell'anima ed è nocivo alla castità.

3.14 - Quesiti dal Vangelo

Rimane adesso che io faccia conoscere alla Santità tua dei quesiti su alcuni passi del Vangelo, ma non tutti quelli che mi si affacciano di solito quando leggo con calma; ora poi non ho né tempo di andare a cercarli qua e là nei vari libri né di scartabellare nella memoria per ricordarmeli.

Ti rivolgerò dei quesiti almeno su alcuni argomenti che mi vengono alla mente nello scrivere questa lettera.

Sulla natura particolare della nostra risurrezione mi hai già risposto con una lettera piuttosto breve, ma piena di spiegazioni sulla fede, in risposta a quella in cui ti consultavo per la seconda volta mentre mi trovavo a trascorrere l'inverno a Cartagine.

Se per caso ne conservi la copia tra le tue carte, ti scongiuro di mandarmela o di riscrivermela di nuovo, poiché ciò non ti procura alcuna difficoltà.

Anche se non la conservi trascritta per il fatto che hai trascurato di tenerla tra le tue opere, essendo una lettera breve e vergata in fretta e furia, scrivimela di nuovo, estraendola, con lo stesso contenuto, dal tesoro della tua mente.

Ti prego di mandarmela con le altre risposte che vorrai darmi, spero, se Cristo ci concederà il tempo sufficiente, affinché io riceva quanto la tua fatica mi può arrecare di utile per l'intelligenza dei passi della Scrittura sui quali ti rivolgo i quesiti ( a te, dico, che vedi per così dire attraverso Dio ), perché io possa udire che cosa Dio mi dirà in te o per tuo mezzo.

3.15 - Le apparizioni di Gesù Cristo

Vorrei che mi spiegassi come e per qual motivo il Signore, dopo la sua risurrezione, apparve alle donne che per prime erano andate al sepolcro, poi ai due che erano in cammino e in seguito ai suoi discepoli e perché talora venne riconosciuto, tal altra no. ( Mc 16,9-75; Lc 24,16.36; Gv 20,14 )

In realtà egli risuscitò con lo stesso corpo con cui aveva patito.

Come mai allora il suo corpo non conservò l'aspetto esteriore che aveva prima?

O, se lo conservò, come mai non veniva riconosciuto da coloro che lo avevano conosciuto?

Il fatto che il Signore era rimasto sconosciuto ai due discepoli che erano in cammino e si svelò ad essi nell'atto di spezzare il pane ( Lc 24,30 ) racchiude, credo, un significato simbolico.

Ma riguardo a ciò desidero attenermi non tanto alla mia quanto alla tua opinione.

3.16 - Apparizione alla Maddalena

C'è poi l'espressione rivolta dal Signore a Maria: Non mi toccare, poiché non sono ancora asceso al Padre. ( Gv 20,17 )

Se non permetteva alla Maddalena di toccarlo standole vicino, come avrebbe potuto toccarlo, una volta che fosse asceso al Padre, se non forse mediante un progresso nella fede e l'ascensione della mente, mediante la quale Dio può essere o lontano o vicino all'uomo?

Ma essa aveva dubitato di Cristo credendo che fosse l'ortolano.

Per questo forse meritò di sentirsi dire: Non mi toccare.

Insomma era considerata indegna di toccare Cristo con le mani, non avendolo ancora appreso e riconosciuto come Dio per fede, poiché l'aveva creduto l'ortolano, mentre poco prima aveva sentito dire dagli Angeli: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? ( Lc 24,5 )

Non toccarmi, dunque, perché per te io non sono ancora asceso al Padre, dal momento che ti sembro soltanto un uomo, in seguito potrai toccarmi, quando cioè sarai salita a conoscermi con la fede.

3.17 - La profezia di Simeone

Spiegami pure che cosa pensi delle parole del beatissimo Simeone, affinché io segua la tua opinione.

Egli era andato per impulso dello Spirito Santo al tempio per vedere il Cristo rivelatogli dalla parola di Dio; preso fra le braccia il Bambino Gesù, disse a Maria: Ecco, questi è posto per la rovina e per la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione; anzi pure a te una spada trapasserà l'anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. ( Lc 2,34s )

Si deve forse credere che questa profezia riguardasse la passione di Maria, che non si trova scritta in nessun passo della Scrittura?

Oppure, volle forse farci intendere l'affetto materno con cui essa, durante la passione, stando presso la croce su cui era confitto il frutto del suo seno, sarebbe rimasta trafitta dal dolore nel suo grembo materno e la spada, che sotto i suoi occhi aveva trafitto la carne del Figlio sulla croce, sarebbe penetrata nell'anima di lei?

Vedo infatti che pure di Giuseppe nei Salmi è detto: Umiliarono nei cappi i suoi piedi e il ferro trapassò la sua anima, ( Sal 105,18 ) come pure Simeone disse nel Vangelo: E a te pure una spada trapasserà l'anima. ( Lc 2,33 )

Non dice la carne ma l'anima, in cui propriamente risiede il sentimento dell'amore e la spina del dolore agisce come la spada.

Così avviene sia quando è colpita da qualche offesa arrecata al corpo, come nel caso di Giuseppe, che non sentì i dolori della morte ma delle offese, essendo stato venduto come uno schiavo, messo in catene come un colpevole e gettato in prigione, sia quando la stessa anima è tormentata da un intimo, struggente affanno, come avvenne a Maria.

