Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis

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VIII - La formazione spirituale115

44. La formazione spirituale, che è ordinata alla perfezione della carità, deve tendere soprattutto ad ottenere che l'alunno non solamente per il carattere della sacra ordinazione, ma anche per la cooperazione intima di tutta la sua vita, diventi in maniera speciale un altro Cristo e, animato dal suo spirito, celebrando il mistero della morte del Signore, si renda veramente conto di quello che fa, imiti ciò che tratta, segua Colui che non è venuto per essere servito, ma per servire ( cfr. Mt 20,28 ).116

45. Tenuta sempre presente la finalità pastorale di tutta la formazione sacerdotale, la vita spirituale degli alunni deve svilupparsi - con l'aiuto del direttore spirituale117 - armonicamente, in tutti i suoi aspetti; cosicché assieme alle virtù, che sono tenute in grande conto fra gli uomini,118 i giovani cerchino di coltivare alla perfezione la loro grazia battesimale, sentano sempre più chiaramente e con maggiore certezza la loro particolare vocazione sacerdotale e così si dispongano più convenientemente ad acquistare le virtù e le attitudini sacerdotali.

46. Nella formazione spirituale si deve dare la dovuta importanza anche alla comunità; gli alunni, inseriti nella comunità, devono abituarsi a rinunziare alla propria volontà ed a cercare, con sforzo di riflessione comune, il maggiore bene del prossimo, contribuendo così con tutte le energie, a perfezionare la propria vita e quella comunitaria di tutto il seminario, secondo l'esempio della Chiesa primitiva, nella quale la moltitudine dei credenti era un cuor solo e un'anima sola ( cf. At 4,32 ).

Mediante la carità, infatti, la comunità gode della presenza di Dio, osserva pienamente la legge, acquista il vincolo della perfezione, ed esercita un'azione apostolica vigorosa.119

47. Per mezzo della vita comunitaria del seminario i candidati vengano preparati in modo tale che, quando avranno ricevuto l'Ordine sacro, si inseriscano nella più ampia comunità del presbiterio diocesano « con fraternità sacramentale … con il vincolo della carità, della preghiera e dell'incondizionata collaborazione … per l'edificazione del Corpo di Cristo, la quale esige molteplici funzioni e nuovi adattamenti soprattutto in questi tempi ».120

Perciò gli alunni vengano gradualmente introdotti nella realtà della diocesi ( cf. n. 22 ), per conoscere i problemi e le necessità spirituali del clero e dei fedeli e possano adempiere con maggiore frutto il loro futuro ministero pastorale.121

48. La Chiesa di rito latino si è imposta la legge - raccomandata da una veneranda tradizione - di scegliere per il sacerdozio solamente coloro che, per grazia divina, vogliono liberamente abbracciare il celibato per il regno dei cieli.122

Questa forma di vita, radicata nella dottrina evangelica e nella genuina tradizione della Chiesa, conviene sommamente al sacerdozio.

Infatti, la missione del sacerdote è tutta consacrata al servizio dell'umanità nuova, che Cristo, vincitore della morte, con il suo Spirito risuscita nel mondo; è lo stato nel quale i presbiteri a Cristo « più facilmente aderiscono con cuore indiviso, più liberamente … si dedicano al servizio di Dio e degli uomini … e così diventano più capaci di ricevere una più ampia paternità in Cristo … ».

In questo modo quindi, scegliendo cioè lo stato verginale per il regno dei cieli ( Mt 19,12 ), « diventano segno vivente di quel mondo futuro, presente già attraverso la fede e la carità, nel quale i figli della risurrezione non si uniscono in matrimonio » ( cfr. Lc 20,35-36 ).123

Coloro perciò che si preparano al sacerdozio riconoscano e accettino il celibato come uno speciale dono di Dio; con la vita spesa nella preghiera e nell'unione a Cristo e nella sincera carità fraterna, creino le condizioni necessarie per poterlo osservare integralmente e con letizia, costantemente solleciti di restare fedeli alla donazione fatta di se stessi124

Affinché poi la scelta del celibato sia veramente libera, è necessario che il giovane possa capire con la luce della fede la forza evangelica di tale dono, e nello stesso tempo stimare rettamente i valori dello stato matrimoniale.125

Il giovane deve inoltre godere della libertà psicologica interna ed esterna, e possedere il necessario grado di maturità affettiva, per poter sperimentare e vivere il celibato come completamento della sua persona.126

A tale scopo si richiede una conveniente educazione sessuale,127 che, negli alunni giunti a una più matura adolescenza, consiste più nella formazione ad un casto amore delle persone che nel travaglio, talora molestissimo, di evitare i peccati; li deve, infatti, preparare alle future relazioni del ministero pastorale.

