Sacramentum caritatis

Indice

Eucaristia, mistero da credere

Prima parte

« Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato » ( Gv 6,29 )

6 - La fede eucaristica della Chiesa

« Mistero della fede! ».

Con questa espressione pronunciata immediatamente dopo le parole della consacrazione, il sacerdote proclama il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una realtà che supera ogni comprensione umana.

In effetti, l'Eucaristia è per eccellenza « mistero della fede »: « è il compendio e la somma della nostra fede ».13

La fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica e si alimenta in modo particolare alla mensa dell'Eucaristia.

La fede e i Sacramenti sono due aspetti complementari della vita ecclesiale.

Suscitata dall'annuncio della Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce nell'incontro di grazia col Signore risorto che si realizza nei Sacramenti: « La fede si esprime nel rito e il rito rafforza e fortifica la fede ».14

Per questo, il Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita ecclesiale; « grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo! ».15

Quanto più viva è la fede eucaristica nel Popolo di Dio, tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli.

Di ciò è testimone la stessa storia della Chiesa.

Ogni grande riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della fede nella presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo.

Santissima Trinità ed Eucaristia

7 - Il pane disceso dal cielo

La prima realtà della fede eucaristica è il mistero stesso di Dio, amore trinitario.

Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo un'espressione illuminante a questo proposito: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui » ( Gv 3,16-17 ).

Queste parole mostrano la radice ultima del dono di Dio.

Gesù nell'Eucaristia dà non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il suo corpo e versa il suo sangue.

In tal modo dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte originaria di questo amore.

Egli è l'eterno Figlio dato per noi dal Padre.

Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù che, dopo aver sfamato la moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano seguito fino alla sinagoga di Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo » ( Gv 6,32-33 ), ed arriva ad identificare se stesso, la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » ( Gv 6,51 ).

Gesù si manifesta così come il pane della vita, che l'eterno Padre dona agli uomini.

8 - Dono gratuito della Santissima Trinità

Nell'Eucaristia si rivela il disegno di amore che guida tutta la storia della salvezza ( Ef 1,10; Ef 3,8-11 ).

In essa il Deus Trinitas, che in se stesso è amore ( 1 Gv 4,7-8 ), si coinvolge pienamente con la nostra condizione umana.

Nel pane e nel vino, sotto le cui apparenze Cristo si dona a noi nella cena pasquale ( Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23-26 ), è l'intera vita divina che ci raggiunge e si partecipa a noi nella forma del Sacramento.

Dio è comunione perfetta di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Già nella creazione l'uomo è chiamato a condividere in qualche misura il soffio vitale di Dio ( Gen 2,7 ).

Ma è in Cristo morto e risorto e nell'effusione dello Spirito Santo, dato senza misura ( Gv 3,34 ), che siamo resi partecipi dell'intimità divina.16

Gesù Cristo, dunque, che « con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio » ( Eb 9,14 ), nel dono eucaristico ci comunica la stessa vita divina.

Si tratta di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto alle promesse di Dio, compiute oltre ogni misura.

La Chiesa accoglie, celebra, adora questo dono in fedele obbedienza.

Il « mistero della fede » è mistero di amore trinitario, al quale siamo per grazia chiamati a partecipare.

Anche noi dobbiamo pertanto esclamare con sant'Agostino « Se vedi la carità, vedi la Trinità ».17

Eucaristia: Gesù vero Agnello immolato

9 - La nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello

La missione per la quale Gesù è venuto fra noi giunge a compimento nel Mistero pasquale.

Dall'alto della croce, dalla quale attira tutti a sé ( Gv 12,32 ), prima di « consegnare lo Spirito », Egli dice: « Tutto è compiuto » ( Gv 19,30 ).

Nel mistero della sua obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce ( Fil 2,8 ), si è compiuta la nuova ed eterna alleanza.

La libertà di Dio e la libertà dell'uomo si sono definitivamente incontrate nella sua carne crocifissa in un patto indissolubile, valido per sempre.

Anche il peccato dell'uomo è stato espiato una volta per tutte dal Figlio di Dio ( Eb 7,27; 1 Gv 2,2; 1 Gv 4,10 ).

Come ho già avuto modo di affermare, « nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo - amore, questo, nella sua forma più radicale ».18

Nel Mistero pasquale si è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte.

Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù stesso aveva parlato della « nuova ed eterna alleanza », stipulata nel suo sangue versato ( Mt 26,28; Mc 14,24; Lc 22,20 ).

Questo scopo ultimo della sua missione era già ben evidente all'inizio della sua vita pubblica.

Infatti, quando sulle rive del Giordano, Giovanni il Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama: « Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo » ( Gv 1,29 ).

È significativo che la stessa espressione ricorra, ogni volta che celebriamo la santa Messa, nell'invito del sacerdote ad accostarsi all'altare: « Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ».

Gesù è il vero agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se stesso in sacrificio per noi, realizzando così la nuova ed eterna alleanza.

L'Eucaristia contiene in sé questa radicale novità, che si ripropone a noi in ogni celebrazione.19

10 - L'istituzione dell'Eucaristia

In tal modo siamo portati a riflettere sull'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena.

Ciò accadde nel contesto di una cena rituale che costituiva il memoriale dell'avvenimento fondante del popolo di Israele: la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto.

Questa cena rituale, legata all'immolazione degli agnelli ( Es 12,1-28.43-51 ), era memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche memoria profetica, ossia annuncio di una liberazione futura.

Infatti, il popolo aveva sperimentato che quella liberazione non era stata definitiva, poiché la sua storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal peccato.

Il memoriale dell'antica liberazione si apriva così alla domanda e all'attesa di una salvezza più profonda, radicale, universale e definitiva.

È in questo contesto che Gesù introduce la novità del suo dono.

Nella preghiera di lode, la Berakah, Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ».

Istituendo il sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il Sacrificio della croce e la vittoria della risurrezione.

Al tempo stesso, Egli si rivela come il vero agnello immolato, previsto nel disegno del Padre fin dalla fondazione del mondo, come si legge nella Prima Lettera di Pietro ( 1 Pt 1,18-20 ).

Collocando in questo contesto il suo dono, Gesù manifesta il senso salvifico della sua morte e risurrezione, mistero che diviene realtà rinnovatrice della storia e del cosmo intero.

L'istituzione dell'Eucaristia mostra, infatti, come quella morte, di per sé violenta ed assurda, sia diventata in Gesù supremo atto di amore e definitiva liberazione dell'umanità dal male.

11 - Figura transit in veritatem

In questo modo Gesù inserisce il suo novum radicale all'interno dell'antica cena sacrificale ebraica.

Quella cena per noi cristiani non è più necessario ripeterla.

Come giustamente dicono i Padri, figura transit in veritatem: ciò che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità stessa.