Spinta dal suo affetto materno essa era rimasta presso la croce, su cui era appeso il Signore: su di essa il suo sguardo non vedeva che il Figlio del proprio seno; quando poi lo vide morto, lo pianse in preda alla desolazione tutta umana e si preoccupò di far seppellire il cadavere, senza pensare che sarebbe certamente risorto, poiché lo strazio, da cui era stata turbata alla vista dei supplizi del Figlio, aveva oscurato in lei la fede nel prossimo strepitoso trionfo di Lui.

Il Signore tuttavia consolò sua madre, ritta ai piedi della croce, non con la debolezza propria di chi muore, ma con la piena energia di chi vive ed ha in suo potere la morte, ch'egli affrontava spontaneamente e pienamente sicuro della sua prossima risurrezione.

Cristo dunque dall'alto della sua croce, accennando all'apostolo Giovanni, si rivolse a lei, dicendo: Donna, ecco tuo figlio e nello stesso tempo all'apostolo, lì presente anche lui, dicendo: Ecco tua madre. ( Gv 19,26s )

In tal modo il Signore, mentre dalla debole condizione umana, con cui era nato dalla Donna, stava per passare attraverso la morte di croce all'eternità divina e rimanere poi nella gloria di Dio Padre, affidava ad un uomo i diritti della pietà filiale e fra i suoi discepoli scelse il più giovane per affidare ad un apostolo vergine sua Madre.

Ci diede in tal modo con una sola frase due insegnamenti a un tempo: anzitutto ci lasciò l'esempio del vero affetto filiale col preoccuparsi di non lasciare la madre senza l'amore premuroso nell'atto di lasciarla con la presenza fisica; veramente non l'avrebbe lasciata neppure con la presenza fisica poiché presto essa avrebbe visto risorto il Figlio, che allora vedeva morire.

Il secondo insegnamento riguardava la fede di tutti: volle farci comprendere con l'arcana disposizione del suo disegno divino il mistero di salvezza racchiuso nel suo amore, nell'affidare con quelle parole la Madre ad un altro che la considerasse sua madre e la consolasse in luogo di lui e consegnandole, anzi generandole, per così dire, un nuovo figlio in luogo della sua presenza fisica, in tal modo volle dimostrare che la Madre non aveva avuto né aveva alcun altro Figlio all'infuori di Lui nato da lei vergine; poiché se il Salvatore non fosse stato il suo unico Figlio, non si sarebbe preoccupato di procurarle tale sollievo nella condizione desolata in cui sarebbe venuta a trovarsi.

3.18 - La spada del dolore

Ma torniamo alle espressioni di Simeone, riguardo all'ultima delle quali il mio intelletto è come immerso nella nebbia.

L'espressione: Pure a te una spada ( o un pugnale ) trapasserà l'anima, affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori, ( Lc 2,35 ) se la si prende alla lettera, mi riesce assolutamente oscura, poiché non si legge in nessun passo della sacra Scrittura che la beatissima Maria sia stata uccisa, sì da poter noi credere che il santo profeta volesse predirne il martirio inflitto per mezzo d'una spada vera e propria.

Ma anche a proposito di quanto soggiunge: affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori ( la sacra Scrittura dice d'altronde: Dio scruta i cuori e i reni ( Sal 7,10 ) ) anche l'Apostolo, parlando del giudizio futuro, dice: Dio allora manifesterà i segreti dei cuori e ciò che è nascosto nelle tenebre. ( 1 Cor 4,5 )

Sempre lo stesso Apostolo, parlando in senso spirituale delle armi celesti, di cui dobbiamo armarci nell'anima nostra, chiama spada dello spirito la parola di Dio; ( Ef 6,17 ) parlando poi più esplicitamente di questa parola nella lettera agli Ebrei dice: Viva ed efficace, più affilata d'ogni spada a doppio taglio è la parola di Dio, che penetra fino alla divisione dell'animo, ( Eb 4,12 ) col resto che sai.

Che c'è dunque di strano se la forza di fuoco di quella parola e la sua punta, più affilata di una spada a doppio taglio, trapassò l'animo del santo Giuseppe e poi quello della beata Maria?

D'altra parte non risulta che alcuna spada trapassasse il corpo dell'uno o dell'altra.

Perché inoltre appaia anche più chiaro che il Profeta usò quel termine per indicare la spada della parola, nel versetto che viene subito dopo dice: La parola del Signore l'aveva infiammato. ( Sal 105,19 )

Orbene, la parola di Dio è fuoco ed è spada, come afferma di se stesso il Verbo di Dio quando dice: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e cos'altro desidero se non che si accenda? ( Lc 12,49 )

Così pure in un altro passo dice: Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. ( Mt 10,34 )

Vedi dunque come egli ha designato l'unica energia della sua dottrina con due termini diversi: il fuoco e la spada.

E come mai sarebbe potuto avvenire il martirio e la sofferenza inflitta a Maria per mezzo della spada?

Desidero quindi sapere che rapporto avesse con Maria il fatto che venissero svelati i pensieri di molti cuori o in qual modo apparve che per aver trapassato la sua anima una spada, sia materiale o di ferro, sia spirituale della parola di Dio, venissero svelati i pensieri di molti cuori!

Spiegami dunque specialmente quest'ultima frase delle espressioni di Simeone, che non dubito sia chiara alla tua santa anima; questa per la purezza del tuo occhio interiore ha meritato di venire illuminata dallo Spirito Santo e in virtù di tale dono può scrutare e capire anche le sublimi realtà di Dio.

In grazia delle tue preghiere abbia Dio pietà di me e faccia risplendere su di me la luce del tuo volto ( Sal 4,7 ) mediante la lampada della tua parola, signore mio santo, fratello mio beatissimo e unanime in Cristo Signore, mio maestro nella fede della verità, mio protettore pieno di carità cristiana.

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