Perciò, con una sana prudenza spirituale, i giovani vengano gradatamente invitati e condotti a sperimentare e manifestare - attraverso il contatto con i gruppi e i diversi settori dell'apostolato e della cooperazione sociale - l'amore sincero, umano, fraterno, personale e immolato, sull'esempio di Cristo, verso tutti e verso ciascuno, specialmente verso i poveri, gli afflitti e i loro eguali; in questo modo supereranno la solitudine del cuore.

Imparino a discernere questo amore, manifestato con apertura, davanti al Signore, ai direttori spirituali e ai superiori; evitino, al contrario, le relazioni personali, specialmente quelle esclusive e prolungate con le persone dell'altro sesso, ma soprattutto si sforzino di praticare e di impetrare da Dio un amore aperto a tutti e perciò veramente casto.

Avuta pertanto presente la speciale natura di questo dono, che viene dall'alto, discendendo dal Padre dei lumi ( Gc 1,17 ), è necessario che i candidati al sacerdozio, fiduciosi nell'aiuto di Dio e non presumendo delle proprie forze, « pratichino la mortificazione e la custodia dei sensi.

Non trascurino i mezzi naturali, che giovano alla sanità mentale e fisica.

Così non saranno influenzati dalle false teorie le quali sostengono che la continenza perfetta è impossibile o nociva al perfezionamento dell'uomo, e quasi per un istinto spirituale sapranno respingere tutto ciò che può mettere in pericolo la castità ».128

49. Gli stessi rapporti di amicizia che l'alunno deve cercare con la persona e la missione di Cristo, che ha compiuto la sua opera nell'umile ossequio alla volontà del Padre ( cfr. Gv 4,34 ), esigono che il candidato al sacerdozio sappia con fede sincera far dono della « propria volontà per mezzo dell'obbedienza nel servizio di Dio e dei fratelli ».129

È sommamente necessario, infatti, che, chi desidera partecipare insieme con Cristo crocifisso all'edificazione del suo Corpo impari non soltanto ad accettare, ma anche ad amare la croce e, con spirito volenteroso e pastorale, si assuma tutti i pesi che sono richiesti per svolgere la missione dell'apostolato.

Spetta quindi ai superiori formare i giovani ad una vera e matura obbedienza,130 confidando in Cristo, che richiese dai suoi l'obbedienza, ma prima si presentò come esempio della medesima virtù e con la sua stessa grazia è divenuto in noi principio di questa obbedienza.

È necessario perciò che esercitino l'autorità con prudenza e con rispetto delle persone.

I giovani non mancheranno certo di prestarvi la loro collaborazione, purché l'obbedienza venga loro presentata nella vera luce, mostrando cioè come sia necessario che tutti concorrano al conseguimento del bene e che l'autorità sia a ciò ordinata ( cf. n. 24 ).

Devono prestare questa piena e sincera obbedienza con umile ossequio e pietà filiale prima di tutto al Sommo Pontefice, Vicario di Cristo, e con lo stesso spirito al proprio vescovo, per diventare, con il sacerdozio, cooperatori fedeli che danno generosamente la loro opera unita a quella degli altri sacerdoti nel presbiterio diocesano.131

50. Imparino a coltivare, non solamente a parole, ma a fatti, lo spirito di povertà richiesta oggi con tanta insistenza dalla Chiesa e necessaria per svolgere la missione pastorale, così che fidando nella provvidenza del Padre sappiano, sull'esempio dell'Apostolo, essere giustamente indifferenti nell'abbondanza e nella privazione ( Fil 4,13 ).