L'antico rito si è compiuto ed è stato superato definitivamente attraverso il dono d'amore del Figlio di Dio incarnato.

Il cibo della verità, Cristo immolato per noi, dat … figuris terminum.20

Con il comando « Fate questo in memoria di me » ( Lc 22,19; 1 Cor 11,25 ), Egli ci chiede di corrispondere al suo dono e di rappresentarlo sacramentalmente.

Con queste parole, pertanto, il Signore esprime, per così dire, l'attesa che la sua Chiesa, nata dal suo sacrificio, accolga questo dono, sviluppando sotto la guida dello Spirito Santo la forma liturgica del Sacramento.

Il memoriale del suo dono perfetto, infatti, non consiste nella semplice ripetizione dell'Ultima Cena, ma propriamente nell'Eucaristia, ossia nella novità radicale del culto cristiano.

Gesù ci ha così lasciato il compito di entrare nella sua « ora »: « L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di Gesù.

Noi non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione ».21

Egli « ci attira dentro di sé ».22

La conversione sostanziale del pane e del vino nel suo corpo e nel suo sangue pone dentro la creazione il principio di un cambiamento radicale, come una sorta di « fissione nucleare », per usare un'immagine a noi oggi ben nota, portata nel più intimo dell'essere, un cambiamento destinato a suscitare un processo di trasformazione della realtà, il cui termine ultimo sarà la trasfigurazione del mondo intero, fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti ( 1 Cor 15,28 ).

Lo Spirito Santo e l' Eucaristia

12 - Gesù e lo Spirito Santo

Con la sua parola e con il pane ed il vino il Signore stesso ci ha offerto gli elementi essenziali del culto nuovo.

La Chiesa, sua Sposa, è chiamata a celebrare il convito eucaristico giorno dopo giorno in memoria di Lui.

Essa inscrive così il sacrificio redentore del suo Sposo nella storia degli uomini e lo rende presente sacramentalmente in tutte le culture.

Questo grande mistero viene celebrato nelle forme liturgiche che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, sviluppa nel tempo e nello spazio.23

A tale proposito è necessario risvegliare in noi la consapevolezza del ruolo decisivo esercitato dallo Spirito Santo nello sviluppo della forma liturgica e nell'approfondimento dei divini misteri.

Il Paraclito, primo dono ai credenti,24 operante già nella creazione ( Gen 1,2 ), è pienamente presente in tutta l'esistenza del Verbo incarnato:

Gesù Cristo, infatti, è concepito dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo ( Mt 1,18; Lc 1,35 );

all'inizio della sua missione pubblica, sulle rive del Giordano, lo vede scendere su di sé in forma di colomba ( Mt 3,16 );

in questo stesso Spirito agisce, parla ed esulta ( Lc 10,21 );

ed è in Lui che egli può offrire se stesso ( Eb 9,14 ).

Nei cosiddetti « discorsi di addio », riportati da Giovanni, Gesù mette in chiara relazione il dono della sua vita nel mistero pasquale con il dono dello Spirito ai suoi ( Gv 16,7 ).

Una volta risorto, portando nella sua carne i segni della passione, Egli può effondere lo Spirito ( Gv 20,22 ), rendendo i suoi partecipi della sua stessa missione ( Gv 20,21 ).

Sarà poi lo Spirito ad insegnare ai discepoli ogni cosa e a ricordare loro tutto ciò che Cristo ha detto ( Gv 14,26 ), perché spetta a Lui, in quanto Spirito di verità ( Gv 15,26, introdurre i discepoli alla verità tutta intera ( Gv 16,13 ).

Nel racconto degli Atti lo Spirito discende sugli Apostoli radunati in preghiera con Maria nel giorno di Pentecoste ( At 2,1-4 ), e li anima alla missione di annunciare a tutti i popoli la buona novella.

Pertanto, è in forza dell'azione dello Spirito che Cristo stesso rimane presente ed operante nella sua Chiesa, a partire dal suo centro vitale che è l'Eucaristia.

13 - Spirito Santo e Celebrazione eucaristica

In questo orizzonte si comprende il ruolo decisivo dello Spirito Santo nella Celebrazione eucaristica ed in particolare in riferimento alla transustanziazione.

La consapevolezza di ciò è ben documentabile nei Padri della Chiesa.

San Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi, ricorda che noi « invochiamo Dio misericordioso di inviare il suo Santo Spirito sulle oblate che ci stanno dinanzi, affinché Egli trasformi il pane in corpo di Cristo e il vino in sangue di Cristo.

Ciò che lo Spirito Santo tocca è santificato e trasformato totalmente ».25

Anche san Giovanni Crisostomo rileva che il sacerdote invoca lo Spirito Santo quando celebra il Sacrificio:26 come Elia, il ministro - egli dice - attira lo Spirito Santo affinché « discendendo la grazia sulla vittima si accendano per mezzo di essa le anime di tutti ».27

È quanto mai necessaria per la vita spirituale dei fedeli una coscienza più chiara della ricchezza dell'anafora: insieme alle parole pronunciate da Cristo nell'Ultima Cena, essa contiene l'epiclesi, quale invocazione al Padre perché faccia discendere il dono dello Spirito affinché il pane e il vino diventino il corpo ed il sangue di Gesù Cristo e perché « la comunità tutta intera diventi sempre più corpo di Cristo ».28

Lo Spirito, invocato dal celebrante sui doni del pane e del vino posti sull'altare, è il medesimo che riunisce i fedeli « in un solo corpo », rendendoli un'offerta spirituale gradita al Padre.29

Eucaristia e Chiesa

14 - Eucaristia principio causale della Chiesa

Attraverso il Sacramento eucaristico Gesù coinvolge i fedeli nella sua stessa « ora »; in tal modo Egli ci mostra il legame che ha voluto tra sé e noi, tra la sua persona e la Chiesa.

Infatti, Cristo stesso nel sacrificio della croce ha generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo.

I Padri della Chiesa hanno lungamente meditato sulla relazione tra l'origine di Eva dal fianco di Adamo dormiente ( Gen 2,21-23 ) e della nuova Eva, la Chiesa, dal fianco aperto di Cristo, immerso nel sonno della morte: dal costato trafitto, racconta Giovanni, uscì sangue ed acqua ( Gv 19,34 ), simbolo dei sacramenti.30

Uno sguardo contemplativo « a colui che hanno trafitto » ( Gv 19,37 ) ci porta a considerare il legame causale tra il sacrificio di Cristo, l'Eucaristia e la Chiesa.

La Chiesa, in effetti, « vive dell'Eucaristia ».31

Poiché in essa si rende presente il sacrificio redentore di Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che « c'è un influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa ».32

L'Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente come suo corpo.