Quantunque non siano tenuti, come i religiosi, a rinunziare totalmente ai beni materiali, cerchino tuttavia di acquistare, come uomini dello spirito, la vera libertà e docilità dei figli di Dio e di giungere a quella padronanza spirituale che è necessaria per avere un giusto rapporto con il mondo e i beni terreni.132

Anzi, seguendo l'esempio di Cristo, il quale, essendo ricco, si è fatto povero per noi ( 2 Cor 8,9 ), abbiano a cuore in modo particolare i più poveri e i più deboli,133 e, già abituati alla rinunzia generosa del superfluo, siano capaci di dare testimonianza di povertà, con la semplicità e l'austerità della vita.134

51. La formazione spirituale deve abbracciare tutto l'uomo ( cf. n 14, n. 45 ).

Poiché la grazia non distrugge ma eleva la natura, e nessuno può essere vero cristiano se non possiede ed esercita le virtù necessarie all'uomo e che sono richieste dalla carità, il futuro sacerdote, per vivificarle e praticarle, impari ad esercitare:

la schiettezza d'animo,

il rispetto costante della giustizia,

la gentilezza del tratto,

la fedeltà alla parola data,

la discrezione e la carità nel conversare,135

il desiderio del servizio fraterno,

l'operosità,

la capacità di collaborare con gli altri, ecc.,

al fine di pervenire a quella armonica conciliazione fra i valori umani e soprannaturali, che è necessaria per poter offrire un'autentica testimonianza di vita cristiana nella società.

Dovendo poi il sacerdote evangelizzare tutti gli uomini, il candidato al sacerdozio si premuri di coltivare più a fondo la capacità di venire in contatto con uomini di diversa condizione.

Impari soprattutto l'arte di parlare agli altri in modo conveniente, di ascoltare pazientemente e di comunicare con loro, avendo il massimo rispetto per ogni genere di persone, animato da umile amore, per poter svelare agli altri il mistero di Cristo vivente nella Chiesa.136

52. La celebrazione quotidiana dell'Eucaristia che si completa con la comunione sacramentale, ricevuta con piena libertà e degnamente, deve essere il centro di tutta la vita del seminario, e gli alunni devono parteciparvi devotamente.

Partecipando, infatti, al sacrificio della messa, « fonte e culmine di tutta la vita cristiana »,137 gli alunni partecipano all'amore di Cristo, ricevendo da questa fonte ricchissima la forza soprannaturale per la propria vita spirituale e per l'apostolato.

Perciò il sacrificio eucaristico - con tutta la sacra Liturgia, secondo la costituzione Sacrosanctum Concilium - deve avere nel seminario tale importanza da apparire veramente come « la vetta alla quale tende l'azione della Chiesa e allo stesso tempo la fonte dalla quale fluisce la sua virtù ».138

Si procuri anche una saggia varietà nel modo di partecipare alla sacra Liturgia, affinché gli alunni non soltanto ne ricevano un maggior profitto spirituale, ma già dagli anni del seminario si preparino praticamente al futuro ministero e all'apostolato liturgico.139

53. Alla formazione al culto eucaristico deve essere unita intimamente la formazione all'Ufficio divino, mediante il quale i sacerdoti « pregano Iddio in nome della Chiesa e in favore di tutto il popolo loro affidato, anzi in favore di tutto il mondo ».140

Gli alunni perciò imparino il modo di pregare della Chiesa per mezzo di una più adatta introduzione alla sacra Liturgia, ai Salmi e alle altre preghiere penetrate di sacra Scrittura, mediante la frequente recita comune di qualche parte dell'Ufficio ( p.e. delle Ore o del Vespro ), affinché comprendano con maggiore capacità e venerazione la parola di Dio, che parla nei Salmi e in tutta la Liturgia e, al tempo stesso, vengano educati ad osservare fedelmente l'obbligo dell'Ufficio divino durante tutta la loro vita sacerdotale.141

Questa formazione liturgica non potrà però dirsi perfetta, se non svelerà agli alunni i suoi stretti rapporti con la vita quotidiana di lavoro, e con le sue esigenze di apostolato e la vera testimonianza della fede viva e operante per mezzo della carità.142

54. Per condurre una retta e fedele vita sacerdotale, è necessario che gli alunni acquistino gradualmente, a seconda delle rispettive età e maturità, uno stabile stile di vita, fondato su solide virtù, senza il quale non saranno capaci di aderire realmente e con perseveranza a Cristo e alla Chiesa.