Pertanto, nella suggestiva circolarità tra Eucaristia che edifica la Chiesa e Chiesa stessa che fa l'Eucaristia,33 la causalità primaria è quella espressa nella prima formula: la Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce.

La possibilità per la Chiesa di « fare » l'Eucaristia è tutta radicata nella donazione che Cristo le ha fatto di se stesso.

Anche qui scopriamo un aspetto convincente della formula di san Giovanni: « Egli ci ha amati per primo » ( 1 Gv 4,19 ).

Così anche noi in ogni celebrazione confessiamo il primato del dono di Cristo.

L'influsso causale dell'Eucaristia all'origine della Chiesa rivela in definitiva la precedenza non solo cronologica ma anche ontologica del suo averci amati « per primo ».

Egli è per l'eternità colui che ci ama per primo.

15 - Eucaristia e comunione ecclesiale

L'Eucaristia, dunque, è costitutiva dell'essere e dell'agire della Chiesa.

Per questo l'antichità cristiana designava con le stesse parole Corpus Christi il Corpo nato dalla Vergine Maria, il Corpo eucaristico e il Corpo ecclesiale di Cristo.34

Questo dato ben presente nella tradizione ci aiuta ad accrescere in noi la consapevolezza dell'inseparabilità tra Cristo e la Chiesa.

Il Signore Gesù, offrendo se stesso in sacrificio per noi, ha efficacemente preannunciato nel suo dono il mistero della Chiesa.

È significativo che la seconda preghiera eucaristica, invocando il Paraclito, formuli in questo modo la preghiera per l'unità della Chiesa: « per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo ».

Questo passaggio fa ben comprendere come la res del Sacramento eucaristico sia l'unità dei fedeli nella comunione ecclesiale.

L'Eucaristia si mostra così alla radice della Chiesa come mistero di comunione.35

Sulla relazione tra Eucaristia e communio aveva già attirato l'attenzione il servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Ecclesia de Eucharistia.

Egli ha parlato del memoriale di Cristo come della « suprema manifestazione sacramentale della comunione nella Chiesa ».36

L'unità della comunione ecclesiale si rivela concretamente nelle comunità cristiane e si rinnova nell'atto eucaristico che le unisce e le differenzia in Chiese particolari, « in quibus et ex quibus una et unica Ecclesia catholica exsistit ».37

Proprio la realtà dell'unica Eucaristia che viene celebrata in ogni Diocesi intorno al proprio Vescovo ci fa comprendere come le stesse Chiese particolari sussistano in e ex Ecclesia.

Infatti, « l'unicità e indivisibilità del Corpo eucaristico del Signore implica l'unicità del suo Corpo mistico, che è la Chiesa una ed indivisibile.

Dal centro eucaristico sorge la necessaria apertura di ogni comunità celebrante, di ogni Chiesa particolare: attratta tra le braccia aperte del Signore, essa viene inserita nel suo Corpo, unico ed indiviso ».38

Per questo motivo nella celebrazione dell'Eucaristia, ogni fedele si trova nella sua Chiesa, cioè nella Chiesa di Cristo.

In questa prospettiva eucaristica, adeguatamente compresa, la comunione ecclesiale si rivela realtà per natura sua cattolica.39

Sottolineare questa radice eucaristica della comunione ecclesiale può contribuire efficacemente anche al dialogo ecumenico con le Chiese e con le Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Sede di Pietro.

Infatti, l'Eucaristia stabilisce obiettivamente un forte legame di unità tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, che hanno conservato la genuina e integra natura del mistero dell'Eucaristia.

Al tempo stesso, il rilievo dato al carattere ecclesiale dell'Eucaristia può diventare elemento privilegiato nel dialogo anche con le Comunità nate dalla Riforma.40

Eucaristia e Sacramenti

16 - Sacramentalità della Chiesa

Il Concilio Vaticano II ha ricordato che « tutti i Sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d'apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati.

Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini, i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create ».41

Questa relazione intima dell'Eucaristia con tutti gli altri Sacramenti e con l'esistenza cristiana è compresa nella sua radice quando si contempla il mistero della Chiesa stessa come sacramento.42

A questo proposito il Concilio Vaticano II ha affermato che « la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano ».43

Essa, in quanto « popolo - come dice san Cipriano - adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo »,44 è sacramento della comunione trinitaria.

Il fatto che la Chiesa sia « sacramento universale di salvezza »45 mostra come l'« economia » sacramentale determini ultimamente il modo in cui Cristo, unico Salvatore, mediante lo Spirito raggiunge la nostra esistenza nella specificità delle sue circostanze.

La Chiesa si riceve e insieme si esprime nei sette Sacramenti, attraverso i quali la grazia di Dio influenza concretamente l'esistenza dei fedeli affinché tutta la vita, redenta da Cristo, diventi culto gradito a Dio.

In questa prospettiva desidero qui sottolineare alcuni elementi, messi in evidenza dai Padri sinodali, che possono aiutare a cogliere la relazione di tutti i Sacramenti con il Mistero eucaristico.

I. Eucaristia e iniziazione cristiana

17 - Eucaristia, pienezza dell'iniziazione cristiana

Se davvero l'Eucaristia è fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, ne consegue innanzitutto che il cammino di iniziazione cristiana ha come suo punto di riferimento la possibilità di accedere a tale sacramento.

A questo proposito, come hanno detto i Padri sinodali, dobbiamo chiederci se nelle nostre comunità cristiane sia sufficientemente percepito lo stretto legame tra Battesimo, Confermazione ed Eucaristia.46

Non bisogna mai dimenticare, infatti, che veniamo battezzati e cresimati in ordine all'Eucaristia.

Tale dato implica l'impegno di favorire nella prassi pastorale una comprensione più unitaria del percorso di iniziazione cristiana.

Il sacramento del Battesimo, con il quale siamo resi conformi a Cristo,47 incorporati nella Chiesa e resi figli di Dio, costituisce la porta di accesso a tutti i Sacramenti.

Con esso veniamo inseriti nell'unico Corpo di Cristo ( 1 Cor 12,13 ), popolo sacerdotale.

Tuttavia è la partecipazione al Sacrificio eucaristico a perfezionare in noi quanto ci è donato nel Battesimo.

Anche i doni dello Spirito sono dati per l'edificazione del Corpo di Cristo ( 1 Cor 12 ) e per la maggiore testimonianza evangelica nel mondo.48

Pertanto la santissima Eucaristia porta a pienezza l'iniziazione cristiana e si pone come centro e fine di tutta la vita sacramentale.49

18 - L'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione

A questo riguardo è necessario porre attenzione al tema dell'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione.

Nella Chiesa vi sono tradizioni differenti.

Tale diversità si manifesta con evidenza nelle consuetudini ecclesiali dell'Oriente,50 e nella stessa prassi occidentale per quanto concerne l'iniziazione degli adulti,51 rispetto a quella dei bambini.52

Tuttavia tali differenziazioni non sono propriamente di ordine dogmatico, ma di carattere pastorale.

Concretamente, è necessario verificare quale prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a mettere al centro il sacramento dell'Eucaristia, come realtà cui tutta l'iniziazione tende.

In stretta collaborazione con i competenti Dicasteri della Curia Romana le Conferenze Episcopali verifichino l'efficacia degli attuali percorsi di iniziazione, affinché il cristiano dall'azione educativa delle nostre comunità sia aiutato a maturare sempre di più, giungendo ad assumere nella sua vita un'impostazione autenticamente eucaristica, così da essere in grado di dare ragione della propria speranza in modo adeguato per il nostro tempo ( 1 Pt 3,15 ).

19 - Iniziazione, comunità ecclesiale e famiglia

Occorre tenere sempre presente che l'intera iniziazione cristiana è cammino di conversione da compiere con l'aiuto di Dio ed in costante riferimento alla comunità ecclesiale, sia quando è l'adulto a chiedere di entrare nella Chiesa, come avviene nei luoghi di prima evangelizzazione e in tante zone secolarizzate, oppure quando i genitori chiedono i Sacramenti per i loro figli.

A questo proposito, desidero portare l'attenzione soprattutto sul rapporto tra iniziazione cristiana e famiglia.

Nell'opera pastorale si deve associare sempre la famiglia cristiana all'itinerario di iniziazione.

Ricevere il Battesimo, la Cresima ed accostarsi per la prima volta all'Eucaristia sono momenti decisivi non solo per la persona che li riceve ma anche per l'intera famiglia, la quale deve essere sostenuta nel suo compito educativo dalla comunità ecclesiale, nelle sue varie componenti.53

Qui vorrei sottolineare la rilevanza della prima Comunione.

In tantissimi fedeli questo giorno rimane giustamente impresso nella memoria come il primo momento in cui, seppur ancora in modo iniziale, si è percepita l'importanza dell'incontro personale con Gesù.

La pastorale parrocchiale deve valorizzare adeguatamente questa occasione così significativa.

II. Eucaristia e sacramento della Riconciliazione

20 - Loro nesso intrinseco

Giustamente, i Padri sinodali hanno affermato che l'amore all'Eucaristia porta ad apprezzare sempre più anche il sacramento della Riconciliazione.54

A causa del legame tra questi sacramenti, un'autentica catechesi riguardo al senso dell'Eucaristia non può essere disgiunta dalla proposta di un cammino penitenziale ( 1 Cor 11,27-29 ).

Certo, constatiamo come nel nostro tempo i fedeli si trovino immersi in una cultura che tende a cancellare il senso del peccato,55 favorendo un atteggiamento superficiale, che porta a dimenticare la necessità di essere in grazia di Dio per accostarsi degnamente alla comunione sacramentale.56

In realtà, perdere la coscienza del peccato comporta sempre anche una certa superficialità nell'intendere l'amore stesso di Dio.

Giova molto ai fedeli richiamare quegli elementi che, all'interno del rito della santa Messa, esplicitano la coscienza del proprio peccato e, contemporaneamente, della misericordia di Dio.57

Inoltre, la relazione tra Eucaristia e Riconciliazione ci ricorda che il peccato non è mai una realtà esclusivamente individuale; esso comporta sempre anche una ferita all'interno della comunione ecclesiale, nella quale siamo inseriti grazie al Battesimo.

Per questo la Riconciliazione, come dicevano i Padri della Chiesa, è laboriosus quidam baptismus,58 sottolineando in tal modo che l'esito del cammino di conversione è anche il ristabilimento della piena comunione ecclesiale, che si esprime nel riaccostarsi all'Eucaristia.59

21 - Alcune attenzioni pastorali

Il Sinodo ha ricordato che è compito pastorale del Vescovo promuovere nella propria Diocesi un deciso recupero della pedagogia della conversione che nasce dalla Eucaristia e favorire tra i fedeli la confessione frequente.

Tutti i sacerdoti si dedichino con generosità, impegno e competenza all'amministrazione del sacramento della Riconciliazione.60

A questo proposito si deve fare attenzione a che i confessionali nelle nostre chiese siano ben visibili ed espressivi del significato di questo Sacramento.

Chiedo ai Pastori di vigilare attentamente sulla celebrazione del sacramento della Riconciliazione, limitando la prassi dell'assoluzione generale esclusivamente ai casi previsti,61 essendo solo quella personale la forma ordinaria.62

Di fronte alla necessità di riscoprire il perdono sacramentale, in tutte le Diocesi vi sia sempre il Penitenziere.63

Infine, alla nuova presa di coscienza della relazione tra Eucaristia e Riconciliazione può essere di valido aiuto una equilibrata ed approfondita prassi dell'indulgenza, lucrata per sé o per i defunti.

Con essa si ottiene « la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa ».64

L'uso delle indulgenze ci aiuta a comprendere che con le nostre sole forze non saremmo capaci di riparare al male compiuto e che i peccati di ciascuno recano danno a tutta la comunità; inoltre, la pratica dell'indulgenza, implicando oltre alla dottrina degli infiniti meriti di Cristo anche quella della comunione dei santi, ci dice « quanto intimamente siamo uniti in Cristo gli uni con gli altri e quanto la vita soprannaturale di ciascuno possa giovare agli altri ».65

Poiché la sua stessa forma prevede, tra le condizioni, l'accostarsi alla confessione e alla comunione sacramentale, la sua pratica può sostenere efficacemente i fedeli nel cammino di conversione e nella scoperta della centralità dell'Eucaristia nella vita cristiana.

22 - III. Eucaristia e Unzione degli infermi

Gesù non ha soltanto inviato i suoi discepoli a curare gli infermi ( Mt 10,8; Lc 9,2; Lc 10,9 ), ma ha anche istituito per loro uno specifico sacramento: l'Unzione degli infermi.66

La Lettera di Giacomo ci attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana ( Gc 5,14-16 ).

Se l'Eucaristia mostra come le sofferenze e la morte di Cristo siano state trasformate in amore, l'Unzione degli infermi, da parte sua, associa il sofferente all'offerta che Cristo ha fatto di sé per la salvezza di tutti, così che anch'egli possa, nel mistero della comunione dei santi, partecipare alla redenzione del mondo.

La relazione tra questi Sacramenti si manifesta, inoltre, di fronte all'aggravarsi della malattia: « A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre, oltre all'Unzione degli infermi, l'Eucaristia come viatico ».67

Nel passaggio al Padre, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo si manifesta come seme di vita eterna e potenza di risurrezione: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno » ( Gv 6,54 ).