È necessario, infatti, che il sacerdote:

a) impari a « vivere in intima unione e familiarità col Padre per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo »;143

b) possa abitualmente trovare Cristo nella familiare comunione della preghiera;

c) abbia imparato ad avere familiarità, con fede amorosa, con la parola di Dio nella sacra Scrittura e, quindi, a trasmetterla agli altri;

d) desideri e goda di visitare e adorare Cristo sacramentalmente presente nell'Eucaristia;

e) ami ardentemente, secondo lo spirito della Chiesa, la Vergine Maria, madre di Cristo, a lui associata in modo speciale nell'opera della redenzione;144

f) consulti volentieri i documenti della sacra Tradizione, le opere dei Padri e gli esempi dei santi;

g) sappia scrutare e giudicare se stesso, cioè la sua coscienza e i suoi criteri con retta e sincera intenzione.

Il sacerdote potrà mantenere fede a tutto questo solamente se, negli anni del seminario, si sarà applicato fedelmente agli esercizi di pietà raccomandati dalla veneranda tradizione e prescritti dal regolamento del seminario, e ne avrà capito esattamente l'importanza e l'efficacia.

Se sarà necessario adattare alle nuove esigenze l'uno o l'altro di tali esercizi, si deve fare in modo che le finalità essenziali legate a tale esercizio siano sempre ben presenti nell'animo, cercando di farle raggiungere in altra maniera adatta.145

55. Essendo ogni giorno necessaria la conversione dell'anima alla sequela di Cristo e allo spirito evangelico, deve essere inculcata ai futuri sacerdoti la virtù della penitenza, per mezzo di comuni atti penitenziali, sia per la loro formazione personale sia in vista dell'educazione degli altri.

Si sforzino costantemente per ottenere il gusto della vita d'unione a Cristo crocifisso e la purezza del cuore.

A tale fine pertanto chiedano con fervore l'aiuto della grazia necessaria, e si abituino in modo particolare ad accostarsi con frequenza al sacramento della Penitenza, che consacra in qualche modo lo sforzo penitenziale di ciascuno; perciò ognuno abbia il suo direttore spirituale, al quale aprirà con umiltà e confidenza la propria coscienza, per essere più sicuramente diretto nella via del Signore.146

Il direttore spirituale e il confessore siano scelti con piena libertà dagli alunni fra quelli che il vescovo ha ritenuto idonei per tale ministero.147

56. Al sacerdozio si giunge solamente per gradi: questi sono indicati dal rito liturgico dell'ammissione e dai ministeri del lettorato e dell'accolitato che dispongono a determinate funzioni ecclesiastiche, dopo che si è avuta una buona iniziazione pedagogica e spirituale.148

In realtà la formazione spirituale degli alunni procede per gradi ed esige idonei adattamenti all'età, all'esperienza, alla capacità dei singoli.

Per promuoverla più efficacemente giovano molto alcuni tempi determinati di più intenso tirocinio, come, p.e., in occasione dell'ingresso in seminario, all'inizio del corso teologico o in prossimità dell'ordinazione sacerdotale, ecc.

Perché poi gli sforzi dei giovani nella vita quotidiana siano costantemente stimolati e ordinati nel senso di una spiritualità sacerdotale vera ed adulta secondo lo spirito della Chiesa, si darà agli alunni, oltre alla direzione spirituale individuale, in determinati periodi fissati dal regolamento di ciascun seminario, un'istruzione ed un insegnamento spirituale adatto ai problemi e alla mentalità dei giovani d'oggi; si pratichino, inoltre, la revisione di vita, il ritiro spirituale periodico e altre simili iniziative spirituali; ogni anno per alcuni giorni tutti facciano gli esercizi spirituali.