Poiché il Santo Viatico schiude all'infermo la pienezza del mistero pasquale, è necessario assicurarne la pratica.68

L'attenzione e la cura pastorale verso coloro che si trovano nella malattia ridonda sicuramente a vantaggio spirituale di tutta la comunità, sapendo che quanto avremo fatto al più piccolo lo avremo fatto a Gesù stesso ( Mt 25,40 ).

IV. Eucaristia e sacramento dell'Ordine

23 - In persona Christi capitis

Il nesso intrinseco fra Eucaristia e sacramento dell'Ordine risulta dalle parole stesse di Gesù nel Cenacolo: « Fate questo in memoria di me » ( Lc 22,19 ).

Gesù, infatti, alla vigilia della sua morte, ha istituito l'Eucaristia e fondato allo stesso tempo il sacerdozio della Nuova Alleanza.

Egli è sacerdote, vittima ed altare: mediatore tra Dio Padre ed il popolo ( Eb 5,5-10 ), vittima di espiazione ( 1 Gv 2,2; 1 Gv 4,10 ) che offre se stessa sull'altare della croce.

Nessuno può dire « questo è il mio corpo » e « questo è il calice del mio sangue » se non nel nome e nella persona di Cristo, unico sommo sacerdote della nuova ed eterna Alleanza ( Eb 8-9 ).

Il Sinodo dei Vescovi già in altre assemblee aveva messo a tema il Sacerdozio ordinato, sia per quanto riguarda l'identità del ministero69 sia per la formazione dei candidati.70

In questa circostanza, alla luce del dialogo avvenuto all'interno dell'ultima Assemblea sinodale, mi preme richiamare alcuni valori relativi al rapporto tra Sacramento eucaristico e Ordine.

Innanzitutto è necessario ribadire che il legame tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio nella Messa presieduta dal Vescovo o dal presbitero in persona di Cristo capo.

La dottrina della Chiesa fa dell'ordinazione sacerdotale la condizione imprescindibile per la celebrazione valida dell'Eucaristia.71

Infatti, « nel servizio ecclesiale del ministro ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa, in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore ».72

Certamente il ministro ordinato « agisce anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera della Chiesa e soprattutto quando offre il sacrificio eucaristico ».73

È necessario, pertanto, che i sacerdoti abbiano coscienza che tutto il loro ministero non deve mai mettere in primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo.

Contraddice l'identità sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi come protagonisti dell'azione liturgica.

Il sacerdote è più che mai servo e deve impegnarsi continuamente ad essere segno che, come strumento docile nelle mani di Cristo, rimanda a Lui.

Ciò si esprime particolarmente nell'umiltà con la quale il sacerdote guida l'azione liturgica, in obbedienza al rito, corrispondendovi con il cuore e la mente, evitando tutto ciò che possa dare la sensazione di un proprio inopportuno protagonismo.

Raccomando, pertanto, al clero di approfondire sempre la coscienza del proprio ministero eucaristico come umile servizio a Cristo e alla sua Chiesa.

Il sacerdozio, come diceva sant'Agostino, è amoris officium,74 è l'ufficio del buon pastore, che offre la vita per le pecore ( Gv 10,14-15 ).

24 - Eucaristia e celibato sacerdotale

I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che il sacerdozio ministeriale richiede, attraverso l'Ordinazione, la piena configurazione a Cristo.

Pur nel rispetto della differente prassi e tradizione orientale, è necessario ribadire il senso profondo del celibato sacerdotale, ritenuto giustamente una ricchezza inestimabile, e confermato anche dalla prassi orientale di scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel celibato e che tiene in grande onore la scelta del celibato operata da numerosi presbiteri.

In tale scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare espressione la dedizione che lo conforma a Cristo e l'offerta esclusiva di se stesso per il Regno di Dio.75

Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce nello stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito.

Pertanto, non è sufficiente comprendere il celibato sacerdotale in termini meramente funzionali.

In realtà, esso rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso.

Tale scelta è innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il cuore di Cristo Sposo che dà la vita per la sua Sposa.

In unità con la grande tradizione ecclesiale, con il Concilio Vaticano II76 e con i Sommi Pontefici miei predecessori,77 ribadisco la bellezza e l'importanza di una vita sacerdotale vissuta nel celibato come segno espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla Chiesa e al Regno di Dio, e ne confermo quindi l'obbligatorietà per la tradizione latina.

Il celibato sacerdotale vissuto con maturità, letizia e dedizione è una grandissima benedizione per la Chiesa e per la stessa società.

25 - Scarsità di clero e pastorale vocazionale

A proposito del legame tra sacramento dell'Ordine ed Eucaristia, il Sinodo si è soffermato sulla situazione di disagio che si viene a creare in diverse Diocesi quando ci si trova a dover fare i conti con la scarsità di sacerdoti.

Ciò accade non solo in alcune zone di prima evangelizzazione, ma anche in molti Paesi di lunga tradizione cristiana.

Certamente giova alla soluzione del problema una più equa distribuzione del clero.

Occorre dunque un lavoro di sensibilizzazione capillare.

I Vescovi coinvolgano nelle necessità pastorali gli Istituti di Vita Consacrata e le nuove realtà ecclesiali, nel rispetto del carisma loro proprio, e sollecitino tutti i membri del clero a una più grande disponibilità per servire la Chiesa là dove ve ne sia bisogno, anche a costo di sacrificio.78

Inoltre, all'interno del Sinodo si è anche discusso sulle attenzioni pastorali da mettere in atto per favorire, soprattutto nei giovani, l'apertura interiore alla vocazione sacerdotale.

Tale situazione non può trovare soluzione in semplici accorgimenti pragmatici.

Si deve evitare che i Vescovi, spinti da pur comprensibili preoccupazioni funzionali per la mancanza di clero, non svolgano un adeguato discernimento vocazionale e ammettano alla formazione specifica e all'ordinazione candidati che non possiedono le caratteristiche necessarie per il servizio sacerdotale.79

Un clero non sufficientemente formato, ammesso all'ordinazione senza il doveroso discernimento, difficilmente potrà offrire una testimonianza atta a suscitare in altri il desiderio di corrispondere con generosità alla chiamata di Cristo.

La pastorale vocazionale, in realtà, deve coinvolgere tutta la comunità cristiana in ogni suo ambito.80

Ovviamente, in questo capillare lavoro pastorale è inclusa anche l'opera di sensibilizzazione delle famiglie, spesso indifferenti se non addirittura contrarie all'ipotesi della vocazione sacerdotale.

Si aprano con generosità al dono della vita ed educhino i figli ad essere disponibili alla volontà di Dio.

In sintesi, occorre soprattutto avere il coraggio di proporre ai giovani la radicalità della sequela di Cristo mostrandone il fascino.

26 - Gratitudine e speranza

Infine, è necessario avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina.

Anche se in alcune regioni si registra scarsità di clero, non deve mai venire meno la fiducia che Cristo continui a suscitare uomini, i quali, abbandonata ogni altra occupazione, si dedichino totalmente alla celebrazione dei sacri misteri, alla predicazione del Vangelo e al ministero pastorale.

In questa circostanza desidero dare voce alla gratitudine della Chiesa intera per tutti i Vescovi e i presbiteri, che svolgono con fedele dedizione ed impegno la propria missione.

Naturalmente il ringraziamento della Chiesa va anche ai diaconi, cui sono imposte le mani « non per il sacerdozio ma per il servizio ».81

Come ha raccomandato l'Assemblea del Sinodo, uno speciale grazie rivolgo ai presbiteri fidei donum, che con competenza e generosa dedizione edificano la comunità annunciandole la Parola di Dio e spezzando il Pane della vita, senza risparmiare energie nel servizio alla missione della Chiesa.82

Occorre ringraziare Dio per i tanti sacerdoti che hanno sofferto fino al sacrificio della vita per servire Cristo.

In essi si rivela con l'eloquenza dei fatti che cosa significhi essere sacerdote sino in fondo.

Si tratta di testimonianze commoventi che possono ispirare tanti giovani a seguire a loro volta Cristo ed a spendere la loro vita per gli altri, trovando proprio così la vita vera.

V. Eucaristia e Matrimonio

27 - Eucaristia, sacramento sponsale

L'Eucaristia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l'amore tra l'uomo e la donna, uniti in matrimonio.

Approfondire questo legame è una necessità propria del nostro tempo.83

Il Papa Giovanni Paolo II ha avuto più volte l'occasione di affermare il carattere sponsale dell'Eucaristia ed il suo rapporto peculiare con il sacramento del Matrimonio: « L'Eucaristia è il sacramento della nostra redenzione.

È il sacramento dello Sposo, della Sposa ».84

Del resto, « tutta la vita cristiana porta il segno dell'amore sponsale di Cristo e della Chiesa.

Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è per così dire il lavacro delle nozze che precede il banchetto delle nozze, l'Eucaristia ».85

L'Eucaristia corrobora in modo inesauribile l'unità e l'amore indissolubili di ogni Matrimonio cristiano.

In esso, in forza del sacramento, il vincolo coniugale è intrinsecamente connesso all'unità eucaristica tra Cristo sposo e la Chiesa sposa ( Ef 5,31-32 ).

Il reciproco consenso che marito e moglie si scambiano in Cristo, e che li costituisce in comunità di vita e di amore, ha anch'esso una dimensione eucaristica.

Infatti, nella teologia paolina, l'amore sponsale è segno sacramentale dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, un amore che ha il suo punto culminante nella Croce, espressione delle sue « nozze » con l'umanità e, al contempo, origine e centro dell'Eucaristia.

Per questo la Chiesa manifesta una particolare vicinanza spirituale a tutti coloro che hanno fondato la loro famiglia sul sacramento del Matrimonio.86

La famiglia - chiesa domestica87 - è un ambito primario della vita della Chiesa, specialmente per il ruolo decisivo nei confronti dell'educazione cristiana dei figli.88

In questo contesto il Sinodo ha raccomandato anche di riconoscere la singolare missione della donna nella famiglia e nella società, una missione che va difesa, salvaguardata e promossa.89

Il suo essere sposa e madre costituisce una realtà imprescindibile che non deve mai essere svilita.

28 - Eucaristia e unicità del matrimonio

È propriamente alla luce di questa relazione intrinseca tra matrimonio, famiglia ed Eucaristia che è possibile considerare alcuni problemi pastorali.

Il legame fedele, indissolubile ed esclusivo che unisce Cristo e la Chiesa, e che trova espressione sacramentale nell'Eucaristia, si incontra con il dato antropologico originario per cui l'uomo deve essere unito in modo definitivo ad una sola donna e viceversa ( Gen 2,24; Mt 19,5 ).

In questo orizzonte di pensieri, il Sinodo dei Vescovi ha affrontato il tema della prassi pastorale nei confronti di chi incontra l'annuncio del Vangelo provenendo da culture in cui è praticata la poligamia.

Coloro che si trovano in una tale situazione e che si aprono alla fede cristiana devono essere aiutati ad integrare il loro progetto umano nella novità radicale di Cristo.

Nel percorso di catecumenato, Cristo li raggiunge nella loro condizione specifica e li chiama alla piena verità dell'amore passando attraverso le rinunce necessarie, in vista della comunione ecclesiale perfetta.

La Chiesa li accompagna con una pastorale piena di dolcezza e insieme di fermezza,90 soprattutto mostrando loro la luce che dai misteri cristiani si riverbera sulla natura e sugli affetti umani.

29 - Eucaristia e indissolubilità del matrimonio

Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilità dell'amore di Dio in Cristo per la sua Chiesa, si comprende perché essa implichi, in relazione al sacramento del Matrimonio, quella indissolubilità alla quale ogni vero amore non può che anelare.91

Più che giustificata quindi l'attenzione pastorale che il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze.

Si tratta di un problema pastorale spinoso e complesso, una vera piaga dell'odierno contesto sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti cattolici.

I Pastori, per amore della verità, sono obbligati a discernere bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i fedeli coinvolti.92

Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura ( Mc 10,2-12 ), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia.

I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli.

Là dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per verificarne la fondatezza.

Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico,93 la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta attività.94

Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali ecclesiastici.

Ricordo che « è un obbligo grave quello di rendere l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli ».95

È necessario, tuttavia, evitare di intendere la preoccupazione pastorale come se fosse in contrapposizione col diritto.

Si deve piuttosto partire dal presupposto che fondamentale punto d'incontro tra diritto e pastorale è l'amore per la verità: questa infatti non è mai astratta, ma « si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele ».96

Infine, là dove non viene riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e si danno condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza irreversibile, la Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi a vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, come amici, come fratello e sorella; così potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi ecclesiale.

Tale cammino, perché sia possibile e porti frutti, deve essere sostenuto dall'aiuto dei pastori e da adeguate iniziative ecclesiali, evitando, in ogni caso, di benedire queste relazioni, perché tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del Matrimonio.97

Data la complessità del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro convinzioni circa gli impegni irrinunciabili per la validità del sacramento del Matrimonio.

Un serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere responsabilità che non sapranno poi onorare.98

Troppo grande è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale.

Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale.

Eucaristia ed Escatologia

30 - Eucaristia: dono all'uomo in cammino

Se è vero che i Sacramenti sono una realtà che appartiene alla Chiesa pellegrinante nel tempo99 verso la piena manifestazione della vittoria di Cristo risorto, è tuttavia altrettanto vero che, specialmente nella liturgia eucaristica, ci è dato di pregustare il compimento escatologico verso cui ogni uomo e tutta la creazione sono in cammino ( Rm 8,19ss ).