57. Secondo l'esempio e i consigli di Cristo ( cfr. Mt 6,6; Mt 14,13; Mc 6,30.46 ), che fra le occupazioni quotidiane volentieri cercava la solitudine per potere più intensamente pregare il Padre, gli alunni cerchino di favorire « la vita nascosta con Cristo in Dio ( cfr. Col 3,3 ), donde scaturisce e riceve impulso l'amore del prossimo per la salvezza del mondo e l'edificazione della Chiesa ».149

Siano perciò solleciti di conservare il silenzio esterno necessario al silenzio interiore, alla riflessione, al lavoro e alla quiete di tutta la comunità.150

58. Il conveniente contatto con gli uomini, fra i quali il Salvatore, mandato dall'amore del Padre ( cfr. 1 Gv 4,9 ), ha compiuto la sua opera di redenzione, permetterà all'alunno di formarsi al giusto discernimento dei segni dei tempi,151 a dare un giudizio degli avvenimenti alla luce del vangelo, alla retta interpretazione delle varie circostanze e necessità della vita umana, che contengono veri « germi del Verbo, in esse nascosti »152 e che richiedono « di essere illuminate con la luce del vangelo, e di essere liberate e riferite al dominio di Dio salvatore ».153

In questo contatto con il mondo è necessario essere vigilanti perché tutte queste esperienze siano ordinate al fine pastorale del seminario e gli alunni vengano preparati spiritualmente in modo tale che l'attività futura non sia di impedimento, ma piuttosto di aiuto ad incrementare ed irrobustire la vita spirituale.154