L'uomo è creato per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore di Dio può dare.

Ma la nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse possibile già fin d'ora sperimentare qualcosa del compimento futuro.

Del resto, ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha bisogno di essere orientato verso il traguardo finale.

Questa meta ultima, in realtà, è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato e della morte, che si rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione eucaristica.

Così, pur essendo noi ancora « stranieri e pellegrini » ( 1 Pt 2,11 ) in questo mondo, nella fede già partecipiamo alla pienezza della vita risorta.

Il banchetto eucaristico, rivelando la sua dimensione fortemente escatologica, viene in aiuto alla nostra libertà in cammino.

31 - Il banchetto escatologico

Riflettendo su questo mistero, possiamo dire che con la sua venuta Gesù si è posto in rapporto con l'attesa presente nel popolo di Israele, nell'intera umanità ed in fondo nella stessa creazione.

Con il dono di se stesso, Egli ha obiettivamente inaugurato il tempo escatologico.

Cristo è venuto per chiamare a raccolta il Popolo di Dio disperso ( Gv 11,52 ), manifestando chiaramente l'intenzione di radunare la comunità dell'alleanza, per portare a compimento le promesse di Dio fatte agli antichi padri ( Ger 23,3; Ger 31,10; Lc 1,55.70 ).

Nella chiamata dei Dodici, da porre in relazione con le dodici tribù di Israele, e nel mandato loro affidato nell'Ultima Cena, prima della sua Passione redentrice, di celebrare il suo memoriale, Gesù ha mostrato di voler trasferire all'intera comunità da Lui fondata il compito di essere, nella storia, segno e strumento del raduno escatologico, in Lui iniziato.

Pertanto, in ogni Celebrazione eucaristica si realizza sacramentalmente il radunarsi escatologico del Popolo di Dio.

Il banchetto eucaristico è per noi reale anticipazione del banchetto finale, preannunziato dai Profeti ( Is 25,6-9 ) e descritto nel Nuovo Testamento come « le nozze dell'Agnello » ( Ap 19,7.9 ), da celebrarsi nella gioia della comunione dei santi.100

32 - Preghiera per i defunti

La Celebrazione eucaristica, nella quale annunciamo la morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta, è pegno della gloria futura in cui anche i nostri corpi saranno glorificati.

Celebrando il Memoriale della nostra salvezza si rafforza in noi la speranza della risurrezione della carne e della possibilità di incontrare di nuovo, faccia a faccia, coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede.

In questo orizzonte, insieme ai Padri sinodali, vorrei ricordare a tutti i fedeli l'importanza della preghiera di suffragio per i defunti, in particolare della celebrazione di sante Messe per loro,101 affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio.

Riscoprendo la dimensione escatologica insita nell'Eucaristia, celebrata ed adorata, siamo così sostenuti nel nostro cammino e confortati nella speranza della gloria ( Rm 5,2; Tt 2,13 ).

33 - L'Eucaristia e la Vergine Maria

Dalla relazione tra l'Eucaristia e i singoli Sacramenti, e dal significato escatologico dei santi Misteri emerge nel suo insieme il profilo dell'esistenza cristiana, chiamata ad essere in ogni istante culto spirituale, offerta di se stessa gradita a Dio.

E se è vero che noi tutti siamo ancora in cammino verso il pieno compimento della nostra speranza, questo non toglie che si possa già ora con gratitudine riconoscere che quanto Dio ci ha donato trova perfetta realizzazione nella Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra: la sua Assunzione al cielo in corpo ed anima è per noi segno di sicura speranza, in quanto indica a noi, pellegrini nel tempo, quella meta escatologica che il sacramento dell'Eucaristia ci fa fin d'ora pregustare.

In Maria Santissima vediamo perfettamente attuata anche la modalità sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge nella sua iniziativa salvifica la creatura umana.

Dall'Annunciazione alla Pentecoste, Maria di Nazareth appare come la persona la cui libertà è totalmente disponibile alla volontà di Dio.

La sua Immacolata Concezione si rivela propriamente nella docilità incondizionata alla Parola divina.

La fede obbediente è la forma che la sua vita assume in ogni istante di fronte all'azione di Dio.

Vergine in ascolto, ella vive in piena sintonia con la volontà divina; serba nel suo cuore le parole che le vengono da Dio e, componendole come in un mosaico, impara a comprenderle più a fondo ( Lc 2,19.51 ); Maria è la grande Credente che, piena di fiducia, si mette nelle mani di Dio, abbandonandosi alla sua volontà.102

Tale mistero si intensifica fino ad arrivare al pieno coinvolgimento nella missione redentrice di Gesù.

Come ha affermato il Concilio Vaticano II, « la beata Vergine avanzò nella pellegrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ( Gv 19,25 ) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio ».103

Dall'Annunciazione fino alla Croce, Maria è colei che accoglie la Parola fattasi carne in lei e giunta fino ad ammutolire nel silenzio della morte.

È lei, infine, che riceve nelle sue braccia il corpo donato, ormai esanime, di Colui che davvero ha amato i suoi « sino alla fine » ( Gv 13,1 ).

Per questo, ogni volta che nella Liturgia eucaristica ci accostiamo al Corpo e al Sangue di Cristo, ci rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi pienamente, ha accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo.

Giustamente i Padri sinodali hanno affermato che « Maria inaugura la partecipazione della Chiesa al sacrificio del Redentore ».104

Ella è l'Immacolata che accoglie incondizionatamente il dono di Dio e, in tal modo, viene associata all'opera della salvezza.

Maria di Nazareth, icona della Chiesa nascente, è il modello di come ciascuno di noi è chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell'Eucaristia.