Indice

115 In questo capitolo sono presentati alcuni tratti di vita spirituale sacerdotale, che gli alunni debbono a poco a poco acquisire.
Possono essere sunteggiati come segue: La vita spirituale dei futuri sacerdoti ha come principale modello Cristo Sacerdote, al quale sono associati in forma particolare per la loro vocazione.
Dovendo partecipare all'« unico e medesimo sacerdozio e ministero di Cristo » ( Presbyterorum Ordinis, n. 7 ) è necessario che siano a Lui configurati completamente e con tutto l'animo, non solamente per la sacra ordinazione, ma assumendo a poco a poco, con sforzo quotidiano, la forma della vita evangelica.
Si consacrino e seguano Cristo « che vergine e povero ( cfr. Mt 8,20; Lc 9,58 ) con la sua obbedienza fino alla morte di croce ( Fil 2,8 ) ha redento e santificato gli uomini» ( Perfectae caritatis, n. 1 ).
Radicati nella fede, nella speranza e nella carità, aprano gli animi alla luce dello Spirito Santo e cerchino di acquistare lo spirito di preghiera in modo particolare dalla Liturgia e dalla contemplazione della parola di Dio e di coltivare armonicamente tutte le virtù, nutrendosi con l'assidua frequenza dei sacramenti, per poter diventare « ministri del Capo » ( Presbyterorum Ordinis, n. 12 ), nel Corpo mistico di Cristo.
Vengano educati talmente al senso della Chiesa e al futuro ministero pastorale che siano capaci, sotto l'autorità del vescovo e in spirito di servizio, di prestare la loro umile e fraterna collaborazione in mezzo al clero diocesano.
Spinti dalla carità pastorale, imparino a percepire con prontezza e apertura le evoluzioni della società umana, a interpretare i segni dei tempi, e alla luce della volontà di Dio ( cfr. Presbyterorum Ordinis, n. 14 ), a comporre la loro vita con l'azione esterna, e pur vivendo su questa terra, dimostrino tuttavia che non sono di questo mondo ( cfr. Lumen gentium, n. 41 )
116 Decr. Optatam totius, n. 4, n. 8;
Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28;
Decr. Presbyterorum Ordinis, nn. 4, 5, 6;
Pio XII, Esort. Apost. Menti Nostrae, 23 sett. 1950;
Giovanni XXIII, Lett. Encicl. Sacerdotii Nostri primordia, 1 agosto 1959;
Paolo VI, Lett. Apost. Summi Dei Verbum, 4 nov. 1963;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980
117 C.I.C.: Cann. 239, § 2; 246, § 4;
Decr. Optatam totius, n. 8;
cfr. Giovanni XXIII, Lett. Apost. Pater misericordiarum, 22 agosto 1961: A.A.S. 53 (1961), p. 677;
Alloc. Questo incontro, ai direttori spirituali riuniti in Roma, 9 sett. 1962;
Giovanni Paolo II, Alloc. Nel rivolgervi, ai Superiori dei Seminari Maggiori d'Italia, 5 gennaio 1982
118 Decr. Optatam totius, n. 11;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 3;
cfr. Pio XII, Alloc. Magis quam, all'Ordine Carmelitano, 23 sett. 1951: Discorsi e radiomessaggi, XIII, p. 256;
Cost. Apost. Sedes sapientiae, 31 maggio 1956: A.A.S. 48 (1956), pp. 358-360;
Paolo VI, Alloc. tenuta in occasione dell'inaugurazione della nuova sede del Pont. Collegio Pio Latino Americano in Roma, 30 nov. 1963;
Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, nn. 65-67 ( 24 giugno 1967 )
119 C.I.C.: Can. 245, § 1;
cfr. Decr. Perfectae caritatis, n. 15
120 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 8
121 C.I.C.: Can. 245, § 2;
cfr. Pio XII, Esort. Apost. Menti nostrae, 23 settembre 1950;
cfr. anche Giovanni XXIII, Lett. Enc. Princeps Pastorum, 28 novembre 1959;
Giovanni Paolo II, Alloc. Je ne pouvais achever, agli alunni del Seminario Maggiore di Parigi (Issy-les-Moulineaux), 1 giugno 1980
122 Decr. Optatam totius, n. 10;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16;
Paolo VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, 24 giugno 1967;
Giovanni Paolo II, Lett. Encicl. Redemptor hominis, n. 21 ( 4 marzo 1979 );
Lett. Novo incipiente Nostro, nn. 8, 9 a tutti i Sacerdoti della Chiesa, in occasione del Giovedì Santo, 8 aprile 1979;
Sinodo dei Vescovi, Doc. Ultimis temporibus, sul sacerdozio ministeriale, 30 novembre 1971: A.A.S. 63 (1971), pp. 915 ss.;
C.I.C.: Can. 277
123 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16
124 C.I.C.: Can. 247;
Paolo VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, nn. 72-82 ( 24 giugno 1967 )
125 Decr. Optatam totius, n. 10
126 Paolo VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, nn. 65, 66 ( 24 giugno 1967 )
127 Dichiar. Gravissimum educationis, n. 1;
cfr. Pio XII, Alloc. Magis quam, all'Ordine Carmelitano, 23 sett. 1951: Discorsi e radiomessaggi, XIII, p. 257;
Lett. Encicl. Sacra virginitas, 25 marzo 1954;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale, 11 aprile 1974; Orientamenti educativi sull'amore umano, 10 novembre 1983
128 Decr. Perfectae caritatis, n. 12;
cfr. Giovanni XXIII, Lett. Enc. Sacerdotii Nostri primordia, 1 agosto 1959;
Alloc. Questo incontro, agli alunni di alcuni seminari italiani, 22 nov. 1959;
Paolo VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, n. 70 ( 24 giugno 1967 );
S. Congregazione per la dottrina della fede, Dichiar. Persona humana, su alcune questioni di etica sessuale, 29 dicembre 1975;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Orientamenti educativi sull'amore umano, 10 novembre 1983, nn. 94-105
129 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 15
130 S. Congregazione per l'educazione cattolica, Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale, 11 aprile 1974, n. 74;
Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980
131 C.I.C: Can. 245, § 2;
Decr. Optatam totius, n. 9, n. 11;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 7, n. 15;
Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28;
cfr. Pio XII, Esort. Apost. Menti Nostrae, 23 sett. 1950;
Giovanni XXIII, Lett. Encicl. Sacerdotii Nostri primordia, 1 agosto 1959;
Paolo VI, Alloc. Libenti fraternoque, ai delegati delle Commissioni Episcopali per i Seminari riuniti in Roma per preparare la « Ratio fundamentalis », 27 marzo 1969: A.A.S. 61 (1969), pp. 253- 256;
Giovanni Paolo II, Alloc. Potete immaginare, agli alunni del Seminario Romano Maggiore, 13 ottobre 1979
132 Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 17
133 Ivi, n. 6
134 Decr. Optatam totius, n. 9;
cfr. Giovanni XXIII, Lett. Eccl. Sacerdotii Nostri primordia;
Paolo VI, Alloc. Siamo particolarmente, ai sacerdoti partecipanti al convegno promosso dalla « Federazione Associazioni del Clero Italiano » ( FACI ), 30 giugno 1965;
Alloc. Benedicamus Domino, agli Ecc.mi vescovi dell'America Latina partecipanti alla Seconda Conferenza Episcopale Generale di Medellin, 24 agosto 1968: Insegnamenti, VI, pp. 411-412;
Alloc. Se vogliamo, nell'udienza generale, 2 ott. 1968;
Esort. Apost. Evangelii nuntiandi, nn. 29 ss ( 8 dicembre 1975 );
Giovanni Paolo II, Alloc. Esta hora, ai Vescovi dell'America Latina, radunati nella III Conferenza plenaria a Puebla, 28 gennaio 1979;
Lett. Encicl. Redemptor hominis, n. 16 ( 4 marzo 1979 );
Lett. Encicl. Dives in misericordia, nn. 6, 11, 12, 14 ( 30 novembre 1980 )
135 Cfr. Conc. Vat..II, Decr. Optatam totius, n. 11;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 3;
Dichiar. Gravissimum educationis, n. 1;
cfr. Pio XII, Alloc. Sull'esempio, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione del Seminario Regionale Pugliese, ott. 1958: Discorsi e Radiomessaggi, XX, pp. 446-447;
Paolo VI, Lett. Apost. Summi Dei Verbum, 4 nov. 1963;
cfr anche la nota 118, p. 503
136 Cfr. Decr. Optatam totius, n. 19;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 6, n. 9;
Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28;
Paolo VI, Lett. Encicl. Ecclesiam Suam, 6 agosto 1964;
Alloc. Il Concilio, nell'udienza pubblica 9 ott. 1968;
Giovanni Paolo II, Lett. Novo incipiente Nostro, nn. 5-7 a tutti i Sacerdoti della Chiesa, in occasione del Giovedì Santo, 8 aprile 1979
137 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 11;
Sacra Congregazione per la disciplina dei sacramenti, Instructio, per favorire la Comunione sacramentale in certe circostanze, 29 gennaio 1973: A.A.S. 64 (1973), pp. 264 ss
138 C.I.C.: Can. 246, § 1;
Conc. Vat..II, Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 10;
cfr. S. Congregazione dei riti, Istr. De cultu mysterii Eucharistici, 25 maggio 1967: A.A.S. 59 (1967), pp. 539-573;
Giovanni Paolo II, Lett. Encicl. Redemptor hominis, n. 20 ( 4 marzo 1979 );
Lett. Dominicae Cenae, a tutti i Vescovi sul culto della SS. Eucaristia, 24 febbraio 1980;
S. Congregazione per i sacramenti e il culto divino, Istr. Inaestimabile donum, su alcune norme circa il culto del mistero eucaristico, 3 aprile 1980: A.A.S. 72 (1980), pp. 331 SS.;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione sulla formazione liturgica nei Seminari, 3 giugno 1979, nn. 22 ss.;
Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980;
S. Congregazione per la dottrina della fede, Lett. Sacerdotium ministeriale, ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcune questioni riguardanti il ministro dell'Eucaristia, 6 agosto 1983
139 Decr. Optatam totius, n. 8;
Cost. Sacrosanctum Concilium, nn. 17, 18, 19;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 5;
Decr. Ad gentes divinitus, n. 19;
S. Congregazione dei riti, Istr. Inter oecumenici, per l'esecuzione della Costituzione sulla Sacra Liturgia, 26 sett. 1964: A.A.S. 56 (1964), pp. 880-881, nn. 14, 15;