Indice

13 Cat. Chiesa Cat. 1327
14 Propositio 16
15 Benedetto XVI, Omelia in occasione dell'insediamento sulla Cattedra Romana ( 7 maggio 2005 ): AAS 97 ( 2005 ), 752
16 Propositio 4
17 S. Agostino De Trinitate, VIII, 8, 12
18 Benedetto XVI, Deus Caritas Est 12
19 Propositio 3
20 Breviario Romano, Inno all'Ufficio delle Letture della solennità del Corpus Domini
21 Benedetto XVI Deus Caritas Est 13
22 Benedetto XVI, Omelia sulla Spianata di Marienfeld ( 21 Agosto 2005 ): AAS 97 ( 2005 ), 891-892
23 Propositio 3
24 Messale Romano, Preghiera Eucaristica IV
25 Catechesi XXIII, 7: PG 33, 1114 s
26 Sul Sacerdozio, VI, 4: PG 48, 681
27 Ibidem, III, 4: PG 48, 642
28 Propositio 22
29 Propositio 42: « Questo incontro eucaristico si realizza nello Spirito Santo che ci trasforma e santifica. Egli risveglia nel discepolo la volontà decisa di annunciare agli altri, con audacia, quanto si è ascoltato e vissuto, per condurre anche loro allo stesso incontro con Cristo.
In questo modo, il discepolo, inviato dalla Chiesa, si apre ad una missione senza frontiere »
30 Lumen Gentium 3;
ad esempio, si veda S. Giovanni Crisostomo, Catechesi 3,13-19: SC 50,174-177
31 Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia 1
32 Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia 21
33 Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis 20;
Giovanni Paolo II, Dominicae cenae 4
34 Propositio 5
35 S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae, III, q. 80, a 4
36 Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia 38
37 Lumen gentium 23
38 Congregazione per la Dottrina della fede, Lettera su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione Communionis Notio ( 28 maggio 1992 ), 11: AAS 85 ( 1993 ), 844-845
39 Propositio 5: « Il termine "cattolico" esprime l'universalità proveniente dall'unità che l'Eucaristia, celebrata in ogni Chiesa, favorisce ed edifica.
Le Chiese particolari nella Chiesa universale hanno così, nell'Eucaristia, il compito di rendere visibile la loro propria unità e la loro diversità.
Questo legame di amore fraterno lascia trasparire la comunione trinitaria.
I concili e i sinodi esprimono nella storia quest'aspetto fraterno della Chiesa »
40 ibidem.
41 Presbyterorum Ordinis 5
42 Propositio 14
43 Lumen Gentium 1
44 De Orat. Dom., 23: PL 4, 553
45 Lumen gentium 48;
Lumen gentium 9
46 Propositio 13
47 Lumen Gentium 7
48 Lumen gentium 11;
Ad Gentes 9;
Ad Gentes 13
49 Giovanni Paolo II, Dominicae cenae 7;
Presbyterorum Ordinis 5
50 Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 710
51 Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti, introd. gen. nn. 34-36
52 Rito del Battesimo dei bambini, introd. nn. 18-19
53 Propositio 15
54 Propositio 7;
Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia 36
55 Giovanni Paolo II, Reconciliatio et paenitentia 18
56 Cat. Chiesa Cat. 1385
57 Si pensi qui al Confiteor o alle parole del sacerdote e dell'assemblea prima di accostarsi all'altare: « Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato! ».
Non è senza significato che la liturgia preveda anche per il sacerdote alcune preghiere molto belle, consegnateci dalla tradizione, che richiamano al bisogno di essere perdonati, come ad esempio quella pronunciata sottovoce, prima di invitare i fedeli alla comunione sacramentale: « per il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue liberami da ogni colpa e da ogni male, fa che sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da te »
58 S. Giovanni Damasceno, Sulla retta fede, IV, 9: PG 94, 1124C;
S. Gregorio Nazianzeno, Discorso 39, 17: PG 36, 356A;
Conc. Ecum. di Trento, Doctrina de sacramento paenitentiae, cap. 2
59 Lumen Gentium 11;
Giovanni Paolo II, Reconciliatio et paenitentia 30
60 Propositio 7
61 Giovanni Paolo II, Motu proprio Misericordia Dei
62 Insieme ai Padri sinodali ricordo che le celebrazioni penitenziali non sacramentali, menzionate nel rituale del sacramento della Riconciliazione, possono essere utili per incrementare lo spirito di conversione e di comunione nelle comunità cristiane, preparando così i cuori alla celebrazione del sacramento: cfr Propositio 7
63 Cod. Diritto Can. can: 508
64 Paolo VI, Indulgentiarum doctrina, Normae, n. 1
65 Paolo VI, Indulgentiarum doctrina 9
66 Cat. Chiesa Cat. 1499-1531
67 Cat. Chiesa Cat. 1524
68 Propositio 44
69 Sinodo dei Vescovi, II Assemblea Generale, Documento sul sacerdozio ministeriale Ultimis temporibus ( 30 novembre 1971 ): AAS 63 ( 1971 ), 898-942
70 Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis 42-69
71 Lumen Gentium 10;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera circa alcune questioni riguardanti il ministro dell'Eucaristia Sacerdotium ministeriale ( 6 agosto 1983 ): AAS 75 ( 1983 ), 1001- 1009
72 Cat. Chiesa Cat. 1548
73 Cat. Chiesa Cat. 1552
74 In Iohannis Evangelium Tractatus 123,5
75 Propositio 11
76 Presbyterorum Ordinis 16
77 Giovanni XXIII, Sacerdotii nostri primordia;
Paolo VI, Sacerdotalis caelibatus;
Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis 29;
Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana ( 22 dicembre 2006 ): L'Osservatore Romano, 23 dicembre 2006, p. 6
78 Propositio 11
79 Optatam totius 6;
Cod. Diritto Can. can. 241, § 1;
Cod. Diritto Can. can. 1029;
Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 342, § 1 e can. 758;
Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis 11;
Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis 34;
Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis 50;
Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri Dives Ecclesiae ( 31 marzo 1994 ), 58: LEV, 1994, pp. 56-58;
Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri ( 4 novembre 2005 ): AAS 97 ( 2005 ), 1007-1013
80 Propositio 12;
Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis 41
81 Lumen Gentium 29
82 Propositio 38
83 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 57
84 Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem 26
85 Cat. Chiesa Cat. 1617
86 Propositio 8
87 Lumen Gentium 11
88 Propositio 8
89 Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem;
Congregazione per la dottrina della fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo ( 31 maggio 2004 ): AAS 96 ( 2004 ), 671-687
90 Propositio 9
91 Cat. Chiesa Cat. 1640
92 Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 84;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati Annus Internationalis Familiae ( 14 settembre 1994 ): AAS 86 ( 1994 ), 974-979
93 Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, Istruzione sulle norme da osservarsi nei tribunali ecclesiastici nelle cause matrimoniali Dignitas connubii ( 25 gennaio 2005 ), Città del Vaticano, 2005
94 Propositio 40
95 Benedetto XVI, Discorso al Tribunale della Rota Romana in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario ( 28 gennaio 2006 ): AAS 98 ( 2006 ), 138
96 Propositio 40
97 ibidem.
98 ibidem.
99 Lumen Gentium 48
100 Propositio 3
101 Vorrei qui richiamare le parole piene di speranza e di conforto che troviamo nella Preghiera eucaristica II: « ricordati dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della risurrezione e di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza: ammettili a godere la luce del tuo volto »
102 Benedetto XVI, Omelia ( 8 dicembre 2005 ): AAS 98 ( 2006 ), 15-16
103 Lumen Gentium 58
104 Propositio 4