Paolo VI, Alloc. Voi avete, ai partecipanti alla XIII Settimana Nazionale di orientamento pastorale, tenuto in Roma, il 6 sett. 1963: Insegnamenti, I, pp. 121- 122;
Lett. Encicl. Mysterium Fidei, 3 sett. 1965;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione sulla formazione liturgica nei Seminari, 3 giugno 1979, nn. 17, 18, 20, 21
140 C.I.C.: Can. 246, § 2;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 5
141 C.I.C.: Can. 276, § 2, § 3;
Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 17, n. 90;
S. Congr. dei riti, Istr. Inter oecumenici, 26 sett. 1964: A.A.S. 56 (1964), p. 881, nn. 14- 17;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione sulla formazione liturgica nei Seminari, 3 giugno 1979, n. 11, 28 ss.;
Appendice, nn. 68 ss;
Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980, pp. 12 s
142 Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 10
143 Decr. Optatam totius, n. 8
144 C.I.C: Can. 246, § 3;
Paolo VI, Esort. Apost. Marialis cultus, a tutti i Vescovi sul culto della Beata Vergine Maria che si deve istituire e promuovere, 2 febbraio 1974;
Giovanni Paolo II, Lett. Encicl. Redemptor hominis, n. 22 ( 4 marzo 1979 );
Lett. Novo incipiente Nostro, n. 11 a tutti i sacerdoti, in occasione del Giovedì Santo, 8 aprile 1979;
Alloc. Penso che abbiate, agli alunni del Seminario Romano Maggiore, 12 febbraio 1983;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980
145 Decr. Optatam totius, n. 8;
Cost. Sacrosanctum Concilium, nn. 12, 13;
Decr. Perfectae caritatis, n. 6;
cfr. S. Congregazione per l'educazione cattolica, Orientamenti educativi per la formazione al celibato sacerdotale, 11 aprile 1974, nn. 75 ss.
Per i principali esercizi di vita spirituale, cfr. Giovanni XXIII, Lett. Encicl. Sacerdotii Nostri primordia, 1 agosto 1959: « E in realtà vari esercizi di pietà sacerdotale compiono e difendono questa frequente unione con Dio; la Chiesa con sapientissime norme ne ha prescritti i principali: specialmente la meditazione quotidiana, le pie visite al Santissimo, la recita del santo rosario, il diligente esame di coscienza ( C.I.C. can. 125 ).
Per grave dovere accettato davanti alla Chiesa i sacerdoti sono tenuti alla recita del divino Ufficio ( ivi, can. 125 ).
Nella trascuratezza di qualcuno di questi esercizi è forse da cercare la ragione per la quale gli ecclesiastici possono essere portati via dal vortice delle preoccupazioni esterne, piano piano mancano di afflato sacro, e talora, purtroppo, allettati dalle lusinghe di questa vita terrena, si trovano in pericolo, perché sono già privi di qualunque presidio spirituale »
146 C.I.C.: Can. 246, § 4;
Pio XII, Lett. Encicl. Mystici Corporis, 29 giugno 1943;
Esort. Apost. Menti Nostrae, 23 settembre 1950;
Giovanni XXIII, Lett. Encicl. Sacerdotii Nostri primordia;
Paolo VI, Cost. Apost. Paenitemini, 17 novembre 1966: A.A.S. 58 (1966), pp. 177 ss.;
Alloc. Noi non dobbiamo, all'Udienza generale, 3 aprile 1974;
Giovanni Paolo II, Lett. Encicl. Redemptor hominis, n. 20 ( 4 marzo 1979 );
Lett. Encicl. Dives in misericordia, n. 13 ( 30 novembre 1980 );
Esort. Apost. Reconciliatio et paenitentia, 2 dicembre 1984;
S. Congregazione per la dottrina della fede, Normae Pastorales, sul modo di impartire l'assoluzione sacramentale generale, 16 giugno 1972;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione sulla formazione liturgica nei Seminari, 3 giugno 1979, nn. 35, 36;
Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione liturgica nei Seminari, 6 gennaio 1980
147 C.I.C.: Can. 240, § 1;
Can. 239, § 2;
Decr. Perfectae caritatis, n. 18
148 C.I.C.: Cann. 1035; 1034,§ 1;
Paolo VI, Motu proprio Ministeria quaedam, 15 agosto 1972;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione sulla formazione liturgica nei Seminari, 3 giugno 1979, nn. 37, 38;
Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980
149 Decr. Perfectae caritatis, n. 6
150 Decr. Optatam totius, n. 11;
Paolo VI, Alloc. Il grande rito, nel quarto centenario della fondazione dei seminari da parte del Concilio di Trento, 4 novembre 1963;
S. Congregazione per l'educazione cattolica, Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei Seminari, 6 gennaio 1980
151 Cost. past. Gaudium et spes, nn. 1-4
152 Decr. Ad gentes divinitus, n. 11
153 Ivi.
154 Conc. Vat. II, Decr. Optatam totius, n. 11;
Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 3;
cfr. Giovanni XXIII, Alloc. Questo incontro, ai direttori spirituali riuniti in Roma il 9 sett. 1962;
Paolo VI, Lett. Encicl. Ecclesiam Suam, 6 agosto 1964;
Giovanni Paolo II, Alloc. Je ne pouvais achever, agli alunni del Seminario Maggiore di Parigi ( Issy-les-Moulincaux ), 1 giugno 1980